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EndlessRain

Utente Attivo

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1

Sunday, August 11th 2019, 9:45pm

Lasciare andare, anche se fa male a entrambi

Sono una donna di 27 anni con pochi legami affettivi, nessuno veramente profondo, nessuno a cui confidare un segreto doloroso e a cui chiedere consigli senza essere giudicata.
Per un po' ho frequentato un ragazzo molto problematico (zero autostima e sospetto un disturbo di personalità evitante) depresso e per la prima volta ho provato un amore veramente incondizionato. Non so se il suo sentimento verso di me fosse altrettanto intenso, ma le mie parole e i miei gesti amorevoli lo sorprendevano positivamente, e io volevo solo vederlo felice. Non era mai stato amato, neanche dai genitori. Non mi rassegnavo a vederlo depresso, e così un giorno gli ho consigliato di cercare un aiuto professionale. Lui si è rifiutato dicendo con estrema convinzione che non sarebbe servito a niente e che se non ce la faceva da solo non meritava di essere aiutato. Poi mi ha implorato di non cercarlo più e di dimenticarlo, perché la sua vicinanza mi avrebbe causato solo dolore. Ho provato a spiegargli che avrei sofferto molto di più lontano da lui, ma ha la certezza assoluta di essere dannoso per chiunque, e non ho potuto fare altro che rispettare la sua decisione.
In genere sono abbastanza brava a lasciare andare affetti non ricambiati, non costringo gli altri a restare, ma non dimentico nessuno e non sopporto l'idea che la persona più bella che io abbia mai incontrato abbia scelto di rimanere sola con la sua malattia. Mi tormenta l'idea di non averlo saputo aiutare.
Voi come fate a rassegnarvi al dolore senza rimedio di qualcuno che amate?

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niki

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Wednesday, August 14th 2019, 3:00pm

Mi ritrovo abbastanza in quello che descrivi del tuo (ex?) ragazzo e io stesso sto vivendo, ho vissuto forse sarebbe meglio dire, una storia abbastanza travagliata con più bassi che alti e credimi, oltre che far male a te, probabilmente fa più male a lui, perché se soffri di problemi di natura psicologica che minano un rapporto, che lo si voglia o meno, ti causano ansie tremende e un malessere generale che alla fine, dato che ci vuole tempo per risolvere i disturbi, si preferisce lasciar finire la relazione... non che ti risolva nulla, ma almeno dopo un po’ di tempo ritrovi, più o meno, un certo equilibrio e ti dedichi alle cure che necessiti, se sei convinto di farle ovviamente...

EndlessRain

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Thursday, August 15th 2019, 11:44am

Sì, ovviamente l'ho capito che se lui ha dei problemi con sé stesso non avrebbe potuto esserci niente di stabile tra noi. Però non so come fare per non farmi divorare l'anima dal pensiero che la persona più dolce che io abbia mai conosciuto stia così male. Avrei preferito sentirmi dire "non mi interessi" o vederlo felice con un'altra. Invece lui ha rinunciato a vivere e io, a quanto pare, non ho trovato le parole giuste per restituirgli un po' di fiducia nel futuro.

Maggi33

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Thursday, August 15th 2019, 12:03pm

Non trattenere

Elisa89

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Thursday, August 15th 2019, 4:43pm

Ciao. In parte vivo il principio di una situazione simile. Il senso che impotenza che si percepisce è proprio difficile da mandar giù e ti fa rabbia.
Dato che però il mio compagno da 10 anni è mio marito da un anno, il legame è troppo forte perchè gli faccia trascorrere il dolore e l'inquietudine da solo. Cerco in qualche modo di essere partecipe e di distrarlo per cercare di ritrovare l'equilibrio.
Capisco la voglia del tuo ragazzo di allontanarti ma se ritieni di volerlo aiutare puoi farlo. Non deve rimanere solo.

