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Arcoiris89

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Tuesday, March 13th 2012, 10:34pm

Il Terrore della felicità

Ciao a tutti, scrivo di nuovo un post (stavolta molto più corto), in modo tale da non annoiare nessuno.
Ho tante domande, tantissime, ma non le porrò qui perché per quanto reputi chi abita questo sito competenti, non mi sembra la sede adatta.
Mi chiamo Marco, ho 22 anni e sono un ragazzo omosessuale. Ho una madre poliomielitica alla quale sono (o forse ERO) molto attaccato. Non ho un padre, o meglio, non so più nulla di lui da qualche anno per scelta mia. Tradiva mia madre e così, 6 anni fa mia madre lo cacciò di casa.
Con mamma ho sempre avuto un rapporto molto morboso. Ha avuto un passato e un presente tristissimi (tutt'ora è depressa e allettata da due anni nonostante abbia solo 52 anni), e si è sempre appoggiata tantissimo a me in tutti i sensi. Fino ai 17-18 anni era il mio solo punto di riferimento; avevo degli amici ma non ho mai condotto fino a qualche tempo fa vedere e proprie esperienze degne dei miei simili. Ero stracolmo di paure e non osavo far nulla per smuovere. Ero pieno di ossessioni (che non starò qui ad elencare), ma tutte avevano in comune il contenuto secondo il quale dovevo sempre sentirmi colpevole di qualcosa ed essere il 'peccatore' della situazione. Avevo tendenze depressive molto forti e mia madre era sempre lì a consolarmi. Quando nel 2006 ha cacciato papà, si è abbattuta fino a diventare la larva umana che è ora, ed è come se da allora (a 16 anni) fossi diventato io suo padre, e lei mia figlia. Rinunciai alla mia vita, lasciai per due anni la scuola, e eclissai le mie angosce interiori per far diventare mie quelle di mia madre. Ho trascurato tantissime cose di me in quel periodo buio. La svolta di tutto ciò è accaduta verso i 20, e dopo ne parlerò.
Con papà ho avuto un rapporto molto burrascoso. Non è mai stato un buon esempio di persona. A volte tendeva ad essere molto violento con me, e più di una volta mi fece capire che non ero il figlio che avrebbe voluto avere. Mia madre nei litigi prendeva sempre le mie parti, gli toglieva la parola, lo trattava malissimo quando lui si comportava male con me. Io ero proprio l'esempio perfetto di chi vive nell'ombra di un genitore: io ragionavo con la testa di mia madre, e lei - inconsciamente - mi inculcava concetti che poi diventavano i miei. Di conseguenza, ho imparato anche da lei a non stimare mio padre (ma d'altronde non ci voleva chissà quanto per rendersi un abominio d'uomo). Cercavo moltissimo la sua considerazione, la sua approvazione, e volevo che fosse fiero di me... ma non ci riuscivo mai. Quando i miei si lasciarono, cominciammo a vederci sporadiche volte. In realtà mi usava solo per dire la sua a mia madre (ero diventato il loro messaggero) e per ingannarmi ulteriormente.

Vengo al dunque. A 20 anni ho fatto chiarezza in me stesso. Mi sono dichiarato gay e vivo felicemente una storia da due anni con Alfredo. Purtroppo, non la vivo come vorrei. Sin da piccolo ho sempre sviluppato ossessioni su tutto. Le ho sempre reputate creature con un cervello autonomo capaci di farmi del male ogni qual volta le avessi nominate.
Esempio: vivo una situazione serena. Implicitamente penso: Ma se adesso tutto questo finisse e calasse l'oscurità? Puntualmente ciò accade, ma non perché sono un mago capace di far mutare davvero queste situazioni, ma perché il timore stesso di perdere tra le mani tutto ciò che di bello conquistavo non mi consente di essere libero di concentrarmi sulla serenità che vivo, che in teoria merito.
Comunque sia, quando mi sono dichiarato gay ho dato un colpo fortissimo a mia madre (ma avrebbe reagito anche se il mio compagno fosse stato una LEI) poiché, egoisticamente, senza però cattiveria di fondo, aveva già progettato la mia vita a sua immagine e somiglianza: più di una volta mi aveva fatto capire che non dovevo affliggermi se non facevo esperienze in generale.. ci sarebbe stato il tempo: avrei dovuto aspettare che morisse, cosicché sarei stato libero. Nel frattempo dovevo badare a lei come lei ha fatto con sua madre (Nonostante sua madre l'abbia sempre trattata malissimo in gioventù).
Il mio rapporto con lei diventava sempre più disastroso: litigi, incomprensioni. Non ero più quel Marco che muoveva un passo senza il suo appoggio. Ora vivevo per conto mio, e soprattutto, ora c'era un terzo incomodo che mi rendeva felice, che mi permetteva di farmi vedere oltre laddove prima non riuscivo a farlo. Con Alfio sono sbocciato, sono diventato più forte, ho fatto tante di quelle esperienze che prima avrei sognato di poter fare. E intanto mamma non solo si ammalava sempre di più, ma siamo diventato quasi estranei per certi versi.

