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Giovane Amico

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1

Tuesday, November 19th 2019, 3:26pm

Rabbia da diversità

È il secondo thread che apro in pochi giorni, ma, dato che stamani manca poco mi parte un embolo per una magagna a lavoro, vorrei condividere una cosa che si presenta regolarmente nella mia vita.

Allora: io ho un problema con la rabbia.

Non sono aggressivo con gli altri, anzi, sono anche timido e restio ad aprirmi (sebbene abbia un’ottima cordialità di facciata), per cui questa rabbia esplode in privato, spesso con persone a me vicine, non CONTRO di loro, ma in loro presenza, e siccome a dispetto della mia chiusura, quando mi lascio andare sono molto “rumoroso”, è come un tornado di urla e scleri, molto stressante per chi mi sta vicino.

Non amo fare del male agli altri, ed ho sempre paura di ferirli in qualche modo. Da piccolo senza volerlo mi è capitato di fare del male a dei bambini, non per rabbia ma per goffaggine. Di famiglia, da parte di mia madre, abbiamo una specie di “forza latente” che entra in gioco in situazioni particolari (sì ok, sembra assurdo, ma mio padre ha visto mia madre far cadere a pezzi un mobile con un cazzotto durante uno scatto d’ira…E i miei nonni e bisnonni hanno fatto robe peggiori che non sto a raccontarvi). Io insegno arti marziali, e questo da una parte mi ha dato un certo controllo della forza, dall’altra mi fa evitare discussioni e scontri con gli altri, perché so che se dovessi perdere la testa potrei fare danni molto seri.

Questo però riguarda il lato fisico, ma riflette un po’quel che avviene a parole. Mentalmente io non amo discutere con estranei, perché non ho la risposta pronta, ed incamero offese e critiche, ci ragiono, ci rimugino, e crescono, crescono.
Poi esplodo.
E quando esplodo sono un carro armato.

Negli anni piano piano sono riuscito a smussare questa cosa, e perlomeno nella rabbia dovuta alle interazioni qualche pezza riesco a mettercela. Ad esempio cerco di affrontare certe persone in modo trasversale, con la gentilezza, o qualche volta sono riuscito a trasformare l’energia della rabbia in qualcosa di diverso, come ad esempio in irremovibilità (tipo una volta in macchina per una discussione su una precedenza, dove avevo ragione, mi sono seduto sul cofano a braccia incrociate…E si sono spostati loro…).

Ma c’è una cosa che continua a rodermi, un tipo di rabbia che per qualche motivo non riesco a sedare, anzi, risolvere, perché sedare con la rabbia è peggio.

Dunque, io sono una persona “differente”, un po’bastian contrario, molto sensibile, ed ho dei gusti “fuori dal coro”.
Ho una vagonata di passioni ed interessi, sono molto introspettivo e questo mi porta ad amare cose difficili da capire per molte persone.
Sport, film, musica, abbigliamento…Raramente mi trovo d’accordo con qualcuno, anche con i miei amici.
E questo mi manda in bestia.
Ok, dovrei sentirmi triste? E in effetti un po’mi capita, ma poi esplode una rabbia feroce.
Mi mandano in bestia discorsi tipo “…D’altronde lui la pensa così” come se amassi le cose che amo perché sono più stupido degli altri.
So che non è così.
Anche perché approfondisco molto le cose che amo, quindi dietro ad un mio “mi piace” c’è di tutto, sentimenti, ragionamenti, passione…Non faccio mai cose fatte tanto per fare.
Non guardo mai la tv per vedere quel che c’è, sempre film o serie tv perché le scelgo, perché mi interessano. Amo impiegare il mio tempo in cose che mi lascino qualcosa, anche una serata di bagordi, anche una sbornia deve essere in una serata emozionante, con gente a cui voglio bene o a fare qualcosa di particolare. Metto cuore in quello che faccio, ci metto tutto me stesso, dal fare una torta a fare una partita a con un videogames, e voglio trarne qualcosa, per cui non mi piace che un esterno giudichi così poco le mie azioni o le mie scelte.

Mi è stato detto che sono arrabbiato perché tutti non la pensano come me.
Ok, ci sta, ma perché invece di sentirmi, che ne so, unico, privilegiato, sono perennemente a rodermi l’anima?
Dovrei fottermene (lo so, fregatene, fregatene, fregatene, fregatene) ma vi giuro che non ci riesco, sono sempre in guerra, armi in mano per qualsiasi canzone mi piaccia, piatto mangi, film veda.
A volte la rabbia è così stressante che nascondo delle cose per evitare questa sensazione sgradevole.
Traviso anche commenti normali, detti così per dire.
Sono sempre sull’attenti.
E ce la metto tutta per non dare a vedere che vorrei strangolare mezza gente, ma temo che traspaia qualcosa, per cui continuo a chiudere ponti e fare le cose da solo.
Guardo film da solo.
Vado a concerti da solo.
Da una parte ho poche persone con cui condividerle, ma mi rendo conto che spesso sono io che alzo una barriera perché sono stanco di questa battaglia incessante.
È logorante, e non riesco a fermarla.

