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TheJoker36

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Friday, March 22nd 2013, 9:28pm

Ai confini dell'universo!

Una buonasera a tutti quanti. Mi chiamo Marco e ho 21 anni. Sono nuovo in questo forum ma, come molti di noi, non sono di certo un "novellino" per quanto riguarda l'ansia, il panico, la derealizzazione e tutte le diavolerie e gli strani giochetti del cervello, straordinaria quanto terrificante macchina.

Cercherò, più sinteticamente possibile, di esporre il mio problema (uno? magari!). Da sempre avvezzo all'ansia, sin dalla più tenere età, ho sofferto, e soffro tutt'ora, delle più svariate fobie e paure: ipocondria (soprattutto cardiofobia, nel dettaglio), inadeguatezza, paura del futuro, paura dei cambiamenti, paura delle responsabilità, paura di non essere all'altezza di niente, paura di non riuscire nella vita, paura di non saper esprimere le emozioni, paura della morte, paura di impazzire.
Cresciuto in una situazione familiare alquanto "strana" e singolare, ho sempre avuto l'impressione di riuscire a digerire le varie discrepanze e le lacune che questo quadro quotidiano, inevitabilmente, creavano in me. Ma all'inconscio, purtroppo, non si scappa: involontariamente, tutti i tasselli di negatività si sono ammucchiati e uniti tra loro, andando a formare la personalità estremamente negativa che adesso mi caratterizza.
Passando a un piano più materiale, le paure (che io, ingenuamente, consideravo semplicemente "parte del mio carattere") mi hanno portato a lasciare la scuola, a rifiutare nuove amicizie, ad evitare incontri e occasioni sociali, a scansare, addirittura, l'amore. I fallimenti nelle poche storie amorose che ho avuto, poi, hanno completato l'opera.

Dopo aver combattuto un'improvvisa derealizzazione nel Giugno del 2010, rimasta per più di un mese e scacciata con la semplice indifferenza, presi coscienza del fatto che ero, e sono, soggetto a disturbi ansiosi (così come mio padre) ma ero convinto l'aver superato questa brutta, inaspettata situazione mi avesse reso quasi invulnerabile.
Ovviamente, non è stato così! :)

Da ormai un paio di settimane, un'incredibile situazione psicologica mi ha "abbracciato", senza darmi quasi mai tregua. Passo con l'esplicare la sintomatologia: dopo un attacco di panico, apparentemente senza motivo, al momento dell'addormentarmi, si è scatenata in me la paura, quasi "normale", di andare a letto. Per un paio di giorni, non ho fatto altro che pensare, ventiquattr'ore su ventiquattro: "stasera andrò a letto e mi accadrà di nuovo, non dormirò, alla fine impazzirò!". Questo circolo vizioso, in poco tempo, mi ha portato nell'ansia e nello sconforto più totale e la mente è "esplosa" in domande esistenziali che, al momento, non mi permettono più di vivere la mia vita come prima.
"Perché siamo qui?", "Da dove veniamo?", "Dove andiamo?", "Perché sono nato proprio nel 1992 e non fra cent'anni?", "Perché sbattersi per creare se poi, un giorno, tutto scomparirà nel niente?", "La vita ha un senso?", "E se non ce l'ha, perché siamo costretti a viverla?", "Impazzirò?", "Sarò malato gravemente?"... Queste e altre decine di assurde, non volute domande mi ossessionano, mi spremono la mente e il corpo per tutta la durata del giorno, infestando anche i sogni, rendendoli stranamente lucidi e vividi.

Da questo fiume in piena di paranoie e domande martellanti, ovviamente, sono nate altre paure, altri loop che hanno ingolfato il mio cervello: la paura di poter perdere il controllo e morire, la paura di potermi davvero convincere che la morte è la soluzione, la paura di aver paura... Un assurdo, gigantesco tornado di angoscia e disperazione che non ha un nome, non ha una provenienza e, con il pessimismo dell'occasione, penso non abbia neanche una destinazione.