Due anni fa per la prima volta vado in vacanza in vita mia: 7 giorni a Ischia con Alfio. Fu uno smacco in positivo. Per la prima volta facevo una vacanza, e la facevo anche con la persona che amavo. Quanto piansi al ritorno quando tutto era finito. Da allora le mie antiche ossessioni che da piccolo riversavo su tutto e tutti (paura di risultare un blasfemo, di DIMENTICARE COME SI DORME e quindi morire per insonnia, paura di risultare un malato sessuale, ecc.), da quel momento, si sono riversate sempre di più sul mio ragazzo facendomi arrivare a creare schemi mentali assurdissimi. Con lui ne parlo, ed è sempre molto paziente con me. Eppure, non sono felice come vorrei. Con gli altri sembro apparentemente normale. Con lui ho tutte le paure di questo mondo. Eppure, come sto bene con lui non sto bene con nessuno. Essendo io un tipo che stabilisce rapporti di dipendenza-amore, lui rappresenta proprio tutto il mio mondo, e la sua tenerezza e il suo amore a volte mi ricordano gli atteggiamenti tipici di un padre (nonostante abbia solo 24 anni).
La felicità che provai a Ischia mi ha recato uno scombussolamento interiore mai visto: da allora ho cominciato a credere che non sarei mai più riuscito a provare felicità simile, e il pensare continuamente a questo timore, non mi ha concesso più di vivere al 100% i miei infiniti momenti con lui con serenità. Essendo questo un mio espediente autodistruttivo, cominciavo a creare in ogni contesto (dai più semplici ai più intimi) un cavillo sul quale concentrare le mie fobie. Proprio non riuscivo a pensare: AAHHH... CHE LIBERTA E PACE INTERIORE. No, dovevo per forza covare ansie..

esempi: perché pare che oggi, rispetto a tot giorni/settimane fa non ho provato nulla baciandoci? E perché prima di farlo ho pensato "e se baciandolo non provassi nulla?"?
Se oggi ho goduto di meno a letto rispetto alla volta scorsa, la nostra coppia sta andando alla deriva?
Perché oggi, rispetto a qualche tempo fa, sembra di non intravedere nel suo sguardo quell'immensità che prima mi faceva gioire, ma solo ansia?
perché mentre parla sento mille voci dentro di me che vogliono convincermi che i suoi discorsi mi annoiano, che non me ne fotte nulla di lui?
e così via... queste sono solo le più 'blande'... nei dettagli ci sarebbe molto altro da dire... ma questo per dirvi che da due anni costruisco certezze, creo un martellone, e abbatto senza motivo il muro costruito, PENTENDOMENE -.-'

Un giorno, anzi, che dico.. un momento prima sento date emozioni/certezze, e quello dopo sento il contrario. E questo contrario scatta sempre quando penso: e se tutto finisse?
Fino a un annetto fa piangevo quasi ogni giorno perché credevo ai contenuti delle mie ossessioni che giorno dopo giorno mi martellavano. Dopo un po' ho compreso che l'unico mio problema era il timore di lasciarmi andare alla felicità. Mi terrorizza essere sereno. Sarebbe sfaldare la mia intera persona che di suo è pessimista, a volte molto grigia e piena zeppa di paure e insicurezze. Allora, paradossalmente, vigere nell'infelicità, per quanto male faccia, è un qualcosa che sappiamo fare bene; abbandonarsi alla felicità è invece perdere i punti di riferimento...

Io mi sono accorto che nei momenti di intimità (qualora le mie ossessioni non mi invadono il cervello) le mie ansie scompaiono, anche se le sento comunque echeggiare in un contesto delicato come questo (in cui non dovrebbero esserci). Il mondo esterno + Alfio, invece, mi terrorizzano. Vedo tutto gigantesco, ed essendo noi gay (e quindi non potendo essere liberi di manifestare l'amore che proviamo) reprimo non solo i miei gesti d'affetto per lui, ma così facendo reprimo anche quelle azioni che hanno il potere di distruggere le mie paranoie. Il sesso, o le semplici effusioni, sono un qualcosa di forte che mi scagionano dal male che io stesso creo per autoinfliggermi dolore.

Io ho capito, quindi, più o meno perché agisco in questo modo barbaro. Ma perché, pur sapendolo, reagisco molto lentamente? Perché devo pensare che prima o poi le mie ansie, quasi mi inseguissero a mo' di cani, mi morderanno all'improvviso e mi cattureranno nella loro morsa? Vi giuro, quando sento l'ebbrezza della felicità, subito dopo subentra la disperazione di perdere tutto quello, fino a credere di impazzire e a non liberarmi di queste 'presenze' che sembra abbiano il comando su di me...Eppure non esistono! Sono io che ho 'umanizzato' le mie paure! Ma perché pur sapendo ciò non mi do una mossa?
Penso troppo a...
Oggi lo vedo; andrà tutto male. E se andasse bene, sarà la prossima volta o la prossima ancora ad andare male.

Vedete? A furia di suggestionarmi, di crearmi l'arma che mi ferirà, campo male. Non riesco ad uscirne come vorrei...

