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gloriasinegloria

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16

Friday, February 21st 2020, 2:03pm

Scusa se in parte divago, ma ........tra quelli che sembrano volere spiegazioni e quelli che invece pretendono di darle al prossimo (senza aver trovato quelle funzionali allo loro vita )...bah...a me -donendo scegliere - sono meno antipatici quelli che le chiedono! :)

Mareaovest

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17

Monday, February 24th 2020, 8:58am

salve

B
Sono due giorni che sono in preda ad una leggera ansia. Conosco il motivo: mi sento bloccato.
Vorrei sbloccarmi, ma non ce la faccio o, per meglio dire, mi sembra di non potere.
Il fatto è che mi sento sempre guardato dagli altri come uno "strano" o "incomprensibile".
Due scene accadute con due persone diverse (che devo descrivere accuratamente) nel giro di cinque minuti hanno fatto sì che questa sensazione si accentuasse.


Rientrando in ufficio dopo pranzo, guardandomi distrattamente intorno, il mio sguardo cade su un collega portatore di handicap ed anche lunatico. Ci conosciamo da anni, perciò la sua condizione non è un problema per me. Credendosi "fissato" da me, mi apostrofa con la frase: "Che c***o vuoi da me?"

Dopo pochi minuti, mi chiama la mia fidanzata, a cui avevo mandato un articolo del mio blog. Tanto per essere chiari, questo articolo. Come potrete immaginare mi riferivo alla frase; non sapendo chi mi avrebbe letto, è chiaro che il mio era un discorso generico, pur dettato da esperienze personali; per ovvi motivi di privacy, a seconda dei casi, non faccio cognomi e/o assegno alle persone citate nomi di battesimo inventati.

Come nell'ottanta percento dei casi, la mia fidanzata la prende male: pensa che lei per me sia un'abitudine. Se avessi preso la frase con una tomba, probabilmente avrebbe pensato che io le augurassi di morire. Cosa dovevo fare? Le ho detto la verità: lei non c'entrava nulla con la frase scelta e che il mio era - come abitudine - un discorso generale e non si riferiva né a lei, né a nessun altro. Via messaggio, le ho chiesto anche di non pensare che mi rivolga sempre a lei quando scrivo qualcosa sul mio blog.
Dei miei genitori non parlo,sia perché in questa vicenda non c'entrano nulla, sia per carità cristiana. Dico solo che anche loro richiedono sempre spiegazioni.

L'unica che sembra accettarmi per quello che sono è la mia terapeuta: le uniche volte in cui mi chiede spiegazioni è quando - magari - ho usato un modo un po' contorto per esprimere un concetto . Per il resto, mi sento sempre pronto ad essere ripreso dagli altri per un qualunque motivo: vuoi perché scrivo, vuoi perché guardo, vuoi perché respiro....
In questo modo, si spiega sia il perché mi senta bloccato, sia perché non riesco a fare esperienze nuove, sia una domanda che riporto molto spesso in seduta: "Se faccio questa determinata azione, cosa penseranno gli altri di me?"
Se è vero che la mia terapeuta abbia sostenuto più e più volte che - spesso - le domande sono fatte più per curiosità che per altri motivi (es.: sedare l'ansia) non posso fare finta che non mi senta mai giudicato. Gli esempi che ho fatto, seppur reali, sono solo gli ultimi di una lunga serie.
Sto impazzendo.


Bè. Dall'articolo non si evince alcun riferimento. Non hai citato l'episodio, quindi si può interpretare il tuo post in vari modi. A me, personalmente, pare generico e un po' esagerato. Poi trasferire il discorso sulle abitudini alle frequentazioni mi pare una forzatura. Comprendo il disappunto della tua fidanzata. A mio parere, le abitudini che vanno modificate sono quelle che ti fanno vivere le relazioni interpersonali in modo disagiato. Il problema non sta nelle frequentazioni "abituali", ma nel modo con cui le vivi e nel modo con cui vivi quelle non abituali. Mi riferisco, quindi, ai comportamenti e per comportamento intendo quello che si fa e quello che si dice.
Personalmente non considero il guardare una persona un fatto o una abitudine negativa, anzi, considero negativo fare il contrario. Se poi qualcuno si sente osservato, giudicato o altro, quello è un problema suo.

mpoletti

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18

Monday, February 24th 2020, 10:04am

Dall'articolo non si evince alcun riferimento

Mareaovest, per rispondere al tuo intervento, ho bisogno di un chiarimento. Perché sostieni che non abbia dato alcun riferimento? Descrivendo le situazioni, mi sembra di averne dati....

