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sunohara

Nuovo Utente

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1

Saturday, May 18th 2019, 4:54pm

Chiedo consiglio

Sono un ragazzo di 21 anni, scrivo questo post perché vorrei sentire il parere di qualcuno che vive o ha vissuto una situazione simile alla mia: da circa due mesi vado settimanalmente da uno psicoterapeuta, il quale mi ha diagnosticato il disturbo evitante di personalità, sintomi depressivi e ansiosi. Non sono convinto del percorso di psicoterapia iniziato: sembra che non serva a nulla (lo psicoterapeuta e di orientamento psicodinamico), pensavo che mi si desse degli strumenti per gestire le emozioni e i pensieri negativi automatici, che mi si facesse notare automatismi e convinzioni che non sono riuscito, mediante autoanalisi, a portare a galla e invece niente. Le cose che mi sono state dette sino a questo momento, le avevo già capite da me: ciò che voglio -e questo desiderio l'ho manifestato anche allo psicoterapeuta, il quale ha eluso la domanda cambiando discorso- sono delle "tecniche" per gestire i pensieri automatici e le emozioni causate da essi dovute alle convinzioni inconscie. Ho avuto una vita abbastanza difficile -a detta dello stesso psicoterapeuta- e da ormai 5 anni non esco più, salvo stare poche ore il sabato con degli amici d'infanzia messi come me. Non penso più, ormai, al mio passato ma le esperienze negative continuano ancora oggi, inevitabilmente, ad influenzarmi sottoforma di convinzioni subconscie e di questo non ci posso fare nulla. Lui mi ha detto che devo espormi e rifarmi una vita sociale, ma io non ho la minima idea di come fare. Sento che prima, appunto, mi servirebbero delle "tecniche" come quelle prime citate, ma va be sono disposto a provarci anche così un po' all'arma bianca: magari queste "tecniche" potrei impararle da solo con l'esperienza. Vorrei dei consigli da parte vostra, anzi, da chi è riuscito a rifarsi una vita sociale da zero, o che ha conosciuto gente (anche di questo forum) che ce l'ha fatta: cosa posso escogitarmi? All'università parlo sempre con colleghi e colleghe ma ognuno di loro ha la propria vita sociale e nessuno mi ha mai invitato ad uscire: al di fuori dell'università, per loro, non esisto. Io non me la sento di organizzarci un'uscita poiché, essendo tanti anni senza vita sociale, fare da "organizzatore" diciamo da "responsabile" dell'uscita mi farebbe sentire troppo sotto pressione e rischierei di tornare a casa con la coda tra le gambe vanificando tutto il lavoro su di me -per acquistare fiducia e aprirmi- fatto sino a questo momento. Ho degli interessi non da persona "normale": studio da autodidatta, videogiochi e anime; non seguo il calcio, non seguo la moto, non seguo la f1, non sono sui social, mi piace viaggiare solo se si tratta di viaggi culturali, non mi piace andare in discoteca, pub e similari. So che trovare delle persone perfettamente confacenti a me è pressoché impossibile, tuttavia il bisogno d'appartenenza, di legami intimi è presente in me come in qualsiasi altro essere umano e, per questo, sono disposto a scendere a compromessi.
In ogni caso, c'è qualcuno che si è ritrovato completamente da solo ed è riuscito a crearsi una vita sociale dal nulla? Se sì le vostre testimonianze sarebbero oro colato per me.

silverwing

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Saturday, May 18th 2019, 6:52pm

Sono un ragazzo di 21 anni, scrivo questo post perché vorrei sentire il parere di qualcuno che vive o ha vissuto una situazione simile alla mia: da circa due mesi vado settimanalmente da uno psicoterapeuta, il quale mi ha diagnosticato il disturbo evitante di personalità, sintomi depressivi e ansiosi. Non sono convinto del percorso di psicoterapia iniziato: sembra che non serva a nulla (lo psicoterapeuta e di orientamento psicodinamico), pensavo che mi si desse degli strumenti per gestire le emozioni e i pensieri negativi automatici, che mi si facesse notare automatismi e convinzioni che non sono riuscito, mediante autoanalisi, a portare a galla e invece niente.



Le 20017, per un disturbo generalizzato d'ansia (diagnosi pischiatrica) ho fatto circa 10 mesi di terapia psicodinamica breve, affiancata per i primi 6 mesi da paroxetina.
Dopo circa 6-7 mesi di terapia non so cosa mi sia successo ma è scattato in me qualcosa che mi ha fatto gestire molto meglio l'ansia, buttarmi fuori.
Poi anni dopo ho scoperto che in realtà c'era dell'altro su cui lavorare e che non ho fatto per non proseguire privatamente (ero col SSN), causa scatenante la crisi coniugale: depressione, disturbo dipendente di personalità per i quali sono ancora in terapia seppur con approcci differenti che faticano a funzionare (TCC, EMDR).
Però quei mesi di terapia psicodinamica breve fuorono utilissimi almeno per liberarmi dai sintomi psicosomatici a livello gastrico e a far scomparire per un po' di anni le crisi d'ansia.

