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La dipendenza affettiva. Una nuova dipendenza patologica

category Disturbi e patologie 15 Gennaio 2014 | |
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La problematica della dipendenza affettiva è recente. E’ stata messa in evidenza da un libro della psicologa americana Robin Norwood “Donne che amano troppo”.

Anche in psicanalisi nel 1945 si introduceva il termine amore dipendente per indicare persone che hanno bisogno dell’amore come altre del cibo o della droga.

La dipendenza affettiva è un problema grave. Esempi di tale dipendenza: quando non ci piacciono il carattere del partner, il suo modo di pensare e il suo comportamento, ma ci adattiamo pensando che se noi saremo abbastanza attraenti e affettuose, disponibili, lui cambierà per noi. Quando la relazione con il partner mette a repentaglio il nostro benessere emotivo, forse anche la nostra salute e la nostra sicurezza. Quando giustifichiamo i suoi malumori, il suo cattivo carattere, la sua indifferenza, o li consideriamo conseguenze di un’infanzia infelice e cerchiamo di comprendere e sostenerlo.

Nella dipendenza affettiva, è l’altro l’oggetto della dipendenza, non si può fare a meno del partner; si sta bene, si è felici, tranquilli e rilassati solo quando lui è presente. Quando il partner è lontano si prova tristezza, angoscia per la paura che non torni, nervosismo, si vive nell’attesa.

Il dipendente fa di tutto per avere la presenza dell’amato, inventa situazioni, ricorre anche a malessere o tentati suicidi nei casi più disperati.

La dipendenza affettiva colpisce sopratutto il sesso femminile, in tutte le fasce d’età. Le donne dipendenti hanno una pessima stima di sé, sono insicure, svalutano le proprie capacità anzi, sono convinte di non averne, si sentono inadeguate, hanno la convinzione di non poter esistere e farcela da sole senza appoggiarsi ad un uomo. Sono donne che non si amano e che non nutrono rispetto per se stesse.

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I Disturbi del Comportamento Alimentare

category Disturbi e patologie 5 Febbraio 2013 | |
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Il cibo è più di qualcosa da mangiare.

È nutrimento. Ma anche piacere.
È legame: materno, familiare, sociale.
È appartenenza, identità, memoria.
Gli si attribuiscono, a torto o a ragione, effetti terapeutici,
tossici, cosmetici, depuranti.
(Anonimo, 2004)

Cosa è un Disturbo del Comportamento Alimentare

Il disturbo del comportamento alimentare è una patologia caratterizzata da alterazione nel modo di alimentarsi, che è il sintomo più evidente, unito ad una valutazione estremamente negativa del proprio corpo, alla sua immagine, alla sua forma e a peso. Lo stile alimentare è alterato come conseguente alterazione dei pensieri e delle emozioni legate alla percezione del proprio corpo e al cibo.

In molti soggetti la distorsione nel modo di concepire il cibo e il corpo favorisce l’insorgere di patologie che prendono il nome di Disturbo del Comportamento Alimentare.

All’interno di tale disturbo la comunità scientifica internazionale e i principali manuali diagnostici riconoscono come comportamenti patologici: l’Anoressia Nervosa, la Bulimia Nervosa, i Disturbi del Comportamento Alimentare Non Altrimenti Specificati (DCANAS), in cui i comportamenti possono essere i segnali di un’anoressia o bulimia agli esordi, il Disturbo da Alimentazione Incontrollata (DAI), che caratterizza nella maggior parte dei casi l’obesità.

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Gioco d’Azzardo Patologico. Quando il gioco d’azzardo diventa una malattia

category Disturbi e patologie 26 Settembre 2012 | |
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Il gioco d’azzardo è un’attività di passatempo sociale, il cui obiettivo è far guadagnare soldi a chi punta una certa quantità di danaro.

