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solediprimavera

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Sunday, January 15th 2012, 3:31pm

La mia prima discussione! Mi dareste la vostra opinione?

Ciao a tutti!
sono R. e ho 27 anni. Cercherò di spiegare brevemente la mia storia!
Ho conosciuto gli attacchi di panico circa 5 anni fa di riflesso, nel senso che ne ha iniziato a soffrire il mio fidanzato dell'epoca. Per me è stato sconvolgente, ho scoperto un mondo...di cui avrei fatto volentieri a meno. La nostra storia durò di lì ancora per diversi mesi, durante i quali ho avuto uno stato depressivo curato farmacologicamente (antidepressivo) per un anno. Durante la terapia mi sentivo meglio (ovvio...la chimica è la chimica), ma già quando prendevo il farmaco e soprattutto dalla sua sospensione ho iniziato a sviluppare uno stato fobico. Parlo di agorafobia. Non ho avuto veri e propri attacchi di panico, ma stati ansiosi lancinanti per fare le cose più semplici che fino a quel momento non mi avevano dato alcun problema (vedi prendere il treno anche per brevi tragitti, bus, ascensore, allontanarmi da casa per diversi km, stare in coda in auto, andare in autostrada, etc), anzi, che amavo fare. Adoro viaggiare, o meglio adoravo viaggiare. Ora l'idea mi terrorizza. L'estate scorsa ho detto basta, dopo alcuni episodi acuti, anche in casa. Ho preso ansiolitici per un paio di volte, ma li odio. Non servono a niente, se non a peggiorare il problema ("hai bisogno di me, vedi che non ce la fai a stare in auto..." messaggio subliminale killer, questo l'ho realizzato poi).
Ho capito che non potevo che peggiorare. Mi sono decisa e ho fissato il primo appuntamento con la psicoterapeuta per la terapia breve strategica. Questa settimana ho fatto la 7° seduta. Ho riscontrato dei miglioramenti, ma sono nel punto di svolta. O torno indietro, o vado avanti. Il mio problema di ora è che non riesco a fare quel passo in avanti. Sono nel punto in cui devo creare situazioni che so che mi creano ansia, buttarmi il più possibile per sconfiggere la mia paura. E se ho episodi acuti di paura cercare di affrontarli come mi ha indicato lei. La mia psicoterapeuta dice che sono pronta, che quel passo dipende da me. Ma io non ho il coraggio! Mi ha spiegato che sono le nostre azioni a definire chi siamo. E se riuscissi ad affrontare le mie paure e ad agire diversamente da come ho fatto finora (cioè evitandole, altro messaggio subliminale),bhe, questo sarebbe l'unico modo per sconfiggerle.
Come mettere in secondo piano la paura e fare questo benedetto passo in avanti? Qualcuno di voi si è mai trovato nella mia stessa situazione?
Grazie a chi vorrà rispondermi.

Cari saluti a tutti :hi:

Nana Coupeau

Giovane Amico

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Sunday, January 15th 2012, 5:56pm

Ho vissuto esattamente quello che hai vissuto tu :)
Parli di aereo, così ti racconto del mio primo episodio di panico.

Quaranta gradi e folla sulla navetta che porta all'aereo, io sto leggendo, ad un certo punto mi manca l'aria, inizio a tremare e mi dico: non salgo, no, non salgo proprio.
Ero con i miei. Inizio a piangere. Salgo e mi siedo, chiedo un calmante alla hostess, ma non ne hanno. Non respiro. Senso di irrealtà alle stelle. Mi stringo a mio padre che per due ore mi parla come si fa ai bambini che piangono in culla. La vacanza è rovinata perché per tutto il tempo penso al ritorno...

due mesi dopo prenotiamo un viaggio a Londra. Tento di non pensarci (avevo qualcosa come sedici anni, nemmeno), ma la mattina del volo mi sveglio e mi rendo conto che potrebbe succedere. Mia madre mi trascina giù dal letto. Io arrivo all'aeroporto, senza calmanti (ancora quasi non sapevo cosa fossero!), munita di quintali di riviste, videogiochi, libri, cibo spazzatura, gomme da masticare, tutto quello che potesse distrarmi! Alla fine salgo quasi senza accorgermene, concentrata com'ero sulle mie cose. Mi continuavo a ripetere come può il panico rovinare la mia passione per i viaggi? Non potevo rinunciare a tutto.

