Homepage di Nienteansia.it

Switch to english language  Passa alla lingua italiana  

[Citazione del momento]

Archivi per ‘Atri argomenti’

Utilità della metafora alchemica

category Atri argomenti 6 Giugno 2016 | |
0 votes, average: 0,00 out of 50 votes, average: 0,00 out of 50 votes, average: 0,00 out of 50 votes, average: 0,00 out of 50 votes, average: 0,00 out of 5 (voti: 0 , media: 0,00 su 5)
Devi effettuare il login per votare.
Loading...

Alchimia Junghiana

Per Carl Gustav Jung (1875-1961), la funzione primaria del mito è psicologica: far luce sul funzionamento dell’inconscio. Il lavoro con i sogni e le fantasie del paziente costituiscono difatti la pietra angolare del suo approccio terapeutico.

L’ombra del padrone di casa

Per essere d’aiuto è indispensabile conoscere in dettaglio la storia di vita, l’anamnesi, così come acquisire informazioni dei “… simboli, e quindi della mitologia e della storia delle religioni“. Ciò  implica l’ammissione, l’accettazione e l’esplorazione, della diversità delle energie psichiche che abitano l’inconscio, invece di relegarle e costringerle nell’ombra, dove “… stati d’animo, nervosismo, e deliri rendono chiaro nel modo più doloroso che non si è  padroni in casa propria …”.

Interazione di due inconsci

In proposito, Nathan Schwartz-Salant rileva lo stretto legame dell’identificazione proiettiva, di cui Jung discetta implicitamente nel corso delle sue opere, a una concezione di due inconsci che vengono a contatto e inevitabilmente interagiscono.

Il portatore di proiezione non è infatti un oggetto qualsiasi preso a piacere, ma è sempre un oggetto che si dimostra adeguato al contenuto da proiettare, un oggetto che offre per così dire un aggancio adatto a ciò che è destinato a sostenere” (Jung, 1946).

L’allegoria della Temperanza

Questo modo di intendere l’identificazione proiettiva non corrisponde al semplice “travaso” d’un contenuto (del paziente) in un contenitore (l’analista) o viceversa, ma alla miscelazione della “giusta” misura, raffigurata nell’allegoria della Temperanza: “il mezzo attraverso il quale un individuo con una personalità borderline cerca di sanare il suo legame con l’inconscio” (Schwartz-Salant, 1989).

( Continua … )

La famiglia adolescente

category Atri argomenti 14 Marzo 2016 | |
0 votes, average: 0,00 out of 50 votes, average: 0,00 out of 50 votes, average: 0,00 out of 50 votes, average: 0,00 out of 50 votes, average: 0,00 out of 5 (voti: 0 , media: 0,00 su 5)
Devi effettuare il login per votare.
Loading...

