Homepage di Nienteansia.it
Switch to english language  Passa alla lingua italiana  

You are not logged in.


giorgio80

Nuovo Utente

  • "giorgio80" is male
  • "giorgio80" started this thread

Posts: 1

Activitypoints: 10

Date of registration: Dec 24th 2012

Location: Trieste

Occupation: IT

  • Send private message

1

Monday, December 24th 2012, 7:34pm

32 anni di silenzio...

Ciao, sono un ragazzo di 32 anni e ho deciso di scrivere e buttare fuori quello che sento dentro.
Sono figlio unico e sono cresciuto in un ambiente famigliare tranquillo, con dei genitori sempre presenti ma nemmeno oppressivi.
Ho sempre sofferto di ansia, ma ho sempre avuto un forte autocontrollo perchè l'idea di essere veramente quello che sono di fronte a gli altri mi ha sempre imbarazzato. Le persone che mi conoscono non lo percepiscono, mi vedono solo come timido, riservato e introverso. Ho sempre somatizzato molto il mio malessere interiore e tendo a essere molto ipocondriaco.
Dieci anni fa per un attacco di panico acompagnato da forte ansia, mi sembrava di impazzire, ho chiesto aiuto in famiglia e al pronto soccorso mi hanno dato ansiolitici per una settimana. Avevo paura della morte e facevo pensieri che andavano solo in quella direzione che mi accompagnavano tutto il tempo, non pensieri suicidi, sia chiaro, solo paura per quello che è. Era una periodo che stavo molto tempo da solo per via degli studi universitari e nel frattempo sono avvenuti dei lutti di amici di famiglia.
Prima di questo evento mi capitava di tanto in tanto un sensazione che l'anno scorso ho scoperto leggendo un articolo chiamarsi depersonalizzazione o derealizzazione. La prima volta che mi suceessa è stato durante gli anni delle scuole medie. Al tempo essendo piccolo mi spaventava molto, ma bastava una chiaccherata con mamma o papà e la mattina dopo tutto spariva, ma poi con gli anni non è stato sempre così, è come se questa cosa fosse mutata, si fosse fatta pià furba e subdola.
Come detto all'inizio sono molto timido, mi sento a disagio al centro dell'attenzione e nei casi in cui lo sono l'oppressione dei possibili sguardi della gente mi distrugge.
Questo mi ha portato a non essere mai stato in grado di trovare una ragazza, e questa per me è la più grande sofferenza della mia vita. Solo che non ne parlo mai, ormai mi vergogno e nemmeno gli amici mi chiedono nulla di questo, forse per non mettermi in difficoltà, anche se a volte vorrei un aiuto.
Sono un persona molto sensibile e per questo ogni piccolo evento mi scuote.
Cinque anni fa è arrivata la botta finale, una malattia che ha reso mio padre in stato semivegetativo da un giorno all'altro. Da li un incubo, ogni giorno un susseguirsi di notizie buone e poi cattive. Questo periodo mi ha segnato molto, e purtroppo solo in modo negativo. Dall'inizio del 2012 mio padre non c'è più ma questo non mi ha ricambiato in meglio. Sono sempre così, preda della mie paure e schiacchiato dalla mia timidezza, oltre che incapace di reggere qualunque stress.
Da poco ho mollato il lavoro perchè troppo stressante e perchè non in grado di competere con la viscidità delle persone che mi circondavano.
Non mi sento un vero uomo, mi sento un uomo che ha fallito, che non ce l'ha fatta.
Ora ho deciso di fare una pazzia e andare all'estero, sperando che sia una cosa positiva, ma non per fare carriera, oivvamente ho trovato un lavoro ma più che altro lo faccio per provare a dimenticare un po' tutto e in qualche modo ricominciare. Non so se possa essere la decisione giusta, però ora ho deciso.
Vorrei chiedervi dunque se secondo voi dovrei rivolgermi a uno specialista, non l'ho mai fatto in vita mia. Quello che mi chied è se quello che sono è qualcosa da ritenere nella media delle cose che si possono trovare nelle persone? Ho avuto genitori che lavoravano e lavorano nel campo infermieristico, in particolare mio padre era vicino al mondo della psicologia, ma nonostante questo ho sempre avuto l'impressione che non volessero ammettere che c'era qualcosa che non andava...
Vi chiedo un parere, un consiglio, grazie.
Tanti auguri e buone feste!

asasa

Utente Attivo

  • "asasa" is male

Posts: 43

Activitypoints: 136

Date of registration: Aug 17th 2012

  • Send private message

2

Saturday, January 5th 2013, 9:03pm

ciao giorgio
tempo fa avevo avuto anche io degli attacchi di panico, ma mi ci sono voluti parecchi mesi per capire di cosa si è trattato. all'epoca andai da un neurologo che mi prescrisse cipralex. lo presi per un po di tempo, sino alla scomparsa dei sintomi (che per la cronaca non si sono piu ripresentati anche a distanza di molti anni). le cause che li hanno motivato sono ancora li comunque, e solo di recente, su pressioni della mia famiglia, mi sono rivolto ad uno specialista.

il mio consiglio è quello di andare da uno psicologo, si. la nostra mente sin dall'infanzia mette in atto dei meccanismi apparentemente illogici alquanto controproducenti che la ragione non solo non riesce a focalizzare, ma nemmeno ad emarginare.
capire il motivo del tuo disagio è il primo passo per superarlo, ma nessuno dei tuoi amici, ne tu stesso, potrai capire di cosa si tratta. perche a volte i traumi che ci hanno segnato sono assolutamente insignificanti per gli occhi di un adulto.
un abbraccio e un in bocca al lupo!

claudia_apperti

Claudia Apperti Psicologa Psicoterapeuta

  • "claudia_apperti" is female

Posts: 37

Activitypoints: 118

Date of registration: Dec 20th 2012

Location: Roma

Occupation: libero professionista psicologa psicoterapeuta

  • Send private message

3

Monday, January 7th 2013, 5:36pm

Ciao,
leggendo la tua storia sento molta sofferenza, emozione che è stata sempre presente, accompagnata a un senso di profonda solitudine, per il fatto di non aver avuto un vero e proprio rapporto in cui hai sentito di essere veramente te stesso. Sembra come se tu debba portare una maschera per stare con gli altri, come se fosse in qualche modo per te pericoloso mostrarti per quello che veramente sei...ti invito a considerare i vantaggi e gli svantaggi di questo tuo modo di agire nella relazione, può aiutarti a fare luce sulle conseguenze del tuo comportamento. Quello che cerco di dire è che tutti noi abbiamo delle responsabilità, che bada bene non sono colpe, per ciò che ci accade, anche se non ce ne rendiamo conto (poichè nessuno ce lo ha insegnato), mettiamo spesso in atto dei modelli di relazione che sono parte di noi e appresi dalle esperienze che abbiamo avuto. Questi modelli di relazione rimangono gli stessi finchè non si rivelano ai nostri occhi e non decidiamo di apportare loro delle modifiche.Il bello di tutto questo è che quando lo capiamo, acquisiamo anche potere nella nostra vita e maggior controllo sul nostro presente, possiamo realizzare i nostri desideri, senza vederli più come sogni irrealizzabili.
Spero di averti in qualche modo dato qualche chiave alternativa di lettura alla tua storia...