EndlessRain

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Friday, August 16th 2019, 4:44pm

In che senso se voglio aiutarlo posso farlo? Forse mi sono spiegata male. Già ci siamo detti addio da più di un mese, non penso di avere il diritto di costringerlo a cambiare la sua decisione. Cioè, sulle prime ho provato a spiegargli che se pensava di farmi un favore sparendo si stava sbagliando. Lui ha ribadito più volte, con fermezza ma nello stesso tempo con una dolcezza disarmante, che apprezza il mio affetto e la mia volontà di aiutarlo ma che è sicuro che la sua vicinanza sarebbe dannosa per me.
Il motivo per cui sto scrivendo non è trovare un modo per riportarlo da me. Se gli scrivessi adesso non farei altro che farlo arrabbiare, sarebbe una mancanza di rispetto.
Visto che alcuni di voi hanno avuto esperienze simili, vi chiedo consigli su come affrontare meglio il dolore di saperlo solo e depresso. Non voglio ammalarmi della sua stessa malattia. A fine settembre vedrò una psicologa (prima non posso), ma manca ancora molto e non so più convivere con questo dolore. Non mi concentro sugli impegni da portare a termine e non riesco a pensare solo alle cose belle di lui senza lasciarmi pervadere dai pensieri tristi. Se riuscissi a dimenticare tutta questa sofferenza potrei ricordarlo con un sorriso, essere semplicemente grata di averlo conosciuto. Secondo voi devo solo aspettare o avete consigli per aiutarmi a ricominciare a vivere?

Elisa89

Ogni lasciata è persa

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Friday, August 16th 2019, 9:31pm

Ah non avevo capito bene allora. Io non so come puoi fare... Credo che rassegnarti è difficile se lo ami veramente. Io sono dell'idea che dovresti tornare da lui e supportarlo tu nel suo percorso.
Comunque se invece sei ferma su questa scelta e ti turba molto saperlo solo e triste, prova con la psicoterapia come hai detto.
Nel frattempo fino a settembre tieniti impegnata socialmente con amici in modo da distrarti.

Leyla

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Saturday, August 17th 2019, 5:40am

Ho dovuto lasciare andare, tanti anni fa. E' stato straziante, per entrambi. Ma alle volte non c'è cosa migliore
da fare.
Per portare avanti un legame con un uomo problematico bisogna avere le palle quadrate: l'amore non
basta, o meglio, non serve l'amore che sembra tu gli abbia dato, romantico e "accudente". Serve un amore
fatto di pazienza, di saper stare in disparte, di attesa. Si rischia di cadere nella sottomissione e
nell'annullamento di sé per andare continuamente incontro ai bisogni di qualcuno che, spesso, non vuole essere
aiutato.
Fossi in te mi concentrerei sullo sviluppo di legami di amicizia prima di tutto: a 27 anni non si può essere soli
come scrivi. E non è facile, lo so.
Poi, mi permetto di dirti anche che forse, ripeto forse, hai confuso l'amore incondizionato con la "sindrome della
crocerossina".
La quiete di coloro che ci hanno preceduto non può alleviare l'inquietudine di coloro che seguono.

EndlessRain

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Saturday, August 17th 2019, 12:11pm


Fossi in te mi concentrerei sullo sviluppo di legami di amicizia prima di tutto: a 27 anni non si può essere soli
come scrivi. E non è facile, lo so.
Poi, mi permetto di dirti anche che forse, ripeto forse, hai confuso l'amore incondizionato con la "sindrome della crocerossina".


Per quanto riguarda il primo punto: capisco che qui è difficile riassumere, ma provo a spiegarmi meglio. Non sono sola nel senso che non esco mai di casa o non rivolgo la parola a nessuno, ma sono circondata da persone che vogliono parlare solo di cose materiali (cibo, soldi, vestiti) quindi faccio fatica a considerarli amici e non mi danno la possibilità di aprirmi con loro. Continuare a provarci all'infinito è frustrante. Io mi metto continuamente un gioco, non sono io a chiudere la porta in faccia agli altri, ma per chiedere pareri su cose molto personali preferisco farlo in forma anonima a sconosciuti su internet.