Da allora viaggio dieci-dodici volte l'anno, e molte volte mi sono tornati gli attacchi di ansia. O, perlomeno, mi trovavo in periodi difficili ed era più facile che riaccadesse. L'ultima volta, sulla tratta Firenze-Roma in treno - che non faceva fermate intermedie. Però riesco a contenerli, anche senza calmanti. E' troppo forte la voglia di viaggiare. Poi a destinazione ci sono altri problemi: se sto male, se mi serve un medico, etc etc. Ma anche in quel caso metto a tacere la mia psiche. Tanto starei male anche a casa!

Non fermarti, fai quel passo. Fatti tramortire dall'euforia del viaggio. Fai come me, che progetto visite, ristoranti, attrazioni, così da rendere il viaggio imperdibile.
I farmaci tienili in borsa, per sapere che ci sono, ma non usarne :)

La paura non esiste, la paura siamo noi... la paura fa schifo, fa schifo, va dimenticata! Me lo ripeto ogni giorno e comincia a fare effetto!

solediprimavera

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Monday, January 16th 2012, 10:26am

Ciao Nana, grazie di aver condiviso la tua esperienza :)
Tu sei stata bravissima, non hai permesso alla paura di frenarti, nel tuo caso nei viaggi.
La questione è: come hai fatto?? Cosa ti dici in quei momenti, oltre che la paura fa schifo, per contenerla? E cosa ti spinge a salire su quel treno sapendo che per ore non potrai scendere? E che cmq sarai lontano da casa?
Un'altra cosa: tu hai risolto da sola o con l'aiuto di uno psicologo? E da come parli non hai usato nemmeno gli ansiolitici..
Come dice la mia terapeuta, io credo che sia vero che noi siamo quello che facciamo. Non siamo qualcosa in assoluto. Quindi mi dice più tu affronti la tua paura, più crei situazioni che ti fanno stare male, più queste paure passeranno. Per te è stato così? Facendo tutti questi viaggi all'anno ora li affronti serenamente? Illuminami!
Un abbraccio

ps: com'è possibile che non avessero dei sedativi sull'aereo??? E' da incoscienti! Io sarei potuta impazzire :wasted:

Nana Coupeau

Giovane Amico

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Monday, January 16th 2012, 12:04pm

Allora, non è facile risponderti, perché entrano in gioco dinamiche che non sempre dipendono da noi :)

Non avevo mai temuto l'aereo prima di quel giorno, quindi ho cercato di scorporare l'esperienza negativa dal viaggio in se per se. Un ansioso tende a farsi l'equazione 'panico in aereo, panico tutte le volte che lo prenderò in futuro', 'ansia in treno, ergo non prendo più il treno', ma è davvero nefasta. Al momento fatico ad andare allo stadio, perché mi sembra che non ci sia una via di fuga tra le gradinate, però il calcio è e rimane la mia vita: non posso fingere che non ci sia! Non ti dico che farei salti di gioia se dovessi andarci ora, ma non avrei il coraggio di dire di no. Ho imparato a distrarmi con le cose più banali, e così ho sempre un libro in borsa, ovunque io sia. Oppure una rivista stupida, da sala d'attesa, o ancora un libro in francese o tedesco (lingue che so pochissimo, ma che vorrei imparare) e mi cimento nella traduzione a tal punto da dimenticare tutto il resto. (Immagina la scena di me sul treno con un malloppo tedesco da decifrare a tutti i costi :D) Difficilmente resto a contemplare il soffitto o a rilassarmi, perché se mi rendo conto di essere in trappola la mente comincia a fare i suoi trip pericolosi. Domani sarò sul treno, cosa penserò? Che finalmente posso finire il romanzo di King che non ho mai il tempo di finire... meglio ancora, tento di stancarmi e dormire poco, così in aereo letteralmente crollo di sonno e mi abbiocco prima di formulare alcun pensiero catastrofico. A Berlino me la sono vista brutta, recentemente. Avevo mal di stomaco, ero in un ristorante thai piuttosto elegante, circondata da persone in abito da sera, e dovevamo tornare all'hotel con tre cambi di metropolitana e tram. Improvvisamente mi sono detta che ero lontana da casa, a dieci km dalla stanza e che il giorno dopo avrei dovuto svegliarmi all'alba per raggiungere l'aeroporto... momenti infelici :thumbdown: L'ansia mi divorava, credevo di svenire. Ho pagato e mi sono incamminata verso la metro, l'aria fresca aiutava a schiarirsi le idee, e tra qualche vetrina, le vie illuminate, la consapevolezza che un medico si trova pure lì se serve, mi sono placata. Pensavo che a casa il giorno dopo avrei potuto ristabilirmi. Oggi non ci penso più, anzi, progetto un viaggio esotico! E' capitato, stop, mi dico, Nana, stop. Parentesi chiusa, stai bene e non piangerti addosso. Le hai passate tutte, la febbre a quaranta ai Caraibi, le turbolenze sull'oceano durante il nubifragio, la morte di due familiari lo stesso giorno a distanza di dieci anni durante le vacanze estive senza poter tornare a casa, e sei qui e ce l'hai fatta. Mi do lo sprint da sola :D e se non bastasse, parto lo stesso e butto giù il Tavor. E mal che vada un medico lo si trova anche a Ushuaia...