Su questo forum spesso leggo di persone intristite, rassegnate.
Io volevo capire se qui c’è qualcuno incazzato come una bestia come me, meglio se per una cosa simile, se riuscite a fare qualcosa, come ci riuscite.
Dai, fatemi a pezzi.

2

Tuesday, November 19th 2019, 4:49pm

Ok, ci sta, ma perché invece di sentirmi, che ne so, unico, privilegiato, sono perennemente a rodermi l’anima?
Se ci pensi, in natura quali sono i casi in cui è "necessaria" la rabbia ?

Nel momento in cui c'è una minaccia o un pericolo da cui difendersi, che puo' essere anche un pericolo a sfondo di sopravvivenza (anche la fame lo è). Non vorrei fare noiosi parallelismi con il clichè del mondo animale (che è privo di intelligenza razionale e di linguaggio) ... SE non è il momento di cacciare e sfamarsi, non vedi un leone che accoppa una gazzella solo perché è un leone e puo' farlo.

Detto cio' nonostante la diversa evoluzione la rabbia come meccanismo è abbastanza primordiale anche nell'uomo, scatta quando c'è un pericolo -reale o percepito- che sia. E nel 99% dei casi sono pericoli "percepiti", in modalità di accuse, critiche, e via dicendo.

Anche un'opinione diversa puo' essere vissuta come un pericolo, se questa si aggancia nella paura dell'essere giudicati o svalutati.

A questo punto il discorso si fa man mano piu' profondo perché, da bambini (tutti) abbiamo dovuto sopravvivere a un ambiente che era piu' forte di noi e in quel caso il bambino puo' solo fare una cosa "adattarsi" come una lattina che si accartoccia.

insomma gli agganci sono veramente tanti: l'aver subito svalutazioni, giudizi, o un'infanzia coercizzata, genitori oppressivi e autoritari, genitori "assenti" o violenti, ambiente scolastico sempre oppressivo e autoritario o stile "giungla" dove se non è il professore magari il bullo aveva la meglio sugli altri e così via.

Alla fine non esiste una vita "priva" di questi momenti.
Dai, fatemi a pezzi.
Di quello si tratta.
Tutti, nella nostra esistenza abbiamo vissuto un momento (in realtà piu' momenti dall'infanzia ad oggi) in cui siamo andati in pezzi e da quel momento in poi, si è posta la paura che questo possa riaccadere e quindi la necessità di una difesa verso essa. Puo' essere la rabbia che è per definizione un'azione esterna o una "colpa" proiettata verso l'interno, che si risolve con una forma di apatia e depressione.

Mareaovest

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Wednesday, November 20th 2019, 5:08pm

salve

La rabbia è legata all’attivazione del sistema motivazionale dell’attaccamento, di quello cooperativo o di difesa, o di questi insieme, quando gli scopi collegati a tali sistemi, non sono raggiunti. Mentre riguardo al sistema di attaccamento la rabbia è una manifestazione di protesta, col sistema cooperativo riguarda quando il soggetto sente il venir meno del senso di appartenenza, di riconoscimento delle proprie qualità, la mancata partecipazione da parte degli altri.
Tuttavia, il sistema motivazionale cooperativo, nel percorso evolutivo del cervello umano, nasce dall’interazione tra il sistema predatorio, quello di rango, quello di difesa e quello esploratorio. È probabile, nel tuo caso, ma ciò è tutto da dimostrare, che in te si attivi anche il sistema del rango. Ciò lo puoi verificare semplicemente notando se ti senti sminuito o degradato nel tuo ruolo (o valore) all’interno del gruppo.

non amo discutere con estranei, perché non ho la risposta pronta, ed incamero offese e critiche, ci ragiono, ci rimugino, e crescono, crescono


Se non ti metti a discutere con gli "estranei" non imparerai mai ad avere la risposta pronta, non sarai mai allenato alla dialettica, né apprenderai mai ad associare velocemente concetti antitetici tra loro, a cogliere le contraddizioni ecc.
Le capacità dialettiche si acquisiscono con la pratica e l’esercizio, ma anche accettando le critiche senza farne una tragedia. Hai mai provato a fare un training di assertività?
Quando non si sa controbattere a una obiezione, significa che non si è abbastanza preparati in quella materia, o che non si ha sviluppato a sufficienza il proprio pensiero che perciò è lacunoso, o che non si ha sottoposto il proprio pensiero a verifiche.

