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  • "Dott. Alessio Congiu" is male

Posts: 115

Activitypoints: 342

Date of registration: Apr 10th 2017

Location: Verona

Occupation: Psicologo clinico

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16

Thursday, December 27th 2018, 1:39pm

Gentile Taigi,

proverò a rispondere ad alcuni dei quesiti da lei posti:

Domanda1: Che cosa dovrebbe attendersi una persona che soffre di Agorafobia?

Risposta: lo psicologo è tenuto a fornire alla persona esclusivamente informazioni aventi una base scientifica e non prettamente ideologica in merito al problema che starebbe vivendo il paziente. Come indicato nell’articolo 4 e 7 del codice deontologico degli psicologi:

“[…] lo psicologo rispetta la dignità, il diritto alla riservatezza, all’autodeterminazione ed all’autonomia di coloro che si avvalgono delle sue prestazioni; ne rispetta opinioni e credenze, astenendosi dall’imporre il suo sistema di valori…” (articolo 4)

Nelle proprie attività professionali, nelle attività di ricerca e nelle comunicazioni dei risultati delle stesse, nonché nelle attività didattiche, lo psicologo valuta attentamente, anche in relazione al contesto, il grado di validità e di attendibilità di informazioni, dati e fonti su cui basa le conclusioni raggiunte; espone, all’occorrenza, le ipotesi interpretative alternative, ed esplicita i limiti dei risultati. Lo psicologo, su casi specifici, esprime valutazioni e giudizi professionali solo se fondati sulla conoscenza professionale diretta ovvero su una documentazione adeguata ed attendibile” (articolo 7)

Se volessimo rimanere all’interno del dominio psicopatologico dell’Agorafobia, uno psicologo sarebbe quindi tenuto a non assecondare possibili aspettative “irrealistiche” del paziente (ossia poco probabili stando a quanto presente nella letteratura scientifica), prediligendo piuttosto la proposizione di informazioni utili affinché il paziente sia correttamente informato. Ad esempio, se il paziente alle prese con Agorafobia ponesse allo psicologo la richiesta esplicita di “togliere la sua ansia”, lo psicologo sarebbe tenuto ad informare il paziente sia che l’aspettativa sottesa a tale richiesta sarebbe discordante rispetto all’insieme di conoscenze scientifiche in nostro possesso – riconoscenti piuttosto l’ansia come un fenomeno sano ed utile al nostro benessere ed alla nostra sopravvivenza –, sia che un’aspettativa più realistica prevedrebbe piuttosto di riconoscere come la riduzione della sintomatologia agorafobica si esplicherebbe in un ridimensionamento dell’ansia, piuttosto che in una sua completa cessazione. Riassumendo, lo psicologo sarebbe tenuto a fornire informazioni scientificamente fondate o clinicamente utili per il problema presentato dal paziente (punto a: riconoscimento della limitatezza insita nella sua professione), lasciando a quest’ultimo la completa libertà se credere o meno alle stesse (punto b: riconoscimento della libertà di pensiero individuale). Si tenga presente che, indipendentemente dalla diagnosi, qualunque persona che manifesti un grado clinicamente significativo di disagio è più facilmente suggestionabile rispetto ad una persona che non presenta un grado di disagio simile. Ciò significa che lo psicologo, nell’ambito della sua funzione, dovrebbe operare con cura, scegliendo contenuti e modalità di esprimere gli stessi che rispettino i punti “a” e “b” indicati sopra.


Domanda2: Che cosa ci sarebbe di infondato nelle aspettative di una persona che soffre di Agorafobia?

