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[Citazione del momento]

Archivi per ‘Programmazione neurolinguistica’

Neuro-etimologia

category Programmazione neurolinguistica 2 Dicembre 2007 | |
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L’indagine sul significato delle parole, da un punto di vista neuro-etimologico, cioè da una fonte più ricca ed attendibile, rivela che molti vocaboli hanno un senso più specifico di quello che abitualmente si è portati a recepire. Molti termini, infatti, ritraggono funzioni di uno o entrambi gli emisferi cerebrali. Il termine ‘astrazione’, ad esempio, raffigura il processo di costruzione di suoni, immagini e sensazioni che si sviluppa nell’emisfero sinistro del nostro cervello. ‘Apprendimento’, invece, è una parola che indica un procedimento che è stato trasferito nell’emisfero destro, un qualcosa che è stato appreso, memorizzato e divenuto automatico. La parola ‘capire’ è una funzione dell’emisfero sinistro o, volendo, di entrambi gli emisferi. Infatti, la sua nominalizzazione ‘comprensione’, può essere intesa come una funzione dell’emisfero destro perché esiste anche una comprensione inconsapevole delle cose per l’inaccessibilità a certi livelli di memoria. Un termine che ci ha destato curiosità è ‘rielaborazione’. Che cosa potrà rappresentare una parola del genere? Dopo averla denominalizzata otteniamo ‘rielaborare’, un verbo associato a cancellazione: rielaborare che cosa? Nel manuale di Neuro-programmazione digitale “Terapie istantanee”, Pitgora Editrice – 2004 Bologna, abbiamo usato la parola ‘elaborazione’, con l’intento di rappresentare l’atto della costruzione, da parte dell’emisfero sinistro, di esperienze, idee o informazioni, ma non abbiamo aggiunto, che queste, se non arrivino in modo celere al destinatario, cioè all’emisfero destro, saranno dimenticate. Non si spiega, comunque, l’aggiunta del prefisso ‘ri ’. Rielaborare vuol dire elaborare nuovamente o elaborare più volte, ma a quale scopo? Forse chi elabora più volte aumenta le capacità d’elaborazione? Probabilmente la rielaborazione rappresenta l’atto d’arrivo in memoria delle informazioni elaborate o costruite nell’emisfero sinistro. ( Continua … )

Memory and Recollections

category Programmazione neurolinguistica 2 Dicembre 2007 | |
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I ricordi non sono altro che il prodotto di sintesi dei processi di compressione effettuati sugli elementi dei tre principali sistemi rappresentazionali delle informazioni componente l’esperienza sensoriale. Vale a dire che eventi, esperienze, semplici rappresentazioni ecc. prima di arrivare in memoria sono, come si suol dire, zippate. La compressione causa inevitabilmente perdita di specifiche informazioni. Ne deriva che non sono gli eventi passati a influenzare la nostra esperienza, ma il modo in cui essi vengono raffigurati.
Il procedimento di compressione è ovvio se si pensi che il canale d’ingresso alla memoria permette il trasferimento di modeste quantità d’informazione, circa 7 più o meno due pezzi simultaneamente. A volte la compressione produce elementi irregolari che ostacolano l’invio alla memoria, e la rappresentazione dell’evento vissuto rimane sulla sua soglia d’accesso per un tempo indefinito.
L’apprendimento è il risultato conclusivo del complesso processo di restringimento, trasmissione e dislocazione in memoria.
Se chiedessi di osservare una strada piena di negozi, animata di gente, con auto in sosta ecc. e poi di dare un resoconto della scena. Potrebbe accadere che si ricordi l’esperienza con una immagine fissa priva di movimento, oppure una scena in movimento senza sonoro. Qualcuno potrebbe ricordarla rimpicciolita e in bianco e nero. Altri, colorata e a dimensioni naturali, ma sfuocata. Può succedere che nel ricordare i negozi si tralascino i veicoli o per ricordare le auto si escludano le persone.
Dopo un incidente stradale, un testimone era convinto che l’auto coinvolta nel sinistro era in movimento. Un altro ricordava che quel veicolo era fermo. Uno dei due aveva omesso qualche informazione, che, comunque, non incideva sulla dinamica e responsabilità del disastro.