Mi mandano in bestia discorsi tipo “…D’altronde lui la pensa così” come se amassi le cose che amo perché sono più stupido degli altri


Non riesco a capire la tua interpretazione di quella frase nel senso che saresti più stupido. Io ci vedo la presa d'atto dei tuoi interlocutori che la tua opinione è diversa dalle loro. Una presa d'atto che a me pare una accettazione da parte dei tuoi interlocutori che la pensi diversamente. D'altra parte, che dovrebbero fare? E mi chiedo: ma tu metti mai in discussione, e onestamente, le tue opinioni?

’ approfondisco molto le cose che amo, quindi dietro ad un mio “mi piace” c’è di tutto, sentimenti, ragionamenti, passione…Non faccio mai cose fatte tanto per fare


Il fatto che tu approfondisci non significa e non dimostra che le tue valutazioni siano esatte o ineccepibili o inconfutabili. Suppongo che approfondisci da solo, quindi, in assenza di qualcuno che faccia da contraltare, in totale assenza di dialettica, dove non c'è nessuno che possa evidenziare contraddizioni, errori, distrazioni ecc. La specie umana ha sviluppato cultura e conoscenza perché l'uomo confronta le esperienze con gli altri. Inoltre questi approfondimenti solitari ti fanno "innamorare" troppo delle tue idee e, quindi, ti riesce difficile accettare delle critiche. Non pensi che sia giunta l'ora che cominci a confrontarti di più e con tutti?

Metto cuore in quello che faccio, ci metto tutto me stesso

Anche qui, il fatto che tu ci metta cuore con tutto te stesso non significa e non dimostra che le fai bene, dimostra solo che ti impegni seriamente, ma ciò, anche se lodevole, non è sufficiente per far bene le cose. Io non so fabbricare una scarpa e anche se ci mettessi tutto il cuore e la buona volontà, non potrei mai riuscire a fare una buona scarpa!

Ho una vagonata di passioni ed interessi, sono molto introspettivo e questo mi porta ad amare cose difficili da capire per molte persone.


Insomma, da una parte ritieni che gli altri ti considerano uno stupido e dall’altra ti senti superiore agli altri. Chi ti dice che gli altri non capiscono certe cose? Forse la tua ristretta cerchia di amici, ciò è anche possibile. Ma potrebbe anche essere che sia tu a capire male o a credere di capire cose che, in realtà, non hai compreso appieno; chiuso come sei, nel tuo mondo interiore, lontano dal mondo del confronto dialettico che è la strada maestra per verificare la validità delle proprie convinzioni.

A mio parere sarebbe meglio se riducessi i tuoi dialoghi interiori e aumentassi quelli con gli altri. Stando agli studi di cognitivisti e neurobiologi, la cosiddetta “coscienza di ordine superiore” (tipicamente solo umana) si altera e degrada fuori dalla dimensione interpersonale. Si è appurato che se un uomo resta isolato dagli altri per lunghi periodi di tempo, degradano anche le sue capacità di elaborazione astratta e il suo stesso stato di coscienza. L’uomo è un animale sociale, fuori da questa dimensione è come un pesce fuor d’acqua.

Mi è stato detto che sono arrabbiato perché tutti non la pensano come me.
Ok, ci sta, ma perché invece di sentirmi, che ne so, unico, privilegiato, sono perennemente a rodermi l’anima?
Dovrei fottermene (lo so, fregatene, fregatene, fregatene, fregatene) ma vi giuro che non ci riesco, sono sempre in guerra, armi in mano


Forse ti arrabbi perché non ti riesce di accettare le critiche, ma forse anche perché, percependoti diverso, senti di non appartenere al tuo gruppo di riferimento. Un po’ come che se sentissi di non far parte del giro di amici, un isolato, un escluso, un uomo solo e in solitudine.
Forse dovresti anche accettare te stesso e le tue caratteristiche.

Traviso anche commenti normali, detti così per dire.

Succede quando si è troppo incentrati sul controllo di sé stessi e degli altri. Tu stesso hai detto che ti senti in guerra, che stai sempre sull’attenti. Ebbene questa tua attività che, forse, ti viene quasi d’istinto perché è diventato un fare mentale abituale e quindi diventato automatico, detrae moltissime energie mentali e, pertanto, ne hai poche per prestare sufficiente attenzione e attività valutativa a tutte le altre cose. E dato che stai sull’alto là, ti capita di non comprendere quel che gli altri vanno dicendo. Sei troppo teso, vivi queste relazioni con uno stato d’ansia elevato.
Hai provato a rompere questa tensione con la pratica quotidiana della mindfulness?

ma mi rendo conto che spesso sono io che alzo una barriera perché sono stanco di questa battaglia incessante.
È logorante, e non riesco a fermarla.