Non so bene che strategia sia, ma funziona abbastanza. Nelle città cammino molto (una buona terapia) e quando passeggio sto sempre bene. Magari non vado al cinema se sono, non so, a Tokyo, perché non rischio di impelagarmi in situazioni che mi mettono a disagio anche a casa. Se non è una giornata brillante, mangio in hotel qualcosa comprato al supermercato ed evito il ristorante affollato. Evito di mangiare schifezze perché poi mi scatta la fissa del mal di stomaco. Le situazioni difficili sono corroboranti, perché devo concentrarmi. Non so, mi ero persa a Utrecht e sotto la pioggia non riuscivo a tornare ad Amsterdam. A Londra, mia madre mi lasciò fare il giro della città da sola mentre preparava la valigia e io incappai, ad un'ora dalla partenza, nelle manifestazioni per il compleanno della regina :dash: e ti dico, ho attraversato mezza metropoli di corsa per farcela, con mia madre in camera che delirava e quasi telefonava alla :police: dandomi per dispersa. Quando sei lontana da casa, pensa ai casi persi come me (che ti sembrerò forte, ma sono un'ansiosa a livelli stellari, da reparto neuro e sedativi in vena) che ce la fanno e risponditi 'ce la faccio anche io, anzi, farò meglio!'

Sì, sono in cura da uno psichiatra, ma lo vedo raramente e non mi è di grande utilità. Gli psicologi, poi, mi danno i nervi. Tengo duro e ne esco da me, anche se non sempre è facile...

doctor Faust

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Monday, January 16th 2012, 2:28pm

Come mettere in secondo piano la paura e fare questo benedetto passo in avanti? Qualcuno di voi si è mai trovato nella mia stessa situazione?
Grazie a chi vorrà rispondermi.

Sì, sono in cura da uno psichiatra, ma lo vedo raramente e non mi è di grande utilità. Gli psicologi, poi, mi danno i nervi. Tengo duro e ne esco da me, anche se non sempre è facile...


Questa e' la differenza. Se uno non e' in grado di farlsela da solo, lasci perdere.

Invece che viaggiare stai a casa a guardare la televisione. Invece che uscire a fare conoscenze stai davanti a un computer. Invece che vivere, guarda gli altri che lo fanno. Invece che fare l'amore con qualcuno, maturbati da sola.

Cosi non corri rischi e non provi ansie.
Per leggere questa storia clicca sul titolo.