2

Wednesday, March 14th 2012, 7:24am

ed essendo noi gay (e quindi non potendo essere liberi di manifestare l'amore che proviamo) ..
non c'è amore che non si possa e debba manifestare se non quello immorale che amore, poi, non è. nell'omosessualità non c'è nulla di immorale.
non badare ai retaggi culturali. se non si agisce con coraggio, non cambierà mai nulla. sii felice perché puoi amare. concentrati sui battiti del cuore e ignora i rintocchi del cervello. se puoi amare qualcuno marco, puoi anche amare te stesso. la paura in fondo è solo una gran fregatura. dovrebbe servire per proteggerci dai rischi, ma quando l'animo è sensibile, finisce solo per incatenarci.

"stay foolish, stay hungry"

un sorriso, ex Bi

Arcoiris89

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3

Wednesday, March 14th 2012, 2:52pm

e infatti sento il mio animo per davvero incatenato.. Incatenato dai mille meccanismi di 'autodifesa' (certo, dalla serenità -.-') che ho creato. Quindi sì, che fregatura che sono le paure...
Io proprio non riesco ad essere sereno. Quando il mio ragazzo è lontano, oppure fa esperienze (dalle più semplici alle più complete) senza che ci sia io, ho sempre il timore irrazionale di sentirlo lontano da me, come se per il mio cervello bacato dovessimo essere io e lui una cosa sola. Mi sento triste, perduto, e penso a cose assurde quali... Per TOT ore si dimenticherà di me. Quando poi sono io quello che comunque fa esperienze con altri (per esempio amici) do per scontato che sia una cosa normale e che sono un essere distinto e separato da lui. Lui GIUSTAMENTE neanche mi fa pesare il fatto che, oltre alla nostra coppia, esistano altre persone che ci circondano su cui dovremmo concentrarci. Ma perché allora vedo tutto come un abbandono? Io sono troppo dipendente da lui... Troppo...
Quando poi mi capita di potermi godere con lui del tempo di qualità, la paura che vada tutto male, che IO faccia sì che tutto vada male... tutto va male per davvero. Mi sento a volte così amareggiato...

sweetmoon

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Wednesday, March 14th 2012, 5:15pm

Giuro, sembri me...è da un bel po' che frequento questo forum e spesso e volentieri mi è capitato di imbattermi in threads che sembravano raccontare la mia personale storia....forse è vero che siamo tutti un po' simili in situazioni di ansia e angoscia....ma tu sembri me davvero...in ogni pensiero, in ogni tentativo (apparentemente involontario) di boicottare i tuoi pensieri e le tue azioni...sembri me nelle domande, nelle ossessioni, nel rovinare una situazione poco prima che la situazione stessa prenda vita....sembri me nel personificare quei mostri ansiogeni che sembrano perseguitarmi....sembri me nel rendere "brutto" tutto ciò che prima era così bello e significativo (il sorriso della persona che ami, i suoi discorsi, le sue abitudini, i suoi modi di starti accanto), sembri persino me (e in questo caso mi hai colpito) quando pensi "e se durante un suo bacio non provassi più quelle emozioni di un tempo?" e poi con estremo stupore e tristezza scopri che è davvero così, non perchè è la realtà ma perchè sei stato tu a renderlo reale...e infine sembri me quando dici di provare terrore per la felicità...
Il mio incubo ha avuto inizio in un modo molto simile al mio...per la prima volta (dopo 2 anni di grande e immenso amore) avevo finalmente presentato il mio ragazzo ai miei genitori...era un grande passo per me dopo lotte e discussioni interminabili con i miei che non accettavano tale relazione....premetto che fin da piccola mi son sempre sentita in dovere di accontentare i miei in qualunque cosa, quasi come se non mi sentissi mai abbastanza per loro, come se sbagliassi sempre qualcosa...non sono mai stata una figlia viziata e capricciosa (seppur figlia unica), ma ho sempre pensato prima a loro che a me...il mio ragazzo per me, dal primo istante in cui l'ho conosciuto, ha rappresentato la felicità che non avevo mai provato...era la personificazione della mia gioia, della mia serenità, dei miei sorrisi, era il mio mondo...trovarmi per la prima volta tra due fuochi, i miei genitori da una parte e lui dall'altra, mi ha fatta soffrire tanto ed è per questo che quando hanno accettato di conoscerlo per me è stato come se fosse avvenuto un miracolo....ho aspettato per un intero anno quel giorno con ansia e trepidazione...quel passo rappresentava per me qualcosa di inspiegabilmente straordinario...finalmente le mie sofferenze sarebbero cessate e io avrei potuto vivere la mia storia con pace e tranquillità...il tutto andò come previsto...la presentazione avvenne come speravo, a loro piacque e io tirai finalmente un sospiro di sollievo...i giorni proseguirono con una gioia mai provata prima...ma subito dopo, avvertì qualcosa di strano dentro di me...qualcosa, non so dirti cosa, mi diceva che era troppo bello per essere vero...quella tranquillità, quella serenità non mi era mai appartenuta prima...non conoscevo quella realtà così pacifica e priva di problemi....tutto, per la prima volta nella mia vita, andava a gonfie vele, ogni cosa era come desideravo....ma anzichè gioire, sopraggiunse il panico...niente mi distoglieva dall'idea che quella felicità nascondesse una minaccia, che da lì a breve avrei sofferto, che quando meno me lo sarei aspettata sarebbe arrivata una botta di dolore...quell'estrema felicità mi terrorizzò...io sentivo quasi di non meritarmela, di averne ricevuta abbastanza e che a breve mi sarebbe stata tolta...quelli che iniziarono come dei semplici pensieri,
continuarono a perseguitarmi un giorno dopo l'altro trasformandosi in
ossessioni...e la mia mente, quasi per difendersi da quella situazione e da quel brutto presagio che continuava ad assillarmi, decise di anticipare i tempi e di fare in modo che quella felicità cessasse per opera mia anzichè aspettare con ansia e timore il giorno in cui qualcosa di brutto m'avrebbe potuto colpire alla sprovvista...e fu così che iniziò tutto...boicottai la mia felicià per paura che potesse essermi tolta...rinunciai ad essa senza un motivo preciso...solo per paura di poter soffrire...iniziai a far nascere dubbi su tutto, sui sentimenti che provavo, sulla felicità che il mio ragazzo era in grado di regalarmi, sulla scelta fatta...stavo iniziando a rovinare la cosa più bella che mi fosse stata donata, ossia la mia storia con lui...

