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diana33

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Wednesday, January 10th 2018, 4:45pm

il tuo doscoro ha poco senso.

per il semplice fatto che la gente ha le sue idee e difficilemnte si smuoveranno da esse.
sono poche poche le persone con spirito critico, pronte a valutare, anche se contrastanti, opinioni altri.

poi come già detto, le persone amano dare consigli, ma senza essere coinvolti troppo.
il Devi non è altro che un tentativo anche in buona fede di risolverti i problemi di cui lamenti, perhcè a tutti fa piacere essere d'aiuto per qualcuno.
o magari sono stufi di sentirti lagnare, non so.
di certo a loro non interessa giudicarti mi sembra, come invece tu pensi.

per quanto riguarda il tuo collega e anche chi ti circonda, è ovvio che non sia molto gradito il tuo essere senza filtri.
quindi o si fa finta di nulla o ci si butta sul generico(o quello che gli altri vogliono snetirsi dire) o preparati a non essere ben gradito.
perhcè sentirsi dire la verità alla maggior parte delle persone da fastidio.
poi devi anche tenere conto del pregiudizio sulle malattie mentali. è un tema che pochissime persone vogliono affrontare.

soluzione: tu hai le tue idee, ma non devi cambiare gli altri costringendoli a essere d'accordo con te per forza.[/u]
magari hai anche ragione, ma se non volgiono ascoltare perchè deve diventare un tuo problema?

come sempre concentri il problema sul rapporto con gli altri, quando tu invece di perdere tempo a cercare di cpaire cosa gli altri bagliano con te, dei cmabiare te stesso per costruirti la tua di vita.

ps.se poi vuoi capire di più come comunicare con gli altri, ci sono libri e corsi a riguardo.
e per capire alcuni comportamenti frequenti degli esseri umani, di sociologia.
(è un consiglio serio, non è detto con ironia)

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Guidocontromano

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Wednesday, January 10th 2018, 8:12pm

Solo

Sono solo, non ho paura di rimanere solo, giù lo sono

Areoplano

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Wednesday, January 10th 2018, 9:02pm

Tutta la tua riflessione crolla dal momento in cui togli la necessità di ricercare l'approvazione altrui. Tu esprimi quello che pensi, se gli altri approvano o meno non è rilevante. Al massimo se vorrai sarà rilevante al fine di confrontarti per capire se ti stai fissando su qualcosa che non ha valide ragioni, ma è un passo successivo. Ora concentrati sulla tua necessità di approvazione. Fatti tante domande. Per esempio: a cosa ti serve? Cosa ti cambia? Cosa senti? Perché ne hai bisogno? Come vivresti senza? Puoi farne a meno? ....

mpoletti

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Wednesday, January 10th 2018, 11:23pm

Tu esprimi quello che pensi, se gli altri approvano o meno non è rilevante.

Il tuo discorso, Areoplano, è sicuramente sensato. La colpa è della mia interpretazione dei fatti: quando una persona non approva, per usare le tue parole, ho come l'impressione (dal tono della voce, dall'uso di frasi come "Ma cosa dici?", ecc.) che voglia convincermi di avere ragione! Non solo: il suo modo di porre la questione è - in genere - molto sicuro...Ma ripeto: è solo la mia interpretazione personale, come percepisco io la faccenda.
Fosse solo un discorso superficiale, la cosa potrebbe anche far parte della vita di tutti i giorni...Ma quando soffri di bassa autostima (in questo forum lo sappiamo bene, purtroppo) sembra che gli altri vogliano mettere in dubbio le mie convinzioni, chiamiamole così, per convincermi che la loro interpretazione dei fatti è corretta, la mia è sbagliata.
In senso generale, hanno ragione, ovvero: sono io a percepire il. mondo così, non è vero che è così (o, quantomeno, non è detto)...ma convincersi a livello psicologico è tutto un altro discorso.

Aaliyah Agnieszka

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Wednesday, January 10th 2018, 11:50pm

@mpoletti

Sei in trappola. Una trappola volgarmente definita "gabbia mentale", storicamente diffusa in tutti i continenti e pilastro sostenente ogni forma di società. Hai paura dell'ignoto, dell'inconoscibile: come un serpente che non riconoscendo la propria estremità caudale s'accanisce su di sé, vittima di un suo stesso errore di valutazione.