Le uniche cose che, per adesso, mi tengono ancorato alla realtà sono proprio la paura e la volontà enorme di voler ritornare al punto di "partenza". Vorrei solo poter tornare a usare il mio cervello come prima: riempirmi di domande, sì, ma con leggerezza e innocente curiosità. E non con quest'angoscia e questo senso di vuoto pneumatico dentro di me.

Spero di essere stato il più chiaro possibile ma, se qualcuno ci è passato prima di me, saprà benissimo che non è facile essere lucidi e precisi al 100%. Ad ogni modo, ho già effettuato un primo colloquio con una psicologa: secondo lei, il mio cervello ha concentrato l'attenzione su queste domande irrisolvibili semplicemente perché la mia paura di andare avanti e affrontare il futuro è troppo grande e, dopo averla ignorata per troppo tempo, mi sta bloccando. Sono stato molto bene dopo il colloquio ma la paura che le domande tornassero ad affollare la mente, ovviamente, le ha fatte puntualmente rientrare alla base!

Ringrazio in anticipo chiunque leggerà e, soprattutto, chiunque avrà voglia di scambiare due parole. Sarò ben felice di conversare con qualche "sventurato" come me! Un abbraccio a tutti quanti. :beer:
"Anche un orologio rotto segna l'ora giusta, due volte al giorno."
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_Sehnsucht_

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Monday, March 25th 2013, 9:37pm

Hai detto bene, se inizi a farti quelle domande diventerà un circolo vizioso, che a una paranoia ne seguiranno altre due e alla prossima domanda esistenzialista ne seguiranno altre 10, bisogna che in qualche modo spezzi questo circolo. Ho fatto un errore simile quando mi chiesi se dopo la morte si vedeva qualcosa o era solo un dormire e non vedere più niente, stando ore sveglia a casaccio, tanto non serve a nulla, alla fine ricordati quello, tutti quelli che si facevano troppe domande o sono impazziti o sono campati poco, bisogna stare in una via di mezzo diciamo.
E' evidente che si si è pure caratterialmente preposti a essere riflessivi e quindi tendenzialmente paranoici, timorosi e via dicendo, non ci si libererà mai completamente di questi erronei meccanismi, ma intanto fare psicoterapia potrebbe aiutarti a renderti conto di quanto ti sei attaccato a questi meccanismi erronei che ti condizionano in modo tale da suggestionarti completamente.

Un solo colloquio con uno psicologo non potrà risolvere nulla, il lavoro deve essere costante e ci devi mettere del tuo, il che non significa automaticamente che sparirà tutto, ma quando vieni aiutato a vedere le cose da un punto di vista che tu da solo non vedresti mai, riesci pian piano a correggere il tiro, modificarlo del tutto è difficile, ma già se lo correggi per dire, potresti non ritrovarti a scansare le persone o pensare che se sei stato ferito in amore, troverai solo gente che ti ferirà, insomma tutti quei meccanismi difensivi che partono appena la mente viene in qualche modo ostacolata e delusa.

Sui tasselli che si sono uniti fra loro ti capisco, ma devo ammettere che io già dai 13 anni non ho mai brillato di ottimismo, anzi sono sempre comunque stata molto pessimista e malfidata, probabilmente per le brutte vicende scolastiche da bambina che mi hanno automaticamente fatto sviluppare un odio verso l'umanità.
Ero decisamente meno espansiva all'epoca, il fatto di essere sola in quegli anni lo conferma, ma comunque l'essere più aperta non mi ha automaticamente portato a tutta sta gran vitalità o vita sociale, non sono completamente sola ma alla fine continuo a passare molto del mio tempo sola, anche per il fatto che non ho uno straccio di lavoro fisso e quindi mica posso pretendere che la gente infrasettimana abbia tempo da perdere con me.
Quello che mi aiuta tanto dal continuo rimuginare è il cercare delle distrazioni, che sia la musica, i film, la lettura o quel che vuoi fa lo stesso, ma comunque focalizzarsi su qualcosa ti aiuta ad allentare quei meccanismi.
"Il problema era che doveva continuare a scegliere tra un male o un altro." C. Bukowski