:hmm: Il lungo viaggio di Anomimus alla ricerca dell'amore perduto... :thumbsup:

solediprimavera

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Monday, January 16th 2012, 2:40pm

Ho capito il tuo modo di affrontare il problema. Se per te è un metodo valido, questo basta :) , checchè ne dicano gli esperti!
Cmq cerco di confrontare la mia situazione alla tua. Da una parte stai affrontando meglio il problema, dall'altra no, ti spiego il motivo (che il realtà ho capito solo da poco grazie alla terapia). Spero lo apprezzerai e lo prenderai come un consiglio costruttivo, e poi potrai farne quello che vuoi...anche ignorarlo!
Da una parte hai una grinta invidiabile, trovi il coraggio di affrontare le tue paure nonostante la possibilità che potrebbe accadere bla bla bla, e questo è grandioso!
E' proprio quello che manca a me in questo momento...la paura mi blocca e mi influenza ancora molto la vita :( Sono ancora molto indietro, un viaggio ora sarebbe un'utopia.
Dall'altra, il discorso di distrarti dall'ansia che sta crescendo nel momento X non è corretto. Dopo 5 mesi di terapia l'ho capito solo un mese fa! Anzi, mi è stato spiegato bene solo un mese fa :pinch: . Quando la psicologa mi chiedeva "nell'episodio in cui sentivi che ti saliva l'ansia, come ti comportavi?" e io (convinta anche che fosse la risposta più giusta!) "cercavo di distrarmi, di pensare ad altro, di parlare con chi mi stava vicino, etc., sperando che passasse". Lei invece mi ha spiegato che non devo combattere l'ansia, ma lasciare che questa mi faccia "compagnia". La devo accettare. Non vederla cioè come una nemica con cui combattere o da cui distrarmi, ma una sensazione che ora ho e che affrontando le mie paure man mano sparirà. Ossia, mi dice che è impossibile vincere contro un'ombra, perché questa avrà sempre la meglio. Ma devo dire "ok, tu ora ci sei, e ti accetto. Però devo comportarmi come se tu non ci fossi e darti poco peso". E' un pò complicato, lo so...e impegnativo! Però devo dire che la distrazione che inizialmente mi aiutava, poi non ci riusciva più. Vedremo se questo metodo mi ripagherà lo sforzo che sto facendo per risolvere questo problema!
Nel web ho trovato una frase bellissima, che dovrei tatuarmi! "La paura bussò alla porta, il coraggio andò ad aprire, e...non c'era nessuno". Ancora non sono in grado di "andare ad aprire", ma devo imparare a farlo perché voglio vivere la mia vita senza questo handicap.
Ma com'è difficile! E tu puoi capirmi :rolleyes: .

solediprimavera

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Monday, January 16th 2012, 2:46pm

Come mettere in secondo piano la paura e fare questo benedetto passo in avanti? Qualcuno di voi si è mai trovato nella mia stessa situazione?
Grazie a chi vorrà rispondermi.

Sì, sono in cura da uno psichiatra, ma lo vedo raramente e non mi è di grande utilità. Gli psicologi, poi, mi danno i nervi. Tengo duro e ne esco da me, anche se non sempre è facile...


Questa e' la differenza. Se uno non e' in grado di farlsela da solo, lasci perdere.

Invece che viaggiare stai a casa a guardare la televisione. Invece che uscire a fare conoscenze stai davanti a un computer. Invece che vivere, guarda gli altri che lo fanno. Invece che fare l'amore con qualcuno, maturbati da sola.

Cosi non corri rischi e non provi ansie.
Conciso, ma ricco di spunti. Grazie della tua opinione.

Nana Coupeau

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Monday, January 16th 2012, 8:13pm

Hai ragione, in effetti non si dovrebbe combattere, ma conviverci. :)

Solo che nel mio caso specifico, darle retta è peggio. Nel senso che, fermo restando che l'ansia è una creazione della mente - lo prova il fatto che nelle situazioni davvero adrenaliniche e improvvise si mantiene la concentrazione, mentre si va in ansia in treno o in autobus, situazioni comuni e banalissime - non le concedo neppure uno spiraglio. Quando c'è ed è partita, conviverci è inevitabile. Ma niente più. Ieri per via di una lunga pratica stavo creando coda e la gente sbuffava... stavo per mollare e uscire. Ho sorriso alla persona dietro di me scusandomi, e abbiamo cominciato a chiacchierare, una volta invece avrei fomentato la mia ansia, magari sbuffando anche io, mostrando impazienza... oppure mia madre, oggi, che ha gettato una mia creazione culinaria nel cestino credendola un avanzo bruciato :D Una volta avrei letteralmente perso la testa dalla rabbia, finendo in un crescendo di ansia e nervosismo e con una litigata... oggi ci ho riso sopra, dicendomi che non doveva avere un bell'aspetto tutto sommato. Per un po' resta la sensazione di camminare sul filo ed essere in equilibrio precario (tratterrò l'ira? sarò così forte?), poi passa, passa sempre. E non lascio più che ad un giorno negativo segua giorno negativo. Mesi fa questo mi ha portata all'esaurimento, credevo che veramente fosse la fine. Ogni giorno trascorso senza paura getta le fondamenta per quello dopo, e ci si sente più forti e orgogliosi di sé.