La storia del gioco d’azzardo è strettamente legata alla storia dell’uomo, tanto che i primi cenni a questa attività si riscontrano addirittura nel 3000-4000 a.C. Nella civiltà egiziana, infatti, era già praticato il gioco dei dadi (il termine “azzardo” deriva dal francese “hasard”, a sua volta termine di origine araba, “az-zahr”, che significa proprio “dadi”). Più a est, in India, Giappone e Cina, si hanno testimonianze di forti scommesse, sia al gioco dei dadi che alle corse dei carri. Non da meno, nella Roma imperiale, personaggi come Nerone, Caligola, Claudio furono certamente accaniti giocatori (oggi probabilmente diremmo “giocatori patologici”). Lo sviluppo sociale del problema del gioco d’azzardo è in parte favorita anche dalle crescenti possibilità di scelta tra una vasta gamma di tipologie di gioco, ormai sempre più legalizzate, che riescono a rispondere alle simpatie dei giocatori con diverse propensioni e con differenti personalità. Così i giocatori d’azzardo vanno dagli amanti della trasgressione da gran salone, come quella dei giochi da Casinò e slot-machine, agli appassionati dei videogiochi che si lasciano conquistare dai sempre più diffusi videopoker, agli appassionati dei giochi d’azzardo popolari, come le lotterie, il gioco di numeri e di schedine, fino al Bingo, la moderna trasformazione del gioco della tombola. Il gioco d’azzardo è anche online, situazione molto più comoda e a portata di mano.

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Depressione post partum: Maternity Blues – Mamme nel buio

category Disturbi e patologie 20 Settembre 2012 | |
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Sono diversi i disturbi psichici che possono comparire dopo la gravidanza; in questo articolo pongo l’attenzione sul Maternity Blues, una forma clinica di depressione temporanea e passeggera, che si manifesta nella donna dopo la nascita del figlio. E’ una sindrome che fa riferimento alla tristezza del dopo parto. Si tratta di una sintomatologia che colpisce circa il 70% delle neomamme, ed è caratterizzata da:

  • facilità al pianto, che rappresenta il sintomo centrale
  • stanchezza fisica
  • tendenza all’umore depresso
  • ansia
  • irritabilità
  • difficoltà a prendere sonno o a rimanere svegli
  • cefalea
  • diminuzione della capacità di concentrazione
  • difficoltà elevata nel pensiero
  • senso di inadeguatezza

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Terapia della luce. Un intervento di cura per le sindromi depressive

category Altre terapie 12 Settembre 2012 | |
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Abstract

Il potere terapeutico della luce solare era noto anche agli antichi greci: Ippocrate, il padre della medicina, prescriveva ai propri pazienti bagni di sole. In tempi più recenti, nell’Inghilterra vittoriana si cominciò a dotare i sanatori di solarium dove i pazienti sofferenti di melanconia (parola che all’epoca veniva utilizzata per descrivere le sindromi depressive) potessero beneficiare della luce del sole soprattutto al mattino, fatto che in assenza di adeguate spiegazioni scientifiche risultava comunque di estrema utilità. Al di là di questi cenni storici, per capire le qualità terapeutiche della luce sul tono dell’umore basta provare a esporsi per un’ora al sole un giorno in cui ci si sente giù di morale per sperimentarne immediatamente i benefici. Forse proprio il fatto che gli effetti curativi della luce appaiano così ovvi ha inibito a lungo una sperimentazione scientifica in grado di spiegare perché la luce del sole sia terapeutica e di testare metodi rigorosi e attendibili per il suo utilizzo in campo psichiatrico e psicoterapico.

Una recente ricerca canadese (2006) condotta su 98 soggetti depressi ha dimostrato che la luce terapia è altrettanto efficace quanto il principio attivo del farmaco antidepressivo sul disturbo depressivo stagionale e che, inoltre, agisce in tempi più rapidi del farmaco e pressoché senza effetti collaterali.

Articolo

Noi tutti abbiamo un orologio biologico interno che è regolato attraverso l’esposizione a luce forte. Prima dell’avvento dell’elettricità, il nostro “orologio” seguiva il ciclo delle 24 ore e delle stagioni. Molto semplicemente, dormivamo quando era buio e lavoravamo quando c’era luce. Tutto ciò significava dormire più a lungo d’inverno, ed essere molto più attivi d’estate. Nella vita moderna lavoriamo e dormiamo più o meno lo stesso tempo, indifferentemente dalle stagioni e per molte persone le giornate invernali, che sono più brevi, sono un problema. Il funzionamento di questo “orologio stagionale”, è in parte regolato dall’esistenza di diversi livelli di ormone melatonina, la cui produzione è controllata dal cervello. Vari esperimenti svolti hanno dimostrato come, l’eccesso di melatonina può mettere fuori uso l’orologio biologico, causando i sintomi della S.A.D. ( sindrome affettiva depressiva o depressone stagionale).

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