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nozomi

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Friday, July 8th 2011, 12:57am

crisi universitaria

salve a tutti,
mi sono iscritta qui di getto, volevo confondermi e rifugiarmi tra la folla webiana, che voglio tediare con questioni personali-scolastiche.

a scuola sono sempre andata benino, anzi sono uno strano (?) caso di "studente in progress", ovvero (secondo una mia definizione ahah) studente che col tempo migliora. al liceo ho avuto un'exploit: prima della classe, ottimi voti, culmine con maturita da centista e elogi vari bla, bla, bla.
ho sempre visto l'istruzione come un'opportunità, un arrichimento per se stessi, un metodo per aumentare la propria autostima ecc, e anche un metodo per far soldi (w le borse di studio). non sono mai stata una di quelle che se la tira perchè "brava", anzi.
anche a me ,come ogni buon essere umano, è capitato di prendere voti inferiori alle aspettative. dopo momenti di iniziale depressione, cercavo poi di capire il motivo del mio fallimento, e recuperavo la volta dopo (accorgendomi con piacere di essere migliorata). nei momenti grigi, mi chiedevo se si sentivano così anche le tante altre ragazze che pur impegnandosi (a modo loro, certo) non avevano ciò che si aspettavano. mi chiedevo spesso cosa volesse dire un "voto", quell'odiosa valutazione numerica che ti si appiccica addosso, e con la quale vieni "identificato" in qualsiasi disciplina.
se in principio, i voti erano per lo più sempre conformi alle aspettative, ora, all'università, mi trovo spesso in profonda crisi.
ho scoperto che prima avevo un'autostima, un'autostima maggiore di quella che pensassi. ho sempre odiato pensare in termini "io sono la migliore, io devo risaltare rispetto alla folla, io devo avere-dare sempre il massimo" ecc,ecc.. odio l'etica secondo cui solo il migliore va avanti (come spesso passa all'università, ma non solo). ho sempre creduto che nessuno si può arrogare il diritto di "dire quanto vali". eppure, ora sono in crisi per non essere più, almeno, una tra le più brave, per non avere quei dannati voti simili alle aspettative, per non capire il motivo del fallimento.
oltre il problema del voto (chissà se un giorno si inventerà un metodo di valutazione diverso), ora il principale problema è che non capisco dove sbaglio. quando vado a dare un'esame, sono preparata, ma non va come mi aspetto (o almeno, non sempre). oggi ho avuto un altro smacco. non tanto per il voto(pure alto, anche se abbassato rispetto al principio..), ma in quanto per qualche centesimo non posso fare la domanda per una borsa di studio che vale ben,ben 4000 euri. e avevo contato di confermare il voto iniziale. invece no. e a causa di questo, non posso fare la domanda. nuovamente autostima a zero e oltre (in basso). nonostante mi arrabbi con me stessa per il fatto che non mi va bene anche quel voto (davvero una cosa ridicola @[email protected]), ho perso un'occasione che non so se potrò riavere (me ne sarei fatta una ragione, se non ne avessi avuto bisogno). continuo a non capire cosa sbaglio, cosa non va nel mio "metodo". mi son data tante rispote, mi son fatta tante domande, ho cercato di farmene una ragione..

non cerco da voi una soluzione al mio stato di crisi (quello lo devo trovare da me), bensì un confronto e una vostra opinione su: questioni di valutazione, momenti di crisi simile, esperienze di vita.... e magari un buon incoraggiamento :D (spesso mi sento sollevata se mi dicono che sono paranoica e scema a pensare tutte stè cose) --> non mi aspetto tanto da voi ahahah

grazie della lettura (se mi leggerete XD)

PaulVerlaine

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Friday, July 8th 2011, 3:41am


non cerco da voi una soluzione al mio stato di crisi (quello lo devo trovare da me), bensì un confronto e una vostra opinione su: questioni di valutazione, momenti di crisi simile, esperienze di vita.... e magari un buon incoraggiamento :D (spesso mi sento sollevata se mi dicono che sono paranoica e scema a pensare tutte stè cose) --> non mi aspetto tanto da voi ahahah

grazie della lettura (se mi leggerete XD)


Prego :)
Non so se risponderò nel senso che ti aspetti, ti dico qual è la mia esperienza ed opinione al riguardo, poi vedi tu cosa farne ;)

Anzitutto, le aspettative. Una mia cara amica un giorno mi insegnò che le aspettative possono diventare i nostri peggiori nemici. Se un'aspettativa diventa una conferma di sé stessi, se si intreccia troppo con la nostra identità, può capitare che la prospettiva di non soddisfare quell'aspettativa può arrivare a coincidere con una perdita della propria "sicurezza ontologica d'esistenza", come la chiama Laing, cioè insomma può diventare una disconferma in toto su noi stessi, sul nostro essere in generale, un giudizio ontologico lapidario e totale su tutto ciò che "io sono", anziché un momento di passaggio come tanti altri, che non intacca minimamente il mio valore, che è intrinseco. Ovviamente un simile giudizio diventa terribilmente ansiogeno e stressante, e questo comporta un'inevitabile flessione nei risultati che otteniamo!

Meglio quindi mantenere un sano scetticismo (fin dove possibile) sulla propria identità e sul proprio ruolo, e quindi sulle proprie aspettative. Il che non significa abbassare l'ambizione, eh, sia chiaro. Posso ambire a diventare miliardario oppure a vincere il Nobel, e ambire a ciò in modo "sano", mantenendo contemporaneamente il giusto scetticismo su tale ambizione e la consapevolezza che anche se non ci dovessi arrivare, il mio valore non ne sarà minimamente intaccato. Oppure, questa ambizione può diventare una aspettativa su me stesso, intrecciata con la mia identità: "io sono uno che può e quindi deve vincere il Nobel". Questo comporta che se non vinco il Nobel, ho disatteso me stesso e il mio posto nel mondo, sarò un "fallimento" esistenziale --> e da qui viene l'ansia da prestazione che mi impedisce anche semplicemente di partecipare al concorso letterario del mio quartiere, o di pubblicare il mio articolo sul giornalino della scuola (o di farci comunque un lavoro decente!).

