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marco7474

Giovane Amico

  • "marco7474" started this thread

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1

Friday, April 26th 2019, 12:56pm

senza un posto fisso i giovani non hanno un futuro.....

Da disoccupato mi ricordo che quando cerano gli uffici di collocamento si trovava lavoro anche a tempo indeterminato,funzionava tutto meglio e ti dicevano qul,era la ditta che stava cercando, oggi da quando ci sono le agenzie interinali non possono dirti nulla,nel il posto ne lo stipendio tutto per privacy, ma allora una deve accettare a scatola chiusa?ma queste agenzie del lavoro temporaneo lo vogliono capire che se non danno un posto fisso ad un giovane non avra un futuro? non possono sposarsi, ne un mutuo, ne una macchina?

2

Friday, April 26th 2019, 2:35pm

Quoted

senza un posto fisso i giovani non hanno un futuro.....


Purtroppo l'epoca durata fino agli anni 90 dove avevamo grandi industrie di cui molte statali o a partecipazione statale è finita e con euro ed Unione Europea siamo entrati nel mondo della "flessibilità" sul lavoro perché sono iniziati il grosso import e la commissione di lavoro ai cosiddetti paesi emergenti (prima molti prodotti erano fabbricati in Italia, oggi è sempre più facile leggere scritto "Made in China", "Made in Bangladesh" oppure Vietnam, Hong Kong, India, Pakistan e via dicendo cioè tutti quei paesi dove tasse e costo del lavoro sono notevolmente più bassi.

Di positivo però va anche detto che una buona fetta della nostra economia è rappresentata soprattutto dalla piccola e media impresa ergo da piccoli-medi imprenditori che hanno costruito il loro futuro e quello dei propri figli senza essere dipendenti a posto fissi ma svolgendo appunto delle attività in proprio. Cosa analoga dicasi per tutti quei mestieri svolti con Partita Iva per cui se si hanno delle capacità imprenditoriali o se si sa fare bene un mestiere artigianale è certamente possibile costruirsi il proprio futuro diventando dipendenti di se stessi.

Gatta Nera

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3

Saturday, April 27th 2019, 12:14am

È già tanto se si trova un lavoro a tempo determinato purtroppo. A volte non si trova nemmeno quello.

Bonus

Giovane Amico

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4

Saturday, April 27th 2019, 7:14am

Guarda, ti scrive un imbecille che finita la triennale ha deciso di cambiare completamente rotta...Io sono stato una partita dai ventitre anni in poi, a trenta ho avviato un'attività, siamo due soci. Ora ho trentadue anni, e solo a dicembre sono riuscito a vivere da solo (ed ho alcune "facilitazioni" come il fatto che sono stati i miei a trasferirsi lasciandomi la casa in cui sono nato...Quindi niente affitto, dato che il mutuo fu pagato una decina di anni fa).
Non ho mai lavorato come dipendente, perché già prima di finire l'università (e dire "ok, non farò mai questo lavoro") già lavoravo. Guadagni da miseria, certo, però lentamente crescevano.
Dei miei amici...Beh, il mio migliore amico è laureato in storia dell'arte medievale con centodieci e lode: partita iva e si occupa di web marketing (sono un suo cliente).
Due coppie di amici sono sposate, una con una bambina piccola una con un pargolo in arrivo: coppia uno lei ha un part time in una ditta di spedizioni lui ha finito la borsa di studio per un dottorato in farmacia red ora è disoccupato, coppia due lui supplente di religione a scuola e lei fa la cameriera nel ristorante dove lavora la sorella.
Poi abbiamo servizi civili, precari...Gli unici due che hanno un posto fisso hanno iniziato a lavorare subito dopo la maturità, uno in fabbrica (praticamente a chiamata, visto che c'è poco lavoro e lo tengono a casa a mesate) uno fa l'elettricista per una multinazionale farmaceutica (che ha la simpatica tendenza a sbolognare la gente con famosi ricatti tipo "se rimani ti mandiamo in Siberia").
E tutti i dipendenti non sono passati per agenzie, tutti entrati perché portati da amici, parenti ecc...