A mio parere, se abbandoni il campo non risolverai mai nessun problema. Ti conviene? E poi, se non riesci a fermare questa condizione, è perché adotti misure inadatte, non per una tua incapacità. Tieni presente che le ansie sociali sono di natura cognitiva, quindi è in quell’ambito che bisogna lavorare. E, insieme a questo, potresti cercare di apprendere delle tecniche per la gestione della rabbia e della ruminazione poiché stare a ripensare insistentemente su quello che è successo non fa altro che alimentare i sentimenti di risentimento e di rabbia; emozioni che mi sa che non siano rivolte solo contro gli altri ma anche contro te stesso.

windrew

La vita è attaccata ad un filo sottile che va tenuto stretto.

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Wednesday, November 20th 2019, 5:41pm

Ma di cosa ti preoccupi? Certamente sei una ottima persona. Non mi sembra che sia brutto quello che hai scritto di te. Condividendo quello scritto dagli altri utenti, mi permetto, invitarti a non isolarti nei rapporti con gli altri, temendo che gli altri non ti possano piacere o tu non possa piacere agli altri. Gli amici si scelgono anche ma non si possono scartare tutti. Sii più tollerante con te stesso ma anche con gli altri. E se qualcuno ti vuole bene imparerà a ''sopportarti'' ma non rendere la vita difficile facendo sentire gli altri come fossero sotto esame, anche perchè sei già sotto esame con te stesso.
se vi è un problema, in quanto tale, ha una soluzione, altrimenti è un dato di fatto con cui convivere

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Giovane Amico

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Wednesday, November 20th 2019, 7:01pm

Mi piace molto la risposta di Mareaovest, sia perché molto "puntuale" sia perché in un certo senso esprime un concetto a cui ero arrivato.

Io parlo di battaglia, e in un certo senso è da un podi tempo che ho iniziato a trattare gli "scontri" verbali esattamente come tratto i miei allenamenti nelle arti marziali.
Mareaovest fondamentalmente mi parla di "allenarmi", ed emergono dei concetti (scusate se questa roba vi sembra pisciata di fuori, ma io ci vedo un forte parallelismo) pari a pari a quelli che spesso mi trovo a insegnare ai miei allievi. in primis allenamento, se non combatti non impari, per cui anche il sottopormi a "scontri" verbali mi porta a combattere. Questo col tempo mi insegna a gestire gli avversari con la tecnica e la rilassatezza più che con la forza bruta.
In realtà quindi il suo punto di vista mi sembra logico e "familiare".
Ora, io da qualche tempo, sebbene con molta fatica, ho iniziato ad applicare questi concetti negli "scontri", e devo dire che dà i suoi frutti.
Discussioni a lavoro, o con "estranei", sto imparando a gestirle in modo "tecnico".

Il problema però non sono questo tipo di discussioni, anzi, in realtà le discussioni praticamente non ci sono da tempo.
È una roba che mi sorge spontanea.
Cioè, ad un certo punto mi domando se abbia senso farle.

Immaginate di essere in un gruppo dove nessuno la pensa come voi, veramente avreste voglia di aprire il discorso? È una cosa così lenta ed estenuante che sembrerebbe di essere un profeta che cerca di convertire gente.
Anche perché nella maggior parte di casi non si tratta di persone con un'opinione opposta alla mia, ma di persone che proprio non la hanno perché magari non masticano un argomento.

Provo a farvi un esempio per assurdo (è astratto e forzato ma credo renda...È INVENTATO ED ESAGERATO MI RACCOMANDO).