“L’adolescenza è una ‘malattia’ normale. Il problema riguarda piuttosto gli adulti e la società: se sono abbastanza sani da poterla sopportare”, Donald Woods Winnicott (1896-1971).
Ciascuno dei genitori sperimenta singolarmente la pubertà dei figli e tendenzialmente sarebbe portato a deresponsabilizzarsi, proiettando sul coniuge il proprio sentimento d’inadeguatezza. La stessa identità personale, sebbene strutturata sulle scelte del passato, si pensa possa ancora subire delle modificazioni, che non escludono persino la famiglia in sé, intesa come entità immutabile, e dunque da rimettere in discussione. Difatti, la maturità non sempre è detto costringa a quell’atteggiamento sufficientemente riflessivo da consentire una rielaborazione distaccata di ciò che è stato, ma spesso si sofferma a rivoltolarsi in rimpianti e rivendicazioni, che trascurano i ruoli di coppia, paterno e materno, nell’inseguimento di realizzazioni individuali, in quanto persone distinte e prive di vincoli.
La rigidità con cui si tende a interpretare un ruolo procura quell’incertezza che necessita di frequenti rassicurazioni, sulle quali ci si interroga incessantemente, specie in tema di gestione relazionale ed educazione. L’approvazione che si va quindi a ricercare nell’ambito familiare, per ricevere adeguata legittimazione dai diretti interessati, rovescia di frequente il segno relativo al bisogno di conferma in una vera e propria necessità di riconoscimento, fino a produrre una netta sudditanza. E dal “padre padrone” (1975) della “pedagogia progressista” di Gavino Ledda si è così giunti alla paradossale condizione di un quasi servitore postmodernista, come descritto dal “realismo isterico” di Jonathan Franzen, in “Strong motion” (1992).
“E perché, con la scusa di essere genitori responsabili, state inculcando ai vostri figli lo stesso ethos del consumo, se i beni materiali non sono l’essenza dell’umanità: perché vi state assicurando che la loro vita sia ingombra di oggetti come la vostra, con doveri e paranoie e immissioni ed emissioni, così che l’unico scopo per cui avranno vissuto sarà quello di perpetuare il sistema, e l’unica ragione per cui moriranno sarà il fatto di essersi logorati?”.
Massimo Ammaniti, in “La famiglia adolescente” (Laterza, Bari 2015) ci spiega come i ragazzi “avrebbero bisogno di confrontarsi con adulti stabili, convinti delle proprie idee, in grado di assolvere in modo fermo il proprio ruolo educativo. Perché nella lotta contro i genitori per far valere il proprio punto di vista, i giovani imparano a riconoscere i propri limiti e a trovare una propria coerenza personale”.

( Continua … )

La bussola dell’antropologo. Orientarsi in un mare di culture

category Atri argomenti 14 Febbraio 2016 | |
0 votes, average: 0,00 out of 50 votes, average: 0,00 out of 50 votes, average: 0,00 out of 50 votes, average: 0,00 out of 50 votes, average: 0,00 out of 5 (voti: 0 , media: 0,00 su 5)
Devi effettuare il login per votare.
Loading...

Si dice che tecnica, scienza, arte e magia abbiano in definitiva “de-animalizzato” l’umanità, in una prospettiva parallela e, per certi versi, ma solo apparentemente, contraddittoria a quell’ossimorica visione zoo-antropologica, neuro-scientifica ed etico-giuridica di “Animals as persons” (come appunto titolava Gary L. Francione i suoi “Essays on the Abolition of Animal Exploitation”, nel 2008).

Soprattutto la tecnica, dall’etimo greco tèchne, il quale indica abilità e perizia nell’artificio e, nel distinguersi dalla conoscenza teorica, come dal ventilare ipotesi, o da una esposizione degli eventi che non sia effettivamente narrativa, non può prescindere dalle competenze in ciò che un tempo si classificavano quali “arti e mestieri”, o da quella progettualità richiesta dall’operare con specifici dispositivi. Il rapporto instaurato con gli oggetti è quanto principalmente caratterizza la nostra evoluzione biologica, grazie a modifiche apportate a scopo pratico e in senso strumentale, fino a trasformare in attrezzo una materia offerta originariamente dalla natura.

Un eccesso di tecnica potrebbe comunque esercitare un soffocante effetto disumanizzante, se in compenso la coltivazione dei talenti non ci venisse incontro nel riaffermare quella capacità di produrre delle visioni che vadano al di là delle cose in se stesse, per cui dunque siamo in grado di immaginarle senza averle dinanzi. Ciò equivale sostanzialmente a un esercizio d’astrazione, o di quello che chiamiamo pensiero simbolico. Degli animali, che filogeneticamente rappresentano il nostro passato, possiamo fare esperienza nel presente, sul futuro e sull’esistenza di angeli, e altre entità, ci limitiamo solo a fare vaghe supposizioni.

