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gloriasinegloria

Amico Inseparabile

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16

Friday, November 15th 2019, 2:04pm

ci sono persone che avvertono un distacco dai genitori e se ci sono fratelli e sorelle , ma comunque la ritengo una materia particolare, che non ha a che fare così direttamente con la solitudine. O comunque segue regole diverse.


Premesso che sono molto d'accordo con Arianna nell'ultimo intervento, scusa Bonus ma...se quello che proponi è un gioco di società (di tua creazione) di cui intendi proporre le regole...faccele almeno sapè...

Perchè anche a me sembra che parlare di "solitudine" escludendo la famiglia...sia come farsi una canna, atteso che la madre di tutte le solitudini sia impersonata molto più che spesso...esattamente da una famiglia che non è stata capace di essere "compagna", tanto quanto lascia incolmabili vuoti nei casi in cui, invece e per fortuna, lo fu, ma...non c'è più ................

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17

Friday, November 15th 2019, 3:26pm



Ciao,

io sono fondamentalmente solo e privo di rapporti umani. Come sono arrivato a questa situazione? Fondamentalmente l'ho voluto io. Intendiamoci, non ho deliberata voglia di stare solo. Tuttavia alcune vicissitudini mi hanno convinto del fatto che non riesco ad avere un rapporto vero e autentico con altre persone, e quindi è sostanzialmente preferibile isolarmi.
Come vivo? È facile. Vado al lavoro (che tutto sommato mi evita l'essere del tutto fuori dalla società, anche se non fornisce legami affettivi), mi dedico ai miei interessi (lettura, musica classica etc etc) e se ho voglia di fare qualche viaggio o qualche esperienza la faccio con tutta calma da solo (spesso molte esperienze sono più gradevoli quando si sta da soli). Insomma, tutto sommato non è poi così disastroso come potrebbe sembrare. Soprattutto, da quando sono completamente isolato mi sento molto più sereno. I dubbi angoscianti sul fatto di essere o meno in rapporti autentici con altre persone hanno lasciato il posto alla tranquilla consapevolezza di essere soli.

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In un'altra occasione ne avevamo parlato e per quella che è la mia prospettiva (inteso, non posso capire il tuo vissuto e le tue scelte ma solo proiettarle) un po' mi dispiace, perché secondo me sei un ragazzo con molti contenuti.

Comunque senza giudizio, e partendo da questa condivisione di Solitario che è piena di "esperienza diretta" da poter "sfruttarare" (passatemi il ternine) per fare una riflessione (ovviamente generale) e ampia sulla solitudine.

Innanzitutto, per quello che ho "imparato" in questi anni bazzicando psicologia è che molte scelte, praticamente "tutte" quelle della nostra vita piu' o meno importanti, anche quella di voler rimanere in solitudine in questo caso, sono prese "con una parte di noi stessi" e non con "l'unanimità del nostro essere" ... E' difficile da esemplificare perché bisognerebbe spiegare che la nostra struttura prevede per natura questa scissione. Tuttavia risultato finale è che ogni scelta, è presa a piu "voci" interiori. Banalmente quel che si dice "Sai, un parte di me vorrebbe questo, pero', poi non so se è quel che voglio".

Perché faccio questo appunto, perché piu' che mai questo andrebbe considerato nelle scelte "estreme" di vita. Possibilmente così facendo si sta dando "voce" a una parte di se stessi che per "difesa" ha scelto di proteggersi in questo modo, ottenendo anche benessere. Ma non è l'unica parte nel coro. Esistono piu' parti che invece desiderano del contatto sociale e sono "aperte" a riceverlo.

Difesa e percezione sono altre modalità su cui riflettere. La difesa è un meccanismo di sopravvivenza per non soffrire e per non rivivere un "disagio", ma, è pur sempre condizionata dalla percezione della realtà. Non sempre i disagi (come puo' essere il sentirsi in dissonanza nei contesti sociali) sono "oggettivamente reali", ma piu' che altro sono una realtà "interna" proiettata all'esterno. Diverse persone alle stesse condizioni, reagiscono in modo opposto. Questa è la prova piu' banale che, al di là dell'ambiente è il proprio "interno/interiore" a dirottarci.

