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mademoiselle_moi

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1

Friday, December 8th 2017, 12:31pm

chi prende psicofarmaci per l'ipocondria

Buongiorno a tutti.
Al mio arrivo qui, inizio dell'estate scorsa, avevo interagito con diverse persone che soffrivano di ipocondria,e se non ricordo male alcune di loro avevano poi optato per una cura farmacologica (associata o meno alla psicoterapia).
Se queste persone leggono ancora.....come va? avete notato miglioramenti?

2

Friday, December 8th 2017, 1:03pm

Ottimo thread : se si quali farmaci...

*Direi gli stessi identici che per l'ansia e la depressione: ma è interessante capire se ne vengono prescritti di differenti e se son utili alla terapia di un sintomo legato all'ipocondria.

Il resto si tratta con la psicoterapia ovviamente.

Il tuo thread è utilissimo per capire sia quali e se diversi dai classici prescritti per ogni indicazione ansiosa ed a quale dosaggio e vantaggi: grazie !

Se questi non son SSRI s e vari ad esempio:oppure se siano quelli .

E se qualche specialista inizia a valutare scelte diverse in Italia.
Cosi possiamo farci un idea verosimile.

MiglioramentI: da psicoterapia o da farmaci?
La libertà è la possibilità di dubitare, la possibilità di sbagliare, la possibilità di cercare, di esperimentare, di dire no a una qualsiasi autorità, letteraria artistica filosofica religiosa sociale, e anche politica.
(Ignazio Silone)

mademoiselle_moi

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3

Friday, December 8th 2017, 1:50pm

veramente Taigi, il mio thread non era per chiedere quale farmaco la gente sta prendendo, perchè questo ce lo deve dire il medico e dobbiamo affidarci a lui. Ma solo per capire come reagisce un paziente con ipocondria ad una cura farmacologica.
Si ha meno paura delle somatizzazioni?
si somatizza di meno?
i pensieri sono meno intrusivi?

era questo che volevo chiedere, anche se probabilmente mi sono spiegata male. Ognuno di noi è diverso, ognuno ha sintomi diversi, si può essere ipocondriaci ma avere anche altri problemi.....ad esempio uno può essere depresso e un'altra persona no, quindi non ha molto senso chiedere che farmaco si è assunto. Per questi c'è una sezione apposita, tra l'altro.

Alex_Rox

Giovane Amico

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4

Friday, December 8th 2017, 2:22pm

Innanzitutto queste questioni vanno affrontate dal punto di vista psicologico con un professionista che solo nel caso in cui lo riterrà necessario che avverrà presso un medico per la prescrizione di un farmaco, cioè quando il semplice lavoro pensiero non è sufficiente. In ogni caso, anche se può non sembrare corretto, devo dissentire con la tua affermazione che solo il medico può decidere qual è il farmaco giusto perché come potranno testimoniarti molte persone su questo forum, danneggiate dal farmaco sbagliato, i medici molto spesso sono affezionati a Vecchie inadatte e dannose terapie Che prescrivono per semplice abitudine. Informati sempre autonomamente, ma da fonti attendibili, sul trattamento migliore per te.

mademoiselle_moi

Amico Inseparabile

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5

Friday, December 8th 2017, 2:48pm

va bene.
detto ciò, chi oltre alla psicoterapia ha preso anche dei farmaci, come si è trovato?
grazie

6

Friday, December 8th 2017, 3:28pm

Quando qualche volta sono intervenuto in thread sull'ipocondria talvolta mi è stato risposto che io no posso comprendere perché non ne soffro ma in fin dei conti l'ipocondria è solo una forma d'ansia e io d'ansia ne ho sofferto per lunghi anni. Non a caso in psicologia clinica l'ipocondria è definita come "forma d'ansia da malattia" dove il malessere non dipende dal sintomo in se ma dall'ansia che ne scaturisce, quindi andrebbe trattata come forma d'ansia a tutti gli effetti con le terapie più idonee valutate caso per caso dal curante. Domandare "chi prende psicofarmaci per l'ipocondria?" è come domandare "chi prende farmaci per l'ansia?". Ci sarà chi ne assume e chi no, chi vi abbina una terapia specifica e chi no perché essendo tutti diversi necessitiamo di approcci diversi a seconda della gravità dei nostri sintomi.