Quindi io la meccanica "porta il curriculum e trova lavoro" non solo non la conosco in prima persona, ma gli unici che conosco che hanno fatto così sono tutti over quaranta, e nella mia città di sicuro non vedo dipendenti pubblici ventenni o trentenni (uffici, spazzini, vigili ecc...).

È un mondo che non esiste più, e persino in una città bigotta come la mia (dove c'è sempre stata un po' di atmosfera fra il fantozziano e l'american dream, dove trovi lavoro, ti sposi e fai figli, sennò sei strano) vedi coppie precarie che semplicemente cominciano a fare figli e "in qualche modo si fa".

Smettiamola si manifestare in piazza aspettandoci qualcosa dall'alto perché non verrà. Si deve fare da noi. Che ci si disperi o si pianta sotto questo punto di vista è come essere tornati nel 1800. E smettiamola anche di leggere i post su Facebook, roba tipo "lei ce l'ha fatta. Biologa di Canicattì avvera il suo sogno, va a Washington e cura il cancro a Torino. Ora è il nuovo ministro della sanità americano". La storia fortunata c'è, ma per un buco di culo ci sono centinaia di storie sfortunate. Non c'è nulla di male a sognare, ed è bene che qualcuno tenti, ma l'atteggiamento è di pretesa, gente che va a Londra con la laurea in mano, e trova lavoro come lavapiatti, poi si incazza e ti fa "ma come, io ho studiato, PRETENDO di lavorare in quello che ho studiato".
Non si può pretendere nulla.
Studiare non è più una garanzia di successo, e ora che sono un piccolo imprenditore (e che quindi essendo passato dall'altra parte del bancone vedo le cose con una doppia ottica) mi trovo a constatare che ci sono molti motivi per prendere a lavorare o no una persona che vanno oltre al titolo di studio.
È tutto estremamente imprevedibile.

Praticamente è come se fossimo tornati nel XIX secolo.
Anzi, nonostante abbiamo cellulari da fantascienza siamo più simili ad un Neanderthal nealla sua caverna o a un cercatore di oro nel Klondike. Da soli, nella foresta a caccia della cena.
Dobbiamo ammazzarci? Direi proprio di no.
Dobbiamo solo renderci conto che i tempi sono cambiati, è un nuovo mondo, e dobbiamo imparare a viverci, punto.
E viverci significa imparare a farci figli, mangiarci, e persino divertirci e seguire i sogni.
Perché l'alternativa è protestare a mettersi a piangere, ma sapete una cosa? Non gliene frega un cazzo di niente a nessuno.
Quindi risparmiamo liquidi e andiamo avanti. A calci e pugni se necessario.

windrew

La vita è attaccata ad un filo sottile che va tenuto stretto.

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5

Saturday, April 27th 2019, 11:58am

Bonus, tutto quello che hai scritto è giusto.
se vi è un problema, in quanto tale, ha una soluzione, altrimenti è un dato di fatto con cui convivere

arianna73

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6

Saturday, April 27th 2019, 1:17pm

Concordo anche io con Bonus, però
1- credo sia il caso di strillare più forte che mai e punire elettoralmente , fare pressione civile, perché tutto quello che rende civile il vivere in una cosiddetta "democrazia" non si sgretoli. Parlo di sanità, di servizi, di sostegni intelligenti (non assistenzialismo), di politiche del lavoro che già solo impiantando un sistema di formazione e riqualificazione continuo aiuterebbero moltissimo a reggere il nuovo e probabilmente irreversibile passo dei tempi. Questo non ha nulla a che fare con le pretese, perché appunto concordo che il sogno "faccio studiare i miei figli perché siano meglio di me" è durato forse un paio di generazioni e basta. E ancora molti ragazzi appiccicati ai suddetti smartphone da fantascienza vivono in un mondo di aspettative impossibili e sono già morti di frustrazione.
2-Fare da sé e adattarsi è assolutamente necessario, vedi punto primo, ma la vita è tante cose che non puoi prendere "anche a calci e pugni se necessario". Puoi non avere genitori alle spalle che ti lasciano casa. Puoi non avere nessuno al tuo fianco. Tuo figlio può nascere con una malattia cronica. Tu stesso/a puoi ammalarti, può bastare una depressione a far venire tutto giù... e la giungla ti saluta.