Inserirei anche il meccanismo molto subdolo in cui agisce l'evitamento.
La solitudine ad un certo punto diventa una dimensione "rassicurante", e qui, di fronte una persona che dichiara " adesso io sto bene così", credo che chiunque desisterebbe da insistere sul cambiare, cercare di "uscirne", cercare "soluzioni". Pero' c'è da dire chesi tratta di una forma di evitamento dal proprio disagio. E cio' che si evita, per definizione: non si risolve. Anzi, si amplifica.

Poi una persona puo' anche "scegliere" di vivere in solitudine, non è detto che questa sia una scelta "contaminata" per forza di cose da fattori di difesa, percezione, evitamento. Pero' è così quando si puo' -a scelta- anche uscire dalla solitudine e rimettersi in contatto con gli altri senza provare "preoccupazione". Quella è una libera scelta.

Se l'essere umano fosse per sua esistenza ineluttabilmente "solo", oggi non staremmo qui (in gruppo) a parlarne, ad influenzarci l'uno con l'altro, o "cercare" banalmente di capire.

Non so se avete mai avuto una tartaruga d'acqua. A me, molti anni fa, purtroppo ne affidarono una perché una persona non poteva piu' tenerla. Non sapevo niente di tartarughe, e una delle prime cose che ho imparato per cercare di farla vivere in un habitat ideale è stato scoprire che sono animali "solitari". Nel senso che se nella vaschetta metti un'altra tartaruga, non cambia niente.

Detto cio', allora non è la solitudine il "problema", ma forse, il problema sta ad un altro livello, altrimenti la questione non sarebbe neanche la denuncia di moltissimi.

Puo' essere quel perenne giudizio che avvenela l'aria a scoraggiare le persone, a farle sentire inadeguate e ciasciuno giustamente- cerca una "soluzione". Oppure puo' anche essere che, la vita moderna, di per sé fornisce un materasso morbido su cui vivere senza il bisogno di instaurare contatti profondi con gli altri, e la lista è potenzialmente infinita.

Detto questo, la vita è un cammino, un viaggio ... mai giudicare, additare, chi lo sta percorrendo per scelta diretta o indiretta (ma pur sempre scelta) in "solitaria", io credo che pero' esistano delle alternative ...

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Mareaovest

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18

Friday, November 15th 2019, 5:28pm

salve

Secondo me, con gli assunti di partenza che poni, non esiste alcuna soluzione soddisfacente possibile, se non quella di continuare a vivere la condizione che già si vive, quindi resti nella cella in isolamento.
Io credo che il tuo errore di fondo stia già nell'aver posto questa ipotesi. È come dire: "non sono in grado di uscire, non sono capace di cambiare, la rassegnazione è l'unica soluzione possibile...io mi arrendo da ora e per sempre perché il futuro non è ciò che è da venire, ma il passato ricorrente e permanente".
Così accetti, riconfermi e rinforzi le tue credenze disfunzionali. Mi chiedo, e ti domando: "ma ti conviene?"

arianna73

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19

Friday, November 15th 2019, 6:35pm


Innanzitutto, per quello che ho "imparato" in questi anni bazzicando psicologia è che molte scelte, praticamente "tutte" quelle della nostra vita piu' o meno importanti, anche quella di voler rimanere in solitudine in questo caso, sono prese "con una parte di noi stessi" e non con "l'unanimità del nostro essere" ... E' difficile da esemplificare perché bisognerebbe spiegare che la nostra struttura prevede per natura questa scissione. Tuttavia risultato finale è che ogni scelta, è presa a piu "voci" interiori. Banalmente quel che si dice "Sai, un parte di me vorrebbe questo, pero', poi non so se è quel che voglio".



C'è riuscito Tabucchi secondo me, con "la confederazione di anime" in ciascuno di noi - in "Sostiene Pereira" :)



Quoted

la vita è un cammino, un viaggio ... mai giudicare, additare, chi lo sta percorrendo per scelta diretta o indiretta (ma pur sempre scelta) in "solitaria", io credo che pero' esistano delle alternative ..


la categoria di "scelta" è ardua.
se noi la vediamo dall'esterno, non è detto che chi vive in prima persona la situazione la viva come una scelta.
alcune solitudini sono proprio imposte, e risalire la china è la scelta.
che però può sembrare impossibile a chi è prostrato dalla disperazione.
oppure certi isolamenti , certe scelte estreme - penso a chi decide di vivere per strada dopo che determinate situazioni lo hanno portato in rotta con i propri affetti più cari , ad esempio - sono davvero vissuti come senza alternative.