TheJoker36

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Tuesday, March 26th 2013, 3:43am

Ciao Sehnsucht! Innanzitutto, grazie per l'attenzione e la risposta! :)

Per quanto riguarda il "farsi troppe domande", secondo me, potrebbe essere una buona cosa. Mi spiego meglio: farsi tante domande, trovando le risposte e agendo di conseguenza, quindi con una visione tendenzialmente positiva, può portare grandi vantaggi. Il "farmi troppe domande", alla fine, mi ha portato ad avere la visione del mondo che ho ora (o, almeno, avevo fino a qualche settimana fa, prima di questa defiance mentale!) e la cultura che mi porto appresso: tutta roba modesta, ovviamente, ma della quale vado comunque fiero, visto il mio livello d'istruzione e la mia giovane età.
Il problema, appunto, arriva quando queste domande sono influenzate da uno stato psichico e umore negativi: con essi, tutto il resto si tinge di nero e tutto appare insormontabile o irrazionale.
La parte razionale di me, infatti, sa perfettamente che questo "meccanismo inceppato" ha una sua causa e continuerò ad andare dalla psicologa proprio per trovarla e risolvere l'enigma che essa cela; la componente emotiva dell'ansia, allo stesso tempo, mi trasmette paura e infinita tristezza. Fortunatamente per me, sono un tipo assai combattivo e tenace.

A differenza tua, io non ho niente contro l'umanità. Per carità, non mi fraintendere: il mondo è oggettivamente pieno di persone superficiali e stupide ma, questo, non mi tange così clamorosamente. Basta saper interagire con le persone, soppesarle accuratamente e crearsi le aspettative giuste. Non voglio passare come quello che si sente il genio della situazione e giudica gli altri, scegliendo le sue amicizie. Più semplicemente, credo che abbiamo il diritto (e il dovere verso noi stessi) di selezionare la compagnia più ideale e adatta alla nostra personalità, in modo da poter essere sempre sé stessi, poter dire la propria opinione senza sentirsi incompresi e spendere bene il proprio tempo. Il mio problema, infatti, non è assolutamente nato da cattive compagnie o da persone incompatibili con me, tutt'altro.

Sulle relazioni amorose, poi, posso dirti che la mia non è assolutamente paura di essere ferito dagli altri. Il contrario! Dopo le fallimentari esperienze, è come se avessi maturato l'idea di essere io quello inadatto alle relazioni. Per questo le respingo: per non fallire nuovamente, per non ferire nessun'altro. Ma, purtroppo, anche il solo "evitare" i problemi costituisce un fallimento, forse ben peggiore di un fallimento prodotto da un tentativo. E così faccio con tutto il resto delle mie cose: non tentare per paura di fallire. E continuare a collezionare fughe, fallimenti, insuccessi a prescindere. La cosa buffa e patetica è che, in cuor mio, so anche di poter riuscire in molte di queste cose: mi prendo la presunzione di potermi giudicare abile. Ma, al momento dell'azione, inevitabilmente mi faccio sormontare dalla paura e desisto. E' proprio questo meccanismo di fuga che devo necessariamente cambiare!

Ti ringrazio ancora per l'attenzione dedicatami! E ti auguro un buon proseguimento di vita!

