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Aless90

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Saturday, April 28th 2018, 5:10pm

Disturbo ossessivo puro

Buongiorno dottore! Potrebbe spiegare il disturbo ossessivo "puro" (nei confronti di una persona)? Grazie.

  • "Dott. Alessio Congiu" is male

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Location: Verona

Occupation: Psicologo clinico

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2

Friday, May 4th 2018, 12:23pm

Gentile Aless90,

con l'etichetta "Disturbo Ossessivo Puro" si è soliti intendere un funzionamento mentale di tipo ossessivo-compulsivo in cui la presenza di pensieri ossessivi non si accompagna alla presenza delle condotte comportamentali compulsive finalizzate alla loro gestione. Possiamo quindi parlare di Disturbo Ossessivo Puro come di un sottotipo meno frequente del Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC), in quanto recenti stime mostrano come il 90% dei pazienti affetti dal DOC manifesti tanto ossessioni che compulsioni.

Per motivi esplicativi (ma non terapeutici), è indifferente quale sia il contenuto dell’esperienza ossessiva, in quanto quest'ultimo è suscettibile di cambiare progressivamente nel corso del tempo. Il DOC, infatti, viene considerato un disturbo cronico, i cui sintomi non tendono ad andare incontro a remissione spontanea in assenza di un opportuno supporto psicologico e/o farmacologico (per una guida terapeutica, è possibile consultare gratuitamente le linee guida inglesi disponibili sul sito https://www.nice.org.uk/guidance/cg31).

Secondo le teorie cognitive più recenti (ma non dimostrate empiricamente) che sono state proposte per spiegare il funzionamento di questa difficile condizione psicologica, tra i fattori supposti di mantenimento del disturbo (e sui cui, di conseguenza, dovrebbe essere orientato il lavoro terapeutico) vi sarebbe la presenza di convincimenti disfunzionali più o meno inconsapevoli circa la presenza nella propria mente di normali pensieri intrusivi negativi. Infatti, il presentarsi di pensieri ossessivi non rappresenta un evento in sé patologico. Diversi studi mostrano come l’80-90% della popolazione non affetta dal disturbo sperimenti nel corso della propria vita esperienze ossessive simili per contenuto (ma non per frequenza, intensità e grado di disagio associato) a quelle riportate da chi soffre di un disturbo ossessivo-compulsivo conclamato.

<< Le ossessioni cliniche non sono così chiaramente discriminabili da quelle “normali” neppure per degli specialisti, al contrario di quel che si poteva immaginare. […] Sono simili nella forma e del contenuto, ma non per la frequenza, l’intensità e le conseguenze cui danno luogo >> (Rachman et de Silva, 2009, p.239-244).

Ciò significa che, in presenza di specifici fattori di stress, la gran parte delle persone (circa 84%) esperisce pensieri di natura ossessiva. Questo dato dovrebbe far riflettere in quanto, laddove si accettasse il criterio probabilistico per discriminare tra esperienza “normale” ed esperienza “patologica”, dovremmo probabilmente propendere per considerare “patologica” una condizione in cui, dati specifici fattori di stress, non si presentino esperienze ossessive. Un esempio della normalità dell’esperienza ossessiva è la presenza di pensieri simil-ossessivi durante il corso dell’innamoramento, distinguibili da quelli del DOC esclusivamente per via della mancanza del disagio con cui si accompagnano (sempre ammesso che la persona verso cui si fosse attratti o legati sentimentalmente ricambi questo sentimento).

Al contrario, secondo le tesi cognitive sopra citate, quanto appare caratterizzare la psicologica del disturbo sarebbe la presenza una generale tendenza a considerare in termini catastrofici la presenza di specifici contenuti affluenti in modo casuale nella propria mente. In sostanza, secondo una tesi cognitiva:
“Le ossessioni sono causate da un’interpretazione distorta e catastrofica circa il significato di un pensiero intrusivo (es., immagini mentali, impulsi interni). Da ciò si deduce che: (a) le ossessioni persisteranno fino a quando persisterà l’interpretazione distorta; (b) le ossessioni diminuiranno o spariranno in funzione dell’indebolimento/eliminazione delle interpretazioni distorte” (Rachman, 1997).

Tale tendenza viene spiegata dalla presenza nella mente della persona affetta da DOC di specifici schemi cognitivi disadattivi, ossia filtri interpretativi formatisi nella fitta interazione tra fattori biologici ed ambientali, ed utilizzati dalla mente per attribuire uno specifico significato agli eventi; in questo caso, ad eventi mentali. Detto diversamente, la tesi cognitiva prevede che il disturbo sia mantenuto dalla presenza di un’errata elaborazione cognitiva degli stessi prodotti cognitivi (pensieri) che la mente avrebbe elaborato in modo automatico in precedenza. Tra gli schemi che si ritiene essere alla base di questo funzionamento cognitivo disfunzionale (ossia non funzionale a raggiungere né gli obiettivi biologici oggettivi del nostro organismo, né gli scopi psicologici soggettivi che ci siamo posti) si trovano i seguenti:

1. ECCESSIVO SENSO DI RESPONSABILITA’: schema che si manifesta nella presenza di credenze implicite circa la capacità che la persona disporrebbe nel prevenire o determinare effetti dannosi per se stessa o per gli altri lungo un piano reale o morale. Tali credenze sono considerate responsabili dell’intenso senso di colpa vissuto dalla persona per supposta omissione di aiuto (es., “Se mio padre è stato lasciato da mia madre, allora è tutta colpa mia, perché io so che avrei potuto prevenire l'occorrenza di questo evento”) o commissione del danno (es., “Se mio padre sta per essere lasciato da mia madre, allora devo fare qualcosa per evitare che questo accada, perché so di poterlo impedire; se non lo facessi sarebbe tutta colpa mia").