Quanto alla mia storia con la scuola, ha alcuni punti di contatto con la tua. Per i primi anni sono stato il fenomeno della scuola. Imparai a leggere a 3 anni, alla prima anticipata già scrivevo correttamente e da lì fino alla 3° liceo sono stato sempre uno dei migliori (senza troppo sforzo, per la verità) e con professori adoranti. Dopo, è cominciato un mio periodo nero per motivi personali, e la cosa è calata. Ovviamente ormai c'erano alte aspettative legate al mio rapporto con la scuola, un po' dovunque (parenti, amici etc.) e quindi la cosa ha anche comportato un forte ridimensionamento della mia immagine in senso svalutativo con conseguenti riverberi nella depressione, autostima a zero etc.etc. Così per un bel po' di anni, durante i quali sono comunque riuscito a diplomarmi con 89, facendo un po' di cambi di scuole e di anni sabbatici. Ma per un po' non sono riuscito a quagliare granché con l'università.

Perciò il mio atteggiamento con l'università fin dall'inizio è stato: "per me è già tanto, viste le condizioni catastrofiche, se arrivo a superare un esame; un 25 è tutto grasso che cola". E quindi fin dall'inizio ho potuto studiare in modo molto rilassato, senza crearmi aspettative, prendendo la cosa con ambizione sì, ma un po' per gioco, come quando non si ha nulla ma proprio nulla da perdere, e tutto da guadagnare. Senza temere che la propria immagine, la propria identità, possa venire scalfita o messa in discussione da un eventuale fallimento. Credo che questo atteggiamento, consentendo la massima serenità nell'esprimere la propria passione e le proprie risorse, non possa che rivelarsi vincente. Potrei sbagliarmi ovviamente, ma da quanto hai scritto, credo che ciò che non va nel tuo preparare gli esami non sia una questione di "metodo", perciò, ma di troppe aspettative legate alla tua immagine di te, e quindi di mancanza della serenità necessaria per viverti al meglio lo studio come puro fatto di scoperta e di arricchimento culturale. É come se - forse - una parte di te stia "sabotando" occultamente l'altra parte di te, e il messaggio è semplice: "voglio farti capire che valgo anche se non prendo il massimo voto, e finché non l'avrai capito, continuerò a sabotarti".

In un certo senso, ti ho detto - però in modo molto prolisso - che puoi smetterla di farti tante paranoie e cominciare a goderti il percorso di studio in sé e per sé ;) vedrai che in questo modo proseguirà tutto alla grande. In bocca al lupo.
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nozomi

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Friday, July 8th 2011, 12:19pm

innanzitutto ti ringrazio molto per la risposta, è sempre bello sentire altre storie ed esperienze. sono felice che tu sia riuscito a raggiungere questa consapevolezza, anche io ho lottato (eh, aimè, per alcune cose a quanto pare lotto ancora adesso) per raggiungere la mia.

ciò che hai scritto è vero, però quello di confondere me stessa con le aspettative è una cosa che ho sempre cercato di non fare (poi che ci sia riuscita o no, mi stanno venendo dubbi...). cioè, partendo sempre dall'esempio esami, quando vado a darne uno non penso "prenderò 30 per forza", anzi solitamente cerco di "volare basso" cercando di non inalzarle troppo le aspettative! il mio problema, e ciò che mi fa arrovellare, è che non riesco a capire il motivo dei miei "fallimenti" (chiamiamoli così per semplificare, anche se mi pare una parola molto tragica). io studio, e studio per imparare, quando studio mi diverto pure (a volte eh :D), a volte cerco notizie in più, vado a rivedere vecchi libri del liceo se qualcosa non mi è chiaro.. vado li sapendo di aver studiato, e cercando di dare il massimo. ci sono casi in cui avverto dal principio come andrà il compito, altri in cui supero le aspettative, altri in cui mi pare di aver risposto come meglio potevo e invece.. il problema è che non capisco il problema del mio metodo, nonostante il contenuto ci sia, nonostante ho provato a cambiare "metodo di risposta"..
per ora mi stà venendo l'idea di andare a parlare (come già mi è capitato di fare) con ogni docente..magari raccogliendo i loro consigli, troverò la formula giusta. o forse no, o forse non riuscirò ad applicarla.

hai ragione, bisogna godersi il percorso di studio...è quello che penso anche io.. però, quando perdo l'occasione di avere 4000 euro, come posso pensarlo? diciamo che è stata l'ennesima gocciolina nel vaso pieno.

PaulVerlaine

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Friday, July 8th 2011, 12:27pm

ciò che hai scritto è vero, però quello di confondere me stessa con le aspettative è una cosa che ho sempre cercato di non fare (poi che ci sia riuscita o no, mi stanno venendo dubbi...).


Appunto, azzardavo l'idea che le cause dei "fallimenti" (tali appunto non sono) non siano errate applicazioni di metodo, ma un'ansia correlata alle aspettative che, forse, non sei del tutto riuscita ad accantonare. Forse leghi ancora alla "riuscita" in questo senso, la validità di te stessa, della tua identità; e una spia di ciò potrebbe essere, appunto, la rabbia che ti ha causato il voto 'scivolato' e l'apprensione con cui ti arrovelli a cercare di "rimediare" a questi "fallimenti". Se tu non fossi più legata a doppio filo con quelle aspettative (se non vi legassi, cioè, la tua validità intrinseca di persona), probabilmente quel voto 'scivolato' (o quei voti) non ti farebbero l'effetto frustrante che invece stai sperimentando :)
Il mio consiglio resta perciò il medesimo di prima, ovviamente andare a parlare con i prof, per capire bene come impostare lo studio, quali competenze richiedono sul programma, etc.etc., è sempre un vantaggio nel preparare un esame, però c'è anche un lavoro su di te, nel riconsiderare il legame della tua validità con i voti e con il 'rendimento', che ti consiglio di non accantonare ;)
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nozomi

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5

Friday, July 8th 2011, 2:19pm

mh, quello che dici è abbastanza radicale per quello che mi riguarda. tengo a precisare che so di essere una persona valida in altri campi, la crisi riguarda il rapporto valutazione- capacità personali "pratiche", per il resto, per fortuna, sono felice di essere ciò che sono!non posso dire di avere problemi d'identità in quel senso.. solo che ovviamente, non facendo altro "lavoro", questo lato della vita si fa sentire molto su di me. slegarsi dalle aspettative non è affatto facile, ci ho provato già l'anno scorso, devo perfezionare la "tecnica" ahahah

è venuta fuori una noiosa discussione sul mio problema, così per cambiare soggetto della discussione..tu (ti do del tu? te lo stavo già dando.. vabbè) hai mai pensato alle ambiguità del sistema valutativo? sono la sola a cui stanno antipatici i numeri? (anche se sono numeri alti eh :D)

PaulVerlaine

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Friday, July 8th 2011, 3:15pm

Certo, diamoci del tu, se non ci si dà del tu sui forum e le comunità web, dove andiamo a finire?... :) Poi siamo anche entrambi studenti.