Paura: hai riportato il termine "paura" decine e decine di volte in questa sola discussione... Hai dichiarato di cosa hai paura, hai confidato in quali momenti ne sei più soggiogato... Ma della paura di poter provare in futuro ancora, e ancora, "paura", ti sei mai interrogato? Hai mai considerato l'ipotesi (osservandoti dall'esterno) di essere colui che autoalimenta le proprie paure?

Areoplano

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Thursday, January 11th 2018, 9:01am

Osserva quando ti esprimi è ti riferisci agli altri come se cercassi una scusa per giustificare ciò che provi, ne abbiamo già parlato. Cambiare il modo di esprimerti aiuta a focalizzare l'attenzione su un altro punto in questo caso su di te. In fondo l'autostima non è altro che questo: cambiare il centro dell'attenzione.
Bene o male ce l'abbiamo tutti questa necessità di approvazione altrui, basta guardarsi intorno con un po' più di attenzione, ma nel tuo caso è quasi invalidante. Anche Agnieszka non ha tutti i torti a dire che sei in trappola, solo che io credo che hai già capito come venirne fuori.
Per progredire veramente non basta dirsi ciò che dovremmo fare o non fare, è nemmeno farlo, occorre anche conoscere bene le dinamiche per non ricadere nella trappola. Conosci il tuo nemico e conosci te stesso. Potresti scoprire che avete molto in comune e diventare ottimi amici o alleati.

Occorre anche "aprire la mente" che principalmente si fa osando farsi le domande più impensabili è cercando di riflettere bene sulle risposte.

mpoletti

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Thursday, January 11th 2018, 3:26pm

Aaliyah Agnieszka,
so bene di avere paura, ma mi trovo davanti ad un problema nel fronteggiare questa paura (non so se mentale o meno): mi sembrano paure in cui non ci si può mettere alla prova volontariamente.
Chiarisco con un esempio: se avessi paura di volare in aeroplano, potrei prenotare un biglietto e fronteggiare questa paura.
Ciò che mi fa paura è - in estrema sintesi - il giudizio degli altri, che considero sempre "negativo". Mi sembra abbastanza sensato pensare che nessuno mi dirà mai in faccia che ha un giudizio negativo su di me. Mi devo basare su altre osservazioni, se possiamo chiamarle così:
- Nessuno mi chiama
- Se sono io a chiamare gli altri, raramente rispondono
- Se parliamo di "vederci di persona", ho gli stessi problemi

Ora: non posso essere così sfortunato da incontrare solo persone che mi criticano fino al punto di non volermi mai vedere.
Un paio di volte è emerso che ho un atteggiamento troppo supponente; in questo sono abbastanza migliorato, ma non ho ancora avuto abbastanza occasioni per mettermi alla prova, perché (al di fuori dell'ufficio) non è che abbia molta vita sociale.
Giovedì mi vedrò con i compagni di cinema per un film: ci credete che è la prima occasione in cui uscirò con qualcuno a scopo puramente ludico da novembre scorso?

diana33

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Thursday, January 11th 2018, 3:54pm

in realtà è una cosa che puoi fronteggiare tanto quanto la paura del volo.
ci sono 3 fronti ben distinti:
-la tua autostima
- il rapporto con gli altri
-le tue aspettative

Quoted

il giudizio degli altri, che considero sempre "negativo"

è come se non potesse mai cambiare, perchè il primoa pensarlo e a ricercare conferma di ciò...sei tu!
questo è un punto cardine su cui devi lavorare in primis per spezare il circolo vizioso.

successivamente puoi lavorare al rapporto con gli altri.
perhcè ora come ora, vedendo la frase sopra, non hai proprio nessuno appiglio (che è la tua autostima)per risolvere la situazione "come comunico e mi rapporto con gli altri".

terza coa devi anche tener conto delle tue aspettative.
al momento sono alte, un po' per come vedi tu i rapporti (come una persona adolescente) e un po' perhcè speri che loro ti diano un rimando positivo.
il rimando positivo non c'è un po' perchè da adulti uno pensa alla sua vita in primis e un po' perhcè molto probabilmente ti rapporti nel modo più sbagliato.

alla fine tu hai aspettative (punto 3) ma non hai autostima(punto 1) e la ricerchi negli altri(punto 2), nel momento in cui le tue aspettative(punto 3) non trovano approvazione negli altri (punto 2) la tua autostima scende ancora di più(punto 1).