2. ECCESSIVA IMPORTANZA ATTRIBUITA AI PENSIERI: schema che si manifesta nella presenza di credenze implicite circa il rapporto presente tra pensiero e realtà. Nello specifico, la persona ritiene che la presenza di un pensiero soggettivo nella propria mente possa avere delle ripercussioni oggettive nel mondo reale (es., “Se penso che mia madre avrà un incidente automobilistico, allora questo evento potrebbe capitare”; “Se la mia mente viene invasa da pensieri omicidi, allora significa che sto per fare del male agli altri; questi pensieri rivelano la mia vera natura”).

3. ECCESSIVA PREOCCUPAZIONE CIRCA L’IMPORTANZA ATTRIBUITA AL CONTROLLO DEI PENSIERI: schema che si manifesta nella presenza di (meta)credenze implicite circa il controllo che la persona disporrebbe sulla propria attività mentale. Nello specifico, la persona ritiene di poter avere un controllo diretto e totale sui propri pensieri, ritenendosi come tale responsabile per la presenza di contenuti mentali non in linea con i propri valori etici e morali. Tale credenza si associa a: (i) un eccessivo monitoraggio dei pensieri che in modo spontaneo ed involontario insorgerebbero nella propria mente (es., “Devo stare attento a tutto ciò che mi passa per la mente”); (ii) un eccessivo senso di responsabilità per la presenza di contenuti non in linea con i propri valori etici e morali (es., “Se dovessero insorgere specifici pensieri, allora sarò riprovevole di colpa”); (iii) una tendenza generalizzata ad allontanare i contenuti indesiderati (es., “Devo scacciare a tutti i costi questi pensieri”).

4. SOVRASTIMA DELLA MINACCIA: schema che si manifesta nella presenza di credenze implicite circa il grado di pericolosità degli eventi. Nello specifico, tali credenze determinano l’insorgere di aspettative irrealistiche circa la probabilità che certi eventi capitino alla persona (es., “Rispetto alle altre persone, è molto più frequente che accidentalmente mi venga rigata la macchina. Capita sempre a me!”), come pure ad aspettative irrealistiche circa la gravità di tali eventi (es., “Sarebbe catastrofico se mi rigassero la macchina!”).

5. INTOLLERANZA DELL’INCERTEZZA: schema che si manifesta nella presenza di credenze implicite circa la possibilità di poter minimizzare l’incertezza associata all’occorrenza di eventi negativi temuti. Nello specifico, tali schemi si esplicherebbero nella convinzione di dover raggiungere ogni volta una certezza assoluta circa l’impossibilità che un evento indesiderato possa capitare (es., “Devo essere assolutamente certo che l’evento temuto non si verifichi”), come pure nella convinzione di non possedere le capacità utili per fronteggiare il possibile imprevisto (es., “Non sono in grado di gestire l’incertezza”).

6. PERFEZIONISMO PATOLOGICO. Schema che si manifesta nella presenza di credenze implicite circa l’esistenza di soluzioni perfette per ogni problema (es., “All’esame mi è concesso un solo voto, il massimo; non posso prendere un voto inferiore”), come pure che soluzioni imperfetti portino a conseguenze disastrose su un piano morale o reale (es., “Se il dolce che ho cucinato per cena non è piaciuto, allora ho fallito tutta la preparazione della cena”).

La persona alle prese con un funzionamento ossessivo-compulsivo potrebbe presentare uno o più degli schemi sopra citati, ma è bene segnalare come questi non appaiano prototipici del DOC, ma possono essere riscontrabili trasversalmente in diverse problematiche di natura psicologica. Alcuni studi mostrano come le credenze presenti all’interno di questi schemi possano spiegare il 18% dell’eziologia del disturbo ossessivo-compulsivo, contro il 35% dei fattori genetici ed il 46% dei fattori ambientali (Taylor et Lang, 2011). Non essendo possibile intervenire direttamente sui fattori genetici, e riconoscendo come i fattori stressanti ambientali portino tutti i soggetti a sperimentare sintomi ossessivi in specifiche condizioni, il trattamento psicologico d’elezione dovrebbe prevedrebbe un’azione a livello della modifica delle interpretazioni catastrofiche associate alla presenza di contenuti mentali indesiderati, come pure dei comportamenti compulsivi che mantengono queste credenze, secondo un approccio che combina la terapia cognitiva alla tecnica di “Esposizione e Prevenzione della Risposta” (ERP).

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Sunday, May 6th 2018, 3:35pm

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