non credo poi che la vita moderna sia così "confortevole" per le persone sole....anzi, direi che l'alienazione è a portata di mano... (per chi appunto non la vive come una scelta propria , o neanche come una decisione in qualche modo "mi metto l'anima in pace e sopravvivo meglio anche se non benissimo)

20

Friday, November 15th 2019, 7:12pm

C'è riuscito Tabucchi secondo me, con "la confederazione di anime" in ciascuno di noi - in "Sostiene Pereira"
Sai che non conosco ? :D
Se capita, mi ricordero' di questo titolo :hmm:

Spesso letteratura e psicologia parlano la stessa lingua. Solo una una è piu' "tecnica" dell'altra.

la categoria di "scelta" è ardua.
se noi la vediamo dall'esterno, non è detto che chi vive in prima persona la situazione la viva come una scelta.
alcune solitudini sono proprio imposte, e risalire la china è la scelta.

Sì esistono solitudini determinate da oggettive condizioni ambientali sfavorevoli: Pensiamo ai paesi in guerra dove ogni famiglia viene sterminata, ecc.

Anche qui, il confine fra realtà di fatto e percezione personale si assottiglia.

Ci sono persone che si sentono o definiscono "sole", ma hanno un certo "range di manovra" relazionale attorno ad esse. Un esempio puo' essere avere una famiglia di "base" e non considerarla come relazione. Oppure, avere una famiglia ma per "X,y" motivi, magari non gravissimi non mantenere piu' contatti ...

Insomma la realtà puo' avere un certo "grado" oggettivo di avversità, e come dici tu, la scelta sta nel "risalire la china".
Pero' la percezione, si sa, distorce e anche le condizioni potenzialmente favorevoli, vengono vissute come estreme.

non credo poi che la vita moderna sia così "confortevole" per le persone sole....anzi, direi che l'alienazione è a portata di mano... (per chi appunto non la vive come una scelta propria , o neanche come una decisione in qualche modo "mi metto l'anima in pace e sopravvivo meglio anche se non benissimo)
E' quello che volevo dire :)

Solitudine è un termine che include molte variabili, casi, e situazioni piu' oggettive e imposte dal contesto/ambiente.
L'alienazione spesso viene scambiata per solitudine e forse sono due cose diverse, l'isolamento ha un "margine" di problem solving. Ovvero: Magari non vedo "soluzioni", mi percepisco solo, pero' "cambiando questo e quello", c'è una certa possibilità di uscita dal problema.

Infatti per confortevole non pensavo al fatto che la vita moderna ti risolva la solitudine addolcendola, ma che incentivi l'alienazione credo di sì: Un esempio banale è la comunicazione virtuale.


La possibilità di essere "iper-connessi" sta cambiando la società e ormai non è piu' una "sensazione" di pochi o una frase fatta, è un dato statistico per di piu' preoccupante.

Bonus

Giovane Amico

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21

Sunday, November 17th 2019, 10:08pm

Uao quanta roba!

Beh, allora, riguardo la famiglia forse è una “leggerezza” mia (che credo molti farebbero nella mia posizione)…
Mi spiego meglio, come vi ho detto dal mio punto di vista ho due genitori eccezionali, che si sono sempre preoccupati per me, anche scontrandosi con me (come devono fare tutti i veri genitori).
Con loro io ad esempio ho un dialogo di un certo tipo, libero dalle difficoltà che si hanno con l’esterno.
la famiglia in questo caso funge un po’da campo base.
Non ho fratelli (e questo credo giochi un bel ruolo, perché un fratello o una sorella sono tuoi “simili”, i genitori bene o male stanno su un piano diverso).
Ho zii e cugini, e quando ero piccolo era tutto una grossa macchina come diceva Arianna73, ma purtroppo la geografia e alcune complicatezze hanno fatto sì che dall’adolescenza i rapporti sono diradati. Sempre uniti, ma non c’era più quel coinvolgimento in faccende quotidiane di un tempo (che in effetti mi manca, e quando ero bambino infatti, pur non avendo amici, non percepivo particolari forme di solitudine).
Quindi in un certo senso, pur vivendo da solo, bene o male parlo con i miei, e spesso mi sembra che la mia famiglia sia un po' il campo base su un pianeta alieno.
Però capisco che per altri non sia così.
Abbiamo persone come arianna73 in cui la famiglia è un mondo (quindi che evita la solitudine), e persone con rapporti difficili con la famiglia, che percepiscono i genitori come qualsiasi rapporto esterno (quindi con una grossa solitudine).
Io dal mio punto di vista ho il campo base, quindi, sebbene non mi senta “familiarmente” solo, imbraccio il mio fucile laser e vado nelle lande desolate a caccia di alieni.

