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Hallomarc

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Thursday, October 20th 2011, 10:31pm

Come dimenticare un torto subito

Ho subito un vero attacco telefonico da parte di una persona. Cercava lo scontro.

Il fatto è che il motivo dell'attacco è per una causa che non c'è.
Capisco il punto di vista dell'altro. Perché lui aveva urgenza forte di definire il lavoro. E gli è sembrato che temporeggiassi, che lo prendessi in giro.

In reltà non ero in grado di formulare la risposta desiderata, perché ancora non ci sono le condizioni, non per causa mia. Anzi, dentro di me io usavo riguardo per lui. Ma non potevo far prima.

L'attacco è stato gratuito e sbagliato nel modo.
Io oggi l'ho chiamato per dirgli che rinuncio al suo lavoro e che sono libero di scegliere un'altra impresa.

Fin qui tutto chiaro. Ma il punto è che non faccio che pensare ad altro. L'essere stato ferito senza ragione non mi dà pace.
Vorrei semplicemente non pensare. Tra l'altro non lo troverò più sulla mia strada.
Eppure non riesco a pensare ad altro.

Probabilmente anche voi subite dei torti veramente assurdi. E forse anche voi ci continuate a pensare. Avete una strategia per togliervi il pensiero?
Se non ci fossero i miei difetti, non ci sarei nemmeno io.

summertime

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2

Friday, October 21st 2011, 11:38am

"come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita" di G.C. Giacobbe.
“Se qualcuno ti dice che non ci sono verità, o che la verità è solo relativa, ti sta chiedendo di non credergli. E allora non credergli.”

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Friday, October 21st 2011, 11:43am

Io son una persona estremamente rancorosa, è un mio difetto enorme. E' un rancore strano però, non di rabbia verso chi mi fa il torto. Ma in un certo senso diventa una piccola ossessione scomoda che ciclicamente ogni 5 minuti mi fa tornare col pensiero alla situazione che mi crea disagio. Ma una cosa continua, alle volte anche cose che considero baggianate ma che comunque si inchiodano fisso nel pensiero. Mi succede spesso devo dire, sto davvero male con poco. Alle volte anche se un'amica perchè sta male per conto suo mi risponde in modo freddo. Il problema giustamente allora non è da riconoscere nell'altro ma principalmente in te stesso. Perchè sto male? Perchè ci penso? Perchè? Un autoanalisi un pò azzardata ma che alle volte porta a spezzare la mini compulsione creatasi. Solitamente comunque, cerco di razionalizzare.. per esempio se mi torna il pensiero in questione mi metto davanti uno specchio, o cerco di parlarmi per capire e dire okay, non fa niente la vita continua. E comunque so di per certo che entro qualche giorno settimana mese mi è passata e non ci penserò minimamente più.
Comunque capisco la sensazione, tieni duro e cerca comunque di ascoltarti.
E non c'è niente niente al mondo che mi salva.

4

Friday, October 21st 2011, 2:48pm

Ma il punto è che non faccio che pensare ad altro. L'essere stato ferito senza ragione non mi dà pace.
Vorrei semplicemente non pensare. Tra l'altro non lo troverò più sulla mia strada.
Eppure non riesco a pensare ad altro.

Probabilmente anche voi subite dei torti veramente assurdi. E forse anche voi ci continuate a pensare. Avete una strategia per togliervi il pensiero?
mi viene da pensare che tu possa essere una persona molto sensibile, ma anche e soprattutto una persona che tende ad analizzare in profondità ciò che accade o che comunque vuole sempre arrivare a capire il perchè delle cose, incluso ovviamente il perchè dei comportamenti di certe persone. a me succede lo stesso, e dopo molti anni non sono riuscita a capire fino in fondo il motivo. forse siamo semplicemente persone che non si accontentano e vorrebbero sempre capire fino in fondo i motivi di tante azioni, ma nella vita bisogna anche rendersi conto che non sempre è possibile spiegare tutto, alcune cose resteranno comunque irrazionali, per quanto ci riflettiamo su..


Hallomarc

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Friday, October 21st 2011, 8:01pm

Summertime, un momento!

n
"come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita" di G.C. Giacobbe.


Vuoi forse dire che i sentimenti che io vivo, per giunta anche dolorosi sono "seghe mentali?"

