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Velista giovane

Giovane Amico

  • "Velista giovane" is male
  • "Velista giovane" started this thread

Posts: 139

Activitypoints: 606

Date of registration: Jul 13th 2010

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1

Wednesday, July 11th 2012, 10:19pm

Io tu. Io amico tu amico. Cosa c'è di mezzo?

In questo thread vorrei che parlassimo di quel fattore X che fa in modo che una conoscenza diventi amicizia. Quel qualcosa che fa in modo che non sia solo A a cercare B ma anche B a cercare A. In altre parole se A telefona a B cosa fa in modo che anche B di suo telefoni ad A? Cosa fa nascere un'amicizia anzi un contraccambio nella richiesta di amicizia di una persona? Questo fattore misterioso fa in modo che molte persone come me siano sole, nonostante conoscano delle persone e che riescano ad approcciare con persone nuove. Secondo voi cosa fa nascere questo fattore? Cosa riesce a far nascere un interesse negli altri a parlare e stare vicini a voi stessi? :hmm: :hmm:

The Heart

Colonna del Forum

  • "The Heart" is male
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Posts: 2,274

Activitypoints: 7,455

Date of registration: Aug 24th 2011

Location: Roma

Occupation: Studente psicologia

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2

Thursday, July 12th 2012, 1:03am

Aristotele distingueva tra diversi tipi di amicizia: per piacere, per utilità, per benevolenza. Solo l'ultima è l'amicizia autentica.
Per far scattare l'amicizia autentica credo sia necessario incontrarsi sulla visione dell'amicizia. Se trovi una persona che ad esempio crede come te nel divertimento o nel confidarsi i propri sentimenti, è probabile che nasca un'amicizia soddisfacente e duratura.

Fabiana

Utente Attivo

Posts: 14

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Date of registration: Jun 15th 2012

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3

Friday, July 13th 2012, 9:21am

Bella domanda.
sicuramente ci devono essere degli interessi comuni,lo stesso modo di sentire determinate cose.
Io ho un amico carissimo,con il quale ho condiviso delle cose veramente importanti nella mia vita.
Io farei di tutto per lui perche' e' veramente importante x me.pero' il fatto che lui nn mi riconosca la stessa importanza che io do a lui mi fa impazzire e stare male davvero

anamaya

Utente Fedele

  • "anamaya" is female

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4

Friday, July 13th 2012, 1:51pm

Fattore X = fiducia e da li poi nasce tutto il resto.

lomboreb

Giovane Amico

  • "lomboreb" is male

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Date of registration: Jul 19th 2012

Location: Bologna

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5

Friday, July 20th 2012, 10:04am

Innanzitutto il processo di consolidamento di un'amicizia non è un processo istantaneo, ma richiede tempo e impegno.

Per convertire una conoscenza in amicizia bisogna consolidare 3 fattori:
- ascolto: ci deve essere ascolto reciproco. Se l'altro non percepisce che tu lo sappia ascoltare allora non vorrà condividere con te le sue esperienze
- empatia: devi imparare a "sintonizzarti" con le emozioni dell'altro. Cerca di spingere le vostre conversazioni sul personale. Ascolta le sue storie, ma soprattutto apriti e condividi ciò che senti e ciò che sei. Per il principio di reciprocità l'altra persona dovrebbe fare lo stesso.
- presenza: dovete contattarvi spesso (meglio se vi vedete di persona). Questo porta l'uno a creare un'abitudine nel vedersi con l'altro.

E nonostante ciò non è detto che l'altra persona ti chiami, spesso quanto vorresti tu.
Il fatto di contattare l'altro è una caratteristica che tu ritieni importante in un'amicizia, ma non è così per tutti.
È possibile che sotto questo punto di vista, un'amicizia sia estremamente sbilanciata, ma si riequilibri sotto altri aspetti.
Lomboreb

Ti senti solo?
Non hai amici?
Fai fatica a relazionarti con gli altri?