P.S.: Per il pessimismo, ho imparato una cosa: essere pessimisti, in un certo modo, è quasi vantaggioso. Lo sono anch'io. Ma non devi fare il mio errore: non permettere che la paura blocchi i tuoi tentativi, o il pessimismo sarà solo un altro peso da portarti addosso. Il pessimista, quando ha successo, gusta doppiamente la vittoria. Ma deve giocare!
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soulkey

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Tuesday, March 26th 2013, 10:44am

Joker ti capisco molto bene, anche io ho quest'attitudine alla riflessione, alle domande esistenziali e a farmi ingolfare il cervello. E' vero che in un certo senso è positivo, come lo è essere sensibili e tutto quanto, ma quando intralcia poi la nostra vita quotidiana è decisamente troppo.
Mi rendo conto che con tutte queste domande, riflessioni, io li chiamo "pensieri che si rincorrono" ci sembra di essere razionali ed estremamente lucidi, che il cervello funzioni no? Invece no, non credo. Quando riesci poi a prendere un pò le distanze da questi momenti "critici" queste questioni esistenziali si sgonfiano come palloncini. Alcuni di questi momenti che ho passato io non riesco nemmeno a ricordarli bene, come offuscati nella memoria. Certo che pensi comunque a chi siamo dove andiamo e soprattutto cosa fare della propria vita, ma non in questo modo "ossessivo". Ci sembra anche di essere estremamente consapevoli di noi stessi no? Di quello che siamo, delle nostre qualità e difetti...beh poi con la psicoterapia queste convinzioni spesso si smontano. Per me è stato così, e mi rivedo molto nei tuoi ragionamenti, nella tua attitudine, in tante cose. Quindi ti auguro che il tuo percorso ti porti ad individuare la causa di tutto e a superarla in qualche modo.

Quoted

La parte razionale di me, infatti, sa perfettamente che questo "meccanismo inceppato" ha una sua causa e continuerò ad andare dalla psicologa proprio per trovarla e risolvere l'enigma che essa cela; la componente emotiva dell'ansia, allo stesso tempo, mi trasmette paura e infinita tristezza.
Esattamente, provo la stessa cosa, anche se dopo tanto tempo ho un pò perso la speranza e la combattività.

Cantastorie

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Tuesday, March 26th 2013, 11:04am

Caro Joker,
rischiando di essere banale ti proporrei un vero e proprio "bagno di vita"! Mi spiego meglio.
Da ciò che scrivi e da come scrivi, mi dai l'impressione di essere una persona dotata di una sensibilità e una capacità di percezione non comuni. Le persone fatte come te tendono a riflettere molto e a "sentire" le cose in modo parecchio più intenso degli altri. Obbedire incondizionatemente a questa natura può essere a volte devastante. I tuoi loop, i tuoi circoli viziosi (che ovviamente conosco bene, come molti qui dentro) ti portano ad allontanarti sempre di più dalla realtà e dalle cose concrete.

Forse mi sbaglierò ma dal racconto che fai della tua vita sembra che tu abbia messo da parte tutto ciò che potenzialmente ti possa legare alla vita quotidiana: rapporti umani, scuola ecc.
Ti sei lentamente isolato da tutto e per forza di cose stai vivendo in un mondo tutto immaginario ed esistenzialista.

Ti esorto (forse con un pò di superficialità) a sforzarti di recuperare attività concrete e ad agire, uscendo fuori, facendo sport, lavorando e così via. Le butto lì perchè non so nulla di ciò che fai, mi sono solo fatto un'idea dal tuo post. Scusami dunque se magari ho sbagliato a valutare la tua situazione. In bocca al lupo!

_Sehnsucht_

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Tuesday, March 26th 2013, 11:59am