Mareaovest

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Monday, February 24th 2020, 11:35am

salve

Dall'articolo non si evince alcun riferimento

Mareaovest, per rispondere al tuo intervento, ho bisogno di un chiarimento. Perché sostieni che non abbia dato alcun riferimento? Descrivendo le situazioni, mi sembra di averne dati....


Ho letto l'articolo che ci hai segnalato e ti rammento che ci hai riferito dell'episodio col diversamente abile e che hai scritto l'articolo riferendoti a tale evento. Nell'articolo, hai descritto situazioni in termini generici, sei partito da un evento che, è bene precisare, non hai raccontato nell'articolo (ciò sarebbe stato un vero riferimento!) e l'hai trasformata in una generalizzazione. In questo modo non hai indicato cosa abbia originato le tue considerazioni in modo da permettere una chiave di lettura che conoscevi solo tu.
Innanzitutto, un episodio specifico non può essere fatto oggetto di generalizzazione, che è cosa illogica, e addirittura chiamando in causa categorie generali ben più ampie (l'abitudine), tanto più che la situazione che ci hai raccontato non è inquadrabile nel tema delle abitudini così come lo hai impostato nell'articolo.
Ti faccio anche notare che il guardare in giro non è da considerarsi una abitudine vera e propria ma un comportamento inevitabile poiché per evitarlo dovresti bloccare la rotazione del collo e della testa o bendare gli occhi, o stare sotto l'effetto permanente di un psicofarmaco che ti rende come uno zombie. Persino nella meditazione buddista gli occhi guardano ciò che accade in giro!
Detto questo, a mio parere, tu fai anche confusione tra abitudine che riguarda esclusivamente il comportamento e le frequentazioni "frequenti" che, invece, riguardano il dominio dell'interpersonale che è assoggettato a dinamiche sociali e psichiche molto complesse.

This post has been edited 1 times, last edit by "Mareaovest" (Feb 24th 2020, 11:42am)


mpoletti

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20

Tuesday, February 25th 2020, 2:58pm

[
Ho letto l'articolo che ci hai segnalato e ti rammento che ci hai riferito dell'episodio col diversamente abile e che hai scritto l'articolo riferendoti a tale evento. Nell'articolo, hai descritto situazioni in termini generici, sei partito da un evento che, è bene precisare, non hai raccontato nell'articolo (ciò sarebbe stato un vero riferimento!) e l'hai trasformata in una generalizzazione.

Mareaovest, hai frainteso. Ho linkato l'articolo solo per chiarezza e non si lega al fatto avvenuto col diversamente abile. Si lega al fatto che quel giorno la mia fidanzata mi ha chiesto una spiegazione dell'articolo suddetto. Quindi: non sono libero di scrivere ciò che voglio, per dirla in maniera brutale. Il diversamente abile mi ha ripreso perché lo guardavo. Quindi: non sono libero di guardare dove voglio, per dirla in maniera brutale. I due eventi tra loro hanno solo un legame temporale: sono accaduti a poche ore l'uno dall'altro.

Quoted

In questo modo non hai indicato cosa abbia originato le tue considerazioni in modo da permettere una chiave di lettura che conoscevi solo tu.

Credo che le spiegazioni date sopra possa spiegarti molte cose. Comunque, mettendolo con una domanda: se non posso né scrivere, né guardare dove voglio senza che qualcuno mi chieda conto di ciò che scrivo/dove guardo....che cavolo posso fare liberamente nella mia vita?
Innanzitutto, un episodio specifico non può essere fatto oggetto di generalizzazione, che è cosa illogica, e addirittura chiamando in causa categorie generali ben più ampie (l'abitudine), tanto più che la situazione che ci hai raccontato non è inquadrabile nel tema delle abitudini così come lo hai impostato nell'articolo.

Quoted

Ti faccio anche notare che il guardare in giro non è da considerarsi una abitudine vera e propria ma un comportamento inevitabile poiché per evitarlo dovresti bloccare la rotazione del collo e della testa o bendare gli occhi, o stare sotto l'effetto permanente di un psicofarmaco che ti rende come uno zombie. Persino nella meditazione buddista gli occhi guardano ciò che accade in giro!

Ironicamente, ti posso dire: questo vallo a dire a chi mi riprende anche solo per dove guardo....io lo capisco benissimo
Detto questo, a mio parere, tu fai anche confusione tra abitudine che riguarda esclusivamente il comportamento e le frequentazioni "frequenti" che, invece, riguardano il dominio dell'interpersonale che è assoggettato a dinamiche sociali e psichiche molto complesse.[/quote]