Tralasciando sulle Tcc (che si sono dimostrate essere le più idonee nel caso dell'ipocondria), credo che come nel caso dell'ansia l'aspetto fondamentale sia prima di tutto chiedersi: perché ne soffro? Cosa in me scaturisce la necessità di preoccuparmi di un qualcosa che non ho? Cosa mi fa interpretare dei normali sintomi fisici legati all'agitazione per una grave malattia? Ma soprattutto dove è iniziato tutto questo? Come mai continuo a metterlo in atto da anni? Sono certo che questa ipocondria non sia anche un modo per sentirmi vivo? Nella seconda terapia che feci (la più soddisfacente in termini di conoscenza di me stesso), questa fu una delle osservazioni del terapeuta: per lei la sua ansia è un modo per sentirsi attaccato a una vita che non le da stimoli e lo fa attraverso un meccanismo di difesa messo in atto tramite la paura. Non a caso proprio quando ho iniziato ad attaccarmi alla mia vita e a rivalutarla la mia ansia è andata scemando, quel terapeuta aveva proprio ragione.

ansia123

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7

Friday, December 8th 2017, 4:28pm

Cito (copiando e incollando) questa frase di Michele

°°°per lei la sua ansia è un modo per sentirsi attaccato a una vita che non le da stimoli e lo fa attraverso un meccanismo di difesa messo in atto tramite la paura°°°
(scusate ma le citazioni non mi funzionano bo...)

Sono pienamente in accordo con questa frase...
Ci ho messo un pò a capirlo (da sola, perchè non ho mai seguito un percorso psicologico guidato da un professionista e, forse, mai lo farò) ma è la verità...
La mia ansia, la mia paura erano motivi per evitare ciò che non volevo fare e ciò che non volevo essere pur dovendo...
Quando ho capito questa dinamica ho aperto gli occhi e ho guardato la realtà nuda e cruda! Ho smesso i farmaci che prendevo da 10 anni!!! È stata dura capire che in parte (ho un paio di patologie che come corollario di sintomi portano, oltre a molti altri, anche ansia, paura, panico e/o depressione) la mia sofferenza era un meccanismo di difesa da me stessa!!!
UNA SCUSA per non vivere (bene!)

Alex_Rox

Giovane Amico

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8

Friday, December 8th 2017, 4:46pm

Quanto a farmaci, quando avevo lo stesso problema, il medico mi prescrisse un farmaco che trovai eccezionale non solo per quel problema ma in generale per ansia e depressione, chiamato Deniban 50.
L’altro che mi prescrisse, un SSRI, non mi fece nulla e anzi peggiorò il problema.

Destiny1982

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Friday, December 8th 2017, 5:12pm

Caro Michele,grazie!I tuoi interventi arrivano sempre dritti al centro!!
La stessa frase che ha citato Ansia123 mi rappresenta a pieno.Io,però,non riesco ancora a reagire a questo:forse perchè la terapia che sto seguendo non é così serrata nel tempo.Incontro la psicoterapeuta una volta al mese ed io sento l'esigenza di vederla di più:spero solo che non stia ancora perdendo tempo,perchè sono proprio stanca..

mademoiselle_moi

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10

Friday, December 8th 2017, 5:24pm

io invece al momento non riesco più a reagire, ho talmente tanta ansia che faccio fatica persino a seguire la psicoterapia e mi è stato consigliato vivamente di valutare un sostegno farmacologico perchè se non calmo un po' questa ansia (e probabilmente inizio di depressione) non riesco nemmeno a seguire bene la psicologa.

Comunque riformulo la domanda iniziale, che non era per nulla chiara.
Quando una persona, che tra le varie forme di malessere, ha anche ipocondria, decide di prendere un farmaco, questo che effetti ha sulla ipocondria? lo so che l'ipocondria è solo una forma in cui incanalare l'ansia, ma l'aiuto di un farmaco che effetti ha? calma l'ansia e di conseguenza si fanno anche meno pensieri disfunzionali sulle malattie?
spero ora di essere stata più chiara.