Il consiglio di Cantastorie è ottimo, da seguire :D

Beh non intendevo dire che tuttora mi faccio condizionare dall'odio per l'umanità che ho sviluppato da bambina, con gli anni ho messo da parte l'isolamento e ho iniziato a crearmi il mio giro di amicizie, ma chiaramente ho smesso di essere troppo accomodante quando vedevo che ero quasi sempre io a cercare certe persone e loro si ricordavano di me ogni morte di Papa, al che mi sono ripromessa che non avrei inseguito più nessuno al che molte di quelle che credevo amicizie sono andate a morire e quindi sono rimasti pochi.
La misantropia vera mi sale quando sto in crisi depressiva nera, tipo 3 settimane fa, neanche su facebook volevo andare perché mi prendeva ancora più il nervoso, tantomeno volevo uscire di casa.
Ottima qualità essere tenaci, anch'io sono così ed è il motivo per cui nonostante le ricadute, non ho mai smesso di tentare di migliorare.
Se nelle relazioni amorose sei tu a ritenerti in difetto, parti già sconfitto sia che l'altra persona ti voglia sia che non ti voglia, quindi ti stai precludendo ogni chance, ancora peggio di pensare che almeno c'hai provato e andrà meglio la prossima volta.
Il porsi troppe domande di per sé non volevo infatti dire che sia sbagliato, ma che solitamente questo non porta a risultati positivi ma a rimuginazioni negative che peggiorano solo un malessere, che poi possa anche servire ad arricchirsi personalmente è solo un vantaggio in più, bisogna valutarne i pro ed i contro.
Anch'io ho cercato di sfruttare questa cosa a mio vantaggio per mia cultura e curiosità personale ma alla fine, se son quasi sempre incazzata col mondo e con la gente è pure colpa del mio continuo rimuginare e riflettere, oltre al fatto che la gente ci metta del suo.

Dopo anni di rimpianti ho smesso di precludermi situazioni anche non serie solo per la paura di come potrei starci dopo, non voglio dire che i risultati di questa scelta siano stati tutti bellissimi e positivi, col mio essere suscettibile e in carenza di attenzioni il distacco difficilmente lo prendo bene, ma preferisco riguardarmi indietro pensando che quel poco di buono comunque me lo sono goduto e stavo bene piuttosto che pensare che ho respinto tizio per paura del dopo come facevo anni fa e manco ho saputo come fosse intraprendere certe situazioni. Ma in ogni caso non sarò mai quella che ha il coraggio di fare il primo passo, il rifiuto mi fa sempre più paura della solitudine, andrebbe a minare quel poco di autostima che m'è rimasta, se è rimasta.

Dovresti provare a lasciarti un poco più andare e per lo meno tentare di avvicinarti alle persone pure tramite conoscenze che già hai o cambiando i luoghi che frequenti e solo dopo vedere se sei tu incompatibile con lei o è lei a essere incompatibile con te e ti dirò, quando si è persone più riflessive e sensibili della norma, spesso sarà più facile che gli altri non siano in grado di adattarsi al tuo essere speciale piuttosto che il contrario, questo non significa che tu sei in difetto, solo che non puoi star bene con chiunque e ti servono determinati tipi di persone accanto, altrimenti difficilmente l'impalcatura del rapporto reggerà.
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TheJoker36

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Tuesday, March 26th 2013, 2:12pm

Grazie a tutti quanti delle risposte e dell'attenzione! :)

Per soulkey:
Esattamente. Condivido tutto, senza eccezioni. In passato, per esempio, mi è capitato di sperimentare la derealizzazione, una terribile quanto ironica compagna di viaggio. Nonostante l'abbia superata, in meno di un mese, senza alcun tipo di terapia e/o aiuto "esterno", ancora oggi, quando ripenso a quel breve ma intenso periodo, tutto è offuscato, come avvolto in una strana nebbia: come se non fosse stato il solito Marco a passare attraverso quei giorni. E così sta succedendo adesso. Quando ne sarò fuori, ne sono convinto, questi momenti appariranno offuscati, strani, quasi finti.
Fa molto piacere, inoltre, trovare qualcuno che condivida qualcuna delle tue caratteristiche! :) Mi fa sentire un po' meno solo, sia nell'universo come lo conosciamo noi, sia nell'universo parallelo che si è creato nella mia mente.

