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Elettra

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Saturday, April 13th 2019, 3:29pm

Curiosità e aneddoti.

Su questo thread, se vi va, possiamo condividere curiosità e aneddoti sull'arte in generale, in tutte le sue espressioni
(opere e/o autori)

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2

Saturday, April 13th 2019, 3:39pm

La creazione di Adamo: una creazione della mente?



Il gruppo di angeli e la figura di Dio, creano una sagoma simile alla sezione sagittale del cervello.



Michelangelo, in quest'opera suggerisce che Dio è, in fondo, un prodotto della mente dell'uomo?

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Saturday, April 13th 2019, 5:47pm

Autoritratti Nascosti - I selfie di Caravaggio (parte I)

Caravaggio è riuscito a rappresentare se stesso, come protagonista o personaggio secondario, in molte sue opere.
Era particolarmente predisposto all'auto-rappresentazione, infatti, amava molto firmare le sue opere nascondendo la sua figura tra gli oggetti o nei lineamenti degli altri personaggi.

Numerosi sono gli autoritratti, veri o presunti, che ci ha lasciato:

- “Bacchino malato” (1593)
probabilmente raffigura l’artista durante la convalescenza


- I musici (Concerto), 1595
il secondo personaggio da destra, con la carnagione scura e lo sguardo che cerca quello dell’osservatore.


- Martirio di San Matteo, 1599
In alto a sinistra, si rappresenta come un osservatore.


- La cattura di Cristo, 1602
L’uomo sulla destra illuminato in volto, che regge la lampada.

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Saturday, April 13th 2019, 6:23pm

Autoritratti Nascosti - I selfie di Caravaggio (parte II)

Gli autoritratti di Caravaggio in veste di Golia

- Davide e Golia, 1597-98


- Davide e Golia, 1606


- Davide con la testa di Golia (II versione)

Elettra

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Saturday, April 13th 2019, 11:55pm

Waiting for Godot

Samuel Beckett fu accoltellato da un vagabondo, mentre passeggiava per le strade di Parigi.
Appena fu ristabilito dal trauma, si presentò al processo contro il suo assalitore, Prudent, e durante quell’udienza Beckett chiese a Prudent di motivare il suo folle gesto:
«Perché mi hai accoltellato?»
E Prudent, rispose con indifferenza :
«Mi dispiace signore, ma non lo so»

Samuel Beckett di fronte alla sconcertante e disarmante dichiarazione di Prudent giunse alla conclusione che:
"La vita è un teatro dell'assurdo, uno scherzo di cattivo gusto".
Questo episodio, probabilmente, portò lo scrittore a riflettere sull’assurdità della vita e scrisse l'opera "Aspettando Godot"
O almeno così vuole la leggenda.

En attendant Godot, pubblicato in lingua francese, venne completato nel ‘40, più o meno due anni dopo l’incidente di Parigi.

"Waiting for Godot" oltre a diventare l'opera più famosa di Samuel Beckett, diventa un’espressione molto comune, soprattutto in ambito giornalistico, per intendere, in modo ironico, qualcosa (un evento, un avvenimento, una situazione esistenziale ecc.) che in apparenza sembra imminente, ma in realtà non si verificherà mai.

Aspettando Godot è una pièce teatrale dell'assurdo, e narra di due uomini, Estragone e Vladimiro, che aspettano invano l’arrivo di un enigmatico personaggio di nome Godot, di cui non conoscono nulla.
Aspettandolo, i due protagonisti trascorrono sulla strada due giornate, e probabilmente l’intera esistenza, mentre l’arrivo del personaggio è costantemente rimandato all’indomani.

Generazioni di spettatori e critici si sono scervellati per capire cosa o chi fosse Godot ( Dio o la Felicità)

In quest'opera la parte importante infondo non è Godot, ma l’attesa:
"Che stiamo a fare qui, Estragone? Ecco ciò che dobbiamo chiederci. Abbiamo la fortuna di saperlo.
- Sì, in questa immensa confusione una sola cosa è chiara. Noi aspettiamo che venga Godot" .

