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[Citazione del momento]

La nuova disciplina del benessere. Vivere il meglio possibile… nella Sincronicità: ovvero di Welfare, Hyggelig, Zeitgeist, Kairos, concentrazione, amore… e altre “storie”.

category Atri argomenti 10 Ottobre 2016 | |
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Nel suo celebre saggio “Die Kunst, glücklich zu sein: Dargestellt in fünfzig Lebensregeln” (l’arte d’essere felici: esposta in cinquanta precetti), Arthur Schopenhauer (1788-1860) presentava un’accezione filosofica, molto influenzata dalla concezione buddhista, delle modalità di evitamento del dolore.

Eppure, in tedesco, glück significa anche fortuna e solamente glückseligheit è indice di beatitudine duratura.

E sì, perché sia pur un pieno soddisfacimento dei desideri, sufficiente a non far richiedere nient’altro, s’ottiene, e contemporaneamente purtroppo si compie, in un lasso temporale modesto, se non del tutto effimero, e soltanto se si dovesse prolungare produrrebbe uno stato che può agevolmente spaziare tra la serenità e il gaudio.

Welfare o wellbeing

Con terminologia un po’ più accurata, l’utilitarismo inglese si esprime con happiness,  distinguendo gioia e contentezza, e con welfare traduce ciò che i francesi chiamano bonheur e che, nel campo della politica, ha fatto sorgere il problema di quella condizione di benessere da assicurare in maniera egualitaria a tutti i cittadini.

Appena salito al trono, nel 1972, a diciassette anni, il Quarto “Druk Gyalpo” (Re Drago) della dinastia Wangchuck, Jigme Singye, sovrano quanto mai illuminato del regno himalaiano del Bhutan, proclamò senza tentennamenti che per misurare il progresso dei suoi sudditi non si sarebbe avvalso delle statistiche contenute comunemente nel cosiddetto “Prodotto Interno Lordo”, bensì avrebbe valutato la salute fisica, sociale, e persino spirituale degli abitanti, preservando i valori fondanti della nazione e proteggendo l’integrità naturale del suo ambiente.

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SNC: antidepressivi / trattamenti per la depressione

category Disturbi e patologie 17 Settembre 2016 | |
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Esiste un’ipotesi eziologica per l’insorgenza della depressione come patologia, secondo cui il deficit di queste neuroammine causerebbe l’alterazione delle funzioni da loro regolate. Da questa ipotesi sono nate due categorie di farmaci, MAO-inibitori e TRICICLICI, con diverso meccanismo d’azione, ma medesimo effetto farmacologico, ovvero il potenziamento della trasmissione noradrenergica e serotoninergica. Questi farmaci si sono dimostrati utili, ma non sufficienti: l’effetto antidepressivo compare dopo settimane di trattamento, sebbene la trasmissione neuronale venga ripristinata dopo poche ore dalla somministrazione. Il motivo di questa incongruenza ce lo spiega la seconda ipotesi formulata dagli studiosi, l’ipotesi neurotrofica della depressione; secondo questa teoria, la depressione è causata non esclusivamente dal deficit neuroamminergico, ma altresì da: alterazioni nell’espressione dei recettori di questi neurotrasmettitori, alterazioni nei meccanismi di trasduzione a livello del cytosol e alterazioni durante l’espressione genica di fattori neurotrofici; queste ultime causerebbero fenomeni di neuro degenerazione, in quanto ridicono la plasticità e la sopravvivenza neuronale. Gli antidepressivi di seconda generazione tendono e ridurre tali fenomeni inducendo neurogenesi, ovvero ripristinando la funzione dei neuroni danneggiati; ma anche in tal caso occorrono settimane di trattamento prima che l’effetto si esplichi.

Classificazione degli antidepressivi.

