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Hara

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Location: Ié-vjakol—! I miei figli mi hanno vinto. (Mishnà Apotè 2,8)

Occupation: E lasciami perdere!

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Sunday, October 20th 2013, 8:11pm

16 ottobre 1943

Per non celebrare il giorno della memoria solo il 27 gennaio.






Roma, 70 anni fa il rastrellamento del ghetto ebraico


207 bambini, 363 uomini e 689 donne della comunità ebraica rastrellate della Gestapo tedesca nel ghetto di Roma tra le 5,30 e le 14 di sabato 16 ottobre 1943.
La scelta di quella particolare giornata, festiva per gli ebrei, fu fatta per sorprendere il maggior numero di persone.
L'intento riuscì grazie anche all'impiego in città di 365 uomini della polizia tedesca - di cui circa un centinaio solo nel ghetto - coordinati da 14 ufficiali e sottoufficiali.
Un certo numero di persone fu rilasciato perchè appartenente a famiglie straniere con "sangue misto", ma tra le persone rastrellate 1.023 furono deportate ad Auschwitz, e soltanto 16 di loro scamparono alla morte (15 uomini e 1 donna, Settimia Spizzichino).
Le 1.259 persone catturate, di cui molte ancora in pigiama, furono caricate su camion militari coperti da teloni e portate presso il Collegio Militare di Palazzo Salviati, dove rimasero, separate per genere, circa 30 ore.
Tra queste figurava anche un neonato, partorito da Marcella Perugia il 17 ottobre. Duecentotrentasette prigionieri furono poi rilasciati in seguito al controllo che li identificò come cittadini stranieri o appartenenti a famiglie "miste".
Gli ebrei catturati vennero invece trasferiti alla stazione ferroviaria di Tiburtina e messi su un convoglio costituito da 18 carri merci, che partì alle 14 di lunedì 18 ottobre per giungere ad Auschwitz alle ore 23 del 22 ottobre.

Durante il viaggio due persone anziane morirono.
Un giovane invece, Lazzaro Sonnino, riuscì a fuggire a nord di Padova buttandosi dal convoglio in movimento.
Ad Auschwitz i deportati ebrei furono divisi in due file: da una parte 820 persone, valutate fisicamente non abili al lavoro, e dall'altra 154 uomini e 47 donne, giudicati fisicamente idonei.
Il drappello degli 820 finì immediatamente nelle camere a gas del campo di sterminio dove furono uccisi con l'espediente delle "docce". L'altro gruppo fu invece smistato e inviato in altri campi di sterminio.

16 ottobre 2013 - 70 anni dopo, anche il Papa ha voluto sottolineare l'importanza della memoria in questa giornata: "Il ricordo delle tragedie del passato divenga per tutti l'impegno ad aderire con tutta la nostra forza al futuro che Dio vuole costruire per noi e con noi ", ha scritto Francesco nel suo messaggio agli ebrei di Roma. Messaggio che si conclude con uno "Shalom".
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, invece, ha lasciato la Sinagoga di Roma al termine della cerimonia indossando la kippah, il tradizionale copricapo ebraico. Accompagnato dal sindaco di Roma Marino e dai vertici della Comunità ebraica, il capo dello Stato ha definito la giornata "un grande momento di coesione tra tutte le fedi e tutte le religioni".

(sky tg24)

Commento "PUOZZ SCULA"
Invito derivante dalla procedura di recidere i vasi sanguigni, in modo da far uscire sangue e liquidi dal corpo per far morire dissanguati i prigionieri.




L'angelo dagli occhi tristi”, dinanzi alla quale qualcuno dei condannati domanda: “Dov'è il Buon Dio? Dov'è?”. Più di una mezz'ora restò così a lottare tra la vita e la morte agonizzando sotto i nostri occhi. I detenuti si chiedono: “Dov'è il Buon Dio? Dov'è?”.
(Wiesel)

"Dov'è, dunque, Dio? E io sentivo in me una voce che gli rispondeva: Dov'è? Eccolo: è appeso lì, a quella forca"
"Era sangue, era ciò che tu hai sparso, Signore”
(Celan)

«Vieni, infanticida, e mostrami le tue mani piene di sangue. Mostramele da vicino, affinché io possa asciugarle. Non ne hai avuto abbastanza dei primogeniti d’Egitto e dei bambini di Betlemme. E neppure il tuo unico figlio ti bastò. Lo hai inchiodato sulla croce per redimerci, ma tu continui a redimere con sempre nuove croci, non è vero? Ti mancano ancora questi bambini?"
(Wiechert)

Esprimono il mio pensiero.




