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Robyxs

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91

Friday, May 8th 2015, 5:34pm

Ma se parli di questioni tra amici e parenti e basta la cosa è diversa: perchè sentirti in colpa?
Sei tra persone che ti vogliono bene.

Ti sei comprato una cosa per te ma immagino che questo non ha sottratto qualcosa ad un altro a cui vuoi bene.

Mi spiace sentirti come se non ci fosse una via d'uscita, addirittura non dormirci la notte.

Facciamo del nostro meglio per non deludere le aspettative delle persone a cui vogliamo bene, ma siamo persone umane e bisogna prendere coscienza del fatto che è naturale che sia così.

Capisco sia ormai un tuo schema mentale acquisito ma logorarsi per il resto della vita occupando i pensieri solo in merito a eventuali delusioni che possiamo dare, rimorsi, atti egoistici etc non va bene; meglio occupare i pensieri con altre cose, no?

Tanto se qualcuno vorrà rimproverarti o rinfacciarti qualcosa, se vuole lo trova comunque

Spero riuscirai piano piano a liberati di questo

Roberta

silverwing

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92

Wednesday, May 13th 2015, 12:33pm

Persone che mi vogliono bene o persone che vorrebbero solo che fossi ciò che loro si aspettano e se non sono come loro vogliono mi allontanano, o comunque mi fanno sentire sempre giudicato (male, ovviamente)?
Il pensiero va sempre alla fine del mese, quando del mio stipendio usato per le spese vive non restano che pochi euro... per cui anche 10 euro di riviste fanno la differenza. E il senso di colpa.
ciao

silverwing

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Robyxs

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93

Thursday, May 14th 2015, 12:20pm

Ciao Silverwing

Capisco il tuo disagio , quando ti leggo a volte penso a me stessa.
O sempre avuto l'impressione che fosse più facile sopportare sulla mia pelle tristezza, paure piuttosto che ferire, deludere o dare dei pensieri agli altri.

Anche adesso, con il mio freddo e dolore alle mani, avrei voglia di parlarne con qualcuno, che mi rassicuri, che mi stia vicino ma non lo faccio, lo tengo per me.
Non voglio dare pensieri agli altri, essere io al centro dell'attenzione, dare preoccupazione..

Altri componenti della mia famiglia, mio fratello, esternano tutte le paturnie di tutto quanto, anche ogni giorno e le sbatte addosso agli altri.
Mi dico sempre, già ci sono gli altri che si lamentano, se mi ci metto anche io che carico dovranno sopportare gli altri?

Nonostante tutti i miei bei pensieri mi sento in colpa di andare in vacanza un mese sapendo che gli altri non faranno nulla.
Quasi come se non dovessi permettermi una felicità, o perlomeno non da sola: se gli altri non ce l'hanno allora non la dovrei avere nemmo io.
Non è un senso di colpa vero è proprio, è pure peggio: come se avessi abituato gli altri ad aver dato una idea di me di quella che non gli importa nulla oltre che andare a lavoro e tornare a casa, che non ha speranze, desideri, voglia di vivere .
Non è facile da spiegare ma è una cosa che logora, ti rende infelice, apatica e solo con grande sforzo, riuscendo ad alndare oltre a questo "egoismo " sono un po' migliorata.

Se non lo avessi fatto non avrei di certo programmato questa vacanza probabilmente e mi sarei auto-punita da sola, senza darmi l'occasione di un momento felice, e perchè? perchè gli altri non lo possono vivere?

Io sono nel giusto, sono gli altri che mancano spesso nelle loro azioni, dovrebbero dirmi: fai bene, divertiti, vai, stai il più possibile"
Quando loro sono venuti da me per dirmi di una vacanza, io ho detto sempre queste frasi. ( e io me ne rimanevo a casa )

Perciò, chi sta sbagliando?

Roberta

silverwing

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94

Thursday, May 14th 2015, 1:17pm

Ciao Roby

Capisco il tuo disagio , quando ti leggo a volte penso a me stessa.
O sempre avuto l'impressione che fosse più facile sopportare sulla mia pelle tristezza, paure piuttosto che ferire, deludere o dare dei pensieri agli altri.