Juniz.
La questione delle voci direi che è alla base di tutti i disagi e conflitti di solitudine.
io alle “isole felici” credo poco, come non credo ai “single per scelta”.
Abbiamo le palle? Siamo fatti per trombare, la biologia non mente.
La nostra mente è costruita per incastrarsi con altre menti in vari tipi di rapporti.
Quindi eremitaggi e isolamenti costituiscono sempre un gioco di desideri e fughe.

La vita moderna ha certamente un peso in questa equazione.
Di base ad esempio credo che ci abbia permesso anche delle “vie vigliacche” come questo forum.
Probabilmente negli anni 80, il desiderio di condividere i tormenti ci avrebbe spinto a fare qualcosa per uscire dagli eremitaggi, o forse a buttarci da un ponte! Magari no…
Però molti dei problemi di cui parliamo qua o ci avrebbero stroncato per bene o ci avrebbero spinto a condividerli nel mondo reale con qualcuno…Insomma, ad agire.
Qui spesso ci crogioliamo un po’nei problemi.

Cioè, il forum è un ottimo strumento di condivisione, certamente, soprattutto per via dell’anonimato, che permette libertà. Ma a volte ci illudiamo che condividere un pensiero risolva un problema e ci adagiamo nel torpore momentaneo della cosa.
Ovviamente mi metto anche io nel mucchio eh!

Ora, non che avessi in mente un set di regole precise per questo gioco di immaginazione, ma in realtà direi che ha provocato un sacco di opinioni diverse.
Perché da una provocazione sui consigli mi sembra che fra tutti stiate dando degli spaccati molto diversi di solitudine.

arianna73

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22

Monday, November 18th 2019, 1:39pm




Ora, non che avessi in mente un set di regole precise per questo gioco di immaginazione, ma in realtà direi che ha provocato un sacco di opinioni diverse.
Perché da una provocazione sui consigli mi sembra che fra tutti stiate dando degli spaccati molto diversi di solitudine.


...com'è naturale che sia :)
la solitudine è un connotato ineliminabile della condizione umana, ma viene in infiniti modi quanti sono le storie di ciascuno.

sui tempi moderni...allora, per questi tempi sono state coniate molte definizioni ed espressioni "Solitudine di massa" è una delle più azzeccate, coi social che provano a mettere una pezza agli sgretolamenti di altre dimensioni comunitarie (religione, famiglia , politica, categorie professionali, etnie etc)
anche il sovranismo - MA PER CARITA' NON FACCIAMO OT POLITICI :P - per molti è un "rifugio" - risposta alla mancanza di appartenenza.

con ciò però , penso che ci siano anche appunto tratti ineliminabili coi quali "l 'how to" , o lo scendere a patti, sia praticamente una tappa ineludibile di ogni vita.

per esempio, io la mia famiglia-mondo (mondo in sé e soprattutto che "lanciava" verso il mondo intero) l'ho persa, la malattia ha accorciato pure i tempi che potevo ritenere più "fisiologici".
andando avanti gli scenari e le prospettive si modificano, altrettanto fisiologicamente e inevitabilmente.

ultima nota sul "single per scelta": una cosa tipica dei tempi moderni è associare la singletudine alla solitudine visto che è rimasta solo la coppia nella mentalità comune a "tappare tutti i buchi" di tutto quello che dicevamo sopra si è sgretolato.
ma la coppia non regge quasi mai queste aspettative enormi.
nella coppia spesso si tromba poco o niente, ed esiste anche la definizione "solitudine di coppia" per descrivere il segreto di pulcinella speculare al "meglio soli che male accompagnati".

essere single d'altra parte, che sia una "scelta" (e non saprei , anche io penso che per molti sia semplicemente un'insieme di circostanze volute e non) , non vuol dire automaticamente essere soli.
tantomeno non trombare (anzi ... :rolleyes: mi pare di ricordare che in effetti possono essere fasi di enorme abbondanza in quest'ambito...)

per me come dicevo all'inizio onestamente l'assenza di un partner stabile non è ciò che mi fa sentire sola e di cui sento davvero la mancanza per i miei vuoti...che riguardano un altro tipo di affettività , vuoti che riempiono meglio alcuni amici e qualche parente superstite, occasionalmente...