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Programmazione neurolinguistica

category Programmazione neurolinguistica 2 Dicembre 2007 | |
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La Programmazione neurolinguistica (PNL) nasce negli anni settanta ed è il risultato dell’opera di un matematico, Richard Bandler, e di un linguista, John Grinder, i quali misero a punto delle straordinarie tecniche di comunicazione per essere utilizzate efficacemente nell’azione terapeutica mostrando una serie di strumenti ricavate da alcuni astri carismatici della moderna psicoterapia. Successivamente le metodologie furono estese ad altri campi della comunicazione dall’industria al commercio, dalla scuola alle attività legali, ecc. La PNL è una nuova disciplina che opera nell’ambito dell’esperienza soggettiva e presenta strumenti, tecniche specifiche e principi organizzativi per conseguire qualsiasi risultato comportamentale. La PNL è un modello; i modelli si contrappongono alla teoria per l’utilità e la funzionalità e rappresentano semplicemente la descrizione fedele di come qualcosa operi senza impegnarsi a specificarne il perché. Il modello della programmazione neurolinguistica basa il suo fondamento su assiomi, leggi e principi della comunicazione, linguistica e cibernetica e dalla consapevolezza che gli schemi del comportamento umano sono originati dai sistemi percettivi: vista, udito, tatto, olfatto e gusto. Infatti, le informazioni che ci giungono dal mondo esterno le riceviamo attraverso i cinque sensi, e questi cinque sensi li usiamo per elaborarli internamente in programmi comportamentali. I programmi comportamentali (strategie) sono organizzati in una sequenza ordinata di sistemi rappresentazionali, l’equivalente all’elaborazione interna dei sistemi percettivi, selezionati da un operatore che collega per sinestesi i vari stadi della strategia stessa. La PNL, sostiene che qualunque abilità, competenza, capacità intellettiva, ecc. al pari di qualsiasi altra attività umana complessa ha una struttura e pertanto può essere appresa, dati i mezzi appropriati. Le tecniche della Programmazione neurolinguistica tendono a rettificare i processi sensoriali che regolano e conservano il problema psicologico, e non ad analizzare il contenuto specifico o il prodotto che lo mantengono saldo. E’ un modello conforme a un sistema limpido e pulito e opera in modo efficace. E’ uno strumento controllabile e sistemico che amplia la gamma d’azione di ogni psicoterapeuta indipendentemente dalla scuola di provenienza.

Didattica Inversa

category Programmazione neurolinguistica 2 Dicembre 2007 | |
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Per far apprendere la lettura ad un bambino, alle prese con l’istituzione scolastica, non è necessario cominciare dalle lettere dell’alfabeto, poi le sillabe ed infine le parole. Personalmente adotto il sistema inverso, faccio prima imparare le parole e poi le lettere, (le sillabe non le prendo in considerazione per una questione di complessità) il contrario del metodo maggiormente in uso. Non ho mai insegnato nelle scuole elementari e materne, perché sono un docente di scuola media, ma da quando sono sorti gli Istituti comprensivi (materne , elementari e medie) ho avuto l’occasione di fare delle dimostrazione anche in queste classi inferiori.
All’inizio della mia carriera, lavoravo come insegnante di sostegno, non avevo la specializzazione e coprivo un posto vacante. Comunque, conoscevo la PNL,  e non era da poco.
I miei primi due alunni furono: una ragazza con la sindrome di Down, che frequentava la prima media, e un ragazzo affetto dal “piccolo male”, di seconda media.
Prima di iniziare a operare con loro, alcuni esperti, che li seguivano da tempo, mi mostrarono le capacità dei ragazzi, erano presenti anche una collega di sostegno e la Preside della scuola. Cominciarono con l’alunna Down. Presero un libro di scuola elementare, le mostrarono il titolo di un brano e la invitarono a leggere. L’allieva lesse: “A S A C”, mi spiegarono, quindi … , che non era in grado di leggere.
( Continua … )

Origini delle malattie

category Programmazione neurolinguistica 2 Dicembre 2007 | |
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Gli esseri umani si differenziano nel modo in cui elaborano i dati che giungono al cervello sotto forma di stimoli sensoriali. Tale diversità, probabilmente, spiega perché alcune persone si ammalano, altre No. In sostanza si ammalano quei soggetti che combinano o dislocano le informazioni negli emisferi cerebrali in modo errato. Nell’emisfero destro di molti pazienti, infatti, si rinvengono rappresentazioni, esperienze, immagini d’eventi passati contenenti errori submodali che una volta corretti provocano la scomparsa della malattia. In altri pazienti, sempre normalmente organizzati, alcuni ricordi si trovano in un’ubicazione scorretta, al posto d’essere memorizzati nell’emisfero destro, sono stipati in quello sinistro. In questi casi, una volta inviati i ricordi nella giusta destinazione, cioè in memoria, la sintomatologia sparisce.
Diversi ammalati presentano elementi anomali nella sequenza di programmi comportamentali. Un programma, ad esempio, invece di presentarsi sotto forma di Vc—Ad—Vr, si manifesta sotto forma di Vc—C—Vr, un errore di C in Ad, dove il segnale C è più intenso di Ad. In ogni modo, una volta guidati gli infermi nella sequenza corretta, i disturbi si attenuano sensibilmente.
Le persone affette da patologie invalidanti mostrano difficoltà d’accesso ad alcuni sistemi rappresentazionali primari, verificabile dall’esterno per l’assenza d’indizi di scansione oculari. Tale ostacolo, che impedisce la creazione e/o il mantenimento di programmi neurali ben formati, può essere rimosso mediante nuova installazione.
( Continua … )