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Alifatico

Utente Attivo

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Thursday, September 12th 2019, 3:07pm

come chiamare ciò che ho?

ciao a tutti, sono un ragazzo di 22 anni e sono stato in cura da vari psicoterapeuti che però, da un certo punto di vista, mi hanno sempre deluso: nessuno di loro ha mai formulato una diagnosi sicura per i miei disturbi, tanto che tuttora non so in quale sindrome raggrupparli. forse ho una problematica troppo sfaccettata per poter essere racchiusa in una singola definizione diagnostica? parlo un attimo di me:
-ho la sindrome di Asperger e questo secondo me mi condiziona molto, ma non credo spieghi tutto. le crisi di rabbia (meltdown) sono dovute a questo e anche alla propensione a sovraccaricarmi di pensieri; anche altre difficoltà sociali potrebbero essere dovute a quello, ma andiamo avanti:
-mi piace stare con pochissime persone fidate con le quali non ho ansia e posso essere me stesso e ben voluto per quello che sono, altrimenti sono un mix di imbarazzo sociale, di difficoltà a non dare nell'occhio per la mia stravaganza o la mia "posa" inopportuna, eccetera; la verità è che io non sono propriamente timido (come quando ero piccolo mi veniva invece detto) in quanto prendo confidenza in fretta con persone con le quali so che non devo fingere per costruire un rapporto, e che so che non mi mettono pressioni socio-relazionali particolari.
-i legami che creo sono troppo intensi rispetto al normale: vorrei che i miei pochi amici si comportassero anche con gli altri così come si comportano con me. non so se si possa parlare di dipendenza affettiva, perchè la mia dinamica è stramba: posso stare anche a lungo da solo, ma a condizione che che nessuno abbia malumore (del tipo ironicamente "chi non muore si rivede") se mi faccio vivo dopo molto tempo.
-eccessiva dipendenza del mio umore rispetto al contesto e ai singoli dettagli che colgo: tengo a quelle pochissime persone che possono mandarmi in paradiso con un complimento o all'inferno con una risposta piccata o, spessissimo, anche con un semplice non curarsi di me (se non mi rispondono al telefono per ore, penso: maledetti loro, preferiscono interagire con altri che con me, e soffro. appena mi rispondono, e capisco che avevano avuto da fare e non avevano voluto evitarmi, mi riprendo d'umore).
-soffro di una dinamica tossica che chiamo "monogamia dell'amicizia" (tra l'altro vile, dato che io non ho un solo amico): per me è poco concepibile che se instauro un rapporto profondo con una persona, questa mi veda semplicemente diverso per la mia individualità (come tutti) rispetto agli altri, e non (almeno un po') "migliore" delle altre sue conoscenze. la mia massima aspirazione sociale è che mi venga detto "Alifatico, tu sei l'unica persona con cui posso confrontarmi su questo, sei l'unico con cui io stia davvero bene", eccetera. e la mia unicità non deve derivare dalla sfortuna dell'amico di turno che oltre a me ha conosciuto solo idioti, bensì da un mio essere il "non plus ultra": io devo bastare a chiunque poichè meglio di me non si può essere. voglio sempre essere un amico speciale, non accetto ad esempio di essere "migliore amico" (insieme a Tizio e Caio che quindi stanno sul mio stesso livello) di Sempronio, voglio esserci io e basta. è un po' l'analogo di una relazione sentimentale: mi trovo bene anche con gli amici, ma tu sei DIVERSO, SPECIALE. Ma tale "monogamia dell'amicizia" non ha alcun risvolto sentimentale/sessuale ben preciso, nè con amici uomini nè con amiche donne (sono etero, comunque).
-a me non interessa di valere tanto o poco: a me interessa di valere più degli altri (o che gli altri valgano meno di me, insomma). La frasetta "ognuno è speciale a modo suo" mi ha sempre fatto soffrire se pronunciata da una persona a me vicina. Come... io non sono più speciale degli altri nemmeno per te che mi conosci così bene? Questo non porre me su un piano preferenziale rispetto agli altri mi irrita e mi fa pestare i piedi come fossi un bimbo capriccioso...
-fin dai 6 anni circa ho avuto ossessioni: a casa di mia nonna c'era un libro con un'immagine in bianco e nero di una bambina; ciò mi inquietava e mi fece nascere una fobia per quel libro. anche successivamente ho avuto paura degli specchi (di vedere il mio riflesso in essi); sono sempre stato attratto dalle stesse cose che mi incutevano timore e ansia, ma le cause delle manifestazioni ansiogene erano sempre strambe: se mi informavo su un serial killer, ad esempio, avevo (e ho tuttora) paura delle foto delle vittime, ma mai delle foto del carnefice in persona.