Per le discipline matematiche o tecniche (e anche in parte giuridiche), le valutazioni sono ovviamente meno ambigue, o non lo sono del tutto. Per le discipline umanistiche (tranne in parte le giuridiche) per forza di cose diventa più arbitrario, specie basandosi su un esame di 20 minuti, valutare la preparazione con un numero. C'è da dire però che sarebbe difficile escogitare un sistema più valido e comunque un sistema perfetto, per le materie umanistiche, che elimini tutta l'arbitrarietà implicata, penso non possa esistere. Alcuni esami scritti si salvano parzialmente da ciò (es. esami di storia). Ma per il resto, non c'è scampo.

Si può, semmai, pensare che i prof hanno una certa esperienza di studio e di valutazione di esami, magari vedono duecento studenti ad ogni appello, e quindi "ci fanno l'occhio", in qualche modo. A noi magari, che abbiamo fatto dieci esami universitari in tutta la nostra vita (dico per dire), ci sembra inadeguato che possano valutarci con un numero dopo 20 o 30 minuti di colloquio, contando anche l'emozione etc.etc.; ma loro fanno questo di continuo e hanno sicuramente quell'esperienza "automatica" che consente loro di discernere, riconoscendo in poco tempo segnali più complessi, chi ha studiato e capito bene, chi un po' meno, e chi zero. E valutare di conseguenza anche con una buona "precisione" nel differenziare tra un 29 e un 30.
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pensiero libero

Giovane Amico

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7

Thursday, July 14th 2011, 10:37pm

Quoted

non cerco da voi una soluzione al mio stato di crisi (quello lo devo trovare da me), bensì un confronto e una vostra opinione su: questioni di valutazione, momenti di crisi simile, esperienze di vita.... e magari un buon incoraggiamento :D (spesso mi sento sollevata se mi dicono che sono paranoica e scema a pensare tutte stè cose) --> non mi aspetto tanto da voi ahahah



Guarda momenti di crisi simile ce ne sono troppi e anche peggiori (guarda gli altri topic sempre nella sezione scuola, c'è chi piange ad aprire un libro, succedono cose micidiali!) ne abbiamo parlato nel topic: "La scuola è triste e sbagliata" e poi continuato in "modo diretto" sull'influenza generale del mondo scolastico in "non riesco a innamorarmi"...(altra sezione ancora) della questione;
mi fa veramente piacere leggere che dici che ti piace studiare alcune materie, e il fatto che rileggi altri libri per capire, quindi non per imparare a memoria. Ma dubito che tu lo faccia con tutte le materie.

Quoted

odio l'etica secondo cui solo il migliore va avanti (come spesso passa all'università, ma non solo). ho sempre creduto che nessuno si può arrogare il diritto di "dire quanto vali". eppure, ora sono in crisi per non essere più, almeno, una tra le più brave, per non avere quei dannati voti simili alle aspettative, per non capire il motivo del fallimento.



E' difficilissimo se non impossibile sapere, dire quanto uno vale. Tu credi questo? Sei sicura? Allora perchè frequenti un posto dove ciò che fanno è solo giudicare e dirti quanto vali? Io non so cosa tu stia facendo li dentro cosa studi, ma un ipotesi potrebbe essere che stai li perchè temi di stare sola. Secondo me hai scelto di studiare all'università perchè vorrai entrare a far parte di un gruppo. Se tu veramente pensassi di studiare ed esercitare la materia che ti piace lo faresti senza lamentarti dei voti, molto probabilmente lo faresti anche senza frequentare l'università. Infatti parli di fallimento, di aspettative, ma per te è importante conoscere la materia o essere la prima della classe?
Sei sicura che le aspettative siano tue? Se fossero veramente tue e sai di aver studiato e capito veramente non vedo di che lamentarsi...
e il fallimento rispetto a quale successo? il successo dei voti? del rango di appartenenza superiore?

Ripeto E' difficilissimo se non impossibile sapere, dire quanto uno vale, e la scuola non riuscirà mai a farlo, (forse un domani quando ci collegheranno un computer al cervello) e oggi non riesce a valutare soprattutto perchè il metodo utilizzato da essa è contrario ad una vera valutazione; si è così, la scuola è strutturata per valutare male, malissimo, per far passare i peggiori; non ci credete? Provate a pensare a tutta la vostra storia e dei vostri compagni passata a scuola, a casa a fare i compiti, cosa veramente si percepisce...

nozomi

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Friday, July 15th 2011, 1:31am

salve, mi scuso per l'assenza ho avuto impegni e mancanza di internet.

rispondo prima al gentile PaulVerlaine che ha sostenuto la conversazione dall'inizio.
valutazione su materie scientifiche: è vero sono meno ambigue..ma proprio oggi pensavo (a sentire i tanti miei poveri amici ingegneri), quando correggi compiti di questo genere.. valutare il procedimento o il risultato? per il resto, è difficile certo, infatti dubito fortemente che si "inventerà" un nuovo sistema. ci sono già dei tentativi di formalizzare metodi che prevedono la valutazione di ben 5 "aree" diverse (contenuto, espressione, costruzione della risposta, correzione lessicale, ecc..), però il criterio finale è sempre quello del numero. ed è quel numero che personalmente mi stà un pò odioso. per fare un esempio sul momento, preferivo i classici "sufficiente" "buono" ecc ecc.. certo, non esprimono chissà cosa in più, sono più generici forse.. a me piacerebbero dei giudizi più estesi, che diano la possibilità di capire punti di forza o di debolezza nella comprensione per esempio .
per il resto che dici, ieri mi è capitata una cosa assurda. son andata al ricevimento come detto, la prof si è messa a leggere il compito e dopo 2 minuti...dice che quel compito non si meritava il voto messo, ma di più. lo passa all'assistente, che dopo uno sguardo di,..non so..30 secondi?.. annuisce. io ero a bocca aperta. così mi hanno corretto il voto.( tra parentesi, ho di nuovo la possibilità per la borsa, anche se lontana ce l'ho). ti pare cosa...possibile?? sul momento ero sotto shock. solo dopo ho realizzato: ma chi ca**o li ha corretti, e come, quei compiti prima??? ecco, è qui che mi viene il dubbio: siamo sicuri che siano così abituati? cioè, ci credo che molti si abituano a valutare...però certe cose mi lasciano ancora perplessa.