E alla fine di entrambi gli atti, dopo che Estragone e Vladimiro hanno stabilito che è ora di andare: Non si muovono. Restano immobili!


Vento

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Sunday, April 14th 2019, 12:13pm

So qualche simpatico aneddoto su Joyce: Avendoci messo più o meno dieci anni per scrivere L'Ulisse, riteneva giusto che anche i lettori ci mettessero altrettanto per leggerlo :D .

Incontrò una sola volta Proust, suo rivale letterario. I due, come dire, non si stimavano molto ( due approcci antitetici di scrittura). Al ricevimento pare che Joyce arrivò già ubriaco e mal vestito e non aprì bocca se non per dare risposte piccate a monosillabi.

Non a caso diceva di Proust che quando il lettore finiva una sua frase lui la stava ancora scrivendo :D .
Ero soltanto.
Ero.
Cadeva la neve.

(Kobayashi Issa)

mayra

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Sunday, April 14th 2019, 7:48pm

L'Ulisse di Joyce è considerato uno dei romanzi più importanti della letteratura del ventesimo secolo. Molte parti del racconto sono sviluppate con una tecnica chiamata "monologo interiore", che descrive il flusso di coscienza , in cui i pensieri del protagonista scorrono senza punteggiatura, per definire il pensiero che sottostà ai processi mentali del protagonista. La narrazione si conclude con un magistrale monologo interiore.

Vento

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Monday, April 15th 2019, 9:32pm

Oggi ho pensavo a due carriere artistiche, ed umane, che hanno corso su binari (quasi) paralleli ma allo stesso tempo agli antipodi: quella di Rimbaud e di Van Gogh.

Il primo che iniziò a scrivere poesie alla tenera età di dieci anni, smettendo di scriverle a soli 21 anni per vagabondare senza fissa dimora e finendo a fare il commerciante di avorio e di armi in Abissina.
Il secondo che iniziò a dipingere alla veneranda età di 28 anni (molto tardi visto la disciplina) fino all sua morte, dieci anni dopo.

Entrambi morirono alla medesima età (37 anni), uno a distanza di un anno dall'altro. Come disse Henry Miller << Rimabud dalla letteratura passò alla vita: io ho fatto il contrario >>. E Van Gogh dalla vita alla pittura, aggiungerei.
Ero soltanto.
Ero.
Cadeva la neve.

(Kobayashi Issa)

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Wednesday, April 17th 2019, 8:41pm

Van Gogh - Giallo Cromo

Il giallo cromo si può considerare una sorta di firma pittorica che caratterizza i dipinti di Van Gogh, ma anche di altri impressionisti come Manet e Renoir.

Questo colore ossessionava Van Gogh, a tal punto da cibarsene metaforicamente parlando e non.
Infatti il pittore ingeriva il colore direttamente dal tubetto nel tentativo di assorbirne quanto più possibile gli effetti ed acquisire quella felicità che tanto portava ai suoi occhi.

Vincent non era una persona particolarmente equilibrata e pare che in parte le cause della sua instabilità fossero derivate da alcuni colori altamente tossici che utilizzava. Inoltre, era affetto da xantopsia, una distorsione della percezione che gli faceva vedere il mondo intorno più giallo della realtà e questo spiegherebbe l’ossessione per il colore che caratterizza i suoi quadri.

Purtroppo una caratteristica di questo pigmento è quella di virare verso il marrone con il passare dei decenni.

Il giallo cromo, o cromato di piombo è un colore instabile ottenuto dalla combinazione del cromato di sodio (o di potassio) con l’ossido di piombo. Fu creato, nel XIX secolo dal chimico francese Vaquelin. Tale composto, nel tempo, si è mostrato più reattivo alla luce, temperatura e umidità, rispetto ai materiali naturali dell’arte tradizionale. Inoltre, l’instabilità chimica e fotochimica del pigmento, rendono impossibile un lavoro di recupero dei colori primari.
Il cromato di piombo è un colore che tende a ossidarsi e scurirsi col tempo, e risulta essere tossico. È stato usato fino a tempi recenti, poi è stato progressivamente sostituito dal giallo di cadmio, che ha una maggiore brillantezza nel tempo e una minore tossicità.