Per Cantastorie:
Nessuna scusa. Anzi, hai perfettamente centrato il bersaglio. Motivo in più per far credere a me stesso di non essere così incompreso o impossibile da leggere agli altri. Una caratteristica che, forse, farebbe piacere ai tanti; ma non a me. E hai perfettamente ragione: buttarsi nella vita, nelle cose tangibili e concrete. A prescindere da quanto queste, filosoficamente, possano essere fini a sé stesse. Prendere atto che non siamo esseri eterni e, soprattutto, non possiamo, in nessun modo, carpire il grande mistero della vita. Quindi è abbastanza inutile anche perdersi troppo in riflessioni campate in aria. La mia paura verso qualsiasi tipo di novità, ahimè, è tanta. Ma non per questo è insormontabile. Devo lavorare proprio su questo. Così mi dici te e così mi dice anche la terapeuta. Ci proverò, te lo posso garantire. Grazie mille del consiglio, azzeccato per giunta! :)

Per Sehnsucht:
Dici bene! "Lasciarmi andare". Il mio più grande limite, la mia più grande paura. Se ci aggiungi che, come hai avuto modo di vedere, secondo me qualsiasi esito dipende solo e unicamente da me... Il gioco è fatto. Ma sto lavorando proprio per migliorarmi in questo. Per capire che ci si può "lasciare andare" pur rimanendo noi stessi e che gli esiti, positivi o negativi, hanno sempre un concorso di colpe o un concorso di meriti. Non si è quasi mai da soli. Invece, purtroppo, la mia progressiva alienazione mi ha portato, nell'inconscio, a convincermi che TUTTO dipende da me. Povero illuso d'un cervello! :)

Grazie veramente a tutti, di cuore!
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soulkey

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Tuesday, March 26th 2013, 7:48pm

Anche io condivido il consiglio di cantastorie, è il mio principale problema. E' quello che mi manca: immergermi nella vita appunto. Ho sempre avuto la propensione a concentrarmi su una sola cosa alla volta e quando quella finisce, va male o crolla...devo ripartire da 0. Anche io mi sento isolata nel mio mondo a volte, un mondo in cui mi rendo conto che soffoco.

TheJoker36

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Tuesday, March 26th 2013, 8:52pm

Proprio così, soulkey. Siamo creature sociali, non solitarie. E l'idea del "solitario forte" è solo un'illusione per chi è rimasto senza compagnia o senza appoggi. Ci vuole anche il tempo per noi stessi, per carità. Ma, come racconta "Into the wild": la felicità è reale solo se condivisa. :)
Ho sempre preferito fare lo spettatore, piuttosto che il "giocatore". Non a caso, sono un pessimo calciatore ma un ottimo (così dicono) cronista! Ma il segreto sta nella completezza e nelle vie di mezzo: non si può essere solo bianchi o solo neri. Nel mezzo c'è una scala cromatica eccezionalmente variegata che, secondo me, vale la pena di essere attraversata tutta, nessuna eccezione. Spieghiamolo meglio alle nostre menti e alle nostre indoli... :)
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Wednesday, March 27th 2013, 11:09am

Si joker...esatto...io davvero ci sto provando, è da qualche anno che ci lavoro, ma ho davvero difficoltà ad uscire da questo "ruolo" che mi sono cucita addosso. C'è stato un periodo, in cui ero all'estero da sola, che mi ha aperto gli occhi. Ho scoperto di essere una persona diversa da quella che pensavo: mi piaceva uscire divertirmi e stare con la gente...incredibile!!Non ero timida come pensavo, mi hanno addirittura definito "solare". :wasted: Non mi soffermavo a pensare ai massimi sistemi perdendomi in questi pensieri. Ma è come se avessi un elastico che mi riporta violentemente allo stadio di partenza, continuamente, e sono sempre più impaurita dal mondo esterno e ho sempre meno fiducia in me stessa.

Cantastorie

Giovane Amico

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Wednesday, March 27th 2013, 11:26am

Talvolta è la realtà in cui viviamo, con le sue routine e le relazioni o non-relazioni ormai definite, che ci porta ad essere non totalmente autentici e in generale una sorta di "aborto di noi stessi"!
Anche a me è capitato di stare all'estero per un certo periodo (tanti anni fa) e sentirmi completamente diverso: più coraggioso, più attivo, più... leggero!