Nasce però a questo punto il divario tra disporre e verificare, assistere e constatare, guardare e interpretare, quella distanza cioè tra semplicità e complessità di idee e opinioni, oppure, per usare la terminologia prettamente dantesca del XXVI canto dell’Inferno (v. 120), “virtute e canoscenza”. Le norme sono collettive, appartengono alla dimensione della veridicità cognitiva, controllabile e trasmissibile, mentre i singoli comportamenti sono individuali e implicano giudizi personali, come eventuali sensi di colpa.

Sarebbe questa allora la differenza tra uomini e animali, riassumibile in un’affermazione concisa nella sua appena sufficiente considerazione, a prescindere dalla descrivibilità emblematica o da un’eufemistica trasposizione?

Una possibilità poco nota – scrive in proposito Adriano Favole, in “La bussola dell’antropologo. Orientarsi in un mare di culture” (Laterza, Bari 2015) – consiste nel chiedersi se e in che modo le società non occidentali abbiano applicato la nozione di ‘persona’ al di fuori del mondo umano. Quali animali sono stati considerati persone, per quali motivi, con quali ‘giustificazioni’ e con quali effetti nel rapporto uomo-ambiente?”.

( Continua … )

“Male lingue”, vecchi e nuovi codici delle mafie da decriptare

category Atri argomenti 29 Gennaio 2016 | |
0 votes, average: 0,00 out of 50 votes, average: 0,00 out of 50 votes, average: 0,00 out of 50 votes, average: 0,00 out of 50 votes, average: 0,00 out of 5 (voti: 0 , media: 0,00 su 5)
Devi effettuare il login per votare.
Loading...

La stessa originalità fa creare, ai geni come ai pazzi, dei vocaboli di tutto lor conio”, Cesare Lombroso (1835-1909), in “L’Uomo di Genio in Rapporto alla psichiatria, alla storia ed all’estetica” (1894).

La “scrittura sul corpo” dell’Uomo delinquente

La letteratura riguardante il gergo della malavita si può dire cominci a fine Ottocento proprio con uno dei più discussi scienziati sociali, il quale inizia a raccoglierne numerosi esempi. Ne “L’uomo delinquente” (1876), Lombroso rileva il valore del tatuaggio quale “scrittura sul corpo”.

Il tatuaggio permane nei delinquenti e nelle prostitute, nelle quali si presenta inoltre con speciali caratteri. Anzitutto ne è caratteristica la maggior frequenza… Il maggior numero dei tatuati è dato dai recidivi e dai delinquenti nati, sia ladri che assassini; il minimo dai falsari e truffatori…”.

Catalogo dei tatuaggi

Lo psichiatra veronese cataloga i tatuaggi in simboli di guerra (date, armi, stemmi); di mestiere (attrezzi di lavoro, strumenti musicali); totemici (serpenti, cavalli, uccelli); erotici (iniziali, cuori, versi); religiosi (croci, Cristi, Madonne, Santi).

Segni divenuti linguaggio

Dal XVI secolo fino alla metà degli anni Cinquanta del Novecento, presso il Santuario di Loreto, vigeva la tradizione dei cosiddetti frati denominati “marcatori” perché incidevano piccoli segni devozionali fra i pellegrini, che, in caso di morte violenta, sarebbero stati riconosciuti come fedeli e di conseguenza sepolti in terra consacrata.

Trattandosi di “segni divenuti linguaggio”, che dalla fine degli anni ’60 del secolo scorso hanno conosciuto una progressiva diffusione (dapprima nell’ambito delle sottoculture giovanili hippy, o fra le bande di motociclisti, tipo Hells Angels, e poi al seguito della moda), non contraddistinguerebbero più soltanto l’appartenenza a gruppi criminali circoscritti e precisi, quali i “Vor v zakone” (ladri “nella legge”, obbedienti alla consuetudine, comprendente l’obbligo di sostenere l’ideale criminale, il rifiuto del lavoro e delle attività politiche) della Organizacija russa, gli affiliati alle kumi della Yakuza (Ha-Kyuu-Sa, che richiama il punteggio più basso a un gioco di carte nipponico: Hachi 8, Kyuu 9 e San 3), o i cartelli sudamericani della Mara Salvatrucha 13 (che potrebbe voler dire: “gruppo di furbi salvadoregni della tredicesima”, la 13th Street di Los Angeles, dove si crede sia nata).