Elettra

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Wednesday, April 17th 2019, 9:21pm

Victor Hugo

Victor Hugo, pur non avendo ricevuto insegnamenti in campo tecnico artistico, fu un artista di straordinario talento.
Con la punta del suo pennino era capace di realizzare ricostruzioni architettoniche dettagliatissime.

La sua produzione grafica conta più di duemila pezzi catalogati e fu creata soprattutto tra il 1830 e il 1876. Colpisce soprattutto per l’ampiezza e la varietà dell’ispirazione: caricature, schizzi di viaggio, paesaggi reali e immaginari.

Disegnava con la mano sinistra, senza guardare il foglio per consentire a ciò che stava nel profondo, di manifestarsi, utilizzando materiali poveri, a disposizione immediata.
Al di là degli inchiostri, fece uso pittorico del caffè, della fuliggine, dello zolfo dei fiammiferi intinto in acqua. Utilizzava le piume per rendere evanescenti vapori atmosferici, a dimostrazione del fatto che non era un semplice disegnatore, ma accedeva pienamente alla pittura, sfumando mano a mano.

Baudelaire, che oltre ad essere un poeta, era un acutissimo critico d'arte, scrisse di Hugo-pittore:
«Non ho trovato presso gli espositori del Salon la magnifica immaginazione che cola dai disegni di Victor Hugo come il mistero dal cielo. Parlo dei suoi disegni a china, perché è fin troppo evidente che, in poesia, il nostro poeta è il re dei paesaggisti.»
(Baudelaire, Curiosità estetiche, 1868 — IX Salone del 1859, Lettere al signor Direttore della rivista francese VIII)


11

Thursday, April 18th 2019, 7:16am

Voglio condividere un aneddoto che mi ha colpita particolarmente riguardante Gaudi il famoso architetto spagnolo.

"Uno degli aneddoti che meglio illustra lo strano destino di Antoni Gaudí riguarda le circostanze della sua morte. La sera del 7 giugno 1926 lasciò il suo laboratorio all’interno della Sagrada Familia per andare ad assistere alla messa, come era sua abitudine, in una chiesa nel centro di Barcellona. Attraversando distrattamente una strada, venne investito da un tram senza che il conducente se ne rendesse conto. Gaudí aveva 73 anni e un aspetto talmente logoro che le persone accorse in suo aiuto lo scambiarono per un mendicante e lo mandarono all’ospedale dei poveri della Santa Croce. Lì si spense, tre giorni più tardi, l’architetto che il mondo celebra come uno dei geni più originali ed enigmatici della Storia."
(Testo tratto da articolo online)
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*sara swarovsky*

fran235

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Thursday, April 18th 2019, 12:57pm

Smells like teen spirit è di gran lunga la canzone più popolare dei Nirvana. Anche su questo brano esiste un piccolo curioso aneddoto.
Pare che una giorno Kurt Cobain, leader dei Nirvana, decise di passare una serata a base di abbonfante alcol con la vocalist del gruppo punk Bikini Kill Kathleen Hanna sua grande amica. A un certo punto la ragazza, con Kurt ormai ko per il troppo alcol ingurgitato, prese una bomboletta spray e scrisse, su di un muro, una frase che Kurt Cobain sbagliò ad interpretare: “Kurt Smells Like Teen Spirit”. La traduzione in italiano (Kurt odora di Teen Spirit) fu male interpretata dal leader dei Nirvana: il teen spirit infatti non era lo spirito rivoluzionario e giovanile, come pensava cobain, ma un profumo molto famoso negli usa chiamato proprio in questo nome. Il leader della band scoprì la verità solo dopo la pubblicazione e il successo del brano.
Voglio fare con te l'amore vero quello che non abbiamo fatto mai
quello dove alla fine si piange e si leccano le lacrime

Leyla

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Thursday, April 18th 2019, 6:26pm