Inibitori delle MAO: inibitori irreversibili delle mono-ammino-ossidasi, enzimi degradativi delle monoammine neuronali: ciò permette ai neurotrasmettitori di essere continuamente rilasciati, senza però subire una degradazione. Gli IMAO di prima generazione sono irreversibili, quelli di seconda generazione presentano invece alcuni membri con caratteristiche di inibitori reversibili e con minor effetti collaterali rispetto ai primi. Tuttavia presentano un uso limitato perché sono epatotossici e richiedono una somministrazione frequente ed una dieta povera di alimenti contenenti tiramina.

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Piccoli equivoci tra noi Animali… e No

category Atri argomenti 29 Agosto 2016 | |
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Gli animali vengono verso di noi” disse laconicamente Ludwig Wittgenstein, ma non è facile concepire come e quando prepararsi a questo specialissimo incontro con la diversità d’un’esperienza di vita sufficiente in se stessa, e poi al di fuori d’ogni tentazione verso l’antropocentrismo, e nell’esteriorità in cui riflettere il nostro più intimo sentire e cogliere l’anelito collettivo dell’esistenza in quanto tale.

Un’eventuale confusione tra le specie condurrebbe allo stordimento, è la risposta di Umberto Pasti, in “Animali e No” (disegni di Pierre Le-Tan, Bompiani, Milano 2015).

Per colpa dell’insulto che aveva subìto, Luca si era abituato a questa sua condizione di ibrido, un poco rapace (soprattutto quando mangiava) e un poco umano (lì, supino al mio fianco). Ma per me si trattò di addentrarmi in un intrico spinosissimo. Murato nella mia condizione di uomo, non riuscivo a capire quasi nulla del comportamento degli animali. A causa di Luca, dell’ansia di quei mesi, del dolore provocatomi dalla sua impotenza, le barriere di contenimento che separano i regni, e all’interno dei regni i generi e le specie, stavano crollando: mi sorprendevo a chiedermi se gli antenati di quel pastore fossero cani o sciacalli, e cosa stesse pensando quel ragno terricolo in agguato, e cosa dicessero quelle tre, quattro, cinque allodole – e discorrevano tra loro, o con l’Acacia esausta di polvere e di vento su cui erano posate?”.

Carolina è un colubro liscio (Coronella austriaca), Teo un botolo, Darling una mantide dalla caratteristica inquietante, “il suo sguardo, mentre mangiava a quattro palmenti, era rivolto altrove, a una specie di interiorità siderale, inintuibile, inavvicinabile, che accentuava il suo aspetto di creatura venuta da un altro mondo, da un pianeta più grigio e più freddo del nostro, probabilmente più evoluto… guardandosi intorno con quegli occhi da E. T. (poteva volgere il capo di trecentosessanta gradi), e talvolta osservando me con un sorriso sarcastico che in realtà dipendeva dalla forma a V della sua bocca… tutto era una scoperta, il cielo stellato coi suoi testi geroglifici (gli asini, ragliando nella notte, parevano darne pubblica lettura)…”!

 

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Caos apparente nella Scienza dell’Hermes

category Atri argomenti 4 Agosto 2016 | |
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L’angelo solare, sollevando con la mano destra un’urna d’oro, ne travasa il liquore nell’urna d’argento che regge con la sinistra…” – Marie Victor Stanislas de Guaita (1861-1897).

Stefano Mayorca, ne “La Scienza dell’Hermes” (Spazio Interiore, Roma 2016) non trascura il fatto che l’Elixir sia in stretta analogia con certi elementi organici e con l’apparato eterico, ammettendo poi come l’immagine descritta dall’esoterista francese, appartenente alla XIV Lama dei Tarocchi, alluda esplicitamente alla questione dell’Arché quale fermento di maturazione, e autentica Quintessenza, la cui possibilità di essere moltiplicata riguardi sia il regno della quantità sia la proprietà stessa della sostanza.

Secco o umido?

