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Guglielmo97

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Tuesday, May 28th 2019, 11:36pm

Difficoltà ad andare da uno psicologo

Mi chiamo Guglielmo e sono un ragazzo di 23 anni. Credo di star esaurendo del tutto. Spero un giorno di andare ad addormentarmi e non svegliarmi più. Ormai dico queste parole senza alcun sentimento e niente. Parlo di morire nella più totale apatia. Mi dovrei chiedere quali sono le mie prospettive per il futuro. Capisco ora cosa significa sopravvivere senza alcun motivo. Non credo che i miei giorni potranno mai essere diversi da questi, non ho speranza ne voglia di andare avanti. Continuo per totale inerzia, come un treno in corsa che non può fermarsi e non so su cosa andrò a schiantare. Negare che questo sia il mio pensiero dominante, negare che ho queste crisi enormi. Non sento di possedere il mio corpo, non sento nemmeno che questi sono i miei pensieri, non sento che questa parte di me che vuole morire sia qualcuno di esistente. Forse per sopravvivere ho bisogno di credere che non sia reale. Ho paura di aver staccato la spina della ragione. Potrei negare pure che ho scritto io queste cose. Nei rapporti con gli altri, nel mio io sociale, guardo tutto questo, in questo momento, come uno spettatore completamente assente. Questa parte di me che vuole morire dovevo sopprimerla, non potevo sopravvivere con questi pensieri. Ho dovuto collocare la mia anima da qualche parte, ho dovuto negare la sua esistenza. Mi sento doppio, a volte ho delle crisi immense, a volte mi procuro tagli e lividi nascosti e nonostante questo, nonostante la mia anima cerca un suo modo di uscire potrei pure negare ciò che vedo nel mio corpo. Vivo con solo l'apparenza di una persona normale e razionale perché dentro sento di essere ormai schizofrenico. Sento che se parlassi con uno psicologo questa parte caotica di me mi travolgerebbe, sento come se l'apparenza di razionalità che mi sono costruito crollerebbe come un castello di carta. Non ci riesco, ho provato tante volte a contattare uno psicologo ma ho sempre rinunciato alla visita. La persona che vive, che parla con gli altri, il mio sociale ed il mio interiore sono due persone diverse, completamente diverse ed irriconciliabili. Sono più di 10 anni che nascondo a me stesso di non star bene e credo di essermi dimenticato cosa significa sentirsi uno in uno, sentire il mio corpo in sintonia con la mia anima. Ho solo capito che questa condizione di separazione mi impedisce purtroppo di agire per fare qualcosa. Non posso andare da uno psicologo, non potrei mai perché non c'è filo che collega il mio corpo con questa parte di me che vorrebbe
disperatamente di farla finita. Se riuscissi a risolvere questo due in uno che sono diventato credo che la prima cosa che farei sarebbe farla finita. Fin quando celo questa parte di me, fin quando mi nascondo dietro le lettere posso negare l'esistenza di un malessere troppo troppo profondo, ma se parlassi con uno psicologo allora ho paura che non potrei più essere quel Guglielmo apparente che riesce a portarmi avanti. Non potrei più nascondermi, allora questa finzione di razionalità e normalità crollerebbe e dovrei prendere atto di questo male profondissimo. Non posso legittimare la sua esistenza, lascio che tutto questo mi consumi dall'interno perché non saprei come riuscire a portare questo vissuto interiore davanti a questo psicologo, uscire e tornare ad essere quel Guglielmo sociale. Il problema è che vi sono momenti in cui riesco a dimenticarmi dei momenti in cui sto male e questo alimenta in me l'idea che questo male non mi appartenga, di essere anche altro. Ci sono momenti in cui sono lontano da quel Guglielmo perché le crisi depressive durano poco, qualche ora per poi lasciarmi in uno stato di stanchezza e confusione in cui tutto questo semplicemente non esiste. Riesco a dimenticarmi di me stesso, ci sono momenti in cui non sto male e per cui non avrei bisogno di nessun psicologo, non ne sento il bisogno di non capirmi nemmeno, di non sentire nemmeno come stavo durante quelle crisi, come se nulla di tutto questo sia mai accaduto. Ma le crisi ritornano e sono devastanti ed è orribile non riuscire a controllare i propri stati d'animo perché è veramente come sentirsi morire, un dolore sconfinato, come se non vi fosse nessuna soluzione. Tutto questo è lacerante e il fatto che io mi sento letteralmente doppio mi impedisce di trovare veramente una soluzione al mio star male. È come se le mie giornate fossero divise tra due parti di me, io non solo nascondo le mie sofferenze, ma vi sono momenti in cui quel dolore non mi appartiene nemmeno, come se fosse lontano ma non lo è. Queste crisi non sono nemmeno periodiche e in genere terminano quando realizzo di non potermi né suicidare, né andare da uno psicologo. Mi lasciano in uno stato di gran confusione, come se non potendo risolvere quel conflitto interiore allora venisse continuamente congelato. Io non riesco ad andare da uno psicologo anche per questo, perché ci sono momenti in cui quel dolore sparisce e ne ho bisogno solo quando sto male. In questo momento ad esempio sono in quello stato di confusione, mentre quando ho iniziato a scrivere (ho ripreso a scrivere la lettera dopo circa un oretta) ero in quello stato di profonda depressione. Io non ho idea di come fare. Vi ringrazio per aver letto questo messaggio.

Rainbow87

Barcollo ma non mollo

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Wednesday, May 29th 2019, 8:58am

Ho letto il tuo post, è chiaro il bisogno di sostegno e aiuto, secondo me dovresti fare uno sforzo e rivolgerti immediatamente a qualche specialista, lo abbiamo fatto tutti, mica c'è da vergognarsi, bisogna vergognarsi nel voler fare una vita vuota e triste senza reagire, ascolta quello che ti ho scritto e tra un paio di mesi tutto quello che stai passando sarà già un ricordo, certo un po di tempo ci vorrà, ma sei giovanissimo, forza, ricomincia a vivere. ;)

Guglielmo97

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3

Wednesday, May 29th 2019, 10:16pm

Ti ringrazio molto per la risposta. Spesso uso questo forum da diversi anni come valvola di sfogo in momenti molto difficili, come spazio per lanciare un grido. Prima mi è capitato di rivedere da quanto tempo scrivo con questo account e mi sono reso conto che molte volte dopo aver scritto quei messaggi non rispondo, come se nessuno potesse interagire con me. Mi rendo conto che questo possa essere letto come mancanza di rispetto, tuttavia io ricordo bene come è sempre stato difficile per me rispondere. Io ho piena coscienza di star male solo durante quelle crisi e nei momenti in cui sto "meglio" è come se non mi comprendessi più. Non è facile da spiegare, ma è come se quei dolori appartenessero ad una persona che non sono al momento, come se non ne riuscissi a parlare, come se non li conoscessi. Quelle crisi si manifestano con una tristezza infinita ed un desiderio urgente di farla finita per lenire il dolore e durano fintanto che qualcosa non mi distrae e mi fa perdere "il filo del discorso" in un certo senso. Forse vivo questa condizione perché cerco di dimenticare un problema che non riesco a risolvere e quando penso al mio vissuto emotivo allora inizio a star male. Non lo so, comunque sono andato fuori tema. Volevo solo ringraziarti per avermi risposto e non mancarti di rispetto.