Impara le tecniche per socializzare in modo semplice ed efficace su
www.amiciziavera.com

6

Friday, July 20th 2012, 11:42am

Il Piccolo Principe Capitolo XXI

In quel momento apparve la volpe.
“Buon giorno”, disse la volpe.
“Buon giorno”, rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
“Sono qui”, disse la voce, “sotto al melo…”
“Chi sei?” domando’ il piccolo principe, “sei molto carino…”
“Sono una volpe”, disse la volpe.
“Vieni a giocare con me”, le propose il piccolo principe, sono cosi’ triste…”
“Non posso giocare con te”, disse la volpe, “non sono addomesticata”.38
“Ah! scusa”, fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
“Che cosa vuol dire <addomesticare>?”
“Non sei di queste parti, tu”, disse la volpe, “che cosa cerchi?”
“Cerco gli uomini”, disse il piccolo principe.
“Che cosa vuol dire <addomesticare>?”
“Gli uomini” disse la volpe, “hanno dei fucili e cacciano. E’ molto noioso! Allevano anche delle galline. E’ il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?”
“No”, disse il piccolo principe. “Cerco degli amici. Che cosa vuol dire “<addomesticare>?”
“E’ una cosa da molto dimenticata. Vuol dire <creare dei legami>…”
“Creare dei legami?”
“Certo”, disse la volpe. “Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo”.
“Comincio a capire” disse il piccolo principe. “C’è un fiore… credo che mi abbia addomesticato…”
“È possibile”, disse la volpe. “Capita di tutto sulla Terra…”
“Oh! non è sulla Terra”, disse il piccolo principe.
La volpe sembrò perplessa:
“Su un altro pianeta?”
“Si”.
“Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?”39
“No”.
“Questo mi interessa. E delle galline?”
“No”.
“Non c’è niente di perfetto”, sospirò la volpe. Ma la volpe ritornò alla sua idea:
“La mia vita è monotona. Io dò la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio perciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…”
La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe:
“Per favore… addomesticami”, disse.
“Volentieri”, disse il piccolo principe, “ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose”.41
“Non si conoscono che le cose che si addomesticano”, disse la volpe. “Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!”
“Che cosa bisogna fare?” domandò il piccolo principe.
“Bisogna essere molto pazienti”, rispose la volpe. “In principio tu ti siederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino…”
Il piccolo principe ritornò l’indomani.
“Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora”, disse la volpe.
“Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti”.
“Che cos’è un rito?” disse il piccolo principe.
“Anche questa è una cosa da tempo dimenticata”, disse la volpe. “È quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore. C’è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì èun giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza”.
Così il piccolo principe addomesticò la volpe.
E quando l’ora della partenza fu vicina:
“Ah!” disse la volpe, “… piangerò’”.
“La colpa è tua”, disse il piccolo principe, “io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…”
“È vero”, disse la volpe.
“Ma piangerai!” disse il piccolo principe.
“È certo”, disse la volpe.
“Ma allora che ci guadagni?”
“Ci guadagno”, disse la volpe, “il colore del grano”.37
Poi soggiunse:
“Va’ a rivedere le rose. Capirai che la tua èunica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalerò un segreto”.
Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.
“Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente”, disse. “Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico ed ora è per me unica al mondo”.
E le rose erano a disagio.
“Voi siete belle, ma siete vuote”, disse ancora. “Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparata col paravento. Perché su di lei ho uccisi i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa”.7a
E ritornoò dalla volpe.
“Addio”, disse.
“Addio”, disse la volpe. “Ecco il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.
“L’essenziale è invisibile agli occhi”, ripeté il piccolo principe, per ricordarselo.
“È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”.
“È il tempo che ho perduto per la mia rosa…” sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
“Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…”
“Io sono responsabile della mia rosa…” ripeté il piccolo principe per ricordarselo.
The greatest meditation is a mind that lets go

rumpete libros utnam vostra corda rumpatur

tignolino

Giovane Amico

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Date of registration: Sep 18th 2009

Location: verbania vb

Occupation: commerciante.