...non sai quante volte mi son sentita dire che tutto questo periodo di mer** ha un significato, che è successo perchè DOVEVA SUCCEDERE...parenti, amici, genitori, psicologi, tutti a ripetermi che "questo cambiamento era necessario", che "la mia ansia vuole dirmi qualcosa"...personalmente, guardando a ciò che ho vissuto e a ciò che (anche se in minima parte, rispetto a prima) sto ancora vivendo, vedo soltanto una ragazza che per la prima volta aveva trovato la felicità e l'ha mandata a put**ne, che aveva iniziato una storia d'amore e l'ha rovinata, che aveva delle amicizie e le ha abbandonate, che aveva una famiglia e l'ha allontanata....vedo una ragazza che ha sofferto per un qualcosa di immaginario, che si è fatta risucchiare dalla depressione per pensieri che vivevano soltanto nella sua mente, privi di fondamento! che ha pianto per mesi e mesi senza capire il perchè di ciò che stava succedendo...vedo una persona che adesso, a furia di farsi domande, di dar retta al cervello, di bloccare le sue emozioni, di far tacere i sentimenti, si ritrova sola, fredda, indifferente nei confronti del mondo, priva di qualsiasi sogno o desiderio, timorosa di provare gioia o qualsiasi cosa che assomigli anche lontanamente ad un'emozione....
l'unica cosa che mi dava felicità, ossia il mio uomo, adesso è la fonte più grande della mia ansia....non riesco a stargli accanto senza farmi pervadere dalle domande....non riesco a far un progetto o a desiderare qualcosa che riguardi noi due, non riesco a lasciarmi andare totalmente e stento anche a ricordare come stessimo fino a 8 mesi fa, prima che tutto avesse inizio....alcune volte la mia testa mi fa pensare che lui è il colpevole della mia condizione, che se non ci fosse stato non sarei stata così...quando torno lucida è come se mi si togliesse un peso dallo stomaco e riesco a rivedere tutto ciò che ci lega profondamente, ma nello stesso attimo in cui mi rendo conto di star bene ecco che il mio cervello torna a farmi male e a farmi pensare cose a cui non vorrei pensare...inizio a vederlo diverso, meno simpatico, meno gentile, meno dolce, meno speciale...la mia testa mi porta a pensare che ormai non m'interessa più, che le cose sono cambiate, che mi ero illusa su di noi...poi torna ancora la serenità e poi ancora l'angoscia....vado avanti così da 8 mesi ormai...

non so rispondere alle tue domande, non ho saputo rispondere neanche alle mie...ma posso soltanto consigliarti di non fartene più...probabilmente ti starai chiedendo come fare, ma non so spiegarti neanche quello....devi soltanto trovare la forza dentro di te di IGNORARE i pensieri e SPEGNERE la tua mente....ho creduto per troppo tempo che ascoltando il mio malessere sarei arrivata al nocciolo della questione per poi risalire...ho pensato che cercando di capire il motivo avrei potuto accantonare definitivamente questa brutta esperienza....invece no....non ci sono risposte....o per lo meno mai nessuna risposta mi risulta valida...la mia testa è in grado di boicottare anche quelle...
sono arrivata alla conclusione che occorre soltanto aspettare e lasciar che le cose vadano per come devono andare...forzarsi o costringersi a star bene non serve a nulla...come non serve fare guerra alla propria mente, lei vince sempre, ricordalo!
cerca soltanto di distrarti il più possibile, di spostare la tua concentrazione su altro, di non dar troppa importanza a ciò che i tuoi pensieri ti suggeriscono, anche se fa male, anche se fa soffrire, anche se sembra impossibile, anche se hai paura di cosa la tua testa possa farti fare o dire...fidati è l'unica soluzione e puoi farcela...devi cercare quasi di "rassegnarti" al potere del tuo cervello...cerca di fare capire a te stesso che sei disposto a concedere una tregua, ad arrivare ad un accordo...solo a quel punto troverai la pace e sarai pronto a ricominciare....
io, solo adesso, sono riuscita ad ottenere quel silenzio, tanto desiderato, dalla mia mente....sembra quasi essersi spenta, stufa di darmi tormento....talvolta torna, ma rimane per poco....ho ottenuto quella pace.....
ma la rinascita deve ancora avere inizio....e spero di riuscirci giorno per giorno, senza alcuna fretta e senza perdere pezzi di vita per strada...purtroppo ci vuole soltanto pazienza e fiducia in se stessi....l'importante è credere di poterne uscire...
...credici perchè è possibilissimo....ti mando un grande abbraccio!