Se sei in questo forum, vuol dire che anche tu hai dei punti deboli e delle sofferenze, diversi dalle mie.

Ti piacerebbe che io facessi questa facile ironia sui tuoi guai?
:D
Se non ci fossero i miei difetti, non ci sarei nemmeno io.

gabriel777

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Friday, October 21st 2011, 8:46pm

mi sa che l'unica strategia valida è il tempo.

anche io sono come te e tendo a rimuginare sui torti subiti.

oppure sfogarsi su qualcuno che hai accanto... :D
“In Rock you play 3 chords and have 1000 people listening, but in Jazz you play 1000 chords and have 3 people listening!”
~ Frank Zappa on differences between Jazz & Rock music

Hallomarc

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Friday, October 21st 2011, 9:00pm

Ciao Maya

Prendo spunto da te. Tu lamenti la sofferenza a causa del rancore. E hai ragione: il rancore fa arrostire sulla graticola chi lo prova, senza scalfire l'altro. Un certo rancore può durare anche molti anni, anche tutta la vita a volte. Ti rode, ma non produce nulla, nemmeno la soddisfazione di colpire il "nemico".

Rancore è una parola di origine latina. Significa rancido, come i grassi che vanno a male lentamente.

Io credo che la soluzione sia nel trovare una conclusione. Il rancore non va alimentato, nè lasciato fare, ma risolto.
Se non ci fossero i miei difetti, non ci sarei nemmeno io.

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Friday, October 21st 2011, 9:06pm

Mi stai insegnando una cosa. E' vero, va cercata una conclusione. Vale per tutto credo, come la tua stessa conclusione. Ma la trovo un pò troppo generica come idea. Non trovi?
E non c'è niente niente al mondo che mi salva.

Hallomarc

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Friday, October 21st 2011, 9:10pm

Ciao Ladyofdark

Tu suggerisci un po' una resa. Che può essere un'utile strategia. Cioé io posso dire: "ok, ho perso in questo confronto. Allora io accetto la sconfitta. Non accettarla vorrebbe dire combattere una guerra che non mi conviene, o che mi potrebbe esporre a una nuova e più cocente sconfitta". Ci sto.

Quanto alla mia tendenza alla profondità, ci hai azzeccato. Ed è questo forse il motivo per cui soffo tanto per gli incidenti che possono capitare. E' chiaro che l'esser profondi può essere una qualità, ma forse il dolore lo si vive più in profondità. C'è sempre un dazio da pagare alla vita.
Nell'ultimo anno però ho cominciato a percorrere un'altra dimensione: l'ampiezza. L'ampiezza di vedute. Ho notato infatti che , se una cosa mi ferisce, io penso solo alla ferita, e per questo non vedo le altre circostanza. Non le vedo, non le posso vedere.
Se invece tendo a vedere tutto il contesto in cui avvengono le cose, magari mi posso accorgere che la persona che oggi mi offende, per anni è stata invece ripsettosa e magari mi ha fatto anche dei favori.

Soffermarsi troppo sul particolare, puntualmente fa sfuggire il senso dell'insieme, che è invece importantissimo.
Per esempio, tua madre , quand'eri bambina, ti ha rifilato qualche sberla. Ma tu non vedi tua madre come la donna che ti ha dato le sberle.
(e oggi dai un senso anche alle sberle che allora non comprendevi)
Se non ci fossero i miei difetti, non ci sarei nemmeno io.

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10

Friday, October 21st 2011, 9:16pm

Ciao Gabriel

La soluzione c'è: è essere comprensivi.

Ti sei mai chiesto quale sia l'etimologia di questa parola? Viene da cum - prendo. Cioè "prendere con". Cioé vuol dire di includere NON di escludere l'altro, seppur ti ha ferito.

Io credo che vi sia un processo riparatorio. Se sono colpito, più che a condannare, cerco i motivi che possono giustificare l'altro. E se non ve ne sono, lo includo lo stesso. Se l'altro va oltre le mie capacità di comprensione, allora lo posso accettare in quanto espressione di marcata diversità da me.
Se non ci fossero i miei difetti, non ci sarei nemmeno io.

Hallomarc

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Friday, October 21st 2011, 9:24pm

E aggiungo (grazie al tuo spunto), che la pena insistente che deriva dal ricordare una persona che ti ha offeso è nel fatto che essa in qualche modo abita nella tua mente, mentre tu le vorresti respingere oppure distruggere.
Poi s'insinua anche una paura: che l'altro in qualche modo torni ad occupare un qualche spazio nella tua vita.

