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mpoletti

Amico Inseparabile

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1

Monday, March 16th 2015, 11:59am

Assencondare gli altri oppure no?

Ho aperto una discussione simile poco tempo fa, ma vorrei rifarvi una domanda: secondo voi, è giusto fare ciò che si sente, ovvero assecondare sempre i propri desideri, se questi sono realizzabili, legali e non nuocciano agli altri?
Ve lo chiedo perché molto spesso sono bloccato dal giudizio altrui. Basta che mi dicano una frase come: “La vita è tua” e percepisca un tono critico nel mio interlocutore che…mi blocco e faccio ciò che vogliono loro. Ecco, allora, che raramente ho fatto ciò che avrei voluto. Parlo anche di piccole cose: comprare un certo abito, avere determinati hobby, eccetera.
Molto spesso, le mie scelte sono state discusse con amici, parenti e conoscenti: la lunghezza di queste discussioni ed il fatto che le persone si ostinassero a farmi cambiare opinione oppure – più raramente – a comprendere il mio punto di vista, mi ha trasformato in una sorta di robot che non si è mai espresso per quello che realmente è.
Grazie in anticipo per le risposte.

Belfalas

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2

Monday, March 16th 2015, 5:06pm

Molto spesso, le mie scelte sono state discusse con amici, parenti e conoscenti

Perché? A che pro? Qual'è il senso di queste discussioni?
Perché ti ostini a metterti in balia del giudizio altrui? I consigli degli altri possono essere saggi, idioti, sensati, superficiali, amichevoli, interessati... ma che importa?
Tu puoi essere libero da tutto questo. Per qualche motivo invece cedi il tuo potere, la tua sovranità all'esterno di te, perché? Questa è la vera domanda? Perché ti poni così spesso in questo atteggiamento di debolezza? Di bisogno? Facendo così attiri frotte di manipolatori, perché bada bene, anche chi sinceramente ti ama ed è interessato a te (veri amici, familiari eccetera) se non è a sua volta un individuo sufficientemente consapevole dei propri meccanismi egoici e sufficientemente evoluto finirà per cercare di assoggettarti in perfetta buona fede a ciò che lui ritiene essere il giusto per te, invece di operare a favore della tua reale autonomia e libertà. Perfino chi ti ama non ti vuole libero a meno che non sia a sua volta realmente liberò (generalmente i genitori sono i campioni di questo tipo di "amore").
Mi ha dato una stretta al cuore leggere in un tuo altro intervento di quando da bambino chiedevi a tua madre dopo essere tornato a casa da qualche visita da parenti o amici "Mi sono comportato bene?" (scusa le imprecisioni ma sto citando a memoria). Che bambino docile e ubbidiente sei stato, dolce... anche i tuoi genitori devono avere pensato compiaciuti la stessa cosa; eh si, un bravo bambino come tutti i genitori vorrebbero, non un qualche lucignolo scavezzacollo (vero terrore dei genitori apparteneti alla generazione dei miei genitori, che è la stessa dei tuoi). Da ciò che scrivi sembra che la tua vita sia governata ancora da quel bambino timoroso che si relaziona a genitori ansiosi, preoccupati e invadenti...sbaglio?
Ma tuu ora sei anche altro, sei anche l'adulto che si guadagna da vivere e che si è reso parzialmente indipendente...
Credo che sia questa la parte che va alimentata....
(P.S. Scrivo queste cose con molta partecipazione e animazione perché il mio background e la mia educazione mi sembra siano stati molto simili ai tuoi, anche io vengo da una lunga e precoce carriera di bravo bambino prima e bravo ragazzo poi :P)

This post has been edited 1 times, last edit by "Belfalas" (Mar 16th 2015, 5:13pm)


mpoletti

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3

Monday, March 16th 2015, 9:56pm

Belfalas, grazie per la risposta.
Il perché è molto semplice da capire: sono un debole e non mi piace litigare.
Supponiamo che io e te abbiamo una discussione per un qualsiasi motivo. Ovviamente, tu avrai le tue motivazioni/argomentazioni, io le mie. Appena la discussione si farà più accesa, io cederò a te. Questo perché detesto litigare: se trovo qualcuno che vuole litigare con me, scappo…Non per paura del confronto, ma per lo schifo che provo nella rabbia che sento litigando e nel litigio stesso. Dicono che con la rabbia ci si sfoghi: io con la rabbia sto solo più male.
Nei litigi, i miei fanno molto leva sull’essere pragmatici: “segui ciò che ti dice la logica (intendo dire la logica matematica) e non il cuore”. Litigare con i miei è come litigare con un computer: non so se è ben programmato oppure no, comunque sia non puoi far ragionare un computer in termini astratti. Il lato emotivo, il cuore, chiamalo come ti pare, a casa mia è sempre mancato.
Quanto all’essere un “bravo bambino”, ti faccio solo un esempio. In qualunque posto andassimo (casa di amici, ristorante, altro) mi veniva detto: “Mi raccomando, comportati bene”, seguito da una serie di raccomandazioni. Quando trasgredivo, la punizione era d’ordinanza: nulla di corporale, a non ti dico quanto mi facessero soffrire le urla di mia madre ed il fatto che entrambi i miei genitori non mi parlassero per giorni.
Durante l’adolescenza, ho trasgredito mentalmente: ho fatto esattamente ciò che volevano loro, con la segreta speranza che “andasse tutto male per colpa loro e le loro valutazioni” e mi chiedessero scusa. I miei genitori di errori ne hanno fatti veramente tanti…ma non si sono mai scusati. La mia storia è tutta qui.

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amici, parenti, psicologia