rispondo al gentile PensieroLibero. mi spiace per aver aggiunto un'ennesima discussione simile, immaginavo che ce ne fossero altre, ma la notte ero fuori di me, e il massimo che ho fatto è cercare male nelle prime pagine se c'erano discussioni simili..poi pensavo di aggiungere un "tocco originale" parlando delle valutazioni.. so che queste discussioni che si ripetono sono molto "pesanti" per il carico del forum.

per il resto: ho le mie materie preferite, mi pare ovvio. però, ho una strana caratteristica: mi interesso anche delle altre cose. ho diversi interessi, molto distanti tra loro.. certo, non mi schizzerei fino al punto di iscrivermi in ingegneria, o darmi un altro esame di statistica..ma ciò non toglie che le materie e le conoscenze che queste possono dare, siano meno interessanti. io non studio per imparare a memoria, non nell'ottica nella quale tu pensi che io lo faccia.
il riferimento al "quanto vali" era nel contesto punteggio..con un numero è come se ti dessero un prezzo, nella mia visione estremistica.
per la domanda retorica...ti prenderò sul serio e ti rispondo in maniera molto "banale" : vado all'università per studiare e imparare, vado per conoscere un altro mondo, per avere possibilità di avere più chance lavorative, di poter fare ciò che mi piace. potrei continuare all'infinito ma mi fermo. poi momento..l'univ è sempre una bella esperienza dal punto di vista personale..tralasciando il metodo valutativo. i prof che ho conosciuto sono persone simpatiche, il problema è il sistema :D
l'ipotesi era una cosa gettata a mo di esempio no? ci saranno persone che si sentono sole, e vanno all'università per quello (forse)...ma credimi, non è il mio caso (e scusami se mi permetto un sorriso per questa ipotesi :) )
per il resto: mm mettere la qustione così diventa molto "banale". certo parlare da "esterni" è sempre più facile, anche se ci vuole sempre un'esterno che ti porti ad una diversa consapevolezza. però, ripeto, il mio problema è più una crisi valutativa personale, una cosa che va oltre il semplice "accontentarsi del voto". parlare di voti svia molti...emm...ci sono persone che si interessano di aver capito bene le cose! poi non è facile dire con tono disincantato a se stessi (sopratutto in momenti di crisi),"ma per te è importante conoscere la materia o essere la prima della classe? ".
essere la prima della classe...ehh.. antico sogno proibito..brame di potere..ahahah sarebbe bello, ma sono leggende :D (forse)
poi dato che si pensa che i professori sappiano valutare (anche se qualche dubbio ogni tanto..) uno si chiede "cosa è andato bene? cosa male?". farsi "un'università" da sola non è cosa facile.. non sono un genio perciò ho bisogno di spiegazioni! se non ho risposto correttamente, o se è andato storto qualcosa, vuol dire che ci sono stati punti in cui non ho capito esattamente le cose, ed è proprio non capire cosa, o non capire come devono esser dette, che mi manda in crisi. è capire di non aver capito.

aspettative: li hai ragione, ho sofferto di troppe aspettative, più che da parte mia (probabilmente in principio non ne avevo) da parte dei parenti. cresciute con la vista dei soldi delle borse di studio penso..ehh..
dai, oddio, mi son correta sull'uso della parola "fallimento" al momento volevo sfogarmi, era proprio come dice il tuo nick "pensierolibero".

bè vedi, partire dal fatto che "passa il peggiore" è brutto.. solo il fatto che "passi"..passi dove? è un giro di cose.. io penso che manchi l'obiettivo nella mente di tutti, ovvero l'importanza,l'obiettivo dell'esistenza dei libri, delle scuole : imparare. fare l'insegnante penso sia un mestiere tra i più difficili esistenti, anche perchè si tratta di cose che non necessariamente ti insegnano a "insegnare.

fine

PaulVerlaine

Il Poeta Maledetto

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Friday, July 15th 2011, 2:00am

valutazione su materie scientifiche: è vero sono meno ambigue..ma proprio oggi pensavo (a sentire i tanti miei poveri amici ingegneri), quando correggi compiti di questo genere.. valutare il procedimento o il risultato? per il resto, è difficile certo, infatti dubito fortemente che si "inventerà" un nuovo sistema. ci sono già dei tentativi di formalizzare metodi che prevedono la valutazione di ben 5 "aree" diverse (contenuto, espressione, costruzione della risposta, correzione lessicale, ecc..), però il criterio finale è sempre quello del numero. ed è quel numero che personalmente mi stà un pò odioso. per fare un esempio sul momento, preferivo i classici "sufficiente" "buono" ecc ecc.. certo, non esprimono chissà cosa in più, sono più generici forse.. a me piacerebbero dei giudizi più estesi, che diano la possibilità di capire punti di forza o di debolezza nella comprensione per esempio .
per il resto che dici, ieri mi è capitata una cosa assurda. son andata al ricevimento come detto, la prof si è messa a leggere il compito e dopo 2 minuti...dice che quel compito non si meritava il voto messo, ma di più. lo passa all'assistente, che dopo uno sguardo di,..non so..30 secondi?.. annuisce. io ero a bocca aperta. così mi hanno corretto il voto.( tra parentesi, ho di nuovo la possibilità per la borsa, anche se lontana ce l'ho). ti pare cosa...possibile?? sul momento ero sotto shock. solo dopo ho realizzato: ma chi ca**o li ha corretti, e come, quei compiti prima??? ecco, è qui che mi viene il dubbio: siamo sicuri che siano così abituati? cioè, ci credo che molti si abituano a valutare...però certe cose mi lasciano ancora perplessa.


Mumble...
anzitutto, un procedimento corretto porta a un risultato corretto, e viceversa un risultato corretto deve derivare da un procedimento corretto (nelle materie scientifiche). In altre parole, bisogna valutarli entrambi: un compito con un procedimento corretto e un risultato scorretto può significare un'incomprensione radicale del procedimento; un compito con un risultato corretto e un procedimento scorretto può significare facilmente che è stato copiato o comunque che si è barato.

Tra le valutazioni "a parole" e quelle in numeri c'è da dire che la valutazione in numeri permette una più ampia gamma di sfumature. Mentre i tradizionali voti in parole permettono pochi gradi, nei voti attuali, tra la sufficienza e l'eccellenza, ce ne sono ben 12, sicuramente più che "sufficiente", "più che sufficiente", "buono", "molto buono", "ottimo". Quanto a una più precisa comprensione del perché si sia avuto quel voto, penso che si possa sempre andare a parlare al prof in ricevimento, o dopo l'esame. Molti sono disponibili (almeno nella mia facoltà) e gentili e alla buona e sono ben disposti a spiegare le ragioni specifiche delle loro valutazioni agli studenti.