Immaginate di essere un appassionato di musica classica.
In teoria ci sarebbe scontro o discussione se vi doveste confrontare, che ne so, con un appassionato ad esempio di jazz.
Invece avete davanti qualcuno che non ha un genere specifico e ascolta quel che passa alla radio.
Vi vuole bene per carità, ma vi dice (cercate di capire il "tono" con cui lo dico) "Mah...Lui ha questa fissa per Mozart...".
Le prime volte magari vi mettete a spiegare perché ha rivoluzionato la musica, il genio della sua composizione ecc...Lui vi guarda e vi fa "boh, sì vabbé, però non lo ascolta più nessuno, si vede che fa cacà".
Non è la critica in sé che mi manda su di giri.
In passato ho trovato appassionati di Mozart, di Coltrane o di Hans Zimmer (STO INVENTANDO EH) quindi anche di cose totalmente diverse dal mio amato Mozart, ed ho avuto confronti, scontri e discussioni, tutti stupendi e stimolanti, ma sono persone che sono solo capitate, poi per vari motivi sono sparite velocemente.
Per cui quando ho avuto il test del confronto, sono perfettamente capace di avere uno scambio.
Ma nella mia vita è impossibile avere anche un confronto serio, perché le persone che conosco semplicemente sono talmente distanti da non potermi confrontare su nessuna cosa che amo, che me la critichino o no, ed è questa forse la cosa che mi fa arrabbiare davvero.
Ed è anche per questo che mi chiudo, perché nel tentativo di rendere partecipi gli altri delle cose che amo mi trovo a parlare al vento di cose che non capiscono, perché sono lontane anni luce dei loro interessi, mi sento ridicolo, mi sembra di voler forzare gli altri ad una cosa di cui evidentemente non gliene fotte una minchia e per cui alzo un muro e tengo tutto per me.

Poi sicuramente questo livore mi rende intransigente e teso.
Però ho visto che nelle rare occasioni in cui ho potuto sia incontrarmi che scontrarmi con altri "appassionati di musica", la mia tensione si è mollata all'improvviso, perché sentivo che si muoveva qualcosa.

Del resto però è molto difficile, perché vivo e lavoro in una città piccola, molto "straightminded".

arianna73

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Thursday, November 21st 2019, 12:33pm

come dici tu sei "fumantino" a prescindere, addirittura per genetica :)
quindi probabilmente c'è da partire da qui

è una modalità tua con la quale rispondi anche a questo tipo di situazioni.

che per carità possono essere effettivamente frustranti eh, non dico di no, e fare sentire soli (the real deal di tutte le faccende)

io fin da ragazzina ho avuto gusti musicali e non un po' "fuori dal coro" del momento, parto da un esempio che è stato solo uno dei primi "casi": ricordo che la mia prima cotta per dei musicisti, negli anni 80 dei bellissimi, scoppiò quando incappai nel video di "Don't box me in" di Stewart Copeland e Stan Ridgway.
per quest'ultimo in particolare , mi andai a recuperare i dischi, e allora si trattava per una bimba di infilarsi in negozi di dischi in mezzo ad ascoltatori allora "di un certo tipo" e chiedere con la propria incerta vocina dei "Wall of Voodoo" :assi:

qualche anno dopo, cercando di condividere e coinvolgere qualche compagna nell'ascolto e per i concerti, buco nell'acqua totale.
però accettare la mia solitudine e oroganizzarmi di conseguenza per vivermi lo stesso le mie faccende musicali e non alla fine mi ha portato più piacere e compagnie migliori , anche se a volte piuttosto "volatili" come i tuoi incontri...
con chi aveva gusti diversi c'erano comunque altri punti d'incontro e questo mi faceva sbollire frustrazioni e incazzature.

a te capita di "sbollire"grazie alla condivisione di altri punti in comune o altri punti in comune non ce n'è? :hmm:

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Giovane Amico

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Thursday, November 21st 2019, 6:11pm

Arianna, curioso che tu abbia usato la musica, perché è uno degli ottocento motivi di separazione...Oltre che l'ipotesi assurda che ho utilizzato come metafora.
Ovviamente la mia vita non dipende da un paio di tracce su un disco, ma chiaramente sono in movimento con tutto il resto.

Purtroppo vivo in una piccola cittadina molto retrograda e borghesotta.
Ad esempio considera che musicalmente io spazio da Metal (di cui sono un fan sfegatato), alla musica anni 80 alle colonne sonore (tutto, dai film a quelle 8bit dei videogame per gameboy, adoro le colonne sonore perché è una musica che accompagna una storia)...Oddio, in realtà anche altri generi...Ricerco e scopro spesso roba strana e nuova...E mi piacerebbe moltissimo condividere queste cose con qualcuno.
Ho anche studiato musica (canto e chitarra) e anni fa avevo un gruppo.
Ora da qualche settimana ho ripreso a studiare canto (da privatista, perché mi è stato offerto da una persona a cui avevo fatto un favore); devo riprendere molta tecnica dato che sono stato "zitto" per anni, ma poi mi piacerebbe rimettere insieme un gruppo, nella speranza che mi porti ad incontrare persone che rispecchino le mie passioni.
Certo che non è così ovvio, dato che quando avevo il vecchio gruppo facevamo un genere che a me non piaceva, dato che sembra quasi che nella mia città a nessuno piaccia il Metal.
E questo è frustrante, perché, sì, ok, lo so, uno si deve adattare...Ma cavolo, mi facevano cantare canzoni talmente fiacche che mi sembrava di leggere la lista della spesa. Però perlomeno era un'emozione provare, salire sul palco...