Quindi un conto rimboccarsi le maniche e affrontare la realtà per quella che è, un altro è accettare supinamente lo sprofondo di qualsiasi straccio di civiltà...


edit: e poi il mondo stesso non è fatto di una parte che si adatta e basta: anche il sistema creditizio, per dirne una, deve rassegnarsi alla fine delle buste paga pubbliche , dei posti fissi, delle garanzie blindate.

7

Saturday, April 27th 2019, 2:22pm

credo sia il caso di strillare più forte che mai e punire elettoralmente

Beh, abbiamo votato alle politiche nemmeno un anno fa, ora abbiamo a maggio le elezioni europee...chi potremmo "punire elettoralmente"? oppure gli italici dovrebbero ispirarsi ai francesi con le loro accese proteste di piazza?

Onestamente ritengo che anche l'indole italica rispetto a quella francese sia completamente differente (loro hanno fatto una rivoluzione, noi al contrario accettiamo tutto da quanto in Italia comandava la prima Repubblica), ergo è nel nostro Dna (salvo rari casi), protestare su internet, magari fare qualche corteo ma poi alla fine continuiamo ad accettare passivamente il nostro destino (o almeno per oltre 60 anni sembra essere stato così e non credo che le nuove generazioni siano in grado di fare di più).

Mi scuso per l'apparente pessimismo ma sottolineo che la mia vuol essere una visione assolutamente realista.

arianna73

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8

Saturday, April 27th 2019, 2:51pm

Non c'è nulla di più realista di quello che ho scritto, Michele, e appena sarà estinta la generazione dei genitori tuoi, di Bonus, di tutti quelli che in qualche modo continuano a mettere pezze e a fare i jolly nelle situazioni più barcollanti a mantenere tanti nipotini fatti giustamente prima che fosse troppo tardi , ce ne renderemo conto tutti, soprattutto qui in Italia, con l'evidenza di una bella sprangata in faccia.
Che il lavoro sia una giungla ma che il resto della rete sociale tenga, e alla giustizia sociale non si rinunci: o è un bel mondo di m.... quello che tutta la grinta e il rimboccarsi le maniche che vuoi verrà ereditato dalla generazione che già sgambetta alla scuola primaria.

Già ora c'è poco da scherzare, del resto.
Sul fatto che sia difficile non sgretolare la civiltà sono d'accordo, realisticamente sono annunciati tagli alla sanità e chi si troverà in una condizione di debolezza passeggera o cronica ne pagherà lo scotto.
Perché è questo che in certe fasi della vita non riusciamo a vedere o crediamo di poter esorcizzare e sfangare ad libitum: che prima o poi tocca a noi.

Personalmente ho fatto vere e proprie full immersion nei guai che vengono appena l'efficienza fisica si deteriora, e non credo più alla bubbola che siamo sempre tutti autosufficienti e che possiamo fare a meno di servizi che funzionano. A 30 anni mi pareva ancora verosimile ;)

D'altra parte, non è solo una preoccupazione ed una realtà nostrana la necessità di giustizia sociale e welfare (che non ha nulla a che fare con l'assistenzialismo e il familismo becero che pensiamo noi), in questi tempi più che mai, e ancora di più nel futuro prossimo: se ne parla abbastanza e speriamo non restino chiacchiere - una coscienza civile in questo senso non dovrebbe addormentarsi per evitare di generare mostri.