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Bwndy

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Thursday, January 11th 2018, 4:29pm

Ho letto quasi tutta la discussione poichè in questo momento mi sento solo, anche se di fatto non lo sono. Io mi ritrovo in alcune cose dette dall'autore del thread. Concordo con quanto detto da aeroplano: ci sono persone che ricercano l'approvazione altrui ma in altri modi. Più che essendo accondiscendenti, costruiscono un personaggio e lo alimentano costantemente, il che richiede parecchie rinunce, sia in termini di tempo sia in termini di non essere se stessi. Sinceramente non so cosa sia peggio..le conosco bene e non sono felici. Come me o te soffrono di qualsiasi rifiuto o risposta scortese ricevano.
Detto ciò, una soluzione sarebbe senza dubbio superare la paura della solitudine. Io non ci riesco. Tuttavia ho abbastanza coraggio o onestà da non combattere questa paura avvalendomi di una immagine che non corrisponde a come sono. Diciamo che non sono me stesso per la paura e una certa diffidenza, non perchè io finga. Mi pare che anche tu sia così da ciò che scrivi. Anche qui penso abbia ragione aeroplano: rapportarsi con paura e sfiducia agli altri alimenta la sfiducia iniziale. Posso testimoniare però che ci sono ancora persone, per fortuna, che vanno oltre a tutto ciò e che ti cercano e apprezzano per altre qualità, come l'essere una persona affidabile o riflessiva.

diana33

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Thursday, January 11th 2018, 5:00pm

alla fine come ha ben detto bwindy, anche io mi sono sempre costruita il personaggio della simpatica, ma allo stesso tempo stavo davvero male a perseguire quello che gli altri volevano.
ora ho pochissima vita sociale e sto affrontando il vuoto che la solitudine porta con se. sono stata tanto male.
ora non dico che amo star da sola, ma lo accetto.
e ho anche capito che non posso fare l'adolescente a vita (cosa che purtroppo mpoletti non ha capito) e che dalla mia età in poi le amiche le vedrò sempre meno e che il massimo a cui posso puntare è un partner più ch eun acomitiva di amici.
ora esco di meno(quasi mai), ma sono uscite di qualità, dove non sento quel senso di oppressione e responsabilità, che mi portavo dietro da piccola.
le famose regole interne (più di mio padre che mie) di cui parla mpoletti e aspettative.

Areoplano

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Friday, January 12th 2018, 9:27am

L'unica via d'uscita che conosciamo è la catarsi. Forse ce ne sono altre ma quella è riconosciuta.
La solitudine ha tantissime sfaccettature e sfumature.
Dobbiamo prendere coscienza che viviamo in un contesto che costantemente ci tenta e ci provoca. Viviamo ormai tutti collegati e nonostante tutto ci sentiamo drammaticamente soli. I motivi sono troppi ed è complesso da spiegare ma sono stati tutti analizzati.

Vorrei ricordare il passato quando per esempio il pastore usciva al pascolo. Era in totale solitudine ma possiamo immaginare che al tempo stesso vivesse anche la sua beatitudine. Spesso i contadini ricordavano la solitudine come momento di piacere e libertà. Certo sono le tante facce della solitudine. Quello che vorrei sottolineare è che una cosa è stare piacevolmente da soli, un'altra è sentirsi soli anche e sopratutto in mezzo a tanta gente.

Ciò a cui vi riferite, mi sembra di aver capito, è trovare qualcuno che ci capisca, che non ci giudica, che ci accetta e meglio ancora che apprezza ciò che siamo o facciamo. Più o meno ciò che farebbe un buon genitore con i propri figli per dargli sicurezza e autostima. Ma queste non sono relazioni adulte e mature, alla lunga ci si sente come avere un bambino da accudire che necessita di continue rassicurazioni pertanto ci si ritrova di nuovo soli e abbandonati.
Non ci si può rassegnare ma occorre proprio vivere il lutto delle figure genitoriali che non ci sono più altrimenti si continua a vivere nell'illusione che un giorno ci saranno di nuovo come la necessità di credere in una vita migliore, nelle rassicurazioni religiose, nella speranza di incontrare l'anima gemella, nella ricerca di fama, successo, denaro ecc...