Sono una persona riflessiva e malinconica, tendo a farmi delle masturbazioni mentali infinite. L'unica cura che ho trovato negli anni è agire a costo di imporselo e stare con gli altri, scherzare sorridere, scambiare idee.

Siamo soli, è vero, ma possiamo viaggiare in compagnia, visitare nuovi posti e fermarci per rifiatare sì, ma solo ogni tanto! ;)

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Wednesday, March 27th 2013, 6:06pm

Visto che parlate di relazioni sociali e solitudine, mi sembra il caso di postarvi questo pezzo di De Carlo preso mi pare dal libro Due di Due:


“Lo so come ti senti.
È come essere dietro un vetro,
non puoi toccare niente di quello che vedi.
Ho passato tre anni della mia vita chiuso fuori,
finché ho capito che l’unico modo è romperlo.
E se hai paura di farti male, prova ad immaginarti
di essere già vecchio e quasi morto, pieno di rimpianti”.

E' esattamente quello in cui ho vissuto sia in adolescenza sia 5 anni fa, poi appunto sono arrivata alla saturazione rendendomi conto che era follia, non potevo più permettermi di reprimermi e respingere la gente solo per la mia stupida paura di stare male dopo, di sentirmi usata e tutte le paranoie del caso, sprecavo tempo prezioso e la giovinezza si vive una volta sola.
E' chiaro che lasciarsi andare avrà sempre un rovescio della medaglia positivo e uno negativo, ma sono convinta che è sempre meglio ricordarsi momenti piacevoli qua e là nel passato piuttosto che rendersi conto di essere arrivati a una certa età e non aver fatto quasi niente di quello che invece si sarebbe potuto fare e sperimentare, quando magari volevamo ma avevamo paura di farci male.
Troveremo persone pessime e persone valide, tutto sta scavare nel fondale e non fermarsi alla superficie, quindi non dipenderà sempre e comunque da come noi siamo fatti, ma spesso da come gli altri si pongono all'esterno, spesso in malo modo o in modo ipocrita ed ambiguo.
Comunque fare psicoterapia fissa può veramente aiutarvi a vedere le cose da una prospettiva da che soli non riuscireste mai a vedere per via dei tuoi schemi mentali già strutturati, me ne accorgo ogni volta che ci vado, sta proprio nel capire e modificare questi meccanismi il miglioramento.

Anche la Fallaci sosteneva che soffrire è preferibile al niente, me ne sono accorta quando la scorsa estate ho passato circa 8 mesi in cui a parte aver lavorato quei 5 mesi scarsi non ho fatto praticamente niente di stimolante, nessun incontro nuovo, niente di niente, accumulando quindi tantissimo nervosismo e frustrazione che solo per un caso fortuito ho poi avuto modo di sfogare, continuando però a fare quel che già ho sempre fatto quindi uscire e buttarmi in situazioni sociali di svariati tipi. Ma alla fine è stato un attimo fugace, passato novembre-dicembre, da gennaio riverso nella solita situazione del cavolo con sporadici momenti di simil quiete o colpi di scena non sempre da esiti positivi...anzi comincio a pensare che devo averci qualcosa di cui non sono cosciente che attira più o meno sempre lo stesso tipo di personaggi negli ultimi tempi, sembra veramente surreale, me le andassi a cercare per lo meno, no, sono loro a cercare a me :hmm:


Un tentativo fallito è sempre preferibile da un'assenza di tentativi, perché prima o poi il tentativo diventa realtà.
"Voglio cercare la mia alternativa e la mia alternativa è la scossa più forte che ho", da un pezzo degli Afterhours :music:
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soulkey

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Wednesday, March 27th 2013, 10:44pm