ipposam

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9

Saturday, April 27th 2019, 4:20pm

Concordo in linea di massima sia con quanto espresso da Bonus, sia ancora di più con quanto espresso da Arianna73. Entrambi secondo me hanno evidenziato punti fondamentali della questione. Da una parte, stare a pretendere a gran voce il ritorno di situazioni valide in passato, parlare di “posto fisso”, di diritto ad avere un lavoro corrispondente alla laurea ecc suona alquanto anacronistico. Sicuramente sapersi adattare, e prima ancora, saper scegliere cosa studiare e cosa no in base alle esigenze del mercato, e sapersi muovere in base alle proprie aspirazioni fanno la differenza. È anche vero che io conosco molti trentenni con contratti stabili, che fanno precisamente il lavoro per cui hanno studiato, quindi che non esistano non è vero.
D’altra parte per come la vedo io il vero dramma non lo vivono i giovani, che con un minimo di adattamento e con l’aiuto delle famiglie ancora riescono ad avviare la loro vita. Oggi si dà per scontato che a 30 anni si possa avere una casa propria, fare vacanze per conto proprio ecc, forse si dimentica che una quarantina di anni fa molte coppie sposate vivevano con i genitori e le vacanze erano un lusso di pochi. Il vero dramma è quello dei cinquanta-sessantenni, lontani dalla pensione, e privi di welfare. Chi oggi è in condizioni di maggiore disagio sono le frange più deboli della società: per costoro non c’è nulla di nulla. Chi è un non - giovane, e non- vecchio, o malato, o peggio invalido, nella nostra società non ha un posto e non ha accesso se non a risibili tutele. E visto che la vita è una ruota, tutti noi saremo prima non - giovani e non - vecchi, poi magari anche malati o anziani, e non ci aspetta un bel futuro con queste premesse. È il welfare ad essere fortemente penalizzato da questa nostra società. I giovani devono imparare a camminare nel mondo per come è fatto e non per come era qualche lustro fa, altrimenti se hanno il sogno di una società diversa che provino a realizzarla.

fran235

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Saturday, April 27th 2019, 5:29pm

Io vado controcorrente....è bello lo spirito imprenditoriale, ma l'Italia ha un numero spaventosamente alto di partite Iva (molte sono precariato mascherato). Non tutti possono fare gli imprenditori non sarebbe neanche equilibrato per una economia. Si, abbiamo una ossatura di piccole imprese , tra cui molte eccellenze , ma la piccola Size rappresenta anche un limite nella possibilità di crescita in mercati sempre più internazionali.
Parliamo di condizioni di lavoro. Ormai definiamo noi stessi "anacronistiche le tutele. Bene ...anzi male. È così Un po' ovunque e infatti negli ultimi vent'anni la quota di Pil mondiale che va al capitale è aumentata molto a scapito...del lavoro ovvio. Ma viviamo tutto questo come normalità.
Si da la colpa alla crisi (il pil mondiale ha continuato a crescere). Si da la colpa all'Europa (l'italia sarebbe stata punita dalla globalizzazione in ogni caso). Si da la colpa magari ai migranti e tra un po' agli alieni.
In realtà fenomeni come la caduta del comunismo, la globalizzazione dei mercati e l'irruzione di nuovi potenti attori (Cina ad esempio) hanno dato briglia sciolta al capitalismo. I piccoli governi nazionali possono ben poco e mi viene amaramente da sorridere alle urla dei cosiddetti sovranisti che non dimostrano di avere la benché minima idea di dove stia andando il mondo.
Qualcuno ha evidenziato un ritorno al 1800...beh per le classi lavoratrici (esistono ancora...sarebbe chi non ha il capitale) è esattamente così. Poche tutele, flessibilità, reddito di sussistenza.
Sono pessimista...ma almeno difendiamo alcune conquiste di civiltà come sanità e scuola pubblica e almeno un minimo di assistenza sociale.
Il capitale spadroneggia e fa enormi profitto. Facciamogli almeno pagare un dividendo sociale.
La prima volta fa sempre male
La prima volta ti fa tremare
Sei tu sei tu sei tu chi può darti di più