Prova a tenere duro ancora un po'... poi rivaluta con lo specialista se l'approccio terapeutico possa essere ancora valido, sei sempre in tempo a cambiarlo con un altro che ne segua uno differente.
Dalle tue parti non ci sono centri culturali, se ti piace leggere gruppi di lettura o similari o altri gruppi che organizzano viaggi culturali (so che l'ultima opzione è più facile da trovare per gli anziani...)?
ciao

silverwing

Laying with lions to hide my grief
From the beast that never sleeps
Our tired hearts tear us apart
Searching for the key
Reap what we sow

(Converge)

arianna73

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Sunday, May 19th 2019, 1:25pm

Ciao, ricostruire una vita sociale da zero è sempre un po' complicato. Nella tua situazione però ci sono punti a favore: l'età è quella nella quale rompere il ghiaccio è relativamente più facile, sei all'università e quindi anche se al momento non riesci a inserirti in qualche gruppo preciso hai comunque occasioni di contatto, sei disposto a scendere a qualche compromesso.
Al tuo psicoterapeuta fai presente i tuoi dubbi sul "come". Che lui ti dia il consiglio di esporti e di intrecciare relazioni umane è ok, ma vai da lui proprio per avere un sostegno nelle tue difficoltà: riaffronta la questione. Può darsi che le tecniche che cercheresti tu non sono ancora appropriate alla fase della terapia in cui ti trovi, nella valutazione del tuo terapeuta: ma anche senza vere e proprie tecniche affrontare la questione del "tutto bellissimo dottore, ma che cosa posso fare in concreto?" è una domanda diretta pienamente legittima.

All'università hai la possibilità di inserirti in progetti, seminari, gruppi di studio (che sono spesso anche gruppi whatsapp)? Spesso i gruppi si creano o ci si inserisce così. Ci possono anche essere iniziative culturali di vario genere legate alle materie di studio (però non so se sei in una facoltà che organizza o meno, vedo che nelle facoltà umanistiche molti tuoi coetanei che conosco sono molto coinvolti in varie cose).
Altri spazi di conoscenza possono essere offerti dal volontariato, che può riguardare benissimo la cultura (salvaguardia di spazi, monumenti, organizzazione di eventi etc). O se hai qualche interesse nella solidarietà (tutela dell'ambiente, degli animali, persone svantaggiate su vari fronti)

La cosa più utile è la pazienza , non avere aspettative immediate e grandiose, e perseverare guardandosi attorno con attenzione. Meglio di tutto cercare qualcosa che ti interessa anche se non dovesse portarti ad avere immediate nuove conoscenze stabili.Se ci si approccia ad un'iniziativa solo aspettandosi ansiosamente che "funzioni" la cosa più probabile è che non funzioni affatto perché siamo i primi noi stessi ad avere una specie di ansia e tensione che respinge anche inconsciamente gli altri.

Santacruz

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Sunday, May 19th 2019, 10:23pm

, salvo stare poche ore il sabato con degli amici d'infanzia messi come me.

Ecco un pensiero disfunzionale. Messi come te intendi che sarebbero delle persone socialmente poco realizzate?
Per me gli amici di infanzia valgono come l'oro, e avere la possibilità di poterle vederli ogni sabato è una grande fortuna.
Il fatto che tu dia una connotazione negativa alla cosa è segno che c'è un pensiero ossessivo e disfunzionale di mezzo.

sono delle "tecniche" per gestire i pensieri automatici e le emozioni causate da essi dovute alle convinzioni inconscie.

Devi dare fiducia al tuo psicologo, se pensi di saperne più di lui allora meglio che cambi terapeuta!

, il quale mi ha diagnosticato il disturbo evitante di personalità, sintomi depressivi e ansiosi.

Mi pare strano che uno psicologo si sia sbilanciato con una diagnosi così pesante e categorica, che di certo ti mette ancora più ansia. Non è che per caso te lo sei diagnosticato da solo il problema?

Vorrei dei consigli da parte vostra, anzi, da chi è riuscito a rifarsi una vita sociale da zero,

Ok, a quanto pare il problema è questo... O meglio, il problema è che tu lo vivi come un problema. Quando invece dovresti evitare di ossessionarti.

Ho degli interessi non da persona "normale":

Altro pensiero disfunzionale...

mpoletti

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Monday, May 20th 2019, 11:46am

pensavo che mi si desse degli strumenti per gestire le emozioni e i pensieri negativi automatici, che mi si facesse notare automatismi e convinzioni che non sono riuscito, mediante autoanalisi, a portare a galla e invece niente

Il problema è proprio qui. Da ciò che scrivi, sembra che tu abbia confuso la Terapia Cognitivo-Comportamentale con la psicodinamica.
Sono due approcci completamente diversi, ma non so entrare più nello specifico: ti consiglio di chiedere alla tua terapeuta.

sunohara

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Monday, May 20th 2019, 7:28pm

Grazie a tutti per i commenti.

Santacruz

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Wednesday, May 22nd 2019, 9:21am

Sunhoara, come procede con la terapia?

pupi

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Location: lombardia

Occupation: disoccupata

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Saturday, June 22nd 2019, 11:43pm

Io con tutti miei problemi somatici e soprattutto di relazione per non rimanere in tutto e per tutto isolata dal mondo visto che sono senza lavoro (ahimè. come si può stare meglio senza lavorare?),per stare con le persone faccio questo:

volontariato in un museo ma non mi decido a dare l'esame interno per accompagnare i visitatori per non rimanere solo all'infopoint, una volta la settimana e un sabato o una domenica al mese

una volta al mese partecipo al gruppo di lettura della biblioteca più vicina a casa mia anche se molto spesso il libro da leggere è pesante

con una persona conosciuta al gruppo di lettura una volta ogni tanto andiamo a vederci un film

vado a qualche mostra ma da sola, mi piace gustare l'arte in santa pace

quando proprio sono sfinita, depressa e sfiduciata e non riesco a uscire o non ho voglia di vedere nessuno leggo, veramente questa cosa ho ripreso a farla anche sui mezzi pubblici

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