Poi esiste anche un altro aspetto: colui che detesti è stata spesso una persona a cui hai voluto bene. Perciò mentre una parte di te è ancora affettivamente legata, l'altra parte le vorrebbe distruggere o perlomeno allontanare.
Se non ci fossero i miei difetti, non ci sarei nemmeno io.

12

Saturday, October 22nd 2011, 4:36pm

Tu suggerisci un po' una resa. Che può essere un'utile strategia. Cioé io posso dire: "ok, ho perso in questo confronto. Allora io accetto la sconfitta. Non accettarla vorrebbe dire combattere una guerra che non mi conviene, o che mi potrebbe esporre a una nuova e più cocente sconfitta". Ci sto.

Quanto alla mia tendenza alla profondità, ci hai azzeccato. Ed è questo forse il motivo per cui soffo tanto per gli incidenti che possono capitare. E' chiaro che l'esser profondi può essere una qualità, ma forse il dolore lo si vive più in profondità. C'è sempre un dazio da pagare alla vita.
Nell'ultimo anno però ho cominciato a percorrere un'altra dimensione: l'ampiezza. L'ampiezza di vedute. Ho notato infatti che , se una cosa mi ferisce, io penso solo alla ferita, e per questo non vedo le altre circostanza. Non le vedo, non le posso vedere.
Se invece tendo a vedere tutto il contesto in cui avvengono le cose, magari mi posso accorgere che la persona che oggi mi offende, per anni è stata invece ripsettosa e magari mi ha fatto anche dei favori.

Soffermarsi troppo sul particolare, puntualmente fa sfuggire il senso dell'insieme, che è invece importantissimo.
Per esempio, tua madre , quand'eri bambina, ti ha rifilato qualche sberla. Ma tu non vedi tua madre come la donna che ti ha dato le sberle.
(e oggi dai un senso anche alle sberle che allora non comprendevi)
sì, diciamo che hai colto il senso di quello che volevo dire. non dico che debba finire sempre così, ma talvolta ho verificato io stessa che l'arrovellarsi sulle stesse domande diventa proprio una "guerra" che portiamo avanti contro noi stessi e che alle lunghe ci logora e ci danneggia. quindi è in sostanza un'arrendersi all'evidenza, ammettere con noi stessi che stavolta non siamo riusciti a capire il perchè. ragionare in questo modo alle volte consola..

certamente l'essere molto sensibili o profondi è un'arma a doppio taglio, l'ho sempre pensato: se da un lato ci permettere di "sentire" le cose in un modo totalmente diverso dalla massa e da una prospettiva quasi privilegiata, dall'altro è spesso un peso, che ci porta a soffrire di più. è il prezzo che bisogna pagare, per il fatto di "sentire" le vicende della vita in modo speciale.

molto interessante il punto di vista sul "considerare l'insieme della persona", un modo per allargare le vedute insomma. lo trovo molto utile se però si tratta di una persona che conosciamo da tempo, e bene, e che quindi può essersi comportata correttamente con noi in passato e aver commesso come spesso capita qualche mancanza. più difficile invece è applicare questo ragionamento se la persona in questione si è presentata a noi già con l'atteggiamento sbagliato e ancor prima di stabilire una buona conoscenza ci ha feriti. allora sì, è difficile, molto difficile uscire dall'ottica nella quale ci siamo posti, difficile smettere di considerare negativamente quella persona, impossibile vederne gli aspetti positivi che non ci ha mostrato. punto di vista molto interessante comunque ;)


Achi

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Saturday, October 22nd 2011, 5:34pm

Si.. nel tuo caso la possibilità di non incontrarlo più.

Hallomarc

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Saturday, October 22nd 2011, 6:08pm

Si, in ogni caso è bene valutare le circostanze in cui avvengono i fatti.

Cosa che magari non spiega un certo comportamento sbagliato, però lo inserisce in un quadro d'insieme che potrebbe rivelarsi non proprio negativo.
Se non ci fossero i miei difetti, non ci sarei nemmeno io.

Gabriele79

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Tuesday, January 3rd 2012, 10:07pm

non si dimentica.. semplicemente si va avanti

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