Che sensazione di aver passato già parecchie volte queste cose... ;)

Anche adesso, con il mio freddo e dolore alle mani, avrei voglia di parlarne con qualcuno, che mi rassicuri, che mi stia vicino ma non lo faccio, lo tengo per me.
Non voglio dare pensieri agli altri, essere io al centro dell'attenzione, dare preoccupazione..



C'è stato un periodo, in questi ultimi due anni, vale a dire da quando sono successe alcune cose che mi hanno scatenato la depressione e l'ansia, in cui mi confidavo con due-tre colleghe amiche (stranamente solo donne... ho grossissime difficoltà a relazionarmi su questioni interiori con gente del mio stesso sesso). Ma avevo come l'impressione che in realtà a loro non interessasse più di tanto, giustamente avevano gli affari loro.
Oltretutto se non ero io a cercarle non mi sentivo quasi mai neanche chiedere un "come va oggi"...
Per cui ho smesso di farlo. Mi sembrava di essere quello che va ad elemosinare compassione ed attenzioni, mi dichiaravo disposto ad ascoltare anche loro (forse per mitigare i miei sensi di colpa per rovesciargli addosso le mie disgrazie) ma poi loro non si dimostravano interessate a farlo, rinviando la cosa ad un'ipotetica altra volta.
Adesso sono al punto che la minima parola che queste mi rivolgono mi infastidisce assai, non voglio la loro attenzione, mi ripugna essere oggetto di interesse altrui.
Se poi partono con parole inutilmente sdolcinate, forse anche normali fra colleghi che si conoscono da qualche decina d'anni, riesco ad essere anche scostante, le lascio cadere nel vuoto come se non fossero mai state dette.
L'unica con cui parlo è la psicologa.
Qui sul forum va a ondate... il momento in cui sono un logorroico da tastiera si alterna con giorni se non settimane di assenza.
A volte mi domando se serva veramente questo forum o se in realtà non faccia che farmi stare peggio... o che non sia anche questo un modo per cercare attenzioni, per elemosinare compassione, per crearmi altre dipendenze affettive.


Altri componenti della mia famiglia, mio fratello, esternano tutte le paturnie di tutto quanto, anche ogni giorno e le sbatte addosso agli altri.
Mi dico sempre, già ci sono gli altri che si lamentano, se mi ci metto anche io che carico dovranno sopportare gli altri?


Stessa cosa che faccio anche io... se penso al passato ogni volta che manifestavo disagio venivo messo a tacere con il solito "non è niente".
Questo anche quando iniziai a manifestare piuttosto evidentemente i problemi d'ansia.
Per cui ho imparato il modello di "quello che deve stare zitto anche se sta male perché sennò gli altri non considerano il tuo star male anzi magari si arrabbiano pure".
Del resto credo di aver finito circondandomi di persone così, una persona in particolare che se sto male si stizzisce e si contraria visibilmente, ed arriva anche a rinfacciare che le tocca fare quel che facevo io...


Nonostante tutti i miei bei pensieri mi sento in colpa di andare in vacanza un mese sapendo che gli altri non faranno nulla.
Quasi come se non dovessi permettermi una felicità, o perlomeno non da sola: se gli altri non ce l'hanno allora non la dovrei avere nemmo io.
Non è un senso di colpa vero è proprio, è pure peggio: come se avessi abituato gli altri ad aver dato una idea di me di quella che non gli importa nulla oltre che andare a lavoro e tornare a casa, che non ha speranze, desideri, voglia di vivere .
Non è facile da spiegare ma è una cosa che logora, ti rende infelice, apatica e solo con grande sforzo, riuscendo ad alndare oltre a questo "egoismo " sono un po' migliorata.


Non è facile da spiegare ma la comprendo perfettamente.
E in parte mi ci rivedo.
ma hai quarant'anni, sei adulta, hai la tua vita e hai tutto il diritto di farlo, non fai del male a nessuno se vai un mese in ferie da sola!