(Subcomandante Fran)

ipposam

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11

Saturday, April 27th 2019, 6:17pm

Mi sento di concordare anche con te Fran, sul discorso dell’anacronismo non mi riferivo alle tutele quanto ad alcuni concetti che non sono più applicabili, visti gli attuali scenari. Per me è anacronistico il “posto fisso”, inteso come posto di lavoro che porta alla pensione. Non è più pensabile perché ha mostrato i suoi limiti da ogni punto di vista, d’altra parte questa non deve essere una scusa per creare manovalanza a basso costo e precariato senza via di uscita. Se il lavoro deve essere dinamico, come ci dicono, allora la società deve esserlo e il lavoro deve traboccare, deve esserci occupazione per tutti, a tempo determinato o come ti pare ma deve esserci. E le banche devono potersi fidare di chi lavora perché devono sapere che la durata contrattuale non inficerà la continuità dei pagamenti. Chiaramente questa attualmente è utopia, ma è così che dovrebbe andare

svmmvs

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12

Saturday, April 27th 2019, 8:28pm

Concordo con Fran, al giorno d'oggi sono pochi i mercati che permettono l'ingresso di nuove società. Sono tutte nicchie di mercato abbastanza chiuse dove il rischio, incentivando l'imprenditoria spontanea, è quello di rendere tali mercati ancor meno convenienti. Se non sbaglio negli Usa viene usato il termine "oceano rosso" per descrivere questa situazione.

Detto ciò si possono fare alcuni interventi:

1. Abolire i sindacati. Ormai sono solo pattumiere piene di politicanti il cui unico compito è quello di piazzare i loro dirigenti, o comunque persone ad essi vicine, dove ci sia posto. Deve essere direttamente lo Stato a fare l'interesse dei lavoratori.

2. Intervenire pesantemente sulle pensioni. In senso progressivo e tutelando i più poveri, ma va fatto.

3. Incentivare il lavoro pubblico assumendo MOLTI under35.

4.Fare l'opposto della flat tax. Aumentare il prelievo per chi è ricco e diminuirlo per chi è più povero agendo sugli scaglioni.

Bonus

Giovane Amico

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13

Sunday, April 28th 2019, 10:12am

Arianna73 forse il "tono" del mio discorso è stato in parte frainteso.
Di sicuro io mi ritengo un "fortunato" perché la mia famiglia mi ha aiutato molto, e non parlo solo della casa, parlo anche di lato umano, visto che i miei genitori sono due grandissime persone, a cui sono molto grato, ma sono stati anche molto intelligenti a prevedere una certa situazione; se io sto in casa loro è possibile perché molti anni fa, in una situazione economica per crisi, mio padre mise le mani su un piccolo rudere in campagna. Negli anni ci hanno lavorato e ora fa l'agricoltore. La pensione è ridicola, ma quando ero piccolo pur essendo una normale famiglia di ceto medio, c'è stato un periodo di vacche grasse, e mio padre e i suoi colleghi avevano stipendi piuttosto buoni. Ma lui e mia madre gestirono la cosa con intelligenza, e invece di comprarsi la Mercedes, o fare il viaggetto annuale, fecero scelte furbe del genere, come prendere un pezzo di terra infestato di rovi e quattro mura diroccate. Sono stati presi per il culo, ma col senno di poi hanno fatto delle scelte davvero intelligenti, che hanno aiutato loro e ora aiutano me, e di questo sono grato.
Loro sono due "babyboomer", nati a metà degli anni 50, vissuti in un epoca in cui appena finita la maturità uscivi di casa con un curriculum in mano e in tre o quattro giorni trovavi lavoro (mia madre il primo lavoro lo ha trovato così). Non so dire esattamente dove sia il problema di questa situazione, ma facendo un paragone con le generazioni più giovani loro per qualche motivo sono soggetti ad una sorta di status symbol, la macchina, il viaggio ecc... Probabilmente è un riflesso dell'essere cresciuti in una società in cui soldi e lavoro sono legati in modo regolare e costante.
Per noi trentenni ovviamente non è così, abbiamo macchine comprate dai genitori o regalate (tipo "la Panda di nonna che tanto ormai lei non usa più) e spesso lavoriamo in tutta una serie di formule assurde in cui la correlazione fra ore di lavoro e compenso è pura casualità e fantasia.
Il loro modo di pensare normalmente non è compatibile con il presente (come non lo è anche quello di tutta una fascia di politici di quella generazione, e dico questo riferendomi a chi di loro ha buone intenzioni ma non riesce). Forse i miei hanno avuto più acume perché tutti e due da ragazzini hanno vissuto sulla pelle uno un tracollo finanziario della famiglia, l'altra una costante instabilità economica, che forse gli hanno insegnato a fare tutta una serie di piani di riserva e paraculate a lungo termine.
Ripeto io sono grato di avere due persone del genere, e spero vivamente che mi abbiano insegnato qualcosa.

