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Filler

Utente Attivo

  • "Filler" started this thread

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1

Tuesday, April 23rd 2019, 1:34pm

Tensione continua insicurezza e paura

Come da titolo come curare tutto ciò specialmente le tensioni che mi distruggono.

windrew

La vita è attaccata ad un filo sottile che va tenuto stretto.

  • "windrew" is male

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2

Tuesday, April 23rd 2019, 4:11pm

Non ci pensare e tira avanti. Gli ostacoli li affronterai uno alla volta man mano che si propongono. I farmaci psichiatrici possono modificare la percezione delle situazioni in meglio o peggio, dipende da tanti fattori. Farsi seguire da un medico specialista può aiutare a trovare la strada, in quel momento, migliore.
se vi è un problema, in quanto tale, ha una soluzione, altrimenti è un dato di fatto con cui convivere

  • "Dott. Alessio Congiu" is male

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3

Tuesday, April 23rd 2019, 11:43pm

Gentile filler,

darle una risposta sbrigativa potrebbe essere in tal senso controproducente. Non esistono infatti tecniche che riescono ad offrire a tutti gli stessi effetti terapeutici, motivo per il quale in ambito specialistico si predilige comprendere più nello specifico la natura del problema presentano dalla persona prima di offrire qualsivoglia forma di aiuto. Infatti, l'applicazione di una determinata pratica (es., rilassamento muscolare), per quanto utile in alcune condizioni (es., emicrania muscolo tensiva), può contribuire indirettamente a mantenere un problema (es., valutazione catastrofica di normali sensazioni ansiose).

Qualora volesse offrirmi qualche informazione più specifica su quanto starebbe vivendo, potrei offrirle spunti su cui riflettere più mirati

Elettra

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  • "Elettra" is female

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4

Wednesday, April 24th 2019, 2:04am

Ciao Windrew
Qui gli utenti scrivono per avere un confronto con gli psicologi che gestiscono quest'area del forum e non è consentito intervenire, a meno che non sia un thread aperto dalla moderazione o dai Dottori che gestiscono la sez.




Elettra per lo staff di moderazione

Filler

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5

Wednesday, April 24th 2019, 5:25pm

Ho sempre vissuto con ansie e insicurezze. Paure senso di sconforto che deriva dal non poter contare su nessuno. Come se avessi bisogno di qualcuno che mi aiuti ad affrontare la vita e che possa io contare su di lui. Da solo faccio fatica sono sempre negativo e ho crisi continue di panico. Vedo sempre tutto nero. Ma dentro mi sento felice di vivere ho voglia di stare sereno . Ho problemi di lavoro ed economici. E come se avessi bisogno di qualcuno che mi dica: tranquillo ci penso io o tranquillo ti aiuto io. Mi sento come un bambino impaurito e ansioso.

  • "Dott. Alessio Congiu" is male

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6

Tuesday, April 30th 2019, 10:13pm

Gentile Filler,

se si volesse abbozzare un primo inquadramento del disagio da lei riportato, si potrebbe scomporlo nel modo seguente:

1. Lei ritiene di essere una persona che ha molta difficoltà ad affrontare la vita in modo autonomo.
2. Tale convinzione la porta ad attribuire una grande importanza all'obiettivo di trovare qualcuno su cui poter contare e che la aiuti ad affrontare la vita.
3. La convinzione di non poter contare su nessuno, ciononostante, sembra negarle la possibilità di soddisfare questo bisogno.
4. La frustrazione di questo bisogno la porta a vivere emozioni negative: senso di sconforto e negativismo, quando valuta come una perdita la mancata soddisfazione del suo bisogno (es., "Non c'è nessuno che si prende cura di me. Sono solo. Ho perso tutto ciò che potrebbe ridarmi la gioia di vivere"); ansia, paura e panico, quando valuta come minaccioso il non poter trovare nessuno su cui contare (es., "Non c'è nessuno che si prende cura di me; se dovesse capitare qualcosa di negativo, non potrei difendermi").


Se tale tesi fosse corretta, le tensioni da lei descritte, ipotizzando siano riconducili ad uno stato ansioso, potrebbero ridursi come effetto di:

(a) la modifica della convinzione di non essere in grado di affrontare la vita da solo (es., "In passato ho fatto tante cose pur senza che ci fosse nessuno ad aiutarmi; sarà difficile forse, ma non impossibile"). Tale azione avrebbe la funzione di spingerla verso l'autonomia e l'indipendenza.
(b) la modifica della credenza di non poter contare su nessuno (es., "Forse alcuni amici/parenti/conoscenti potrebbero essermi di aiuto"). Tale azione avrebbe la funzione di spingerla verso la ricerca di supporto e protezione.

Nel complesso, quanto è stato appena presentato vuole essere puramente uno spunto di riflessione, che come tale potrebbe non rispecchiare né il disagio dai riferito, né la soluzione al problema da lei sollevato.

Se infine mi permette un'osservazione: molte persone delle volte si "sentono" come dei bambini impauriti e ansiosi; è un'esperienza umana che può spingerci a soddisfare i nostri normali bisogni di cura e protezione in modo autonomo o ricercando il supporto degli altri, a seconda dei nostri desideri, del contesto in cui viviamo, delle reali possibilità, etc. Ciononostante, qualsivoglia fosse la scelta che potremmo compiere, ritengo utile parlare di queste esperienze come di "pensieri" più che di "sensazioni" (es., "Delle volte mi capita di pensare di essere come un bambino gracile e indifeso, bisognoso delle cure degli altri per affrontare la vita"). Tale scelta, apparentemente di poco conto, nasconde in realtà una finalità terapeutica di non secondaria importanza: l'evitare di identificarsi con la propria sofferenza.