Ha ragione Sensucht, sono d'accordo. Quando ho rotto il vetro come dici tu, quando mi sono buttata...ecco quelli sono i momenti felici di cui adesso ho tantissima nostalgia.
Io non ho avuto esperienze negative con le altre persone, non è questo che mi sono preclusa.O meglio non è perchè ho avuto delusioni dalle persone o altro. E' che mi sembrava di stare bene così, di non aver bisogno di niente, a volte (lo ammetto :blush: ) di essere superiore, di non essere capita. Erano balle naturalmente. Il perchè e il per come è lungo e difficile da spiegare, una delle cose più interessanti che ho capito è che ogni complesso di superiorità ne nasconde uno d'inferiorità. Quindi su questo devo lavorare.
In generale nonostante vertigini, nausea e tutto quanto ho sempre cercato di lottare, uscire, fare...poi ogni tanto ho anche qualche momento di scoramento perchè non vedo miglioramenti, ho come bisogno di fermarmi a riprendere fiato, mi soffermo e sono finita...mi crolla addosso tutto...spero di recuperare un pò di forza e speranza.

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Thursday, March 28th 2013, 3:15am

Ringrazio ancora tutti, da Cantastorie a Sehn, passando per soulkey!

E, per quello che ha detto quest'ultima, non posso che rivedermi troppo nelle sue parole! "Sentirsi superiori". L'errore più grande che puoi fare. "Lui non può capire, poverino.". Ed è assolutamente vero: l'illusione di essere superiori è una forma di inferiorità. E, in primis, me ne sono accorto con l'auto-analisi e la psicologa, sicuramente più qualificata di me, l'ha confermato.
Il lavoro da fare è tanto. Ma penso ne valga la pena... :)
"Anche un orologio rotto segna l'ora giusta, due volte al giorno."
"Don't worry, don't be afraid...ever! Because this is just a ride."

_Sehnsucht_

Io sono destinata ad avere l'anima perpetuamente in tempesta

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15

Thursday, March 28th 2013, 6:00pm

Certo che ne vale la pena, quello sempre.
Solitamente dietro una superiorità estremizzata ci stanno due cose: o un'insicurezza e paura estrema, o dell'ottusità mista a stupidità che chiaramente non permette di vedere in maniera razionale e sensata le cose come veramente stanno.
O, dimenticavo, è semplicemente una maschera per vivere in pace con sé stessi e con gli altri, questo lo dico perché ho avuto modo di conoscere un narcisista cronico da molto vicino e lui alla fine non è né stupido né tremendamente insicuro, è caratterialmente così e lo era anche da piccolo mi han riferito.
Gli piace considerarsi una spanna un po' sopra e alla fine vive benissimo così e soprattutto ciò che dà a vedere agli altri, ci sta pure che questo lo faccia perché questo gli dà sicurezza interiore, ma alla fine è tutta maschera, quel che c'è dietro è molto più di questo, cosa che non si può dire per tutti i narcisisti che spesso son fatti esclusivamente di facciata...detto francamente poi fatto da lui un poco di senso lo ha, spesso mi tocca vedere gente che se la tira a bestia a cui non darei neanche un cent, anche se certo non è un pregio, poi non è neanche che la tira, semplicemente è cosciente di alcune sue "doti" e quindi ci tiene a coltivarle, se se la tirasse lo avrei depennato al primo colpo, non la sopporto quella gente lì.

Ma sono andata un po' oltre, so che voi non parlavate di narcisismo e tirarsela, ma semplicemente di credere che si sta benissimo senza gli altri, però alla fine stiamo comunque parlando di credenze errate che non portano a buoni risultati, schemi mentali da cambiare.
Sotto sotto a tutti fa piacere essere cercati da persone che ti apprezzano per come sei, essere amati da uno o una, condividere le proprie passioni e pensieri con gli altri, insomma interagire con gli altri e trarne comunicazione ed emozioni positive, quindi, meglio buttarsi nella mischia e tentare di vedere come possono svilupparsi certe esperienze senza temere subito questo o quello :D
"Il problema era che doveva continuare a scegliere tra un male o un altro." C. Bukowski