Quello che dite sul reagire ecc è giustissimo, ed è quello che ho sostenuto e cercato di mettere in pratica fino a poco fa....poi però ho avuto un forte peggioramento, e allora prima di chiudermi in casa e mandare in malora tutto, psicoterapia compresa, ho deciso di riprovare coi farmaci che ho sempre sostenuto fino all'altro giorno di non voler mai più prendere.

ansia123

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11

Friday, December 8th 2017, 5:59pm

Per mia esperienza posso dirti che, quando assumevo farmaci, le idee ossessive sulla salute (perchè l'ipocondria è proprio questo: ossessione sulla propria salute) erano minori! Stavo meglio psicologicamente e il fisico ne risentiva meno! Meno contratture, meno dolori, meno somatizzazioni!poi ovviamente ognuno è diverso!
Dovrai trovare il farmaco giusto per te (non sono -i farmaci- e non siamo tutti uguali! Quello che fa bene a me potrebbe distruggere te e viceversa!) Una volta individuata la molecola giusta troverai sicuramente benefici!
Un consiglio (non sono specializzata ma sono cose che jo vissuto sulla mia pelle): stai seguendo un percorso con uno psicologo ed è giustissimo, avrai lavorato sul tuo passato e sviscerato problemi ad esso e da esso causati...ora basta! Metti un punto e concentrati su cosa e su chi sei oggi! Il passato è andato! Modifica quello che nel presente ti fa stare male! Guarda la tua vita ORA! (Secondo me è più "produttivo" dello stare a rimuginare su cose passate che "forse" sono legate a "quell'ipotetico" trauma che "probabilmente" ha condizionato la tua vita! Ma io non sono nessuno...è solo un mio pensiero!)

Destiny1982

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12

Friday, December 8th 2017, 6:14pm

..e se quello che ti fa stare male è tutti ció che hai sempre desiderato da tutta la vita????Se la causa del tuo malessere è la tua famiglia,tuo marito e,nel loro piccolissimo,i tuoi figli?Come si fa a reagire quando non ti senti capita,quando sembra che tutto sia dovuto,senza che nessuno si curi di cosa tu abbia bisogno veramente??

repcar

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Friday, December 8th 2017, 6:52pm

ciao.......vado dritto alla tua domanda............per esperienza personale l'uso dei farmaci è indispensabile quando i tuoi pensieri non ti lasciano vivere nel quotidiano. Tutti abbiamo paure delle malattie ma per noi (ipocondriaci) esiste una vetta invalicabile dettata dalla maledetta sete di conoscenza. Mi riferisco a cercare, e non parlo solo di internet, delle malattie associate ai sintomi che riscontriamo in noi. Come mi ripeto sempre un colpo di tosse per noi è tumore al polmone, ogni minimo dolore è segno di tumulazione. Chi segue i miei post ormai conosce il mio orientamento per i disturbi dell'umore, essi possono essere piccoli, medi e di grande entità. In base a questa differenziazione bisogna mettere in atto le opportune strategie. Se soffri di ipertensione leggera, probabilmente una dieta povera di sale ed altri accorgimenti potranno risolverla, ma se essa raggiunge un certo grado di serietà allora bisogna mettere in conto una strategia terapeutica in base alla gravità. Il problema sta, purtroppo, che per l'ipertensione o il diabete si accetta una cura natural durante, mentre per i disturbi dell'umore la terapia a lungo termine rappresenta ancora per molti una strada non percorribile, come se il cervello non fosse un organo come gli altri. Tutto questo è stato dettato da anni in cui la psichiatria non aveva nessuna arma se non i manicomi, l'insulina, la lobotomia etc. L'andare avanti, come in qualsiasi campo medico, ha portato nuove conoscenza e si spera che in futuro tali disturbi possano essere "scoperti" con un esame semplice del sangue. Certo la facilità con le quali le case farmaceutiche "lanciano" i propri farmaci come miracolosi, stentano a decollare proprio sul piano pratico sull'effettiva efficienza. Ecco che qui entra in campo la professionalità dello specialista, la conoscenza della molecola, cioè del principio attivo, la sua farmacodinamica con i suoi risvolti positivi e negativi. Non voglio dilungarmi sulle sconfitte in ambito farmacologico dettate soprattutto dal fagocitare di soldi che le case farmaceutiche sono disposte a mettere in campo per lanciare un nuovo miracoloso farmaco, mentre il più delle volte è un restyling dello tesso farmaco (confezione nuova, eccipiente nuovo etc). Oggi lo specialista ha a disposizione numerose molecole ed anche se talune sono definite "vecchie" trovano ampio raggio d'azione proprio per i disturbi sull'ansia ed in questo mi riferisco ai vecchi "triciclici o atipici". Come il cane che si morde la coda qui entra in campo il costo irrisorio dei vecchi prodotti con altri definiti migliori e di gran lunga più costosi. Non sono un medico ma l'esperienza mi ha portato, purtroppo, ad essere un autodidatta in materia.
Quindi mademoiselle_moi, ritengo che la cura farmacologica possa esserti d'aiuto per aprire una breccia a cui una psicoterapia di supporto possa essere la congiunzione, e non voglio dire guarigione, di presa coscienza per quelli che si è.
Scusatemi tutti per la lungaggine del post.......