5

Wednesday, March 14th 2012, 9:20pm

senso di inadeguatezza.. marco. pare si chiami così.
mi sembri un ragazzo estremamente intelligente ma anche questo a volte è una gran fregatura.. come le paure :) te lo ripropongo.. sai, tipo mantra.. concentrati sui battiti del tuo cuore.
mi è appena venuta in mente una cosa forse un po' sciocca ma a molti è servito: e fare yoga? imparare a respirare, a rilassarsi.. allontana molto l'ansia. non ho esperienza diretta ma ha aiutato moltissimo alcune persone che conosco.

Arcoiris89

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Wednesday, March 14th 2012, 9:33pm

quando ho letto la tua risposta, ho cominciato a piangere e tremare davanti al pc. Sembravo un idiota.

In ogni minima cosa che hai scritto ho ritrovato le mie stesse angosce, le mie stesse paure, il mio stesso terrore che forze interiori maligne mi distruggano emozioni e sentimenti.

Scusami se sarò conciso, anche se preferirei essere più prolisso e analizzare punto per punto ma... ti volevo solo dire questo..
il silenzio di cui tu parli non l'ho raggiunto ancora del tutto. Mi spiego: i contenuti delle mie fissazioni non mi stupiscono più di tanto, anzi. Quando sto bene, io sento la felicità scorrermi dentro ma... proprio come accade a te, sento sempre qualcosa di losco in essa, e quindi faccio di tutto per rovinare quel momento. Come? Creando mille paranoie, ponendomi mille domande e stentando dunque a passare a mente libera il mio tempo con lui. Il bello, però, è che... continua a non accadere nulla di negativo, e ciò che credevo potesse accadere NON ACCADE. Allora perché continuo durante il tempo che trascorro con lui a soffrire? Perché in me rimane l'amarezza, quell'amarezza che mi fa vigere in continuazione in uno stato di allerta.

Sai cos'è? È che queste fissazioni mi hanno così scosso circa due anni fa che... è come se ora dessi per scontato la vita. Mi spiego, segui questo ragionamento. Rispetto al 2010 sto molto meglio... eppure perché, seppur con approcci diversi, temo ancora le stesse cose di due anni fa? Perché secondo i miei schemi mentali, se ho sofferto una volto per quella data circostanza, in quel dato posto, e via dicendo... potrei soffrire ancora oggi! O forse, potrei soffrire il doppio!

Se quindi - per esempio - ho temuto di non provare nulla durante un bacio il TOT giorno del TOT anno, quel 'mostro cattivo' potrebbe tornare anche oggi e impedirmi di essere sereno (e puntualmente torna nella maggior parte dei casi!) se solo penso che oggi sarà una giornata no!
O peggio, se vivo da tempo in maniera più serena, potrei addirittura tornare ad essere quello di prima e vedermi tutto se solo penso che la cosa potrebbe accadere!

Capisci? Viviamo di suggestioni, di demoni a cui diamo vita... Ma... non esistono! Ma il fatto di aver dato loro tutta questa importanza ci ha fatto detrarre tempo e salute a noi stessi, alla nostra coppia.

Un momento ti senti col tuo lui in paradiso... poi, immeritevole di tutta quella gioia, parte la solita domanda del ca**o: E SE TUTTO FINISSE ORA? VUOI VEDERE CHE FINISCE? Bam... un'ansia ti pervade, e senti che quel pensiero nefasto potrebbe concretizzarsi... Stranamente, anzi... ASSURDAMENTE percepisci la realtà, il tuo LUI diversamente da prima e pensi... "Cosa? Come è possibile che da un secondo a questa parte sia cambiato tutto solo perché io ho pensato che avrei potuto perdere la gioa che sentivo?" E allora cominci a disperarti... ma intanto tenti di tener duro perché non puoi esternare quella disperazione di fronte a lui che intanto chiacchiera e tu a stento riesci a stargli dietro, ad ascoltarlo, a capirlo... Pensi che le tue fisse siano tumori che, più pensandoci (e dandogli importanza), crescono a dismisura facendoti prima o poi impazzire... ma intanto non succede niente, e quindi stai peggio perché senti di stare nel bel mezzo di un qualcosa che divide la realtà dalla fantasia... Senti di aver sprecato un'altra occasione per star bene... E qualora non l'avessi sprecata, stai male perché pensi che I CATTIVI te la faranno pagare la prossima volta, e peggio! Allora emerge tutto il tuo male di vivere, la tua voglia di farla finita. Ti senti arrabbiato, in*zzato nero con questi esseri che ti hanno privato di ciò che più ti faceva vivere! Poi ti calmi, ti riprometti che la prossima volta andrà meglio ma puntualmente sembra che ogni volta ci sia sempre un piccolo grande difetto che non rende perfetta la qualità di quella giornata. Senti il tempo scorrere e senti di non esser capace di recuperare l'irrecuperabile... Senti l'impossibilità di darti una calmata... Ti senti amareggiato perché pensi a quanto stavi bene un tempo, e vedi tutto con estrema malinconia e disperazione.
Io però ho parzialmente smesso di torturarmi. Prendo tutto come viene. Anche se mi faccio ancora del male, non do più la stessa importanza che davo prima ai miei 'fallimenti' registrati durante le uscite, il sesso, ecc ecc. Devo cominciare a capire che se oggi sto così è perché 2 anni fa volli dare importanza alle mie paure che ora si sono autonomizzate. Ma pensaci... chi le ha create? Io (e nel tuo caso, tu). Quindi essendo IO il loro creatore, IO posso farle dileguare.

