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Introversione ed estroversione: dalla teoria di Jung a quella di Eysenck

category Psicologia 1 Dicembre 2007 | | |
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Capita spesso di sentir parlare di introversione ed estroversione, ma qual è il significato originale di questi due termini? Chi li ha introdotti? Il primo a parlarne è stato Carl Gustav Jung, psicoanalista svizzero, che nel 1920 ha proposto una differenziazione tra due atteggiamenti o tendenze della personalità umana: l’atteggiamento introverso e quello estroverso. E’ bene precisare che nella teoria di Jung queste due caratteristiche di personalità si manifestano come tendenze, ossia come predominio di una delle due sull’altra. Non è ragionevole infatti ritenere che le persone siano o del tutto introverse o del tutto estroverse. Queste due tendenze possono essere immaginate come due estremi opposti, situati su una linea immaginaria che va dalla completa introversione alla completa estroversione. Ognuno di noi troverà la sua collocazione in un punto ben preciso situato su questa linea immaginaria. Inoltre nella teoria originale di Jung viene descritto un meccanismo di bilanciamento tra introversione ed estroversione che prende il nome di “compensazione”. Tale meccanismo agisce egualmente sia a livello conscio che a livello inconscio, producendo una autoregolazione tra le tendenze relative all’introversione e all’estroversione; dunque chi si presenta prevalentemente introverso a livello cosciente sarà prevalentemente estroverso nella sua parte inconscia. Al contrario, una persona che si presenta molto estroversa a livello cosciente avrà nel suo inconscio una componente fortemente introversa. Ora esaminiamo nel dettaglio le due tendenze individuate da Carl Gustav Jung.

Nell’introversione l’attenzione e le energie vengono rivolte in maniera preponderante verso il proprio mondo interno, verso la propria vita interiore. La persona introversa si concentra su ciò che avviene al suo interno, come i processi psicologici, trascurando la realtà esterna e tutto ciò che avviene al di fuori del proprio corpo e della propria mente. Si può dire che essa organizzi la realtà dall’interno, attribuendo dunque maggior peso ai fatti interiori piuttosto che all’oggettività esteriore. L’introverso, per tutte queste sue caratteristiche, si mostra particolarmente tranquillo, schivo, tendenzialmente poco socievole, riservato, a volte freddo. Questa è l’impressione che dà alle altre persone, ma con gli amici più intimi ed i familiari sa essere affettuoso ed espansivo. L’introverso ama le attività tranquille e solitarie come la lettura, non si trova a suo agio in mezzo alla gente e preferisce la compagnia delle sole persone intime. Sa riconoscere i propri impulsi e diffida di essi, preferendo fermarsi a pensare in maniera razionale prima di agire; non ama le emozioni forti e né le grandi novità, prediligendo al contrario uno stile di vita regolare e routinario. L’introverso si dedica alle attività con serietà e costanza, manifesta una tendenza al pessimismo ma al tempo stesso mostra una grande affidabilità ed aderenza ai principii etici e morali in cui crede.

L’atteggiamento estroverso è invece contraddistinto dall’interesse prevalente per il mondo esterno, per la realtà oggettiva. L’estroverso non presta attenzione ai processi interiori e alle proprie sensazioni, preferisce adattare le proprie caratteristiche personali al mondo circostante piuttosto che soffermarsi sulla propria interiorità per analizzarla e comprenderla. Egli viene stimolato dagli avvenimenti esterni e prende spunto da essi per trovare lo stimolo ad agire; non ama restare da solo e si trova al contrario a suo agio insieme alle altre persone. E’ socievole, ama la compagnia, le feste e gli avvenimenti che coinvolgono molte persone, cerca di stabilire continuamente nuovi rapporti interpersonali e preferisce le attività di gruppo, gli sport di squadra. Non si trova invece a suo agio nello svolgere attività solitarie come la lettura. La persona estroversa va in cerca di emozioni forti, di nuove sfide, di stimoli di qualsiasi genere; è spesso impulsiva e agisce di istinto. Non ama restare ferma e non avere niente da fare; non si annoia mai poiché si lancia in nuove attività continuamente. Ama i cambiamenti, possiede un animo spensierato e ottimista, ma al tempo spesso tende a perdere la calma facilmente arrivando anche a manifestare una certa aggressività. Non è particolarmente affidabile vista la sua mancanza di equilibrio nei sentimenti e nei pensieri.

Negli anni ’50 del secolo scorso lo psicologo H.J. Eysenck ha rielaborato la teoria dell’introversione/estroversione di Jung inserendola all’interno di un modello psicobiologico. Egli riteneva che introversione ed estroversione derivassero da fattori psicofisiologici ereditari. In particolare, nella personalità introversa si riscontra un alto grado di reattività agli stimoli che deriverebbe dal maggiore “livello di attivazione” del sistema nervoso centrale e quindi un minore bisogno di stimolazioni ambientali. Al contrario, negli estroversi è stato rilevato un livello inferiore di attivazione con conseguente ricerca di maggiore stimolazione.