-sempre dai 6-7 anni ho sviluppato un DOC (secondo me) con movimenti che dovevo ripetere per stare tranquillo, ad esempio toccare 16 volte un oggetto e non una volta sola (se non avevo tempo per farlo o se sapevo che sarei stato notato se lo avessi fatto, arrivavo a 16 tocchi mentalmente). Proprio quando si è molto ridimensionato (spontaneamente) il DOC, sono comparsi i sintomi d'ansia.
-ansia molto maggiore al di fuori del contesto familiare e, anche se in presenza di familiari, esacerbata dalla richiesta di "performance" di ogni tipo da parte di terzi (ad esempio, ansia per studiare per il compito in classe di un prof, oppure ansia socio-relazionale - in questo caso molto forte - per dover andare ad una festa di compleanno in serata - tendevo, quando ci andavo, ad avere ansia fin dalla prima mattina del giorno "fatidico" -, eccetera).
-(tralascio la parte sulle somatizzazioni varie degli stati ansiosi in quanto le ritengo afferenti al disturbo di ansia già menzionato e che quindi non aggiungano nulla alla già descritta sintomatologia).
-ipocondria ad un'età insolita (primo attacco a 9 anni e mezzo: paura assurda, cioè di avere contratto la malaria avendo visto una puntura di zanzara sul braccio, va detto peraltro che mi informavo vagamente su certe malattie poichè avevo la passione per l'infettivologia). altri attacchi successivi credendo di avere le malattie più disparate (lebbra, sclerosi tuberosa, displasia aritmogena del ventricolo destro, eccetera). va detto che credo di soffrire di una sindrome che mi è stata confermata da un cardiologo (quindi non è una mia mera speculazione), ma non parlerò di quello.
-atipiche concezioni della sessualità: estrema difficoltà ad accettare l'idea che una donna possa avere desiderio sessuale, possa avere un orgasmo (che ovviamente accetto in senso fisico ma non accetto in senso psicologico: perchè arrivare a tanto godimento?). Tutto questo però avviene nei pensieri quotidiani, durante la masturbazione immagino tranquillamente donne disinibite, che godono e fanno godere. Ma che una donna abbia VOGLIA di fare sesso, a meno che non sia una costruzione nella mia fantasia, non riesco ad accettarlo. Ho sofferto tanto quando ho saputo che donne che ritenevo a me vicine avevano desideri sessuali verso qualche ragazzo.
-la dinamica del punto precedente, già presente fin da quando scoprii il sesso e le sue sfaccettature, è forse stata esacerbata dall'aver sentito in varie occasioni i miei genitori durante dei rapporti sessuali (ciò è successo circa dagli 11 ai 14 anni, poi sono andato a dormire in un'altra zona della casa; magari li avevo sentiti anche prima degli 11 anni ma la mia psiche ha rimosso tutto, chissà).
-come ho scritto nel giugno 2016 in un thread, ho avuto un'ossessione fortissima per una ragazza che avevo idealizzato, angelicato nel suo aspetto reale, per poi renderla anche disinibita (o comunque "terrena") nelle mie fantasie erotiche, sentimentali e quant'altro. quella non è stata la mia unica ossessione: ne ho avuta una per un'attrice qualche anno prima, ora ne ho un'altra ancora (giusto un poì più sfumata di quella che descrissi nel 2016), su una persona che tra l'altro nemmeno conosco dal vivo. la disillusione conseguente alla (peraltro razionalmente ovvia) scoperta della natura di tali ragazze diversa da come me le ero immaginate è sempre dolorosissima e difficile da superare (anzi, non l'ho mai superata, ma ho sempre sostituito la ragazza deludente con un'altra ragazza da idealizzare, fino alla successiva disillusione; e così via). Il punto è che le mie fantasticherie su queste ragazze sono dicotomiche: in certi frangenti le immagino come dolcissime e angelicate, in altre le immagino sotto un aspetto puramente erotico. è come se, nella mia mente, il romanticismo e l'erotismo, l'amore e la sessualità, fossero irrimediabilmente disgiunti, quasi inconciliabili (e questo, forse, fa in modo che io non abbia mai cercato una partner: forse il sapere di non poter essere al tempo stesso "dolce" e sessualizzato mi ha sempre inibito, oltre all'inibizione primaria dell'ansia generalizzata che ho).
-queste idealizzazioni mi hanno portato gradualmente a deprimermi, in quanto negli anni sono passato dal concentrarmi sui film mentali di cui io ero con piacere il regista, al concentrarmi sul fatto di essere un mero spettatore di una realtà distorta a mio piacimento ed edulcorata alla bisogna. intendiamoci, non ho mai perso il contatto con la realtà, ho sempre saputo che le mie fantasie fossero solo fantasie. però non mi immedesimo più nei personaggi del film, non sono più l'Alifatico personaggio che sta con il personaggio della ragazza idealizzata di turno, no; ormai mi concentro sull'essere quell'Alifatico in carne ed ossa che guarda con "anedonia" l'Alifatico fittizio in TV. tutto questo mi fa soffrire moltissimo e mi porta al nichilismo.