Ad ogni modo mi piacerebbe rimanere in contatto con te... Io non posso inviare messaggi privati. Tu puoi? Mi piacerebbe scambiarci non so, il contatto di msn o il numero di cell. Vorrei poterti conoscere se ti va....

Arcoiris89

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Wednesday, March 14th 2012, 9:37pm

ti ringrazio Bi... davvero! Cercherò di seguire i tuoi consigli.

Arcoiris89

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Wednesday, March 14th 2012, 10:08pm

vedermi tutto * pardon per l'errore

sweetmoon

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Wednesday, March 14th 2012, 10:53pm

@Arcoiris89
devi attivare dal tuo profilo la possibilità di inviare e ricevere mess!
io cmq ti ho scritto ma a questo punto non so che fine ha fatto quel mess! XD
probabilmente è stato inviato al tuo indirizzo e-mail di riferimento!

10

Thursday, March 15th 2012, 4:10pm

di nulla, marco.

bravi, cercate di confrontarvi e condividere. :)

Arcoiris89

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Thursday, March 15th 2012, 6:35pm

ti ho risposta!

gianna78

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Monday, March 19th 2012, 9:33pm

Arcoiris, Sweetmoon, mi farebbe davvero un gran bene parlarvi in privato, leggere le vostre esperienze mi sta dando nuova speranza. Non posso mandarvi messaggi, però, forse perché mi sono appena iscritta. Come posso contattarvi?

Arcoiris89

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Sunday, March 25th 2012, 7:49pm

gianna aggiungimi su fb:
https://www.facebook.com/cinesino89

sweetmoon

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Monday, March 26th 2012, 11:15am

@Gianna78, non puoi ancora ricevere mess, probabilmente per i troppi pochi commenti postati fino ad ora...prova magari a lasciarci il tuo indirizzo email...

lilith76

Giovane Amico

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Friday, February 26th 2016, 11:59am

Ciao a tutti, scrivo di nuovo un post (stavolta molto più corto), in modo tale da non annoiare nessuno.
Ho tante domande, tantissime, ma non le porrò qui perché per quanto reputi chi abita questo sito competenti, non mi sembra la sede adatta.
Mi chiamo Marco, ho 22 anni e sono un ragazzo omosessuale. Ho una madre poliomielitica alla quale sono (o forse ERO) molto attaccato. Non ho un padre, o meglio, non so più nulla di lui da qualche anno per scelta mia. Tradiva mia madre e così, 6 anni fa mia madre lo cacciò di casa.
Con mamma ho sempre avuto un rapporto molto morboso. Ha avuto un passato e un presente tristissimi (tutt'ora è depressa e allettata da due anni nonostante abbia solo 52 anni), e si è sempre appoggiata tantissimo a me in tutti i sensi. Fino ai 17-18 anni era il mio solo punto di riferimento; avevo degli amici ma non ho mai condotto fino a qualche tempo fa vedere e proprie esperienze degne dei miei simili. Ero stracolmo di paure e non osavo far nulla per smuovere. Ero pieno di ossessioni (che non starò qui ad elencare), ma tutte avevano in comune il contenuto secondo il quale dovevo sempre sentirmi colpevole di qualcosa ed essere il 'peccatore' della situazione. Avevo tendenze depressive molto forti e mia madre era sempre lì a consolarmi. Quando nel 2006 ha cacciato papà, si è abbattuta fino a diventare la larva umana che è ora, ed è come se da allora (a 16 anni) fossi diventato io suo padre, e lei mia figlia. Rinunciai alla mia vita, lasciai per due anni la scuola, e eclissai le mie angosce interiori per far diventare mie quelle di mia madre. Ho trascurato tantissime cose di me in quel periodo buio. La svolta di tutto ciò è accaduta verso i 20, e dopo ne parlerò.
Con papà ho avuto un rapporto molto burrascoso. Non è mai stato un buon esempio di persona. A volte tendeva ad essere molto violento con me, e più di una volta mi fece capire che non ero il figlio che avrebbe voluto avere. Mia madre nei litigi prendeva sempre le mie parti, gli toglieva la parola, lo trattava malissimo quando lui si comportava male con me. Io ero proprio l'esempio perfetto di chi vive nell'ombra di un genitore: io ragionavo con la testa di mia madre, e lei - inconsciamente - mi inculcava concetti che poi diventavano i miei. Di conseguenza, ho imparato anche da lei a non stimare mio padre (ma d'altronde non ci voleva chissà quanto per rendersi un abominio d'uomo). Cercavo moltissimo la sua considerazione, la sua approvazione, e volevo che fosse fiero di me... ma non ci riuscivo mai. Quando i miei si lasciarono, cominciammo a vederci sporadiche volte. In realtà mi usava solo per dire la sua a mia madre (ero diventato il loro messaggero) e per ingannarmi ulteriormente.