Sul secondo punto non so che dirti, è un punto di vista interessante, ma quindi una persona sana (che quindi non ha la sindrome della crocerossina) che rapporto dovrebbe avere con il dolore di una persona cara? Come si trova il giusto equilibrio tra empatia e distacco emotivo?

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Elisa89

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Saturday, August 17th 2019, 4:16pm

La scelta è semplice: la persona malata e/o in difficoltà o la aiuti o no. O le stai vicino o no.
Se hai scelto il distacco che distacco sia, anche emotivo a questo punto. Dimenticalo. Penso che se una persona che sta bene e non ha problemi sociali o fisici e si allontana da una persona e decide di non vederla più e riprende la normale e serena vita, allora di empatia ce n'è poca....l'equilibrio tra empatia e distacco per me non esiste.
Sono un po' cinica ma l'emapatia dovrebbe essere la comprensione dello stato d'animo o delle emozioni altrui. Andarsene e lasciarlo solo io non lo vedo un gesto di comprensione. Parto dal presupposto che tu dici di stare bene ed essere sana quindi potresti avere la forza, se ti interessa veramente di lui.
Come dice keyla, ovviamente dedicarsi a qualcun'altra in forte difficoltà porta a volte all'annullamento di sé stessi quindi è necessario una forza e un forte sentimento di base per fornire questo tipo di assistenza.

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Leyla

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Saturday, August 17th 2019, 6:49pm

Provare e riprovare e anche cambiare modo di provare: solo così, forse, troverai qualcuno con cui condividere pensieri
e pareri. Qualcuno di reale, perché il mondo virtuale è virtuale, non c'è niente di più bello che una conversazione a
quattr'occhi, o sei o 20...Al giorno d'oggi è più difficile, tutto è web e pare che il web stia diventando tutto. Ma questo
è un altro argomento.

Il giusto equilibrio tra empatia e distacco si ha con la consapevolezza di se stessi: bisogna saper gestire le emozioni,
evitare i circoli viziosi, soprattutto essere sereni e non aver paura a mettere dei paletti per tutelare i nostri bisogni.
Questo per mia esperienza, che vale quel che vale.
La quiete di coloro che ci hanno preceduto non può alleviare l'inquietudine di coloro che seguono.

repcar

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Saturday, August 17th 2019, 8:07pm

ciao....solo il tempo lenirà il tuo dolore. Condivido quanto postato da Leyla se una malattia psicologica nasce su un percorso di vita già avviato, allora le cose cambiano, ma quanto nasce prima allora è bene pensarci diecimila volte, credimi.......Il coinvolgimento che andresti a provare è totale sia fisico che mentale che alla lunga ti logorerà..... :thumbup:

EndlessRain

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Saturday, August 17th 2019, 9:01pm

Elisa89 ha frainteso parecchi punti del mio discorso, ma in questo momento mi secca spiegare: andare contro la sua volontà e costringerlo a curarsi non mi sembra una strada percorribile.

In ogni caso ringrazio tutti quelli che mi hanno risposto dandomi spunti per uscire da questo loop di pensieri negativi. Non dico di avere risolto, ma si sta facendo spazio in me un pizzico di accettazione in più. Ho cercato informazioni sulla sindrome della crocerossina e non mi ci riconosco, anche perché ho sentito questo "istinto alla cura" solo con lui, mai con altri. Però spulciando nei siti di psicologia mi sono imbattuta in un articolo che mi ha restituito un po' di serenità. Se lo ritrovo ve lo posto, nel caso dovesse servire ad altri.

EndlessRain

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Friday, September 6th 2019, 9:52pm

http://www.genitorisingolari.com/articol…tire-le-perdite Ecco l'articolo di cui vi parlavo. È un po' lungo, ma ne vale la pena. Ci sono scritte cose che si possono applicare a situazioni anche un po' diverse dalla mia.