Per un ansioso, convivere con l'ansia significa troppo spesso foraggiarla con pensieri su pensieri su pensieri, una catena infinita e catastrofica che si innesca...
la tua psicologa ha sicuramente ragione, ma forse stiamo solo dicendo la stessa cosa in modo diverso :) Io so che non guarirò mai perché è nella mia indole, e che continuerò a credere di essere stata avvelenata al ristorante al primo mal di pancia, ma mentre prima correvo all'ospedale distruggendo la vita di chi mi stava accanto, adesso vado a fare due passi e rido della mia stessa stupidità nell'aver creduto alla catastrofe. A volte non riesce, e passo una notte infernale, ma gli allarmismi hanno stufato me per prima. Diciamo che se la paura bussa, le apro uno spiraglio e quando la identifico, le sbatto la porta in faccia... poi Faust, non è comunque così facile.

doctor Faust

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Tuesday, January 17th 2012, 11:20am

poi Faust, non è comunque così facile.


Non ho detto che è facile.
Una persona normale prova ansia quando c'è un motivo. Risolto il problema l'ansia se ne va.

Una persona patologica prova ansia anche quando il motivo non c'è.
Alcuni riescono ad irrobustirsi, risolvere i nodi infantili e passare oltre.

Altri non ce la fanno e ne ne fanno un modo di vivere, che da anche soddisfazioni. E si , perchè una persona che ha paura di tutto, si contornerà di babbi e mamme pronte a rassicurarla, servirla, consolarla, sostituirla, e lei non avra bisogno di fare nulla in cambio, perche non puo'. E' ansiosa, e ha paura. Cosa pretendi da lei.

Cosi potrà vivere la sua vita di infante lunga e piena di soddisfazioni. E si, perchè spesso queste persone, trovano un corrispettivo che non vede l'ora di avere qualcuno da sostenere, aiutare e accudire, per semtirsi potente e realizzato, per cui e' possibile anche un vita complementare, fatto di un malato cronico e un infermiere a vita. Un vero sogno d'amore.
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The Heart

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Wednesday, January 18th 2012, 2:22am

poi Faust, non è comunque così facile.


Non ho detto che è facile.
Una persona normale prova ansia quando c'è un motivo. Risolto il problema l'ansia se ne va.

Una persona patologica prova ansia anche quando il motivo non c'è.
Alcuni riescono ad irrobustirsi, risolvere i nodi infantili e passare oltre.

Altri non ce la fanno e ne ne fanno un modo di vivere, che da anche soddisfazioni. E si , perchè una persona che ha paura di tutto, si contornerà di babbi e mamme pronte a rassicurarla, servirla, consolarla, sostituirla, e lei non avra bisogno di fare nulla in cambio, perche non puo'. E' ansiosa, e ha paura. Cosa pretendi da lei.

Cosi potrà vivere la sua vita di infante lunga e piena di soddisfazioni. E si, perchè spesso queste persone, trovano un corrispettivo che non vede l'ora di avere qualcuno da sostenere, aiutare e accudire, per semtirsi potente e realizzato, per cui e' possibile anche un vita complementare, fatto di un malato cronico e un infermiere a vita. Un vero sogno d'amore.


Non condivido questo genere di interpretazioni semplicistiche e che scaricano tutta la responsabilità sulla persona sofferente.
Mi ricordano realmente quelle di Eric Berne: ciniche, distaccate, fredde.
Non crederei mai che, se tu avessi un problema, saresti aiutato da una risposta così.
Si vede bene solo con il cuore: l'essenziale è invisibile agli occhi

solediprimavera

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Wednesday, January 18th 2012, 9:51am

Sono d'accordo con The Heart. In toto.