Risposta: in generale, non è possibile riconoscere la presenza di aspettative infondate nella fattispecie, ma occorrerebbe valutarle caso per caso. Infatti, anche le possibili previsioni catastrofiche che si attenderebbe il paziente alle prese con Agorafobia (es., “Se andassi al supermercato potrei avere un attacco di panico e morire in quel momento”) non potrebbero dirsi in termini assolutistici come “infondate”. Chi svolge la professione di psicologo con sensibilità e tatto sa, infatti, che ciascuna convinzione personale detiene un grado di fondamento soggettivo (ma non necessariamente oggettivo) e che come tale deve essere rispettata. Ad esempio, la letteratura scientifica mostra come uno dei fattori di mantenimento cognitivi dei disturbi emotivi (es., Agorafobia) sia l’utilizzare le proprie sensazioni interne di pericolo per dimostrare la validità delle proprie convinzioni catastrofiche (es., “Se mi sto agitando, allora è vero che sto per perdere il controllo”). E’ questo un processo naturale e fisiologico della mente che porta a credere con maggiore convinzione ad ipotesi che si accompagnano ad una qualche tipo di attivazione interna (non a caso chi soffre di psicosi trova inizialmente grande difficoltà a convincersi che molti dei contenuti percettivi alterati siano un semplice prodotto della propria mente). Pertanto, se lo psicologo assecondasse tali aspettative, non fornendo informazioni corrette sul funzionamento della mente e del disturbo, potrebbe colludere con la problematica del paziente, contribuendo al suo mantenimento piuttosto che agendo per una riduzione dei sintomi.

Domanda 3: Che cosa può fare uno psicologo?

Risposta: ci può venire incontro il già citato codice deontologico, che esplicita nell’articolo 3 che:

Lo psicologo considera suo dovere accrescere le conoscenze sul comportamento umano ed utilizzarle per promuovere il benessere psicologico dell’individuo, del gruppo e della comunità. In ogni ambito professionale opera per migliorare la capacità delle persone di comprendere se stessi e gli altri e di comportarsi in maniera consapevole, congrua ed efficace”.

Domanda 4: Perché non si elimina del tutto la discrasia tecnica?

Risposta: i limiti fanno parte della natura umana e come tale sarebbe opportuno accettarli, in modo non diverso da come impariamo a tollerare gli errori e il senso di colpa eventuale per la loro commissione. Penso che questo sia uno dei motivi per i quali esiste la capacità di perdonare gli altri e se stessi. Discorso diverso riveste invece il mantenersi costantemente aggiornati, cercando di estendere le proprie conoscenze teoriche e tecniche. Come scritto nell’articolo 5 del codice dentologico sopra citato, è questo uno dei suoi doveri professionali. È pur vero che la letteratura scientifica è andata via via ad estendersi nel corso degli anni, al punto da risultare ben difficile per ciascun professionista riuscire ad acquisire tutte le conoscenze che potrebbero risultare necessarie (tra le quali si trovano anche le conoscenze relative alla propria persona, in quanto ingrediente non meno importante rispetto ad elementi più prettamente tecnici). Questo è uno dei motivi che spinge molti professionisti a specializzarsi in particolari condizioni di disagio piuttosto che su altre. Non sempre è una scelta che paga per il professionista e per il paziente, in quanto, come giustamente sottolinea nel suo commento, sarebbe opportuno estendere le proprie competenze anche in problematiche differenti. Nel concreto, questo probabilmente non è possibile, se non riconoscendo il grado di limitatezza sopra accennato nella nostra possibilità di conoscere.


Qualora fosse interessato a conoscere la regolamentazione del codice dentologico degli psicologi, ho provveduto poc’anzi a pubblicare i diversi articoli nella sezione da me curata nel presente forum. Di seguito il link diretto:

Codice Dentologico Degli Psicologi

17

Thursday, December 27th 2018, 10:12pm

16
Buonasera dottor Alessio Congiu.
Grazie per le sue risposte intanto.
Proverò a rispondere punto per punto sperando non risulti un discorso troppo frazionato