mademoiselle_moi

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14

Friday, December 8th 2017, 7:06pm

Grazie repcar, è sempre un piacere leggerti.
Davo fare un enorme sforzo per fare quello che sto per fare (eh vabbè, oggi il lessico non collabora!) ma prenderò un appuntamento con una psichiatra e mi affiderò a quanto mi dice. Ho solo due punti fermi: due farmaci che in passato mi hanno dato potenti effetti collaterali e che non vorrei più prendere. E l'esigenza di avere un recapito a cui poter contattare la psichiatra, non dico h24 ma in tempi ragionevoli. Per il resto, seguirò la sua prescrizione, non senza paura, e appena uscita dalla farmacia butterò scatola e bugiardino del farmaco nel primo cestino che trovo.

naturalmente continuerò con la psicoterapia, perchè il percorso non è concluso , e mi auguro di trovare in tempi brevi una maggiore serenità per lavorare bene con la psicologa.
Ormai si sono sommate troppe cose, ho ansia per tutto e non ho più energie. Andare un'ora dalla psicologa mi pesa come farmi otto ore di lavoro....come posso in queste condizioni trovare la lucidità per lavorare bene con lei?

forse sarò una illusa, ma sono convinta che con il farmaco giusto, e una buona dose di brutti pensieri in meno, la vita diventi anche più leggera. E poi tutto ne venga di conseguenza, anche lo sblocco e la conclusione della psicoterapia, che ora è ferma. Anzi, impantanata. Mi manca un po' di lucidità.

15

Friday, December 8th 2017, 8:31pm

Io,però,non riesco ancora a reagire a questo:forse perchè la terapia che sto seguendo non é così serrata nel tempo.Incontro la psicoterapeuta una volta al mese ed io sento l'esigenza di vederla di più:spero solo che non stia ancora perdendo tempo,perchè sono proprio stanca..

Dovresti cercare di riempire questo gap temporale con una sorta di "autoascolto" dedicando a te stessa delle riflessioni da incastonare nel range che separa ogni seduta. Non so se questo intervallo che definisci lungo è voluto o dovuto (voluto nel caso la tua terapeuta desiderasse proprio questo effetto lasciando che sia tu stessa a riempire questi spazi senza sedute proprio al fine di lasciarti lo spazio utile per elaborare le sedute).

Se ti può confortare io poco prima di star bene e abbandonare i farmaci stavo malissimo, può sembrare un controsenso ma io ero proprio stanco di lottare. E' stato allora che una parte di me ha iniziato a reagire. La psiche è strana e non va sempre come noi crediamo, a volte la ripresa è dietro l'angolo.