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*Strega*

Utente Fedele

Posts: 560

Activitypoints: 1,732

Date of registration: Oct 18th 2007

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16

Wednesday, October 31st 2007, 9:43am

Quoted from "robi"

Quoted from "maperosa"

........L'ansia è una malattia... e come tale..va curata e non sottovalutata...........

Cate,
ritengo di essere stato frainteso come spesso succede in questo mondo virtuale...ora provo ad essere più chiaro:
in tanti anni di altalenanti periodi negativi e positivi non ho mai sottovalutato l'ansia ed i suoi annessi e connessi,però quando mi sono rapportato con uno Psichiatra ( come ultima spiaggia) mi sono ritrovato....rintronato dagli psicofarmaci ed ho deciso di non seguire più quella strada, ma di affidarmi alla psicoterapia unitamente ad una blanda terapia farmacologica.
Robi

Pienamente d'accordo con te Robi.Se proprio ci si deve affidare ad uno psichiatra,meglio che questo abbia fatto una scuola di psicoterapia,in modo che ci può seguire non solo dal punto di vista farmacologico ma anche da quello di un analisi psicologica.Sennò nel caso dell'ansia(con la depressione ci andrei più cauta) meglio rivolgersi direttamente ad uno psicoterapeuta,che può consultarsi con uno psichiatra in caso ci sia un reale bisogno di assumere farmaci.
Si guarisce da una sofferenza solo a condizione di sperimentarla pienamente.(M. Proust)

Carmen

Giovane Amico

  • "Carmen" started this thread

Posts: 178

Activitypoints: 604

Date of registration: Aug 21st 2007

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17

Wednesday, October 31st 2007, 11:47am

Grazie a tutti per le vostre parole,

ma a Robi (di cui cito il post) devo dire
che non è corretto affermare che lo psichiatra "bisogna lasciarlo ai mentecatti....loro malgrado".

Lo psichiatra è un medico, e come tale dovrebbe (e sottolineo) accostarsi alla sofferenza psichica di chiunque, depressi, maniaci, ansiosi, paranoici, psicotici etc...., con sensibilità e competenza, a prescindere dalle etichette, perchè anche quella di mentecatto, come quelle sopra elencate, è un'etichetta.
Chi siamo noi per poter affermare chi sia il mentecatto? Se non sappiamo neppure che cosa tormenta noi? Forse perchè siamo presuntuosamente persuasi di possedere la logica, la sensibilità, il senno?
Perchè un medico che tratta i pazienti come cavie su cui sperimentare i farmaci nuovi, l'ennesimo veleno/cura prodotto dall'ennesima multinazionale farmaceutica, è un essere logico,sensibile, assennato?

Non devi dolerti di rivolgerti ad uno psichiatra perchè temi che lui ti affibbi (o che lo faccia chi ti conosce, scandalizzato dalla tua scelta del medico) un'etichetta. Lui certo te ne darà una, ma l'importante è sapere che la sua diagnosi è un'etichetta, nè più nè meno di una maschera.

Quando descrissi allo psichiatra in cosa consistevano le mie sensazioni di "irrealtà" (=derealizzazione/depersonalizzazione) che mi angosciavano moltissimo prima che il farmaco sortisse il suo effetto, lui rispose che, a suo avviso, esse erano assimilabili a micro crisi epilettiche del cervello e le chiamò "fasi depressive-crepuscolari del cervello".
Questo per farti capire che sono tutte etichette.
E che ciò che conta e dovrebbe contare per il medico è solo e sempre l'uomo.

L'incapacità di capire la diversità e la paura della stessa è alla radice di ogni pregiudizio.
Persino se sei solo un depresso, agli occhi dei cosiddetti sani, sei un quasi mentecatto.
In un ospedale milanese, la scorsa primavera, uno psichiatra mi prescrisse il Deniban per un mese, mi ascoltò malvolentieri con lo sguardo freddo e assente dell'abitudine, mentre un suo assistente scriveva quanto io raccontassi. In realtà, lui era lì a proteggere il medico dai pazienti "mentecatti" (me compresa), che loro, a turno, in quelle pseudo-visite, invitavano a sedersi al loro cospetto su una sedie di ferro fredda come loro.

Il mio non è un periodaccio, semplicemente. Il mio è un disagio esistenziale, lo stesso che sentite tutti voi, sebbene in forme ed intensità differenti dalle mie.
E' un malessere, un vuoto, una nostalgia disperata come il grido di un bambino abbandonato, è angoscia per il presente e per il futuro, per quelli che ho amato e che se ne sono andati impietosamente, per tutto quanto non vissuto, non detto, non fatto.
E' terrore della morte, dell'annientamento eterno, del buio dell'anima sentito già in vita, prima ancora di poter conoscere cosa ci sarà dopo, e se ci sarà.
E' il rapporto con mia madre lacerato da non so che cosa, fin dall'infanzia, minato dai suoi disturbi, una lacerazione che sento spesso fin nei visceri, mentre dentro di me l'embrione cresce e ancora non lo sento come un bambino, il mio, e con la paura di commettere i suoi stessi errori proseguo, perchè è la vita che lo pretende da me.

Mi indigna che questa nostra società così rimbecillita da troppa cultura libresca e amore zero, veda in ogni lamento, in ogni disagio, in ogni pianto, in ogni ansia, paura e preoccupazione, un male da curare.
E più conosco i medici, e più mi persuado che l'attuale e diffuso concetto di cura semini più mali e mieta più vittime delle malattie stesse.


Quoted from "robi"

Carmen,
nei miei lunghi anni di convivenza con l'infame ho avuto solamente una occasione di confrontarmi con uno Psichiatra ed oltretutto...nel reparto.
Esperienza che ancora ricordo perchè traumatica almeno per me in quanto ritengo che non solamente il sottoscritto, ma tutti gli utenti di questo FORUM non siano dei...mentecatti, ma solamente dei depressi più o meno gravi però tutti curabili.
Lo Psichiatra....lascialo a chi è veramente un ...malato mentale ( suo malgrado) Tu sei solamente in un periodaccio da cui Ti risolleverai.
Robi
"L'uomo ebbe l'arte per non perire a causa della verità". F. Nietzsche

Aprikose

Forumista Incallito

  • "Aprikose" is female

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Date of registration: Jun 5th 2007

Location: il pianeta delle Fate

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18

Wednesday, October 31st 2007, 12:37pm

Quanto penso in merito si può facilmente spiegare nella differenza tra le parole inglesi "cure" e "care". Io sono profondamente convinta che un professionista della salute, sia esso medico, psicologo o altro, dovrebbe basare il suo operato sulla seconda, facendo ad essa seguire la prima, più come una conseguenza che come punto di partenza. L'interesse umano e non scientifico nei confronti del paziente non si insegna all'università, si insegnano un sacco di etichette e di modi per sceglierne una piuttosto che l'altra...il resto dovrebbe venire dallo specialista, dalla sua sensibilità e dalla volontà di aiutare le persone, di...prendersi cura di loro, appunto, e non di metterle a tacere.
Viviamo in un mondo in cui l'uomo è l'abito che indossa. Meno c'è l'uomo, più è necessario l'abito.