Quanto al tuo episodio... è possibile che i prof abbiano capito (o intuito) la situazione e abbiano voluto aiutarti (non so quale fosse lo 'scarto' tra il voto precedente e quello attuale, in ogni caso è una possibilità). D'altra parte, ogni prof ha il suo criterio di valutazione, e sicuramente ciò che vale 30 per un prof, sarebbe 26 per un altro; ma, dal punto di vista dello stesso prof, penso che l' "occhio" ci sia.

Non ti sto dicendo, comunque, che il sistema di valutazione attuale è perfetto, lungi dall'esserlo. Solo che troverei difficile trovarne un altro -davvero- più efficiente. E che tutto sommato anche questo ha i suoi punti di forza. E che in ogni caso noi "miseri" studenti dobbiamo trovarne i punti positivi per fare buon viso al cattivo gioco delle sue falle, sennò siamo in rischio depressione e frustrazione, e l'università è già abbastanza difficile se presa con allegria, da potercela appesantire con malumori ;)
:beer:
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pensiero libero

Giovane Amico

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Friday, July 15th 2011, 3:04pm

rispondo al gentile PensieroLibero. mi spiace per aver aggiunto un'ennesima discussione simile, immaginavo che ce ne fossero altre, ma la notte ero fuori di me, e il massimo che ho fatto è cercare male nelle prime pagine se c'erano discussioni simili..poi pensavo di aggiungere un "tocco originale" parlando delle valutazioni.. so che queste discussioni che si ripetono sono molto "pesanti" per il carico del forum.
Ops, mi scuso, non intendevo deleggittimare la tua discussione per niente, anzi ben vengano altre discussioni, anche se si assomigliano, anche se uguali, servono anche a capire quanti casi ci siano. (io non sono uno di quelli che amministrano il forum, anzi odio coloro che tolgono le discussioni, il forum ci guadagna e basta a fare clicks, e il disordine accade con centinaia di esse, qua scrivono una volta al mese :) )

per il resto: ho le mie materie preferite, mi pare ovvio. però, ho una strana caratteristica: mi interesso anche delle altre cose. ho diversi interessi, molto distanti tra loro.. certo, non mi schizzerei fino al punto di iscrivermi in ingegneria, o darmi un altro esame di statistica..ma ciò non toglie che le materie e le conoscenze che queste possono dare, siano meno interessanti. io non studio per imparare a memoria, non nell'ottica nella quale tu pensi che io lo faccia.
il riferimento al "quanto vali" era nel contesto punteggio..con un numero è come se ti dessero un prezzo, nella mia visione estremistica.
per la domanda retorica...ti prenderò sul serio e ti rispondo in maniera molto "banale" : vado all'università per studiare e imparare, vado per conoscere un altro mondo, per avere possibilità di avere più chance lavorative, di poter fare ciò che mi piace. potrei continuare all'infinito ma mi fermo. poi momento..l'univ è sempre una bella esperienza dal punto di vista personale..tralasciando il metodo valutativo. i prof che ho conosciuto sono persone simpatiche, il problema è il sistema :D
l'ipotesi era una cosa gettata a mo di esempio no? ci saranno persone che si sentono sole, e vanno all'università per quello (forse)...ma credimi, non è il mio caso (e scusami se mi permetto un sorriso per questa ipotesi :) )
per il resto: mm mettere la qustione così diventa molto "banale". certo parlare da "esterni" è sempre più facile, anche se ci vuole sempre un'esterno che ti porti ad una diversa consapevolezza. però, ripeto, il mio problema è più una crisi valutativa personale, una cosa che va oltre il semplice "accontentarsi del voto". parlare di voti svia molti...emm...ci sono persone che si interessano di aver capito bene le cose! poi non è facile dire con tono disincantato a se stessi (sopratutto in momenti di crisi),"ma per te è importante conoscere la materia o essere la prima della classe? ".
essere la prima della classe...ehh.. antico sogno proibito..brame di potere..ahahah sarebbe bello, ma sono leggende :D (forse)
poi dato che si pensa che i professori sappiano valutare (anche se qualche dubbio ogni tanto..) uno si chiede "cosa è andato bene? cosa male?". farsi "un'università" da sola non è cosa facile.. non sono un genio perciò ho bisogno di spiegazioni! se non ho risposto correttamente, o se è andato storto qualcosa, vuol dire che ci sono stati punti in cui non ho capito esattamente le cose, ed è proprio non capire cosa, o non capire come devono esser dette, che mi manda in crisi. è capire di non aver capito.
E' così ti danno un prezzo e non è una visione estremistica è la realtà; ti lamenti di questo... per cambiare metodo valutativo dovremmo cambiare le scuole, partendo sin dalle elementari, perchè? Perchè il metodo valutativo in uso oggi è l'unico risultato possibile della scuola autoritaria. Cambiare metodo significa distruggere la scuola come la conosciamo oggi. Tu frequenti l'università (quindi non credo tu sia favorevole a distruggere la scuola odierna); l'unica possibilità che rimane è la trasformazione di questo metodo valutativo, e come nell'addizione cambiando l'ordine degli addendi la somma non cambia. Perciò non accadrebbe nulla. O al massimo alcuni ci guadagnerebbero a scapito di altri.

Aia la simpatia mi fa paura, non serve a un bel niente, quanti insegnanti ho avuto che erano simpatici, amiconi e non facevano il loro dovere; la simpatia in questi casi serve solo a creare nuovi gruppi di truffatori.

E' assolutamente così il 99% dei casi teme di venir cacciato dall'università (ho conosciuto solo 1 studente (amante della fisica) sino ad oggi che non temeva per niente di venir cacciato, non badava ai voti che prendeva, ma parlava solo della fisica), il 99% quindi teme di rimanere solo a dover studiare (cosa assolutamente possibile ma visto con disprezzo dalla società), perciò non gli importa cosa studia ma dove lo porteranno gli studi, al famoso TITOLO, perchè? Perchè preferisce rimanere a scuola, teme di lasciarla, e tutti lo sanno ed è realtà che le scuole sono strutturate per insegnare tutto malamente o meglio coercitivamente.

Se ti interessasse la materia non vedo che crisi dovrebbe esserci, domanda dove hai sbagliato e chissenefrega del resto.
Non è una leggenda ambire ad essere il primo/a della classe è il tipico sogno di coloro che vogliono "arrivare". accade spesso, Perchè ? Perchè la scuola oggi è strutturata per indurre gli studenti ad "arrivare", con qualsiasi mezzo. La scuola che non usa la coercizione come insegnamento rimane l'unica via d'uscita da questo grande errore.