Corpi alchimici sperimentali, che riconoscono le loro radici proprio nella scienza cosmologica di provenienza orientale, vennero reintrodotti nell’ambito islamico da Jabir ibn Hayyan (Giabir). Il vitale prodotto dell’opera, l’al-iksir (dal greco xërós, secco), concepito alla stregua d’una sostanza artificiale, veniva ritenuto dotato d’un proprio dinamismo, tale da conferire anche ad altri la sua intrinseca perfezione.

Tesi della Bilancia

Eppure, mediante il Lunare e il Mercuriale, nella struttura “sottile” dell’essere umano si ritrova ogni capacità di proiezione. Esternata, la materia plastica si concretizza. Ma questa “fabbrica”, per giungere a maturazione, dev’essere perseguita in maniera costante e graduale, nel rispetto del giusto equilibrio dei quattro elementi, allo scopo di perfezionarne le trasformazioni, in base a quella “Tesi della Bilancia”, teorizzata da Giabir, per ribadire il concetto di come tutto debba avvenire a imitazione dell’operato della Natura. I corpi si fondono così l’un l’altro, acquisendo capacità differenti da quelle possedute antecedentemente.

Aurora Consurgens

Il tantrismo dimostra come alla nascita traumatica di ciascuno di noi contribuiscono odori e sapori dei fluidi corporei (seme, urina, feci, sangue mestruale e muco), a cui alludono le cinque M del Panchamakara (madya, m??sa, matsya, mudr?, maithuna), divenute “nutrimento iniziatico” nell’enigmatica figura IX dell’Aurora Consurgens. In essa, il sacrificio-permuta si fonda sullo scambio di energie in continua correlazione tra l’interno e l’esterno (inspirazione, espirazione; alimentazione, escrezione…). Da un tale baratto dipende tutto quanto ne deriva, e per gli ?ivas?tra di Vasugupta, “il mestolo” di questa funzione di rimescolamento è costituito dal corpo.

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La gioia di vivere nella sincronicità

category Atri argomenti 27 Luglio 2016 | |
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In “Sincronicità” (traduzione di Barbara Sambo, Ma.Gi., Roma 2014), F. David Peat, allievo del teorico dell’implicate ed explicate order, David Bohm (1917-1992), ammette che gli episodi di reale “connessione acausale” si verificano di rado.

Dal desiderio al delirio di completezza

Ma gli individui con difese dell’Io particolarmente deboli o che attraversano stati psicotici rischiano di essere ossessionati da tali episodi numinosi, al punto da non riuscire più a distinguerli dalle semplici coincidenze. Il loro desiderio di completezza li spinge a credere che tutti gli eventi siano in qualche modo collegati”.

Quest’ossessione nel voler decifrare i messaggi del cosmo rientra forse però in un “delirio di completezza”.

Una risposta che non fa danno

Di fronte alla domanda posta dal protagonista del film dei fratelli Coen “A serious man” (2009), poiché appunto vuol essere a tutti i costi un vero mensch, il rabbino interpellato inizia a raccontargli la storia d’un dentista il quale, esaminando con l’apposito specchietto un suo paziente non ebreo, trova incisi, dietro ognuno dei denti dell’arcata inferiore, dei caratteri semitici che, letti insieme alla rovescia, formano un chiaro e significativo appello di soccorso: “aiutami“. L’odontoiatra si chiede “se” si tratti di un messaggio di Hashem (Dio), e in tal caso, “cosa” stia cercando di dirgli, e soprattutto “chi” debba aiutare.

La risposta è nella Cabala, nella Torah?”.

Riluttante, la spiegazione del rabbino costituisce nella sua brevità un’intera parabola sul senso della vita: tutto finisce con una sola risposta inconsistente. “Tu vuoi sapere se quella parola è un messaggio di Dio… Forse, non sappiamo… Vuoi sapere se significa aiutare gli altri… Non sappiamo, comunque aiutare gli altri non fa danno”.

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