Con i miei amici, beh, io gli voglio molto bene, ma col tempo le divergenze si sono accumulate.
Io sono stato dieci anni con una ragazza, e all'inizio lei era "coinvolta" nelle cose che amavo. Non eravamo uguali, e spesso abbiamo discusso berciandoci in faccia. Però ci scambiavamo anche, tipo vedevamo dei film che piacevano a l'uno o a l'altro e poi ci scannavamo, ma c'era scambio e discussione.
Perché lei era attiva, gli interessava scoprire.
Era bello.
Poi lei cambiò parecchio, ed entrò nel mood in cui inesorabilmente sono entrati praticamente tutti i miei amici.
Sono credenti (io ex chierichetto, ora ateo feroce) e già prima di fidanzarsi hanno cominciato a prendere routine da sposini.
Qualsiasi interesse o passione è diventato una roba tipo "oh oh, eh ai miei tempi..." (c'è gente che ha fatto 30 anni ora), non fanno altro che messa, casa, figli, fiction rai, messa, casa, figli, fiction rai...
Anche la mia ex, cominciò questa dinamica vita cattolica (non voglio offendere credenti del forum, se amate Gesù e fate motocross stima e rispetto) e ci siamo allontanati (e poi lasciati).
In parte però lei mi aveva trascinato in una sorta di "torpore", e paradossalmente a volte mi diceva anche di coltivare le mie passioni, ma per qualche motivo questa storia era diventata una prigione (per tutti e due probabilmente) e sentivo che stavo lasciando indietro delle parti di me stesso. Finita quella storia, dopo l'ovvio delirio, mi sono ritrovato con le energie di un ventenne ma i mezzi e le libertà di un trentenne, ma completamente fuori synch con i miei conoscenti coetanei.
Però ormai mi sento tagliato fuori.
E questo mi fa arrabbiare (fra le altre cose).
Non ce l'ho coi miei amici, perché mi vogliono bene e io voglio bene a loro.
Ma ogni pochino è un'incazzatura perché tipo, che ne so "oh, sabato andiamo a farci una birra?" "mah, no c'è la bambina che deve dormire" i figli li hanno in due su quindici, quindi gli altri potrebbero ma "boh, vabbè dai, se un viene tizio allora sto a casa dai, tanto piove".

E quindi finisco per andare al cinema da solo, a concerti da solo, dove sono circondato da coppiette di trentenni, quarantenni, anche cinquantenni a volte che si baciano teneramente ad una canzone degli Arch Enemy (ahah! Provate a cercarli su YouTube e vi assicuro che non ho sbagliato a scrivere) e ti chiedi "perché io no?". Ora, non per forza una fidanzata, ma trovo continuamente persone che per qualche motivo vengono da luoghi a centinaia di chilometri da dove vivo, ma che evidentemente si incontrano.
E questo mi fa arrabbiare.
Sono arrabbiato più con me che con gli altri forse.
Poi è rabbia, è una stato alterato, quindi di sicuro non è un sentimento razionale e ponderato.

Ed ho parlato solo di musica.
Che non è nemmeno la mia prima passione.

Sul lavoro, beh, ho un'attività mia (una palestra), ma primo lì non voglio mettere "cuore" (purtroppo per gestire bene certe situazioni serve un certo distacco, devi essere squalo bene o male) quindi non ho voglia di mettermi a cercare contatti con persone che ti devono soldi.
E poi anche se volessi...Mamma mia!
Diciamo che la media di conversazione rasenta il ritardato.
Gli unici con cui hai legato di più sono i miei allievi (sorpresa...Riesco a legare benissimo con gente più giovane di me...) ma sono in bilico, perché sono comunque persone che mi pagano, e non so mai se trattarli come clienti o come qualcosa di più.
Dovrei fregarmene? Cercare comunque di legare con loro?
Da una parte mi sembra di essere idiota, perché sono in grado di conversare perfettamente coi sedicenni (sono un appassionato di videogames e manga) e loro mi cercano, perché so quasi sempre di quello che parlano. Per assurdo ti arriva la gente tua coetanea col mal di schiena con la gazzetta in mano e ti fa "hai visto la Juve ieri?" e non so neanche di che cazzo parli. Poi a una cena di fine corso ti ritrovi mezzo ubriaco a urlare in un pub una mezza recensione di Dragon Ball Super insieme a della gente che oscilla fra i 15 e i 25 anni, e ti incazzi un po', perché non sai qual'è il tuo posto. Ti trovi bene con loro ma i tuoi coetanei col passeggino ti guardano storto.
Non ti senti nemmeno fisicamente inferiore, perché sei un maestro di arti marziali, e nelle gare di piegamenti dai le paste a gente di vent'anni meno di te.
Questa estate sono stato in un monastero in Cina, e mi sono gasato perché a 32 sono quasi riuscito a fare la spaccata (quindi non solo non sento crollare il cormo, ma miglioro) e quando sei a cena coi tuoi amici ti sempre di essere in un corso afa. Cazzo, a volte dormo 4-5 ore a notte, perché magari mi sono perso a leggere un fumetto, un libro, sono tornato a notte fonda per vedere un film e la mattina alle 7:30 sono sul tatami. Mi sento pieno di energie, fisicamente spaccherei il mondo.
Ma sembra che quel che ho intorno mi voglia dire che ci si deve calmare.
È tutto nel mio cervello, lo so, ma mi manda in bestia.