Parla con l'insegnante (se puoi); lo so che non si possono fare domande prolungate durante la lezione (sebbene dicono che si possa). Sai quali sono i punti dove hai sbagliato? Te li hanno fatti vedere? Se li sai i vari punti, come fai a non capirlo da sola? Forse la materia che studi è illogica?

Quoted


aspettative: li hai ragione, ho sofferto di troppe aspettative, più che da parte mia (probabilmente in principio non ne avevo) da parte dei parenti. cresciute con la vista dei soldi delle borse di studio penso..ehh..
dai, oddio, mi son correta sull'uso della parola "fallimento" al momento volevo sfogarmi, era proprio come dice il tuo nick "pensierolibero".
bè vedi, partire dal fatto che "passa il peggiore" è brutto.. solo il fatto che "passi"..passi dove? è un giro di cose.. io penso che manchi l'obiettivo nella mente di tutti, ovvero l'importanza,l'obiettivo dell'esistenza dei libri, delle scuole : imparare. fare l'insegnante penso sia un mestiere tra i più difficili esistenti, anche perchè si tratta di cose che non necessariamente ti insegnano a "insegnare.
Se non credi sia fallimento allora perchè lo scrivi? Se quella parola è usata dagli altri in questi casi, perchè devi usarla pure tu? Se era uno sfogo allora è già parte di te quell'idea.
Fare l'insegnante nelle scuole coercitive è facile, troppo facile, tu parli e gli altri ascoltano, e non possono in alcun modo agire.


Incollo grosso modo una descrizione della scuola autoritaria:

L’autorità coercitiva è esercitata apertamente ed esplicitamente. Chi possiede l’autorità comanda senza ambiguità su chi gli è soggetto: “Devi fare questo. Se non lo fai, nei tuoi confronti verranno applicate certe sanzioni”. L’autorità anonima invece tende a celare l’uso della forza, sostenendo che non vi è alcuna autorità e che ogni cosa viene fatta con il consenso dell’individuo. Mentre una volta l’insegnante diceva all’allievo: “Tu devi fare questo. Altrimenti sarai punito”, oggi dice: “Sono certo che ti piacerà farlo”. In questo caso la vera sanzione non è la punizione corporale, ma l’espressione dispiaciuta dei genitori, o peggio ancora la convinzione di essere considerati estranei o di non agire come la maggioranza. Nel primo caso s’impiega la forza, nel secondo la manipolazione psichica.

Ma non è tutto, oggi ci sono ancora i voti e si ritorna alla scuola coercitiva, se non prendi bei voti ti cacciamo via! Poi gli esami dove gli insegnanti sfoggiano tutte le loro migliori abilità di autorità indiscussa. E se ti cacciano fuori da lì, andrai a lavorare nei campi! Perchè li fuori funziona così, chi non ha il titolo nobiliare (diploma, laurea) lavora nei campi.

Studia!! :rules: ... :hail: ... :dash:

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Friday, July 15th 2011, 3:18pm

ovviamente il procedimento corretto porta al risultato corretto.....è ovvio. però se sbagli un segno, o un minimo passaggio, come devi comportarti? magari lo studente ha capito come si fa ed è stata una svista. so di prof che si mettono a correggere solo il risultato senza vedere il procedimento, e non mi pare assolutamente giusto. e non parlo di copiature...manca una gamma di possibilità tra il "giusto" e "sbagliato" che si colma con un metro di giudizio più ampio, e non la semplice constatazione "se il risultato è giusto, il procedimento sarà giusto"..a questo punto se sbagli il procedimento, ma arrivi al risultato giusto? metti che qualcuno suggerisce il risultato, e il procedimento è un macello..che si fa? ecco si possono fare un sacco di supposizioni! però a noi studenti (e pure ai prof che devono continuare a correggere all'infinito) cambia dare un'esame in più o in meno..

per l'ampia gamma certo, ne avevo tenuto conto, penso sia uno dei motivi per la quale si adottano i numeri..a volte le valutazioni a parole diventano ridicole (come se le numeriche.. mi è capitato di sentire di 0,5, 1,3 dati in compiti al liceo °_°); certo vai dal prof, ma pensi che tutti ci vadano? spesso chi abita lontano ha difficoltà (almeno qui in sardegna siamo messi male da questo punto di vista), per di più molti si accontentano di sapere il voto e basta, invece per me è molto importante la motivazione! certo si allungherebbe il lavoro..sarebbe un sistema troppo efficiente :D immagina...andare oltre quelle 2 cifre, e capire i punti deboli nella comprensione o nella trattazione! voglio troppo lo so.

per la mia situaizone boh, anche se fosse mi pare una cosa assurda lo stesso. ho detto della borsa di studio, ma dopo l'opinione della prof. ho pure detto di essere andata li non a contestare, ma per capire il motivo del voto.. mi sentirei un pò presa per i fondelli altrimenti. non mi piacciono queste cose. se mi merito quello, è quello e basta. (eh si, non mi va bene niente).

si non è un sistema come posso dire.."valido".."perfetto".. vedi te, però ci spero sempre, chissà..un giorno verrà introdotto un metodo di valutazione diverso, o almeno interpretato diversamente e in maniera più "aperta". in questo genere di cose non mi piace essere sempre passiva, se ci sono critiche al sistema, non mi sento scema a farle, anzi alimentano l'interesse..senza critiche non si va avanti :D
per i malumori..quelli..sono il sapore della vita @[email protected] c'era qualcuno che diceva che solo superando la sofferenza si acquisisce maggiore consapevolezza della felicità..

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Friday, July 15th 2011, 4:40pm

Sì sì, trovo giustissimo quello che scrivi sul procedimento, infatti è in accordo con quanto avevo scritto anch'io.

Non tutti vanno dal prof a parlarci, però la possibilità c'è, anche per chi abita lontano, infatti si può cogliere l'occasione per fare diverse commissioni, come faccio sempre io. Anch'io abito fuori sede, non lontanissimo, però mi fa fatica andarci, e così quando ci vado cerco sempre di fare il più possibile, ci vado nei giorni in cui posso raccogliere più ricevimenti, insieme faccio tutte le fotocopie che mi servono, etc.etc. Ottimizzare è la parola chiave :) Non sto dicendo che tutti dovrebbero farlo, molti non lo farebbero comunque, ma una persona come te, che ha bisogno di interloquire anche sulle valutazioni, è libera di farlo, la possibilità c'è.