Visto che le contingenze premono e per l'assommarsi di problematiche che non mi permettono di adempiere ai doveri contingenti (come studiare, dato che sono già un anno fuori corso in una facoltà universitaria già lunga e impegnativa di suo), avrei bisogno di perlomeno un tentativo di cura per tutte le problematiche che ho. Per questo chiedevo se fosse possibile inquadrare nei disturbi psichici riconosciuti (dal DSM) il mio profilo interiore: avevo pensato ad esempio al disturbo borderline di personalità e ad altre patologie, ma ciò che detesto è la vaghezza dei professionisti che ho interpellato de visu. Qualcuno sa darmi qualche indicazione più precisa? Grazie in anticipo e scusatemi se mi sono dilungato, ma avevo tante cose da dire.

repcar

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Friday, September 13th 2019, 4:53pm

ciao.....con una descrizione così ampia, credo (non sono un medico) che diagnosticare il tuo quadro clinico sotto l'aspetto psicologico sia molto difficile. Il tuo stato deve essere valutato da uno psicologo ed uno psichiatra, in quanto, sempre secondo il sottoscritto, ci sono molti punti da far quadrare, in ambedue le specialità.
Purtroppo questi "disturbi", cambiano con gli anni ed ecco perchè non viene fatta una diagnosi precisa, ma non per questo la cura non deve essere fatta.
Inquadrare il tuo problema sotto l'aspetto del DSM è compito dello psichiatra, pertanto è inutile fare delle autodiagnosi, senza consulto. Sei giovane e da come ti esprimi e scrivi molto intelligente.......quindi cerca di spezzare questa catena non con tue diagnosi, ma con quelle fatte da professionisti del mestiere......In bocca al lupo...... :thumbup:

Alifatico

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Monday, September 16th 2019, 11:34am

ciao @repcar grazie per la replica!