E alla fine non sei arrabbiato con gli altri, ma con te stesso, perché non sai che cazzo sei e cosa dovresti fare.

arianna73

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8

Saturday, November 23rd 2019, 12:05pm




E alla fine non sei arrabbiato con gli altri, ma con te stesso, perché non sai che cazzo sei e cosa dovresti fare.



"Io non so cosa fare. Io non so dove stare"
La voce di Giovanni Lindo Ferretti in "Io sto bene", penso tu la conosca :)
Messa così la faccenda ha tutto un altro spessore e si spiega meglio , Bonus. Quelle fasi della vita nelle quali "gli altri" hanno tutti un intruppamento, una direzione anche solo apparenti, e un "io" non sa dove mettersi perché non si riconosce da nessuna parte.

rabbia, sgomento, stupore, dolore, magari invece una malinconia "solare" e l'ironia - autoironia vivificata dalla benevolenza.
comunque, quale che sia la reazione (una o più di queste, e tante altre ancora), c'è sempre di mezzo il sentirsi soli.
eventualmente l'esserlo proprio.

a me successe la prima volta macroscopicamente quando quasi tutte le mie amiche intorno ai 30 anni furono travolte dall'urgenza dell'orologio biologico. Non tutte decisero per la famiglia e i figli (anzi) ma ci fu quella specie di "perturbazione" da fine di una fase e inizio di un'altra , nei cicli vitali, che travolse le sintonie consolidate. Perché essere diversi è ovvio, non avere gusti coincidenti comunisimo ma finché si veleggia tutti in un contesto-direzione ci si trova comunque e anzi le peculiarità di ognuno portano colore e "rodaggio" alla compagnia.
Ma poi ci sono i cambi di direzione , appunto.

io che non sentii manco da lontano l'orologio biologico mi ritrovai fra forsennate del sesso casuale e della baldoria da un club all'altro che diventavano nel volgere di pochi mesi ossessionate dalla caccia alla relazione stabile pro-prole e "sistemazione".(e siccome gli opposti si rincorrono, furono proprio quelle più "estreme", tutte Erode, ricerca di lavori "creativi" e bohemien :D, sesso sfrenato e promiscuo al cardiopalmo da malattie veneree -insomma furono loro da passare dai 100 uomini all'anno al marito - forse eventualmente e saltuariamente cornificato :D - e famigliola con lavoro 9-5 lun ven e due settimane di ferie l'anno, matrimonio in chiesa scuole private e family day.
:D
io dopo l'iniziale sgomento ti dirò, la presi con filosofia. Appaiata o meno che fossi mi sono guardata attorno e ho ridefinito un po' le mie frequentazioni e ho riflettuto un po' anche sui miei , di orizzonti personali. E' stato utile. Poi siccome la vita semplicemente "succede" ho avuto perlopiù tanti di quei ....volatili per diabetici ad attirare le mie attenzioni e le mie energie, tanti di quegli eventi che non ho avuto manco il tempo materiale per starci male.

sulla differenza generazionale direi di vivertela con attenzione quando mischia lavoro-soldi , e in generale , tenendo presente che sei ancora giovane ma non pischello... ok parlare di passioni comuni, nerdate di ogni tipo, interessi etc (in fin dei conti è normale , tifo sport fumetti games libri musica cinema etc sono tutte passioni trasversali, alcune cose specifiche caratterizzano di più alcune fasce d'età ma poi in fumetteria ci trovi il 60enne come il 15enne).
Ma anche ok ricordare che loro sono loro e tu sei tu - qualunque cosa voglia dire di sicuro non è essere loro, non so se mi spiego :)