EDIT: juniz, è normale che tu non conosca, "Sostiene Pereira" è stato un grandissimo successo di quando eri probabilmente alle elementari al massimo :D è un bel libro di Antonio Tabucchi e se ti capitasse te lo consiglio di cuore :) be è stato tratto anche un bel film non all'altezza del libro ma comunque degno , con Marcello Mastroianni ,Stefano Dionisi e Daniel Auteil perfettamente in parte (e perfino Nicoletta Braschi, è più affrontabile di quando recita col marito :) )

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fran235

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23

Tuesday, November 19th 2019, 7:21am

Per i giovani mi associo ad Arianna...leggete e vedete il film "sostiene Pereira". Per quanto riguarda il tema generale credo che l'essere umano viva una spaccatura. Tendenzialmente è essenzialmente solo, ma, al netto delle personalità veramente solitarie, soffre la solitudine. La pena maggiore in carcere è appunto la cella di isolamento. Un motivo ci sarà.
Si è parlato di elementi aggreganti che possono essere i più svariati. Famiglia, religione, politica etc. Si sono elementi che consentono o consentivano all'uomo di confortare questa solitudine di fondo.
Questi elementi aggreganti non sono però più funzionali al neocapitalismo e in questo caso si mitigano gli effetti di questa solitudine di massa con cose come i social. Questi ultimi secondo me non causa del male, ma al più metadone esistenziale.
Mi si accuserà di buttare sempre tutto in politica, ma guardate cosa diceva qualcuno già 40 anni fa

https://youtu.be/TjLjJsBYU3s
Allontana da me questo calice.....

luca63

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Sunday, November 24th 2019, 6:49pm

Essere soli o sentirsi soli?

Essere oggettivamente soli - cosa rara - e non sentirsi soli non è poi così grave...

Sentirsi soli quando si ha comunque qualcuno con cui fare due chiacchiere, magari i genitori, o addirittura un partner... è molto più comune!

Perché accade? A me sta succedendo, e mi dò due risposte diverse:

1) struttura da dipendente affettivo: se non c'è una relazione di riferimento (amico del cuore, partner) sembra di non valere nulla;
2) perchè si vorrebbe qualcuno (amico del cuore, partner) che ti capisca davvero, che ti conosca in tutto quello che hai passato, nei tuoi desideri più profondi e nei tuoi non detti...

Poi si fa l'esperienza che il partner anche dopo anni potrebbe non capirti, e che non evita di fare quella piccola cosa che ti dà tanto fastidio, e rinunci a provare di farglielo capire...
Si fa l'esperienza che hai un lavoro molto particolare, che sei trasversale a qualunque ambiente sia sociale che culturale, che i tuoi amici sono quasi tutte amiche, ed etero, hanno figli e altre storie, e riguardo a chi potrebbe condividere le tue difficoltà - altri gay - ti rendi conto che non comprendi le chat, e che comunque a 57 anni il testosterone non è più una spinta incontenibile per conoscere il prossimo, e che frequenti solo coppie gay felici e rodate, quando da poco la tua non ha retto all'usura degli anni...

Insomma, ti senti solo e non puoi dare la colpa a nessuno.

E allora che fare?

Niente.

Da buon pesci sopportare eroicamente il dolore del mondo, e anche se ti sembra che gli altri siano occupati a postare foto di pizze (appunto, FB non è una vetrina adatta per i disagiati) probabilmente anche loro nascondono una sofferenza simile ( :prrr: lo so, spesso non ci credi neanche tu!)

Ti dici che per superare una condizione occorre prima di tutto accettarla.

Che ne uscirai rafforzato.

Ti convinci che solo sopportando la solitudine potrai costruire un nuovo rapporto sano.

E allora vai in piscina (dove nessuno ti assomiglia), fai qualche passeggiata (cercando di scambiare qualche parola con chiunque, cosa che lascia il tempo che trova), prendi il caffé dalla vicina 80enne, ti occupi dei genitori... ma il senso di solitudine (che sia "da solo non valgo" oppure "nessuno mi capisce") rimane lì inossidabile.

Forse è solo incapacità di prendere la vita alla leggera.

Forse è una genetica incapacità a ridere.

Forse è un'ansia ereditata dagli antenati o da vite precedenti, chissà.