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7

Monday, August 13th 2012, 7:09pm

questo passaggio del piccolo principe e' smpere commovente-

mi fa riflettere su un altra cosa pero' :

diciamo che oggi si sono persi tutti i valori che no esiste piu' l amiciazai-

saint exuperi scriveva questao libro negli anni 30 senon sbaglio -

ma laa speraznaza e' l ultima morire almeno per me

8

Friday, September 26th 2014, 8:03pm

In questo thread vorrei che parlassimo di quel fattore X che fa in modo che una conoscenza diventi amicizia. Quel qualcosa che fa in modo che non sia solo A a cercare B ma anche B a cercare A. In altre parole se A telefona a B cosa fa in modo che anche B di suo telefoni ad A? Cosa fa nascere un'amicizia anzi un contraccambio nella richiesta di amicizia di una persona? Questo fattore misterioso fa in modo che molte persone come me siano sole, nonostante conoscano delle persone e che riescano ad approcciare con persone nuove. Secondo voi cosa fa nascere questo fattore? Cosa riesce a far nascere un interesse negli altri a parlare e stare vicini a voi stessi? :hmm: :hmm:
Senza voler nulla togliere a tutti i tread letti qua e là nel forum, questo è il migliore in assoluto! E, tra l'altro, il più grande mistero che ancora non riesco a decifrare.
Hai detto giusto, in molti siamo soli, nonostante non ci chiudiamo in casa e, anche se pochissime, abbiamo occasioni di conoscenza.
C'è un qualcosa... tanto che io inizio a definirmi mostro. C'è un qualcosa che impedisce di considerarmi amica dopo però che sono stata considerata come probabile amica e quindi che ho avuto comunque un approccio (anche se virtuale).

Chi riesce a risolvere questo mistero credo che avrà la mia ammirazione eterna!
Si può guardare il pezzo di un puzzle per tre giorni di seguito credendo di sapere tutto della sua configurazione e del suo colore, senza aver fatto il minimo passo avanti: conta solo la possibilità di collegare quel pezzo ad altri pezzi. (Georges Perec)

sbop

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Activitypoints: 145

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9

Sunday, September 28th 2014, 6:50pm

In questo thread vorrei che parlassimo di quel fattore X che fa in modo che una conoscenza diventi amicizia. Quel qualcosa che fa in modo che non sia solo A a cercare B ma anche B a cercare A. In altre parole se A telefona a B cosa fa in modo che anche B di suo telefoni ad A? Cosa fa nascere un'amicizia anzi un contraccambio nella richiesta di amicizia di una persona? Questo fattore misterioso fa in modo che molte persone come me siano sole, nonostante conoscano delle persone e che riescano ad approcciare con persone nuove. Secondo voi cosa fa nascere questo fattore? Cosa riesce a far nascere un interesse negli altri a parlare e stare vicini a voi stessi? :hmm: :hmm:
Già, questo misterioso fattore x distrugge la vita di molti noi :minigun: . Proviamo a stringere amicizie, a fare conoscenze, ma mai una volta che qualcuno ci contatti per raccontarci qualcosa, per confidarsi...Sai cosa penso, che il problema e che agli altri non fa piacere parlare con noi, oppure ci considerano estranei perché per creare un'amicizia forte il primo passo e iniziare a confidare le nostre cose, i nostri problemi, scherzare, parlare a tu per tu e molto spesso noi agli altri non abbiamo nulla da raccontare, cosicché gli altri non hanno nulla da raccontare a noi. E come un circolo vizioso, non avendo nessuno che ci contatti, non facciamo nuove esperienze che possiamo raccontare agli altri e via dicendo xD. Comunque a parte lo scherzo credo che il punto sia che perché gli altri ci contattino devono davvero stare bene con noi, al punto da essere loro a volerlo e ahime non basta scambiare 4 chiacchere, e fare nuove conoscenze per stare bene con qualcuno! Bisogna essere simpatici, carismatici...Tutte doti che io non avrò mai :S

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