Vengo al dunque. A 20 anni ho fatto chiarezza in me stesso. Mi sono dichiarato gay e vivo felicemente una storia da due anni con Alfredo. Purtroppo, non la vivo come vorrei. Sin da piccolo ho sempre sviluppato ossessioni su tutto. Le ho sempre reputate creature con un cervello autonomo capaci di farmi del male ogni qual volta le avessi nominate.
Esempio: vivo una situazione serena. Implicitamente penso: Ma se adesso tutto questo finisse e calasse l'oscurità? Puntualmente ciò accade, ma non perché sono un mago capace di far mutare davvero queste situazioni, ma perché il timore stesso di perdere tra le mani tutto ciò che di bello conquistavo non mi consente di essere libero di concentrarmi sulla serenità che vivo, che in teoria merito.
Comunque sia, quando mi sono dichiarato gay ho dato un colpo fortissimo a mia madre (ma avrebbe reagito anche se il mio compagno fosse stato una LEI) poiché, egoisticamente, senza però cattiveria di fondo, aveva già progettato la mia vita a sua immagine e somiglianza: più di una volta mi aveva fatto capire che non dovevo affliggermi se non facevo esperienze in generale.. ci sarebbe stato il tempo: avrei dovuto aspettare che morisse, cosicché sarei stato libero. Nel frattempo dovevo badare a lei come lei ha fatto con sua madre (Nonostante sua madre l'abbia sempre trattata malissimo in gioventù).
Il mio rapporto con lei diventava sempre più disastroso: litigi, incomprensioni. Non ero più quel Marco che muoveva un passo senza il suo appoggio. Ora vivevo per conto mio, e soprattutto, ora c'era un terzo incomodo che mi rendeva felice, che mi permetteva di farmi vedere oltre laddove prima non riuscivo a farlo. Con Alfio sono sbocciato, sono diventato più forte, ho fatto tante di quelle esperienze che prima avrei sognato di poter fare. E intanto mamma non solo si ammalava sempre di più, ma siamo diventato quasi estranei per certi versi.

Due anni fa per la prima volta vado in vacanza in vita mia: 7 giorni a Ischia con Alfio. Fu uno smacco in positivo. Per la prima volta facevo una vacanza, e la facevo anche con la persona che amavo. Quanto piansi al ritorno quando tutto era finito. Da allora le mie antiche ossessioni che da piccolo riversavo su tutto e tutti (paura di risultare un blasfemo, di DIMENTICARE COME SI DORME e quindi morire per insonnia, paura di risultare un malato sessuale, ecc.), da quel momento, si sono riversate sempre di più sul mio ragazzo facendomi arrivare a creare schemi mentali assurdissimi. Con lui ne parlo, ed è sempre molto paziente con me. Eppure, non sono felice come vorrei. Con gli altri sembro apparentemente normale. Con lui ho tutte le paure di questo mondo. Eppure, come sto bene con lui non sto bene con nessuno. Essendo io un tipo che stabilisce rapporti di dipendenza-amore, lui rappresenta proprio tutto il mio mondo, e la sua tenerezza e il suo amore a volte mi ricordano gli atteggiamenti tipici di un padre (nonostante abbia solo 24 anni).
La felicità che provai a Ischia mi ha recato uno scombussolamento interiore mai visto: da allora ho cominciato a credere che non sarei mai più riuscito a provare felicità simile, e il pensare continuamente a questo timore, non mi ha concesso più di vivere al 100% i miei infiniti momenti con lui con serenità. Essendo questo un mio espediente autodistruttivo, cominciavo a creare in ogni contesto (dai più semplici ai più intimi) un cavillo sul quale concentrare le mie fobie. Proprio non riuscivo a pensare: AAHHH... CHE LIBERTA E PACE INTERIORE. No, dovevo per forza covare ansie..

esempi: perché pare che oggi, rispetto a tot giorni/settimane fa non ho provato nulla baciandoci? E perché prima di farlo ho pensato "e se baciandolo non provassi nulla?"?
Se oggi ho goduto di meno a letto rispetto alla volta scorsa, la nostra coppia sta andando alla deriva?
Perché oggi, rispetto a qualche tempo fa, sembra di non intravedere nel suo sguardo quell'immensità che prima mi faceva gioire, ma solo ansia?
perché mentre parla sento mille voci dentro di me che vogliono convincermi che i suoi discorsi mi annoiano, che non me ne fotte nulla di lui?
e così via... queste sono solo le più 'blande'... nei dettagli ci sarebbe molto altro da dire... ma questo per dirvi che da due anni costruisco certezze, creo un martellone, e abbatto senza motivo il muro costruito, PENTENDOMENE -.-'

Un giorno, anzi, che dico.. un momento prima sento date emozioni/certezze, e quello dopo sento il contrario. E questo contrario scatta sempre quando penso: e se tutto finisse?
Fino a un annetto fa piangevo quasi ogni giorno perché credevo ai contenuti delle mie ossessioni che giorno dopo giorno mi martellavano. Dopo un po' ho compreso che l'unico mio problema era il timore di lasciarmi andare alla felicità. Mi terrorizza essere sereno. Sarebbe sfaldare la mia intera persona che di suo è pessimista, a volte molto grigia e piena zeppa di paure e insicurezze. Allora, paradossalmente, vigere nell'infelicità, per quanto male faccia, è un qualcosa che sappiamo fare bene; abbandonarsi alla felicità è invece perdere i punti di riferimento...