Fai benissimo a essere critica laddove puoi: è dalle critiche che vengono i miglioramenti (a volte). Però, permettimi di essere in totale disaccordo con la tua ultima frase:


per i malumori..quelli..sono il sapore della vita @[email protected] c'era qualcuno che diceva che solo superando la sofferenza si acquisisce maggiore consapevolezza della felicità..


Può darsi che provando il dolore dopo si apprezzi maggiormente la serenità, ma questo non è un buon motivo per esprimere questo masochismo esistenziale (i malumori come "sapore della vita")... una volta che si prova il dolore (e tanto, prima o poi, fisico o interiore, lo provano tutti), basta, si è svezzati e in grado di discernere tra dolore e piacere, una volta passato questo battesimo del dolore, continuare a cercarlo e addirittura farne "il sapore della vita" è masochismo puro con cui non potrò mai essere d'accordo ;) La vita ha tanti sapori, così come i cibi, ma ciò non toglie che io, se posso, mangio sempre roba che mi piace, e gli scarti e le cose insapori o sgradevoli le metto in bocca solo se non ho altro modo di sopravvivere! D'altra parte, se qualcun altro ha come filosofia di vita quella di mangiare spesso, per scelta, anche cose spiacevoli o insapori, perché ciò lo soddisfa, beh, liberissimo, però, come dice il detto, sia consapevole che egli stesso "è causa del suo mal" :thumbup:
and maybe I will see a different destiny
like knowing you at all was only a bad dream.

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Friday, July 15th 2011, 4:47pm

rispondo a pensierolibero
la tua argomentazione mi piace in quanto critica. qualche tempo fa l'avrei pensata come te in molti più punti, magari mi sarei fatta influenzare. è una posizione molto radicale..ed è proprio questo radicalismo che oggi mi fa allontanare un pò in alcuni punti (colpa in parte della mia facoltà, l'ammetto :ohno: dall'altra è perchè sono diplomatica di mio).

mi piacerebbe un sistema riformato, non mi fanno paura i cambiamenti (sempre se portano del bene eh). poi..il solo fatto che stò scrivendo ciò che scrivo, anche se sono iscritta all'univ, e per giunta in scienze politiche, vuol dire proprio il contrario. penserai che sono incoerente dal tuo punto di vista..però, se vuoi avere più chance nel lavoro, più conoscenze ecc ecc ecc dove vai? posso chiederti che soluzione hai trovato tu? lavorare nei campi è faticoso, però puoi far carriera pure li eh! oggi va molto il biologico..
diciamo che l'univ allarga i miei orizzonti, le mie possibilità.. è anche detto che non troverò niente e tutta la fatica fatta non sia servita a nulla, magari, chissà, finirò a zappare la terra o coltivare cipolle (per dire)! ma anche li dovrò avere degli insegnanti..(si, penso che l'uomo da solo possa fare poco).
cambiando metodo valutativo, si cambia anche la visione dei docenti e degli alunni, e magari, perchè no, del "sistema". senza il "prezzo" è più difficile giudicare, perciò il sistema allargherebbe le sue vedute..i migliori non saranno solo coloro che prendono "110" (per dire) ma magari anche quelli che hanno altre buone caratteristiche.

non voglio arrivare a pensare che se provo simpatia per una persona stò contribuendo a farla diventare un furfante..qui si scindono le cose: persona e professore. per esempio, noi a fine corso dobbiamo valutare gli insegnamenti e il metodo dei docenti (vedi, per loro non c'è il voto ahah). se uno mi stà simpatico ok, non lo scrivo certo, se non ha fatto il suo dovere, lo scrivo sicuro.

cacciati dall'università?? accidenti.. deve averle dato fuoco allora! che io sappia da noi le opinioni si possono esprimere..queste cose mi sanno molto di medioevo O_O ai tempi d'oggi non avevo sentito cose così.
la tua visione si basa sulla paura del rimanere solo..io per esempio studio da sola in casa :D vado a lezione si, però poi del mio studio faccio quello che voglio..non ho un prof che mi segue e mi bacchetta se non studio la riga o il paragrafo che mi dice. cioè..sono decisioni personali. purtroppo dalla società non si sfugge (a meno che non vai a fare l'eremita sopra la montagna), e bisogna cercare compromessi..un nuovo metodo di valutazione potrebbe essere uno dei compromessi.

la parte sulla leggenda, era perchè tanto ci sarà sempre uno più bravo di te, e non potrai mai essere il primo, perciò, arrivare ad ambire ciò è troppo. e sopratutto, primo in cosa? primo nel raggiungere il prezzo più alto? :) io sono più o meno brava a disegnare, però non mi è servito a molto a livello scolastico (a parte il voto in arte).. però secondo me (citando diversi sociologi come sternberg, gardner, morin, de bono, e altri..) ci sono diversi modi per esprimere la propria "intelligenza" e validità..questi autori che ho citato li avevo studiati al liceo, hanno contribuito a cambiare la mia opinione sulle valutazioni. ognuno ha "intelligenze diverse", chi pratiche, chi teoriche, chi musicali, deduttive, ecc..però il sistema valutativo si basa solo su poche tra queste. purtroppo, questa scuola c'è..
sono stata contaminata dal sistema perchè ci vivo.. aspettare che qualcuno lo cambi è cosa lunga, e farlo in prima persona o anche in pochi è difficile. l'unica soluzione che trovo per ora è la critica. poi solo vivendoci, conosci bene il nemico.

emm, la parte in viola non mi è chiara. vado dai prof per capire i punti dove ho sbagliato, non li so prima..o in caso vado per constatare. dopo che mi spiega saprò..

correggo* fare l'insegnante normale è facile, fare l'insegnante "vero" è difficile. e tra le due ci sono tante vie di mezzo. come per gli studenti. studiare di per se è facile (basta studiare e infilarsi le cose in testa a forza; facile se ne hai voglia sia chiaro), studiare per se stessi è difficile. nel mezzo, ci sono tante varianti.