Per assurdo sono stati loro ad instillarmi questa cosa del "fai da te perché tanto non ci pensa nessuno" (e lì è anche un limite caratteriale mio, ma non andiamo offtopic).
C'è da dire che nella mia famiglia (nonni, cugini...) abbiamo questa tendenza ad aiutarci, come mio nonno, muratore in pensione, che ha aiutato i miei a ristrutturare la casa in cui vivo ora.
Magari molti non hanno famiglie del genere, io sono contento di averla.
Tutto questo ovviamente non vuol dire che non debba esserci la protesta politica.
Benvenga.
Solo che dopo tutto questo tempo forse siamo un po'disillusi.
Ed uno dei problemi è che non combattiamo con qualcosa di duro ma chiaro come una dittatura. C'è opportunismo e tanta, tanta, tanta incompetenza.
Io sono un piccolo imprenditore, sì, ma non sono certo un Silvio Berlusconi in erba (sono più bello e simpatico prima di tutto).
Guadagno poco per ora e ovviamente ho tutta una serie di rischi, ma sta nel gioco. È una scelta. E va bene così.
Peró ogni pochino ti scontri con le stesse incompetenze ed incongruenze di chiunque altro.
E il risultato è il medesimo, non lavori e non mangi.
Purtroppo c'è questa immagine che il piccolo imprenditore sia automaticamente un Bill Gates, ma non è così. Può diventarlo, ma nelle prime fasi può trovarsi in situazioni più disarmanti di un operaio. La differenza è il cambiamento, ma richiede tempo, impegno e fortuna. Ma ripeto, sta nel gioco, è una scelta e di questo non mi lamento.
Forse noi trentenni dovremmo essere più presenti, dovremmo farci sentire. Invece no, pensiamo al nostro, tiriamo avanti.
Politicamente siamo una generazione disinteressata e rassegnata.
Diciamolo, politicamente l'attenzione è su tutt'altro, forse anche volontariamente. Magari sono io a non porre particolare attenzione a temi quali immigrazione clandestina, se sia giusto far sposare le coppie omosessuali o sulle cifre che i miliardari francesi danni per ricostruire Notre Dame. Quando si parla di politiche sul lavoro tutto è fumoso, rimandato e soprattutto gestito palesemente da personaggi con un quadro della situazione lavorativa che non ha visto la morte di Freddy Mercury.
Io qualche mese fa sono stato sanzionato per aver messo un'insegna pubblicitaria non dichiarata (un cartello con scritto "ingresso dietro l'angolo"). Ora, il mio comune ha delegato la gestione delle affissioni ad una SRL. Quindi cosa è successo? Che a me è arrivata una multa da parte di una Srl (ovviamente in forma di fattura).
Riflettiamoci insieme.
Una Società che sanziona un'altra Società.
Hai privatizzato una sanzione pubblica.
Ora, nel quadretto milleottocentesco del proprietario di fabbrica che tartassa il povero operaio sporco di fuliggine, dove inquadriamo una scenetta del genere? Perché io in questo caso sono totalmente pro alla statalizzazione di una cosa del genere, eppure sono un imprenditore.
E ne avrei a quintalate di storielle borderline del genere che farebbero scoppiare il cervello ad un Guccini.
Sicuramente la colpa è della mia generazione, che non è presente politicamente e lascia tutto in mano a personaggi che usano modelli completamente obsoleti.
Per cui il mio tono non è tipo "sono allegro e mi faccio i cazzi miei".
Sono deluso, disilluso, forse egoista? Può essere. Tiro a campare consapevole che non potremo dare garanzie alle generazioni successive.
E questo sentimento vi assicuro che è molto diffuso.
E guardate, non siamo una generazione morta, perché abbiamo fatto molti passi su altri fronti. Ad esempio tendenzialmente (almeno per quel che vedo intorno) siamo molto più ben disposti ad accettare certe differenze: aldilà dell'idea politica, io riesco a interagire molto meglio con uno straniero di quanto facciano persone di quindici o vent'anni più grandi di me. Forse sono io ad essere un chiacchierone, ma anche per motivi di lavoro ho legato bene con ragazzi stranieri, forse proprio perché inspirato dalla loro tenacia nel costruirsi una vita in condizioni precarie.
Magari vi sembrerà stupido, ma trovo molto più conforto in un ragazzo kossovaro di venticinque anni sposato, con figli e che si è fatto una ditta da solo che in un comizio politico in piazza.
Ok, dov'è la correlazione con la politica?
Beh, si ritorna lì, puntiamo a sopravvivere, all'esperienza individuale.
Siamo poco abituati a concepirci come cittadini e più come singoli individui.
L'aiuto lo intendiamo da amici e familiari, non dalle istituzioni, e diamo molto più valore all'esperienza diretta che all'ideologia.
Da una parte umanamente siamo più maturi, dall'altra sfaldiamo la società.
Ovviamente questa è un'analisi basata su quel che vedo intorno a me, sicuramente ci saranno persone con esperienze diverse.