Se non lo avessi fatto non avrei di certo programmato questa vacanza probabilmente e mi sarei auto-punita da sola, senza darmi l'occasione di un momento felice, e perchè? perchè gli altri non lo possono vivere?


Giusto.

Io sono nel giusto, sono gli altri che mancano spesso nelle loro azioni, dovrebbero dirmi: fai bene, divertiti, vai, stai il più possibile"
Quando loro sono venuti da me per dirmi di una vacanza, io ho detto sempre queste frasi. ( e io me ne rimanevo a casa )


Ho notato che difficilmente gli altri ti daranno soddisfazioni, le poche che puoi prendere è perché ci hai messo del tuo.
ma del resto nel percorso di gruppo di terapia cognitivo comportamentale la psicologa insegnava a farsi i complimenti da soli :)


Perciò, chi sta sbagliando?



Eh bella domanda... la risposta l'avrei... ma alla fine continuo a sbagliare...
ciao

silverwing

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95

Friday, May 15th 2015, 11:09am

Sono contenta che riesci a comprendermi...
è bello parlare con qualcuno che ti capisce

Nemmeno io so se qui mi sento meglio o peggio, oggi scrivo, domani non lo so.

Sono solo giunta ad una piccola conclusione: se devo arrivare a stare male anche fisicamente, oltre che psicologicamente, devo fare sempre e ogni giorno dei piccoli passi.
Io sto spendendo tantissimi soldi per visite e esami ( come successo in passato ), ma quello è alla fine il male minore; il peggio è il terrore, la paura, il panico..e non riuscire a capire se ho una malattia mi fa stare a terra 24h su 24..un bel carico..che mi porto da sola.
Non credo che di tutto questo sia esclusivamente colpa mia, ma anche di chi ho attorno.

Non fosse altro che per la mia salute fisica ( lasciandoperdere quella mentale ) devo fare sempre questi piccoli passi..se poi di malattia reale si tratta..vedremo cosa fare.

Roberta

silverwing

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96

Friday, May 15th 2015, 11:27am

Queste sono cose che la maggioranza delle persone, ovvero quelle che non le hanno vissute sulla propria pelle, fanno fatica a comprendere ed accettare.
Se la cavano sempre con un "dai, girati dall'altra parte e continua, fai finta di niente e vedrai che passa".
Eppure abbiamo un bisogno matto di condividere la nostra fatica, la nostra ansia, il nostro dolore, ma chi ci è intorno non lo capisce.
Ci si sente soli, e si sente la mancanza di qualcuno con cui parlare, che ci comprenda e ci conforti senza pretendere di darci soluzioni, ma che sia comunque un punto d'appoggio.
Fra le righe mi sembra di percepire questo tuo bisogno...

Ogni giorno è un giorno diverso, anche io ho degli alti e bassi... forse arriviamo a "idealizzare" lo stare bene e non riuscendo ad essere come quello star bene ideale ci sentiamo sull'altalena e la cosa ci demoralizza ancora di più.
Però la vita "normale" è comunque tutta una serie di alti e bassi...

Sai, non credo sia una questione di colpe. se inizi nel circolo vizioso dell'attribuire colpe non ne esci più e soprattutto ti autodistruggi coi sensi di colpa. E te lo dice uno che è in questo vortice e non riesce ad uscirne, sentendosi in colpa anche per la più piccola stupidaggine.
Lo stato d'ansia ci fa stare sempre con le antenne dritte, e ogni singolo sintomo teorico, anche se magari dura una frazione di secondo, ci porta subito a pensare le peggiori malattie. Dobbiamo spezzare questo circolo... la nostra mente si riempie di questi loop, che diventano alla fine la nostra ragione di vita.

I piccoli passi li conosco molto bene, li sto vivendo nel lavoro con la psicologa per tutt'altro, per cercare di liberarmi di quel dolore interiore che ho dentro. Ti sembra di essere un infante che cerca di imparare a camminare, un passo tremolante alla volta, e poi dopo due passi una nuova caduta.
Ma sono sicuro che ce la farai, non sarà facile ma ce la farai, piano piano.
ciao

silverwing

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