io per lavoro famiglia e vari altri motivi sto molto in mezzo a gente più giovane di me, anche la metà dei miei anni e addirittura meno.
mi piace , è una cosa vitale, ma mi stanca pure a volte. E comunque io ho ben chiara la mia età (è molto più avanzata della tua, quindi mi viene facile), e ci sto in mezzo, contenta di starci, ma comunque "al posto mio" (che grazie all'anagrafe agli acciacchi e alle sfighe mi è abbastanza chiaro :assi: )

non so quanto possa servirti più o meno operativamente tutto questo :)
...ma visto che ai tuoi amici vuoi bene, malgrado tutto tienteli stretti. Visto che sei giovane e pieno di energie, pensa che non è necessariamente "calmarti" la cosa che devi fare, ma forse giusto rasserenarti che ti può succedere di tutto - anche ritrovarti in parrocchia con le partecipazioni del tuo matrimonio - nel volgere di tempi più brevi di quelli che ti sembrano possibili ora ;)

EDIT: per chi non conoscesse lo storico classico targato CCCP "Io sto bene" (è parecchio antico, in effetti), segnalo anche questa splendida versione, la cavalcata CCCP/CSI

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Giovane Amico

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Sunday, November 24th 2019, 10:45pm

Arianna! AHAH! Il pezzo dei CCCP non lo conoscevo, guarda visto il periodo ed i miei gusti sono più in vena di https://www.youtube.com/watch?v=1BjvZ2idGgw (mitico gruppo metal finlandese).

Comunque guarda, riguardo il non dimenticare la mia età su quello c'è poco pericolo, in quanto quei ragazzi sono allievi, e nelle arti marziali, per quanto tu possa fraternizzare si crea a prescindere una gerarchia di ruoli. Motivo in più per cui ho bisogno di rapporti "sciolti" da vincoli.

Per quanto riguarda i coetanei...Io già vedo scene del genere coi miei coetanei. Sai, io alle superiori ero molto diverso, e il mio alzare barriere si manifestava in modo più "classico", essendo un nerd. Anche lì una stranezza, in quanto forse per le arti marziali, forse perché certi elementi rabbiosi del mio carattere emergevano, non ero mai attaccato direttamente, il ché portava il "bullismo" su piani diversi, come voci sparse in giro da persone "invisibili", prese in giro velate ed altre dinamiche che mi impedivano di attaccare direttamente il "colpevole" (da qui altra rabbia...).
Quindi per reazione tenevo anche un atteggiamento "bacchettone" che a volte si riversava anche sui miei amici (gente scelta rigorosamente fuori dalla classe). Quindi è stato solo dopo che ho iniziato a sperimentare cose di ogni genere (e se hai seguito alcuni miei post passati...Cavolo se ho sperimentato! Un crescendo!). I ragazzi trendy, soprattutto grazie alla grossa scopa nel culo della mia città, ora sono tutti signorini impomatati, fisicamente sfasciati, e non alla maniera delle rockstar, ma stile gobbina, buzzetta, mal di schiena e voltaren (sai, a 15 anni si gioca a calcio, tutti fighi e atletici, all'università solo studio e feste universitarie, dopo solo matrimonio, lavoro e calcetto di mercoledì...). Il paradosso è una mia amica che si è fidanzata con uno che alle medie mi prendeva in giro chiamandomi "frocetto" perché ero bravo a scuola, educato e andavo in chiesa. Ora lui è quello con la camicia nei pantaloni, io quello che alle cene lo trovi in jeans strappati, scarponi, camicia a quadretti sbottonata, braccialetti con teschi ovunque che ride delle peggio cafonate. Inversione di tendenza? Boh. Fatto sta che che anche questa disinibizione fa parte della mia ricerca di libertà.
I miei coetanei mi sembrano tutto fuorché liberi, specie dato che anche loro, come le tue amiche, si stanno imbrigliando in dei matrimoni talmente imbecilli e programmati che vedo corna dietro l'angolo fra tre..due...uno...

Dei miei amici che devo dirti...
Sai, siccome sebbene abbia aperto il thread in un periodo nero (la rabbia va a maree) e sia una cosa così ricorrente che ormai evito di parlarne con loro per non asfissiarli...Credo che abbiano sentito il puzzo di merda, e sabato mattina me ne sono trovato uno a lavoro a chiedermi come andava, mentre un altro la sera ha preteso che andassi con lui a vedere una partita di basket dove allenava un nostro amico.
È anche qui che mi sento spaccato in due.
Perché da una parte vorrei condividere qualcosa, dall'altra sono delle persone che mi vogliono davvero bene, forse non riescono a condividere le cose con me, ma sentono se io sto male e vogliono stare al mio fianco.
Devo essere grato per avere amici del genere.
E mi dispiace ancora di più che la mia rabbia in qualche modo offuschi questo rapporto.