( Continua … )

Psicologia del Futuro (?) (dal Prana alla respirazione olotropica)

category Atri argomenti 25 Gennaio 2016 | |
0 votes, average: 0,00 out of 50 votes, average: 0,00 out of 50 votes, average: 0,00 out of 50 votes, average: 0,00 out of 50 votes, average: 0,00 out of 5 (voti: 0 , media: 0,00 su 5)
Devi effettuare il login per votare.
Loading...

Sembra che a coniare il termine “psicologia transpersonale” sia stato Roberto Assagioli [cognome adottato da Roberto Marco Greco (1888-1974)], il quale avrebbe inoltre avuto il grande merito di oltrepassare per primo i limiti della “psico-analisi” classica, proponendo per contrapposizione una “psico-sintesi” che consentisse al singolo di sfondare i suoi confini di essere umano fin verso la realizzazione di un Sé che si sarebbe quindi rivelato “transpersonale”.

Questo “spostamento” d’interesse (ma meglio sarebbe parlare di “ampliamento”), nei processi dinamici della mente, “trascende” definitivamente in una dimensione “spirituale”, che va a completare quell’unità di componenti bio-psicologiche, in grado di sviluppare un orientamento “volitivo” di dominio sul proprio mondo inconscio, soprattutto dopo averlo conosciuto appieno.

Il contributo della Psicosintesi

Another specific contribution made by Psychosynthesis, is its reaffirmation of the importance and value of the will, drawing attention to its special position as being different from that of other psychic functions. One might say that the will is the Cinderella of modern psychology. Since William James it has been almost entirely neglected, not only by academic psychologists, but also by the leading exponents of dynamic psychology… The man of weak will is like a cork on the ocean tossed by every wave… he is a slave, not only of the will of others, and all external circumstances, but also of his drives and desires” (Un altro specifico contributo da parte della Psicosintesi, consiste nel suo riaffermare l’importanza e il valore della volontà, attirando l’attenzione alla sua particolare posizione differente da quella delle altre funzioni psichiche. Si potrebbe dire che la volontà è la Cenerentola della psicologia moderna. Dopo William James è stata quasi del tutto trascurata, non solo dagli psicologi accademici, ma anche da esponenti della psicologia dinamica … L’uomo di debole volontà è come un tappo di sughero nell’oceano sballottato da ogni onda … è uno schiavo, non solo della volontà di altri, e di tutte le circostanze esterne, ma pure dei suoi desideri e pulsioni. “The act of will”, 1973).

Dalla “Terza” a una… “Quarta” forza

Nell’attivare una tale sfera superiore di “coscienza” ancora ignota, lungo un percorso esistenziale sostanzialmente limitato, promosso dalla “psicologia umanistica” di Abraham Harold Maslow (1908-1970), l’incompletezza dell’uomo si protende inevitabilmente verso una “realizzazione” che potrebbe non mostrare mai il suo traguardo, ove cioè l’inconscio collettivo di Carl Gustav Jung (1875-1961) sconfinerebbe con l’essenza cosmica, di cui non sarebbe che un pallido riflesso. Così, la cosiddetta “Terza Forza” di Maslow  risulterebbe in ultima analisi precaria e transitoria, ossia un prologo a una “Quarta” forma di psicologia ancora più “elevata”, incentrata addirittura sul cosmo, anziché su bisogni e interessi mondani, un sistema trans-umano e “trans-personale” che oltrepassa la condizione individuale di sicurezza, appartenenza (identità), stima e autorealizzazione.

( Continua … )