non ce lo vedo un insegnante come un poliziotto... paradossalmente, oggi vedo molti prof molto avviliti, incapaci di reagire ai cambiamenti che impone il tempo o di muoversi in tale sistema nonostante le volontà. quanti alunni stanno alle "regole" o "comandi"? coloro che "trasgrediscono" lo fanno anche con leggerezza, inconsapevolezza.. chiamarla scuola autoritaria mi pare troppo, sopratutto vedendo che i risultati che vorrebbe non ci sono! al massimo potrei parlare di una scuola "fallimentare"..autoritaria è un parolone. l'individuo sa essere anche attivo e rispondere ai sollecitamenti. un sistema autoritario prevede passività.. ed è proprio la passività dall'altra parte che in un certo senso manca (anche se non è visibile con azioni estreme, la maggior parte delle volte). è un pò come un genitore che cerca di richiamare il figlio, ma il figlio non gli da ascolto. è un'autorità mancata và :)

per ora, come dicevi tu ieri, ho visto anche molti "passare avanti" nonostante non se lo meritassero.. insomma, non sempre il sistema caccia via i peggiori. li minaccia..ma non li caccia. vorrebbe, ma non lo fa. oggi si punta più al recupero, alla comprensione. poi come questa venga applicata è l'altra storia di cui abbiamo finora parlato. il titolo nobiliare è fantastico! ahahah fosse così avrei già le chiappe parate alla fine della laurea! invece dovrò sudare per cercare lavoro..e chissà..dovrò vedermi "passare avanti" persone che non hanno fatto fuori prima..
(ps. rispetto al lavoro nei campi! potrebbe essere la nostra salvezza! )

nozomi

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Friday, July 15th 2011, 4:57pm

aiuto oggi mi stò impegnando molto in queste discussioni, di questo passo non studio XD (In tema)

ahahhah la frase mi è uscita citando una famosa pubblicità..hai in mente il vecchietto.." gianni, l'ottimismo è il profumo della vita!" anche se è un pò diversa..
la vita è fatta di tutto, però è grazie ai tanti dolori che sono quella che sono. quella frase li l'avevo letta da qualche parte, non ricordo se era freud.. penso sia vera, mi consolò sul momento. mm..essere svezzati dal dolore è difficile, diciamo che si spera di non re-incontrarlo, anche perchè l'essere umano si dimentica velocemente del dolore in molti casi! vabbè, tralasciamo questo discorso, se ne potrebbe discutere altrettanto a lungo. ognuno ha il suo "profumo della vita"xD ( e il mio non è fatto solo di cattivi odori eh ahahah)

pensiero libero

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Saturday, July 16th 2011, 11:59am

rispondo a pensierolibero
la tua argomentazione mi piace in quanto critica. qualche tempo fa l'avrei pensata come te in molti più punti, magari mi sarei fatta influenzare. è una posizione molto radicale..ed è proprio questo radicalismo che oggi mi fa allontanare un pò in alcuni punti (colpa in parte della mia facoltà, l'ammetto :ohno: dall'altra è perchè sono diplomatica di mio).
Non c'è alcuna influenza, ti siedi e pensi come e perchè le cose funzionano così, poi capisci da solo che qualcosa non va. Da solo senza nessuno che ti influenzi! E buttate via quella ca**o di TV e allegati vari, tutti quanti !
Radicale è che arriva alla radice dei problemi, la diplomazia non capisco che centri. Forse non si vuole arrivare alla radice? Con tutto questo relativismo che circola... come tanti, credi non ci sia una strada maestra?

mi piacerebbe un sistema riformato, non mi fanno paura i cambiamenti (sempre se portano del bene eh). poi..il solo fatto che stò scrivendo ciò che scrivo, anche se sono iscritta all'univ, e per giunta in scienze politiche, vuol dire proprio il contrario. penserai che sono incoerente dal tuo punto di vista..però, se vuoi avere più chance nel lavoro, più conoscenze ecc ecc ecc dove vai? posso chiederti che soluzione hai trovato tu? lavorare nei campi è faticoso, però puoi far carriera pure li eh! oggi va molto il biologico..
diciamo che l'univ allarga i miei orizzonti, le mie possibilità.. è anche detto che non troverò niente e tutta la fatica fatta non sia servita a nulla, magari, chissà, finirò a zappare la terra o coltivare cipolle (per dire)! ma anche li dovrò avere degli insegnanti..(si, penso che l'uomo da solo possa fare poco).
cambiando metodo valutativo, si cambia anche la visione dei docenti e degli alunni, e magari, perchè no, del "sistema". senza il "prezzo" è più difficile giudicare, perciò il sistema allargherebbe le sue vedute..i migliori non saranno solo coloro che prendono "110" (per dire) ma magari anche quelli che hanno altre buone caratteristiche.
Più chance nel lavoro? Più conoscenze? Dove vai?
Hai appena dimostrato scrivendo queste parole che frequenti l'università perchè hai paura di rimanere sola.

Forse non hai capito che è la società che inventa queste favole, del lavorare nei campi, e vuole fare lavorare nei campi chi non ha alcun Titolo, secondo te perchè? (e non è per motivi di merito di studi, competenze, sebbene sembri l'unica risposta o la più importante/legittima delle varie risposte possibili)

La mia soluzione? Perchè non la trovi tu? Secondo me non vuoi trovarla, poi sotto lo confermi. (i famosi compromessi, tipica giustificazione da smidollati) (parli anche dell'eremita, frase prefatta di chi ha paura e come giustificazione inventa dei vincoli)

Sai perchè ti dico di Trovarla da sola la soluzione, perchè secondo me farai dei danni enormi se ti dicessi la mia, cercheresti di sotterrarla, censurarla, sei troppo dentro; troveresti solo i lati negativi, come fanno i cristiani con le spedizioni spaziali, come fanno i conservatori con i progressisti. Il fatto è che come lati negativi ha solo che la tua vita e quella di milioni di persone risulterebbe un enorme stron**ata.

Preferisco stare in silenzio, secondo me con gli studenti universitari non c'è speranza; sono troppo dentro, tornare indietro per loro sarebbe uno smacco psicologico enorme. Con 20 anni di carcere psicologico, è inevitabile.

Si ecco da brava fa fare a tuo figlio il lavoro di cambiamento, tu vivi la tua illusione; sempre che quando sarai dentro totalmente ti dimenticherai che stai incatenando tuo figlio nelle stesse tue catene. E allora sarai fiera di lui che da bravo bambino porta a casa i bei voti di scuola!

Si sono arrogante e per quelli che ormai non capiscono più niente ridicolo...(e scrivendo arrogantemente magari ti ho indotto a scrivere male e mi sbaglio sul tuo conto, ma ho letto anche cosa scrivevi con paul verlaine e la si capisce molto)

sono anche nella posizione difficile e tipica di chi fugge, di quello che chiude il dialogo, ma come ho spiegato sopra secondo me con gli universitari è impossibile.
Non me ne frega più un ca**o di voi.

la libertà non ci è negata, per niente; quel che è peggio è che la libertà è diventata indesiderabile.
Buona scalata

This post has been edited 1 times, last edit by "pensiero libero" (Jul 16th 2011, 12:04pm)


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