Marianna85

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Wednesday, January 18th 2012, 10:15am

Ciao Sole di primavera,
quanto ti capisco.... in passato stavo con un ragazzo con questi sintomi e non capivo davvero cosa si provava. ora che ci sono dentro... capisco molto--- sempre scappata come te dalle paure e dall'ansia... se ti va possiamo confrontarci credo che non possa fare altro che bene ;)

doctor Faust

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Wednesday, January 18th 2012, 10:35am

Non condivido questo genere di interpretazioni semplicistiche e che scaricano tutta la responsabilità sulla persona sofferente.
Mi ricordano realmente quelle di Eric Berne: ciniche, distaccate, fredde.
Non crederei mai che, se tu avessi un problema, saresti aiutato da una risposta così.



Se tu fossi cinico distaccato e freddo non avresti bisogno di questo genere di risposte, perche' saresti tu a darle a chi ti dice che ha paura di tutto.

Il fatto che qualcuno si senta punto nell'orgoglio vuol dire che la risposta e' valida, in quanto stimola la reazione personale, e non si adagia sulla speranza di un aiuto di chissà chi, visto che la paura immotivata e' un fatto endogeno.

Se fosse un fatto esogeno, come la paura di annegare su una nave che affonda, basta mettersi il salvagente e salire su una barca e non avresti più paura.
Per leggere questa storia clicca sul titolo.

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solediprimavera

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Wednesday, January 18th 2012, 2:44pm

Ciao Sole di primavera,
quanto ti capisco.... in passato stavo con un ragazzo con questi sintomi e non capivo davvero cosa si provava. ora che ci sono dentro... capisco molto--- sempre scappata come te dalle paure e dall'ansia... se ti va possiamo confrontarci credo che non possa fare altro che bene ;)
Ciao Marianna!
Qual'è la tua situazione, e come stai affrontando il problema?

Nana Coupeau

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Sunday, January 22nd 2012, 11:37am

Faust ha colto nel segno. Io mi ritrovo perfettamente nelle sue parole, che infatti più di uno psicologo (tra quelli meno pietosi e più efficaci) mi ha spesso detto.

Può sembrare semplicistico, ma purtroppo il nocciolo della questione ci riguarda tutti da vicino. L'ansia è crogiolarsi nelle proprie fobie? Sì, l'ho capito negli anni. Ad un livello inconscio e molto profondo, non ne vogliamo uscire. I panni del viziato esente da ogni stress ci calzano bene; l'idea di una via di fuga è eccitante. Nessuno pretende nulla da noi.

Per fare un esempio, gli ultimi due mesi di liceo sono stati pietosi. Qualcosa era scattato in me e non riuscivo più a sedere in aula con gli altri... sentivo di perdere terreno, di sembrare debole e ridicola agli occhi di tutti, ma era più forte di me. Claustrofobia, ansia, attacchi di pianto, chi più ne ha più ne metta. Fino a quel momento avevo studiato in modo titanico, puntando al cento. Non mi assentavo nemmeno per andare in bagno. Alzavo la mano, inventavo domande per sembrare sempre attenta, scrivevo fino a notte fonda tutti i possibili temi del giorno seguente per poi aver tempo di limare la prosa in classe... sono andata a scuola con trentotto di febbre, ma non vedevo altro che l'obiettivo finale. Poi ho avuto paura, la solita fifa da codarda, la consapevolezza che la mia emotività avrebbe permesso all'altra brava di farmi a pezzi nella volata finale e che la mia anarchia negli studi mi avrebbe tolto dei punti. L'ansia mi permise di ricevere le pacche sulle spalle degli insegnanti... sei sempre stata brava, non ti penalizzeremo. Stavo a casa e giocavo al computer, un rimbecillimento totale e completo dopo un anno ineccepibile. Per questo ora non voglio più scusanti né infermiere né medici attorno.

Una vita di piagnucolii, pat-pat sulla testa, voglio un medico e sono grave aiuto, ma che è? Io ho detto basta, tanto non era comunque un modo di andare avanti. Tra parentesi, due giorni fa un mal di testa mi ha gettato nello sconforto più totale... per la prima volta, passare vicino ad un manifesto Unicef in una vetrina mi ha scosso dal torpore. Che sia un passo avanti? Piano piano... :)