1)Mi è chiara la definizione, ma non l'utilità del rivolgersi a un professionista con funzioni limitate già di base.
Punto a da lei citato.O intende con questo lo specificare che anche per gli psicoterapeuti valga lo stesso, cioè capacità e funzioni limitate insite nella sua professione.
Se equivalenti le limitatezze del ruolo,avrebbe un senso logico, si sarebbe similarmente nelle stesse condizioni.
Nel caso diverso si avrebbe a che fare con un "di meno" rispetto a un 'altra figura professionale.
Punto b: anche lo psicoterapeuta riconosce la libertà di pensiero individuale.
Entrambi la riconoscono in maniera paritaria e deontologica (mi corregga se sbaglio).
Può far diagnosi come la può fare uno psicoterapeuta: penso sia giusto, anche se ricordo delle polemiche in tal senso (non qui) e questo è stato dovuto essere rimarcato se non erro.
"Ciò significa che lo psicologo, nell’ambito della sua funzione, dovrebbe operare con cura, scegliendo contenuti e modalità di esprimere gli stessi che rispettino i punti “a” e “b” indicati sopra. "
Visto il punto a non pensa sia come definire un ruolo di subalternità rispetto a una figura superiore che sarebbe fattivamente lo psicoterapeuta?
Si, certo l'ansia è positiva nel suo andamento "normale", ma se eccede e per un agorafobico eccede a dismisura (son stato agorafobico seppur non dando rilevanza alla componente d'ansia, ma ricordo la definissi Disagio.
So che viene ascritta all'ansia,ma so di non provarne in maniera eccessiva,era più da stimoli sensoriali indotti (son una persona Aspergèr e spesso comorbilità venivano scambiate per sintomi principali, l'Aspergèr affatto considerato, tenga conto : sempre è stato cosi, tranne in diagnosi in centro apposito,negli adulti rimane come lettera morta, non le scrivo solo di della mia situazione ma di decine di migliaia che io conosca:le potranno riferire identicamente gli admn dei principali forum Aspergèr,non solo Italiani.Ho scritto per tanto sia sul forum principale Italiano, e su altri, compresi non Italiani, e gruppi, scusi divagazione al tema).Nelle persone Neurotipiche può avere una componente primaria ed essere parte fondamentale della diagnosi.
*nel caso riuscissi a reperire dei filmati esplicativi sui disturbi sensoriali si comprenderebbero alcune differenziazioni oggettive tra le due problematiche(li avevo nel vecchio pc ormai cambiato con il "nuovo":i filmati son estremamente interessanti,sperando esistano ancora nel novero dei pubblicati dai Centri dei disturbi pervasivi dello sviluppo).
Quindi il ruolo dello psicologo è prettamente informativo(punto a)
sul punto b ipotizzo non vi siano differenziazioni(Libertà di pensiero individuale).
Domanda2: Grazie per la precisazione.


Risposta: in generale, non è possibile riconoscere la presenza di aspettative infondate nella fattispecie, ma occorrerebbe valutarle caso per caso. Infatti, anche le possibili previsioni catastrofiche che si attenderebbe il paziente alle prese con Agorafobia (es., “Se andassi al supermercato potrei avere un attacco di panico e morire in quel momento”) non potrebbero dirsi in termini assolutistici come “infondate”. Chi svolge la professione di psicologo con sensibilità e tatto sa, infatti, che ciascuna convinzione personale detiene un grado di fondamento soggettivo (ma non necessariamente oggettivo) e che come tale deve essere rispettata. Ad esempio, la letteratura scientifica mostra come uno dei fattori di mantenimento cognitivi dei disturbi emotivi (es., Agorafobia) sia l’utilizzare le proprie sensazioni interne di pericolo per dimostrare la validità delle proprie convinzioni catastrofiche (es., “Se mi sto agitando, allora è vero che sto per perdere il controllo”). E’ questo un processo naturale e fisiologico della mente che porta a credere con maggiore convinzione ad ipotesi che si accompagnano ad una qualche tipo di attivazione interna (non a caso chi soffre di psicosi trova inizialmente grande difficoltà a convincersi che molti dei contenuti percettivi alterati siano un semplice prodotto della propria mente). Pertanto, se lo psicologo assecondasse tali aspettative, non fornendo informazioni corrette sul funzionamento della mente e del disturbo, potrebbe colludere con la problematica del paziente, contribuendo al suo mantenimento piuttosto che agendo per una riduzione dei sintomi.

Alla domanda 3 aveva già ampiamente risposto esaustivamente nel corso della prima , grazie.

Sulla numero 4 ho spiegato forse male la domanda.
Provo a riformularla meglio.
Perchè non si parifica a un solo ruolo ?
Cioè si studia esclusivamente per divenire psicoterapeuti?

Grazie delle sue gentili risposte :)
Non c'è tirannia peggiore di quella esercitata all'ombra della legge e sotto il calore della giustizia

MONTESQUIEU

joesatriani

Giovane Amico

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18

Friday, March 15th 2019, 6:31pm

Chiedo scusa ma ancora non ho capito una cosa. Puo' uno psicologo che non è psicoterapeuta fare TERAPIA BREVE STRATEGICA?
Si o no?