Oskar Kokoschka, La sposa del vento, 1914

Il quadro, che è noto anche con il titolo «La tempesta», è sicuramente l’opera pittorica più famosa di Oskar Kokoschka. La tela fu realizzata a Vienna nel 1914 alla vigilia della prima guerra mondiale. L’evento bellico avrebbe dissolto l’impero asburgico di cui Vienna era la capitale, incidendo anche sul ruolo che la città viveva come grande centro europeo della cultura. La Vienna di quegli anni viveva tuttavia la sua dimensione culturale con un senso di cosciente "decadenza", quasi lucida consapevolezza che quel mondo dorato sarebbe prima o poi svanito. E tutto ciò è rappresentato soprattutto dalle atmosfere ultra raffinate ed eleganti presenti nelle tele di Gustav Klimt. Ma la nuova cultura artistica mitteleuropea, che si andava formando in quegli anni intorno ai nuovi movimenti espressionisti, imponeva nuove visioni. L’eleganza di Klimt, con le sue fughe interiori, era troppo consolatoria rispetto ad una realtà che si evolveva in maniera sempre più drammatica. Era urgente ribaltare il registro estetico per passare dal "bello" al "brutto" se quest’ultimo risultava più funzionale a rappresentare la drammaticità della realtà del tempo. Ed è quanto fece coscientemente l’espressionismo che a Vienna trovò due grandi interpreti: Egon Schiele e Oskar Kokoschka.

(http://www.francescomorante.it/pag_3/308ba.htm)
I can't make you love me if you don't
You can't make your heart feel something it won't
Here in the dark, in these final hours
I will lay down my heart and I'll feel the power
But you won't, no you won't
'Cause I can't make you love me, if you don't

Rainbow87

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Sunday, April 21st 2019, 8:03pm

L'isola dei morti

L'isola dei morti (Die Toteninsel) è il nome di cinque dipinti del pittore svizzero Arnold Böcklin, realizzati tra il 1880 e il 1886 e conservati in vari musei europei e americani.
Un luogo tranquillo: era questo il titolo originale della prima versione dell'opera, eseguita da Böcklin dopo una gestazione molto meditata su commissione di Alexander Gunther, il suo mecenate ricco e misterioso: «L’isola dei morti è pronta, finalmente» gli comunicò in una missiva del 19 maggio 1880 «e sono convinto che susciterà l’impressione che desidero».[1] Lo stesso Böcklin, tuttavia, rimase talmente stregato dalla sua creatura da non volersene separare più. Non sappiamo nulla sullo spunto che sollecitò Böcklin a dare vita a questa precisa composizione, che potrebbe aver preso le mosse da una visione onirica, o magari da un'immagine reale poi rielaborata dal genio artistico e dall'inconscio del pittore, o magari da luttuose fantasticherie.[2]

Quello che è certo è che il risultato finale emanava un fascino magnetico tale da aver folgorato Marie Berna, contessa di Oriola. Su sua commissione Böcklin realizzò ben quattro varianti del dipinto, cambiandovi i colori, le condizioni luministiche, o magari aggiungendo e rimuovendo dettagli. La terza redazione dell'opera fu stesa nel 1883 su commissione del mercante d'arte Fritz Gurlitt, che per primo adottò il titolo Die Toteninsel [L'isola dei morti], in riferimento all'atmosfera mortifera e caduca che vi si respira, già presente d'altronde in numerose opere di Böcklin (si pensi alla Rovina di un castello, alla Tomba megalitica o alla Cavalcata della morte). Esigenze di natura finanziaria spronarono Böcklin a realizzare una quarta versione dell'opera, già presente nelle collezioni del barone Heinrich Thyssen e poi distrutta in un bombardamento della seconda guerra mondiale.[3] La quinta versione de L'isola dei morti venne invece eseguita nel 1886 su commissione del museo di Belle Arti di Lipsia, dove l'opera può essere tuttora ammirata.
https://it.wikipedia.org/wiki/L%27isola_dei_morti_(dipinto)

mayra

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Sunday, April 21st 2019, 10:25pm

L isola dei morti e una rappresentazione di uno stato d animo interiore.

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