Fran, riguardo le partite Iva a caso che ti devo dire?
Allora, io lavoro nel settore sportivo, quindi significa che i contratti normali semplicemente non esistono.
In Italia sport e lavoro non sono la stessa cosa, sia come forza lavoro che come impresa.
Io sono passato dall'uno all'altra, e ti assicuro che è una vera meraviglia...In senso sarcastico.
Sono stato istruttore in partita iva per anni.
In teoria una partita iva è imprenditore di sé stesso, quindi arrivi bello splendido, fai la tua lezione e vai via.
In realtà per campare fai quello che ti dicono e zitto, niente contratto, ci sono le tue fatture e basta.
Io ho pulito vetri, fatto il meccanico alle biciclette da spinning, pulito la sala corsi che il sabato veniva affittata per compleanni, ho anche smontato un tendone appeso per un saggio arrampicato in cima ad uno scaleo traballante (se mi franava tutto addosso poi dovevo spiegare alla mia assicurazione pensata per gli infortuni in palestra come mi ero fatto male).
Ferie? Malattie? Nulla.
E visto il settore in cui ero o quello o chiodi.
Ora ho una palestra, e per quanto possibile, sapendo cosa si prova in quelle situazioni, cerco di rendere più agevole possibile il lavoro degli istruttori.
Ovviamente niente assunzioni.
Certo, ogni tanto creano qualche forma di contratto, che rimane comunque estraneo alla dipendenza (quindi il rapporto col lavoratore rimane identico), ma che magari richiede un consulente del lavoro per il compenso (creare leggi che, invece che le due parti interessate, agevolino solo un terzo che prima non c'entrava nulla).
Fatto sta che ora il problema lo vedo dall'altra parte, e non essendoci un vero contratto, se prima i miei diritti di lavoratore come malattia e ferie non esistevano, ora non ho garanzie che un istruttore rispetti gli accordi (se non un accordo fra le parti che comunque legalmente non ha il peso di un regolare contratto di assunzione).
Per cui succedono perle come istruttori che a metà anno decidono di cambiare idea sulla loro vita e lasciano palestra e un complessivo di 40 allievi senza un minimo di preavviso.
Io capisco il discorso sul capitale, ma qui siamo veramente in ua situazione diversa.
Soprattutto per il fatto che settori come il mio non hanno capitale.
Eppure è un settore dove la gente studia, investe tempo soldi ed energie. E ci costruiscstruisce vite e professioni.
Nonostante questo non è regolamentata.
E guarda, benché abbia quella visione di cui scrivevo sopra, mi sono informato ed ho protestato.
Sono anche arrivato, per capire come gestire per bene certe zone grigie, a contattare un personaggio ai vertici del coni, ma quando una persona del genere, a capo di un'ente incaricato dallo stato italiano di gestire lo sport, ti consiglia di risolvere il problema evadendo fiscalmente, cosa che non ho fatto, c'è un problema di fondo (e forse è questo il problema, il fatto che non abbiamo un vero ministero dello sport, e si ritorna all'imprenditore che tifa per la statalizzazione...).
E in famiglia ho un coetaneo imprenditore, molto bravo, ma piccolo, in un settore dove vive rischiando costantemente di essere strangolato da mega imprese, soprattutto perché gli fregano idee e perseguirli legalmente è difficoltoso.
Quindi sicuramente il capitalismo sfrenato è un cancro (e ti scrive uno che odia il modello americano, anche proprio dal punto di vista imprenditoriale, perché lo ritengo distruttivo per qualsiasi settore che punti alla qualità) ma non mettiamo tutti gli imprenditori nello stesso calderone.
Persone nella mia posizione o in settori simili sono sulla stessa barca dei suoi lavoratori (non posso neanche dire dipendenti) e gioveremmo entrambi delle stesse regolamentazioni.

