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Crobatus

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1

Thursday, February 28th 2019, 8:11pm

Totem e tabù dell'occidente terminale

Leggevo che alcuni docenti universitari italiani hanno avanzato la proposta di eliminare la parola "razza" dalla Costituzione (non più sacra)...
Avete presente l'articolo "Tutti i cittadini sono uguali, senza differenza di razza, religione" ecc.

Gli stessi docenti hanno poi firmato un appello su una rivista internazionale per denunciare la "deriva razzista" dell'Italia..... confermando il vecchio vizio italico di ricorrere allo straniero per abbattere il nemico interno...

A miglior risposta:

Crobatus

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2

Thursday, February 28th 2019, 8:15pm

http://www.ereticamente.net/2019/02/tote…-pecchioli.html

Quoted

Tabù diventa qualsiasi idea, atto, persona o popolo che osi negare il valore del totem, universalizzato perché universale, nell’aspirazione, è l’antropologia che rappresenta. A nostro avviso il totem-tabù antirazzista ne cela un altro, che consente e rinforza il primo. Si tratta dell’uguaglianza, un’idea antica che la modernità ha tratto dalla rivoluzione francese ma anche da quella americana. Lo conferma Tocqueville, il pensatore francese dell’epoca post rivoluzionaria, la cui opera capitale è La democrazia in America, frutto di un lungo soggiorno negli Stati Uniti.

Egli comprese per primo l’inesorabile tendenza verso l’assolutizzazione dell’uguaglianza, destinata a tradursi in conformismo, massificazione sociale, poiché la più grave patologia della democrazia è non accettare la differenza. La visione di Tocqueville risulta ancora più interessante per la constatazione che entro la democrazia, accanto alla tensione all’eguaglianza, sussiste anche la passione per il possesso, l’egomania dell’avere, un’inclinazione destinata a non soddisfarsi mai, che spiega la bizzarra compresenza del totem dell’uguaglianza e la sua negazione radicale nell’economia e nell’organizzazione concreta della società.

Così si esprimeva Tocqueville:
“Se cerco di immaginare il dispotismo moderno, vedo una folla smisurata di esseri simili ed eguali che volteggiano su se stessi per procurarsi piccoli e meschini piaceri di cui si pasce la loro anima. Al di sopra di questa folla, vedo innalzarsi un immenso potere tutelare, che si occupa da solo di assicurare ai sudditi il benessere e di vegliare sulle loro sorti. È assoluto, minuzioso, metodico, previdente, e persino mite. Assomiglierebbe alla potestà paterna, se avesse per scopo, come quella, di preparare gli uomini alla virilità. Ma, al contrario, non cerca che di tenerli in un’infanzia perpetua. (…) Non toglierebbe forse loro anche la forza di vivere e di pensare?”.

L’uguaglianza sottratta alle sue conseguenze economico-sociali è il totem sovraordinato a ogni altro. Le differenze devono essere ferocemente negate come inesistenti, scherzo di natura che la società ha il diritto dovere di correggere. Negli ultimi decenni, l’arma più potente è diventata la correttezza politica, ovvero il cambio di significato delle parole per mutare la visione della realtà. L’obiettivo è sempre quello di azzerare, vietare, demonizzare la differenza, esclusa quella del reddito. A New York stanno approvando il divieto di commentare sfavorevolmente la capigliatura della popolazione di colore, con multe salatissime. Di questi giorni è l’attacco contro la differenza sessuale nel mondo dello sport. Un ex campione del mondo di calcio, Fulvio Collovati, è stato sospeso dalla Rai per aver criticato la moglie del calciatore Icardi. Il suo reato è il sessismo, neologismo che condanna l’idea dell’ineguaglianza tra i sessi.

Sull’altare del principio di uguaglianza, la differenza più evidente, quella etnica, è negata e perseguita come peccato capitale, orrore massimo e imperdonabile. Non sfugge alla censura postmoderna un’icona della tolleranza e della pace come Gandhi. Il Mahatma corre il rischio di essere scacciato dal piedistallo morale che occupa. A Londra vorrebbero abbattere – due al prezzo di una- la sua statua, posta nella stessa piazza di quella di Churchill. L’accusa è uguale: anche il venerando capo indiano era razzista

La disuguaglianza più evidente tra gli esseri umani è quella dell’aspetto esteriore, il colore della pelle, le distinte caratteristiche fisiche e biologiche. Va negata senza eccezioni in quanto il suo crollo farebbe cedere e rovinare al suolo l’intero edificio. L’identico non ammette esclusioni perché l’obiettivo è costruire umani a taglia unica, colore unico, sesso unico. Prodotti di serie, economia di scala a cui applicare i criteri dell’industria e della zootecnia. Perciò il passato e ogni idea ricevuta devono essere rifiutati in radice; l’uomo è prima decostruito – l’operazione, in Occidente, è pressoché conclusa – quindi ri-generato in forma diversa.

Non va mai dimenticato il carattere profondamente iconoclasta dell’Occidente terminale. Il suo compito principale è radere al suolo la memoria, le idee e i vecchi valori, cancellarne le vestigia anche attraverso l’oblio delle grandi personalità. Il rogo delle biblioteche naziste è replicato in forma politicamente corretta, l’invito, che degenera in obbligo intollerante, a nascondere i testi non “in linea”. La damnatio memoriae ricorda la distopia anticulturale di Fahrenheit 451, mentre chiunque venga sospettato di deviazionismo dal totem-tabù antirazzista e egualitario è oggetto dell’ostracismo che Leo Strauss definì reductio ad hitlerum.

L’unico pregiudizio ammesso è quello che nega il giudizio, ossia la distinzione, il pensiero critico. Critica significa appunto giudizio, il cui divieto conduce alla chiusura mentale, prodromo dell’afasia.

3

Thursday, February 28th 2019, 9:48pm

Pensavo volessi discutere del saggio di Freud.
Bentornato Crobatus, vedo che ti sei redento ;)
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*sara swarovsky*

Crobatus

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4

Friday, March 1st 2019, 7:05pm

si Elettra mi ha concesso l'assoluzione....

comunque siccome in genere quel che succede in USA (qualcuno ricorderà la pretesa rimozione della statua di Italo Balbo a Chicago) succede in Europa dopo qualche anno, inizierei a preoccuparmi...
già il delirio è arrivato in Inghilterra:

Quoted

In Gran Bretagna è in corso un accanito dibattito. Non si tratta della Brexit né della monarchia, ma qualcosa di infinitamente più serio: l’opportunità o meno di abbattere le statue di Winston Churchill e Lord Nelson. Con l’ingenuità di chi abita l’estrema periferia dell’impero, pensavamo che al politico conservatore si imputassero i terrificanti bombardamenti sulle città tedesche, Dresda e Amburgo su tutte. All’ammiraglio di Trafalgar l’attiva partecipazione di brillante comandante militare al colonialismo britannico. Non è così. Churchill pare fosse un “suprematista bianco”: così lo descrive un accigliato deputato scozzese. La statua di Nelson nella piazza londinese intitolata alla sua vittoria più prestigiosa è in pericolo per l’identico motivo: lord Horatio era razzista. Non lo chiede un manipolo di squinternati, ma austere voci progressiste ospitate dal prestigioso The Guardian.