Non importa. Devi conviverci.

E' dura. Occorre accettarla, senza mai perdere la speranza che le cose possano cambiare, anche quando sembra di affondare dentro una palude.


Ti ho risposto, Bonus?

https://youtu.be/4ZucVBLjA9Q

Fran, ovviamente su PPP sfondi una porta aperta. In questo altro video si "vede" la solitudine di chi è o si sente in qualche modo diverso, secondo la massima che "la solitudine non sta nel non poter comunicare, ma nel non poter essere capiti..." inutile che ti dica quanto mi turba....
l'indipendenza, che è la mia forza, implica la solitudine, che è la mia debolezza. PPP

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Bonus

Giovane Amico

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Sunday, November 24th 2019, 11:13pm

Luca, direi che mi hai dato una visione più che approfondita!

Del lato social, e della gente che posta pizze bisogna stare attenti. Facebook ha un inganno di fondo, e sono le "meravigliose vite degli altri".
Guardi quelle belle coppie, quelle feste divertentissime, quei paesaggi mozzafiato...Uao! Che vita meravigliosa ha la gente! E così ho provato a fare un giochino.
Ho preso il mio profilo, di per sé molto scarno, dato che ormai non posto più niente su Facebook, se non per lavoro (e quindi parliamo per la maggior parte di foto di alti in cui sono taggato) ed ho visto che io ho molte foto di "vita perfetta". Per fare un paragone ho preso il profilo di un ragazzo che conosco di nome, ma non di persona, ed ho provato a fare un parallelismo.
Ho preso delle foto in contesti simili, feste, spiagge, abbracci romantici, ed ho provato a ricordare quando sono state fatte le mie, e ti giuro, di ogni foto è venuta fuori una cagata.
Lì avevo la diarrea, ero sotto dissenten.
Toh, la stronza della mia ex, se l'avessi saputo prima che iena diventava...
Ma come cazzo mi vestivo!
Quel sabato sera sicuramente era all'anticamera di una domenica di studio per l'interrogazione di latino di lunedì, col cazzo che rifarei le superiori, che ansia.
Lì il mio cane era già malato di Leishmaniosi.
A quella festa mi sono rotto il cazzo per una serata, mi hanno obbligato ad andarci, io volevo restare a giocare a D&D.
Guarda che buzzetta, sorridevo, ma era prima che dimagrissi, e il mio fisico mi tormentava ogni estate...

Potrei andare avanti per ore sfasciando le mie foto, e sono tutte simili a quelle meravigliose di quest'altro ragazzo.

Per cui togliamoci la testa di essere unici.
Soprattutto liberiamoci dall'inganno dei social.

Pivaldo

Passato attraverso parecchie tempeste, navigo ancora. Ma ho scoperto che non sopporto i cretini, vecchi o giovani che siano.

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Monday, November 25th 2019, 12:21am

Siete nella vostra piccola cella di Alkatraz con un bell'ergastolo.
Non c'è corte di appello, non ci sono tunnel da scavare.
Siete lì, avete accettato la vostra condizione e dovete organizzare la vostra cella/vita.
Sto parlando di tutto, come affrontate le questioni, quali passatempi fareste, che orari fareste, che modo di pensare adottereste.



Non mi riesce di ragionare in questi termini sulla SOLITUDINE, che pure è un argomento molto interessante.

Dei tanti tipi di solitudine che sono stati definiti, questo mi pare particolarmente innaturale.
Stare in una cella permanentemente non è mai una condizione accettabile.
Accettare i termini proposti per il dibattito è un esercizio immaginario sul quale non mi riesce di ragionare.

Anche un eremita non si riduce a vivere in una cella.
Un ergastolano subisce la condizione di prevalente isolamento dalla società e riesce a vivere alimentandosi di sprazzi di socializzazione all'interno del carcere.
Non c'è mai accettazione di una solitudine (non assoluta) che viene imposta.
La consapevolezza della imposizione di una simile punizione ti costringe ad organizzarti.
Ma è un altro fenomeno, che è fuori argomento.

Proverò a proporre in altro post una riflessione sulla solitudine come condizione "naturale", non artificiale esperimento.

P.
(----------------;)---------------)
Hold fast to dreams / For if dreams die /Life is a broken-winged bird / That cannot fly.
Hold fast to dreams / For when dreams go / Life is a barren field / Frozen with snow
(Dreams, Langston Hughes)

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