Ma quanto cazzo ho scritto?!

arianna73

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14

Sunday, April 28th 2019, 11:43am

Tranquillo Bonus, non avevo frainteso affatto :) Mettevo solo in conto quello che diceva Fran, che con tutta la buona volontà umiltà e voglia di lavorare del mondo nessuna società può fare a meno di un minimo di solidarietà civile e ammortizzatori sociali.
Qui in Italia abbiamo avuto e continuiamo ad avere il residuo di lotte importanti, il pubblico impiego che per quanto vilipeso continua a comprare prodotti e servizi da imprenditori e professionisti, e sostiene il mercato, e legioni di pensionati che fanno da ammortizzatore sociale al precariato cronico di figli e nipoti.

Quando questi residui saranno corrosi dal tempo, se non ci si sarà inventato un altro modo di tenere assieme le cose e di non penalizzare salute, istruzione, sostegno a chi è in difficoltà, saranno c...i amarissimi.
E quindi su questo vale la pena di tenere gli occhi , le orecchie e anche la mente aperti.
E' un discorso rasoterra di sopravvivenza e vita.

Non si può "parare" tutto con la buona volontà e l'adattamento. E non lo si può fare, ammesso e non concesso che riesca, per tutta la vita e in tutte le occasioni. Se non c'è un contratto sociale, salta tutto. Se avessi dei figli non scenderei in piazza per pretendere "il lavoro per cui hanno studiato", questo è fuori dal mondo. Ma se fossero paventati tagli all'istruzione pubblica sì, scenderei in piazza. Se serve non so, ma non mi lascerei passare la corrente addosso. Almeno proverei.

fran235

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Sunday, April 28th 2019, 8:31pm

Non si può "parare" tutto con la buona volontà e l'adattamento. E non lo si può fare, ammesso e non concesso che riesca, per tutta la vita e in tutte le occasioni. Se non c'è un contratto sociale, salta tutto


Esatto...il contratto sociale. Elemento indispensabile. Bella la buona volontà individuale, ma qui si parla di macro fenomeni strutturali .
La prima volta fa sempre male
La prima volta ti fa tremare
Sei tu sei tu sei tu chi può darti di più

(Subcomandante Fran)