ALTRO ANCORA:



Dio ha sorriso e ha detto: I miei figli mi hanno vinto— ìé-vjakol—! I miei figli mi hanno vinto"». (Mishnà Apotè 2,8)

Nell'atteggiamento delle Scritture ebraiche ma anche del pensiero ebraico, in particolare del secolo scorso, nei confronti di Dio, c'è grande libertà, che non è licenza, non è sfrontatezza né arroganza, ma grande confidenza, familiarità, pur nella piena consapevolezza della distanza che separa — Dio è il "santo", il separato — la creatura dal creatore.

La lite con Dio è «una forma di intimità e di confidenza che quasi consuma la fede stessa in esperienza del "Tu" divino»

Altimenti c'è il silenzio di Dio -Eloi, Eloi, lema sabactàni, o come in Giobbe o come in molta letteratura dopo la Shoah, silenzio dolorosamente sperimentato da milioni di ebrei nei lager nazisti.

Un silenzio che pone un problema di fede e incide fortemente sulla relazione uomo-Dio.
Si tratta certo di un dialogo anomalo, ma, qualunque ne sia l'esito, l'interlocutore uomo ne esce a testa alta. c'è un assordante parlare: Satana, la moglie, gli amici di Giobbe, Giobbe, e Dio.
«Allora il Signore prese a dire a Giobbe in mezzo all'uragano...» (Gb 40,6).

«Allora Giobbe rispose al Signore: "[...] Io ti conoscevo solo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti hanno veduto.

Dio, insomma, discute con l'uomo e, a volte, ammette cavallerescamente la propria sconfitta.






Due scritte sui muri della sinagoga di Kowel, Polonia



Ruven Atlas che tu sappia che qui fu assassinata tua moglie Gina e tuo figlio Imus.

Nostro figlio pianse amaramente.

Non voleva morire.

Va’ in guerra e vendica tua moglie e il tuo unico figlio.

Ci conducono alla morte e siamo innocenti.

(Gina Atlas)





Le porte si aprono.

Eccoli, i nostri assassini.

Vestiti di nero.

Sulle loro mani sporche portano guanti bianchi.

A due a due ci cacciano dalla sinagoga.

Le mani alzate sulle nostre teste.

Care sorelle e fratelli come è duro dire addio per sempre alla vita cosí bella.

E quelli che restano in vita non dimenticate mai la nostra innocente piccola via ebraica.

Sorelle e fratelli vendicatevi sui nostri assassini.

(Esther Srul uccisa il 15.9.1942)




Minsk (Bielorussia), 26 ottobre 1941. Impiccagione di Masha Bruskina,17 anni, e di Volodia Sherbateivich, componenti di una cellula partigiana clandestina










Adam Kuckhoff impiccato il 5. August 1943 in Plötzensee, biglietto scritto pochi istanti prima di morire attaccato per il collo al filo spinato


Caro figlio, dunque ti lascio senza padre?

Tutto un popolo no, sarebbe troppo poco,

Tutto il genere umano ti sarà padre.






Scritte sui muri delle celle 7 e 20 del carcere di Fresnes da Huguette Prunier (Juliette), Arrestata col marito nel luglio 1943 – torturata – Processata il 28 gennaio 1944, insieme al marito –fucilata il 5 agosto 1944 al Mont-Valérien (Parigi)

Battuta dalla Gestapo il 3-4 e il 5 agosto 43. Mio marito torturato. Coraggio

Una comunista deve essere forte e coraggiosa. Bisogna aver pazienza.

Mio marito Robert Blache, fucilato. Viva la Francia Viva il Partito Comunista francese Viva l’Armata Rossa Viva gli Alleati

Vinceremo perché la nostra causa è giusta

Una compagna si è suicidata il 15
Un’altra viene a conoscenza della morte di suo marito e del suo bambino uccisi in un bombardamento in Inghilterra. Quali sofferenze!


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editato dalla moderazione che ha inserito il resto del messaggio, molto lungo, in spoiler, a disposizione di chiunque voglia consultarlo.
सत्यमेव जयते

Simona C.

Pilastro del Forum

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Activitypoints: 8,416

Date of registration: May 21st 2008

Location: la casa del sole

Occupation: di tutto di più :) :) :)

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2

Sunday, October 20th 2013, 8:38pm

editato dalla moderazione che ha inserito il resto del messaggio, molto lungo, in spoiler, a disposizione di chiunque voglia consultarlo.


Ma cosa stai dicendo?! La moderazione non ha editato alcunché, piuttosto sei invitato per l'ennesima volta a prendere visione del regolamento : è vietato postare più volte la medesima discussione come hai fatto in questa area. Chiudo.

Simona C per lo staff
una parola è poco,due sono troppe

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