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Jivanmukti

Udele Fetente

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Thursday, June 27th 2013, 5:05pm

L'ansia non provoca sintomi, semmai li accentua...

Dopo un'esperienza con l'ansia che si protrae da quasi due anni (ridottasi negli ultimi sei mesi fino in pratica a scomparire), dopo aver molto analizzato sotto diverse prospettive il problema sperimentandone tutte le possibili manifestazioni (attacchi di panico, capogiri, tachicardia, dispnea, blocchi digestivi, dolori simil-reumatici, formicolii, confusione, paura di impazzire, apatia, umore depresso, derealizzazione, depersonalizzazione), sono giunto ad una conclusione forse banale, che risulterà un'ovvietà per alcuni ed una novità per altri: l'ansia non provoca sintomi, semmai li accentua.
Ciò che comunemente consideriamo sintomi ansiosi non sono altro che esacerbazioni di situazioni già comunemente presenti nel possibile vissuto umano, siano essi in forma patologica oppure no. Accade spesso anzi che ciò che si considera come un prodotto sintomatico di uno stato ansioso ne sia invece la diretta causa. O per lo meno una sua errata interpretazione e/o metabolizzazione psicologica.
Ciò che io credo di aver interpretato come soluzione definitiva, per lo meno nella mia esperienza, ai problemi di ansia, è un'azione congiunta atta a attenuare o rimuovere le cause somatopsichiche (ovvero ciò che normalmente identifichiamo col sintomo, cioè come una conseguenza e non una causa), e quelle psicologiche, ossia andando a trasformare ed adattare le modalità di risposta ed interpretazione dei dati percettivi e mentali in relazione al malessere, producendo nuovi schemi di azione in grado di ribaltare la prospettiva patologica contro se stessa, annichilendola.

Tutto ciò può sembrare assai generico ed ovvio, ma io credo che la soluzione stia davvero tutta qui.
Colui che conosce gli altri è sapiente; colui che conosce se stesso è illuminato.
Colui che vince un altro è potente; colui che vince se stesso è forte.

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