Io mi sono accorto che nei momenti di intimità (qualora le mie ossessioni non mi invadono il cervello) le mie ansie scompaiono, anche se le sento comunque echeggiare in un contesto delicato come questo (in cui non dovrebbero esserci). Il mondo esterno + Alfio, invece, mi terrorizzano. Vedo tutto gigantesco, ed essendo noi gay (e quindi non potendo essere liberi di manifestare l'amore che proviamo) reprimo non solo i miei gesti d'affetto per lui, ma così facendo reprimo anche quelle azioni che hanno il potere di distruggere le mie paranoie. Il sesso, o le semplici effusioni, sono un qualcosa di forte che mi scagionano dal male che io stesso creo per autoinfliggermi dolore.

Io ho capito, quindi, più o meno perché agisco in questo modo barbaro. Ma perché, pur sapendolo, reagisco molto lentamente? Perché devo pensare che prima o poi le mie ansie, quasi mi inseguissero a mo' di cani, mi morderanno all'improvviso e mi cattureranno nella loro morsa? Vi giuro, quando sento l'ebbrezza della felicità, subito dopo subentra la disperazione di perdere tutto quello, fino a credere di impazzire e a non liberarmi di queste 'presenze' che sembra abbiano il comando su di me...Eppure non esistono! Sono io che ho 'umanizzato' le mie paure! Ma perché pur sapendo ciò non mi do una mossa?
Penso troppo a...
Oggi lo vedo; andrà tutto male. E se andasse bene, sarà la prossima volta o la prossima ancora ad andare male.

Vedete? A furia di suggestionarmi, di crearmi l'arma che mi ferirà, campo male. Non riesco ad uscirne come vorrei...
Arcoiris e sweetmoon....mi avete tolto le parole di bocca... è un circolo perverso dal quale nemmeno io riesco ad uscire...ed è iniziato quando avevo poco più di 20 anni e mi innamorai di un ragazzo con quale tra alti e bassi e una rottura ho passato 4 anni....ricordo che lo guardavo ed ero così tanto felice che pensavo che un giorno mi avrebbe lasciato e ne sarei morta di dolore. Ma l'inizio vero e proprio lo ricordo perfettamente...ricordo che abbiamo iniziato a frequentarci a febbraio e a dicembre di quello stesso anno siamo stati, con tutta la famiglia, a festeggiare il natale ad Ortisei....neve, addobbi di natale, una città di montagna incastonata in un sogno....non ricordo di aver mai provato tanta pace interiore come quei giorni....quando la vacanza è finita e siamo tornati a Roma.....il mio primo sintomo è stata una sorta di paralisi del braccio destro...formicolii e mancanza di sensibilità. E siccome mia zia soffre di sclerosi si sono tutti spaventati. Andata dal neurologo, e appurato che ero sanissima , il problema si è spostato sulla psiche. E mi sn resa conto che soffrivo xchè era finito un sogno. Questo avvertivo, come se fossi stata cataputlata fuori da una di quelle snowball bellissime....cosa successe da lì in poi?? una lunga discesa all'inferno, che si è manifestata con panico ansia depressione e giù di medicine e terapie che mi hanno sconvolto 10 anni di vita. Ne sono uscita alla fine main me, superate tutte le fobie di ogni genere, dall'uscire di casa, al fare la doccia nel box chiuso ( di ogni ne avevo) ho ripreso una vita sociale attiva e normale ma il mio cuore......non guarisce. Oggi a quasi 20 anni di differenza vivo nel perenne terrore dell'abbandono, del rifiuto,della paura di restare sola. Voglio la grande passione ma quando la trovo impazzisco, non mangio più se la persona oggetto del mio desiderio nn mi sta vicino, come la saluto,( nel caso attuale parliamo di un uomo che conosco da 1 sola settimana, ma con cui mi sn vista quasi ogni giorno per via della chimica mostruosa che ci porta a fare sesso ovunque sempre, di continuo, e della serenità che proviamo quando stiamo insieme) io sbarello, non sopporto il silenzio, non posso stare da sola neanche un attimo, non riesco a stare in casa se nn il tempo necessario di lavarmi e giocare coi miei animali, e poi via fuori fuori, in fuga da questa felicità nel tentativo di annichilirla ma senza perderla. Nel tentativo di riportarla a livello, potrei anche farne a meno, quando poi io se nn brucio di passione nn riesco a provare nulla e se nn provo mi sento vuota e malinconica ma se provo invece mi sento terrorizzata. non riesco ad essere felice ne in un caso ne nell'altro. E in questa era di whatsapp, di estrema istantaneità, tutto è diventato ancora più ansioso e folle....e io esco pazza.....