Se si vuole davvero trovare pace occorre passare attraverso quella sofferenza che conosciamo solo attraverso il lutto, quel senso di perdita ingiusto che ti porta a protestare chiedendoti: perché? Perché non ci sei Più? Perché mi hai abbandonato?

Volendo lo si può paragonare metaforicamente alla crocifissione di Gesù che sapeva che l'avrebbero tradito, l'ha accettato ed ha lasciato che questa catarsi avvenisse consapevole della sofferenza necessaria a cui sarebbe andato incontro. Si sentì tradito da chi gli era vicino e crocifisso dalla società nonché abbandonato da suo padre sulla croce e sua madre piangente che lo guarda morire nella sofferenza e nel dolore. Chiedendosi: padre, perché mi hai abbandonato?
Ma poi risorge a nuova vita, una vita eterna, serena e pacifica.

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diana33

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Friday, January 12th 2018, 9:44am

pienamente d'accordo con aereoplano.

mpoletti

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Friday, January 12th 2018, 11:43am

Diana, non è che non abbia capito che non posso fare l'adolescente a vita: l'ho capito...eccome.
Quello che non accetto, se così posso dire, è quella solitudine che provo costantemente.
In ufficio, ho i colleghi. Poi ci sono i compagni di corso (dovrò vederli domani). Poi ci sono i corsi stessi.
Tuttavia, non accetto il discorso che fa la società attuale, che io riassumo in : "Sbrigatela da solo!".
Pensa a come è evoluta la nostra società fin dalla preistoria: l'uomo ha sempre vissuto in società, ha creato istituzioni chiamate "città", "famiglia", "associazioni", ecc.
Tutte istituzioni che hanno finalità diverse: io mi sento di non far parte di nessuna di queste, eccetera incluso.
Tralascio la famiglia perché ne ho parlato abbondantemente. In città ognuno pensa a sé stesso e, anzi, quando si incontra una faccia nuova c'è sempre un po' di diffidenza; la prima cosa che pensa il prossimo (almeno, qui a Milano) quando incontra una faccia poco nota è che possa essere un delinquente, quindi non dà confidenza a nessuno. Sulle associazioni, per quel poco che le ho frequentate, non sono mai riuscito a trasportare fuori dalle mura associative un rapporto. Tradotto: finito lo scopo associativo/il corso, i contatti si sono persi, nonostante gli sforzi.
Ieri sera, su consiglio della terapeuta, ho trovato un corso gratuito di yoga: stamattina ho mandato una mail per chiedere informazioni. Sicuramente, lo frequenterò...ma dubito che i rapporti si possano portare al di fuori del corso!

Bwndy

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Friday, January 12th 2018, 7:53pm

Quoted

Ciò a cui vi riferite, mi sembra di aver capito, è trovare qualcuno che ci capisca, che non ci giudica, che ci accetta e meglio ancora che apprezza ciò che siamo o facciamo. Più o meno ciò che farebbe un buon genitore con i propri figli per dargli sicurezza e autostima. Ma queste non sono relazioni adulte e mature, alla lunga ci si sente come avere un bambino da accudire che necessita di continue rassicurazioni pertanto ci si ritrova di nuovo soli e abbandonati.


è la fragilità costitutiva dell'essere umano a spingerlo a unirsi agli altri. Se fosse davvero autosufficiente, non ne avrebbe bisogno. Così però non è. Non c'è solo l'esigenza di soddisfare il fine biologico dell'esistenza.

Se tu rimuovi queste caratteristiche da un rapporto, cosa resta? Io penso invece che siano fondamentali per un rapporto sano. Penso che non possano esserci SOLO queste componenti. Altrimenti si cade nella dipendenza affettiva, in un individuo che si regge su di un altro e non è sano. Ma rimuoverle non è altrettanto sano.

diego.1980

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Friday, January 12th 2018, 10:59pm

il post di Bwndy riassume bene quello che è anche il mio pensiero, sono passato anch'io per una storia che era più una dipendenza affettiva che una vera storia d'amore (ma sarebbe riduttivo definirla così), e ci siamo lasciati .. il segreto è riuscire a stare sufficientemente bene da soli, per poter "scegliere" la persona con cui condividere una parte della nostra vita.

sono arrivato a capire questo per gradi, dopo illusioni e aspettative non corrisposte, e mi hanno aiutato molto delle terapie psicologiche di gruppo, ora sono piu sereno.