Filler

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7

Wednesday, May 1st 2019, 2:08pm

Non dire perché in passato ho vissuto da solo all' estero e seppur con ansie sono riuscito ad andare avanti nelle mille difficoltà. Ma pur sempre con quel velo di insicurezza che mi ha sempre accompagnato. Ultimamente tra un problema famigliare e il lavoro che manca sto vivendo un periodo di stress non di poco conto. Mi sento un fallito non riesco a stare dietro a mia madre che ha avuto un piccolo problema di salute. Ho una voglia matta di tornare dove ho vissuto all' estero per più di 20 anni ma mi sentirei inncolpa a lasciare da sola mia madre che comincia a entrare nell' età più ché adulta. La mia mente continua a mandarmi messaggi negativi. Alti e bassi. A volte mi sento bene e sono pieno di energie per affrontare la vita e a volte mi lascio sprofondare nella paura più paralizzante e le terribili angoscie. Stare poi a casa con mia madre mi fa stare male. Non per lei ma perche è un ambiente che mi trasmette un energia negativa. Ho voglia di scappare.

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Monday, May 6th 2019, 12:36pm

Gentile Filler,

prendendo atto di quanto ha scritto, possiamo quindi accantonare l'ipotesi che lei veda se stesso come una persona incapace di vivere la propria vita in modo autonomo, come pure che il suo malessere sia associato a tale convinzione. Questo ci aiuta a restringere via via le ipotesi esplicative del suo disagio.

Ora, ipotizzando che lo stato di tensione da lei percepito sia in qualche modo associato all'idea di non poter contare su nessuno, sarebbe utile cercare di comprendere il motivo per il quale simile pensiero la porti a vivere lo stato di costante ansia e insicurezza che dichiara di vivere da diverso tempo a questa parte. Per quanto scontata potrebbe apparirle la risposta, infatti, tale pensiero è capace di produrre sensazioni ed emozioni diverse in persone diverse a seconda del grado di concordanza con l'obiettivo che più o meno consapevole che si starebbe perseguendo (es., per l'obiettivo di autonomia e competizione: "Non posso contare su nessuno...quindi dovrò fare tutto da solo; farò vedere a tutti di che pasto sono fatto!"). Detto diversamente, se per una persona costituisse un aspetto molto importante della sua vita avere accanto a sé una persona capace di prendersi cura di lei nei momenti di difficoltà, verrebbe naturale comprendere il motivo per il quale l'idea di non poter fare affidamento su nessuno in un momento delicato della propria vita porti quest'ultima a vivere uno stato di forte apprensione. Tale convinzione, infatti, andrebbe a negare alla persona la possibilità di vedere soddisfatto questo bisogno, rendendo l'ansia, che conseguentemente si andrebbe a vivere, un utile campanello che segnalerebbe il rischio di vedere frustrato un obiettivo importante per il mantenimento del proprio equilibrio psico-emotivo.

Rileggendo quanto ha scritto in precedenza, vi è da aggiungere un aspetto non secondario, ossia che tale pensiero non solo la porta a vivere un certo grado di timore, ma anche un sensazione di sconforto. Tale vissuto, in genere, tende ad associarsi ad un'emozione più simile alla tristezza che all'ansia, e come tale a ridurre (più che aumentare) il proprio grado di tensione interna. Spesso, simile sconforto si associa ad un'idea di perdita irreversibile (es., "Non potrò mai trovare una persona di cui possa fidarmi. Sono condannato a soffrire"), come pure ad un'idea auto-svalutante (es., "Perché ho così bisogno di un'altra persona? Perché sono così insicuro? Sono proprio inadeguato, debole, diverso, sciocco..."). Per quanto ansia e tristezza vadano spesso a pari passo, tale sottile discriminazione potrebbe esserle utile per comprendere quanto nello specifico il vero motivo alla base del timore che dichiara di vivere all'idea di non poter contare su nessuno.

Se infine mettessimo momentaneamente in disparte questo stato di disagio che, stando a quanto scrive, ha origini più lontane, lo stato di tensione troverebbe una più semplice spiegazione nel momento di forte stress che starebbe vivendo a causa delle difficoltà economiche, lavorative e familiari. Nello specifico, nel conflitto che starebbe vivendo tra il forte desiderio di tornare a vivere all'esterno e il forte desiderio di stare vicino a sua madre in un momento di difficoltà. Allo stato attuale sembra infatti che si sia creata una situazione di stallo che contribuisce a mantenere elevati i suoi livelli di stress.

Le due ipotesi non si escludono a vicenda, in quanto è un dato oramai risaluto all'interno della letteratura scientifica come pensieri negativi non dissimili a quelli da lei citati ("Mi sento un fallito") insorgano più frequentemente durante momenti di forte stress piuttosto che di benessere psico-emotivo. Va da sé che, in un'ottica di promozione della salute e prevenzione del disagio, potrebbe essere utile per lei essere affiancato a livello psicologico da un professionista capace di sostenerla in un questo delicato momento per aiutarla ad uscire dal conflitto interno che starebbe vivendo (Tornare a lavorare all'esterno vs Stare vicino a mia madre per aiutarla). All'interno delle diverse aziende ospedaliere pubbliche sono presenti validi psicologici e psichiatri appositamente formati per assolvere a tali bisogni psico-emotivi.

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9

Monday, May 6th 2019, 1:16pm

La ringrazio per le risposte. Sto infatti iniziando degli incontri in un cps vicino casa . La psichiatra mi ha prescritto un farmaco (brintellix) ma prima vorrei incontrare lo psicologo per capire insieme a lui come agire. Nel frattempo mi sono anche apparsi pensieri ossessivi di controllo del corpo anche per lo stress che sto vivendo.