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Lens

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1

Saturday, April 27th 2019, 2:42am

Disturbo?

Sono una ragazza di 20 anni, ho una famiglia regolare e un tetto sulla testa. Ho subito diversi traumi sessuali a partire dai 12 anni, ho iniziato a vedere i primi psicologi a 14. Soffro di dissociazione (derealizzazioe, depersonalizzazione, no D.I.D), depressione, ansia e disturbi del sonno, prendo zoloft. Sono anni ormai che sospetto di rientrare in un pattern caratteristico di borderline o disturbo bipolare. Ho avuto allucinazioni uditive e qualcuna visiva l'anno scorso, seguite da uno stato di psicosi molto intenso, il tutto per una durata di 4 mesi.
Non so a chi rivolgermi. Non ho soldi da spendere ed ho bisogno di risposte. Il mio terapeuta segue un pensiero di tipo umanista dunque ho l'impressione che veda lontana l'ipotesi di caratterizzare i miei disagi all'interno di una diagnosi definita. Io ritengo di averne la necessità. Oggi è il terzo giorno di crisi depressiva e mi sembra già di stare all'inferno. Non so dove rivolgermi e cosa chiedere. Mi sento soffocare. Sono di Milano, nel caso dovesse servire a consigliarmi un luogo preciso dove recarmi.
Grazie

  • "Dott. Alessio Congiu" is male

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Date of registration: Apr 10th 2017

Location: Verona

Occupation: Psicologo clinico

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2

Tuesday, April 30th 2019, 9:19pm

Gentile Lens,

il bisogno di comprendere il suo disagio è più che lecito; tutti hanno bisogno di sapere perché soffrono e da cosa questa sofferenza sia data. E' quindi suo diritto richiedere spiegazioni allo specialista dal quale dichiara di essere seguita circa la natura del disagio che sta vivendo.

Personalmente non penso che sarebbe saggio e utile per lei se in questa sede provassi ad ipotizzare una qualsivoglia forma di diagnosi, per la quale occorrerebbe tempo e valutazioni specialistiche non riducibili al semplice colloquio, meno che meno al consulto via forum. Le suggerirei pertanto di rivolgere tali questioni al suo terapeuta, indipendentemente dall'orientamento teorico al quale quest'ultimo si rifarebbe.

Volendo comunque offrile semplici indicazioni in merito al bisogno da lei manifestato, è mio pensiero che la diagnosi sia sì utile, ma esclusivamente nella misura in cui aiuta la persona a comprendere il suo disagio e come poterlo gestire. In assenza di tale comprensione, la diagnosi si riduce ad una semplice etichetta, avente effetti più negativi che positivi (es., identificare la propria persona con il quadro diagnostico, limitando la possibilità di migliorare la propria condizione). Ritengo invece di gran lunga più utile che lei, insieme allo specialista che l'ha in carico, riusciate a formulare congiuntamente un'ipotesi che spieghi:

(a) il disagio e i sintomi che starebbero vivendo (funzionamento del "disturbo")
(b) i fattori che starebbero agendo nel momento attuale impedendole di uscire da questa sofferenza (fattori di mantenimento)
(c) le strategie terapeutiche che potrebbero essere seguite nel qui ed ora per ridurre i fattori di mantenimento identificati (piano terapeutico)
(d) i fattori che hanno portato alla situazione attuale (eziopatogenesi del "disturbo")

In linea di massima, ciascun terapeuta potrebbe essere in grado di aiutarla a porre maggior luce su questi fattori, seppure rifacendosi a prospettive teoriche differenti.