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Stop al fumo

category Psicologia 11 Aprile 2013 | |
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“La sigaretta è un tubicino, che ha ad una estremità una brace ed all’altra un aspirante suicida.”
Honoré de Balzac (1799-1850)

Nonostante le campagne anti-fumo la dipendenza dal fumo risulta, purtroppo, ancora molto diffusa. Molti fumatori desiderano smettere ma uscire dalla dipendenza dal fumo non è una cosa facile. Ci sono dei meccanismi emotivi e comportamentali che favoriscono l’abitudine all’uso della sigaretta, inoltre,  la nicotina in essa contenuta induce una dipendenza farmacologica, al pari di altre sostanze psicotrope. Il fumo viene visto dagli esperti come un sintomo, ossia l’espressione di un disagio o una forma di strategia per affrontare situazioni di difficile gestione, quali elevati livelli di conflittualità interiore o relazionale. Si riscontrano negli accaniti fumatori disagi simili, quali disturbi d’ansia, depressione, bassa autostima e minore capacità di coping rispetto ai non fumatori. Le motivazioni che portano a fumare sono differenti da soggetto a soggetto e vanno ricercate nella storia di ciascuno ma in genere si riscontrano:

–          senso di gratificazione, fumare ha una funzione di rassicurazione ed autoconsolatoria, di autoregolazione cioè nei confronti dell’ansia e delle difficoltà percepite dalla persona nel fronteggiare la vita;

–          fumare genera l’instaurarsi di una serie di gesti e piccoli rituali che hanno la funzione di scandire la vita quotidiana, tanto da divenire un gesto abitudinario. Esempio:la sigaretta dopo il caffè o in macchina, il fumare in determinate circostanze divengono abitudini comportamentali che contribuiscono a conferire alla vita quotidiana attributi di familiarità e consuetudine che in quanto tali forniscono un senso di sicurezza rispetto alla propria vita;

–          Il fumare dà alla persona la percezione di avere una via d’uscita nei momenti di particolare ansia e tensione; un fumatore si sente più tranquillo se sa che in un momento di tensione potrà fumare una sigaretta, e soprattutto si sente protetto ed al sicuro se sa di avere le sigarette con sé. In tal senso fumare contribuisce a fornire un illusione di controllo e di padronanza di se stessi nei confronti degli imprevisti della vita;

( Continua … )

L’AUTISMO

category Disturbi e patologie 2 Aprile 2013 | |
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Parliamo di Autismo in occasione della giornata mondiale dell’Autismo 2 Aprile 2013

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=9FpfH7uFdu4

La parola Autismo deriva dal greco “autos = se stesso” cioè prende il nome dalla tendenza del soggetto ad essere “autonomo” in maniera estrema, sta ad indicare un comportamento rappresentato da chiusura, evitamento dell’altro ed isolamento.  Il Disturbo dello spettro dell’autismo (DSA o ASDs, AutisticSpectrum Disorders)è inserito tra i disturbi psico-fisici nel DSM-IV (Diagnostic and Statistic Manual of Mental Disorders) sotto la categoria Disturbi generalizzati dello sviluppo. La percentuale di incidenza è a favore del sesso maschile con rapporto di 4:1 rispetto alle femmine; esso si manifesta entro i primi 36 mesi di vita e perdura per tutta la vita. L’autismo, quale disordine pervasivo dello sviluppo (PDD – pervasive development disorder -), è stato studiato a partire dalla prima metà del ‘900, inizialmente venne indicato come “psicosi” o “schizofrenia infantile”. Il PDD, quale disturbo autistico, pervasivo, disintegrativo dello sviluppo non altrimenti specificato, include il disturbo di Asperger, il disturbo di Rett e la sindrome di Tourette. La definizione di sindrome AS (disturbo di Asperger) rappresenta un autismo più lieve con minore ritardo nello sviluppo del linguaggio (PDD-NOS atipico o non specificato), mentre la sindrome di Rett, rappresenta un autismo con disturbo generalizzato dello sviluppo psico-fisico; la sindrome di Tourette viene definita più di cento anni fa’ dal neurologo Georges Gilles de la Tourette che ne evidenzia i disordini neurologici accompagnati da tic motori, instabilità emotiva, ma nello stesso tempo egli ammette che tutto ciò non impedisce studi musicali o prestazioni atletiche: in effetti la sindrome di Tourette non comporta gli impedimenti propri dell’autismo grave. I Disturbi Pervasivi dello Sviluppo sono caratterizzati da compromissione grave e generalizzata in diverse aree dello sviluppo: capacità di interazione sociale reciproca, capacità di comunicazione, o presenza di comportamenti, interessi, e attività stereotipate. Le compromissioni qualitative che definiscono queste condizioni sono nettamente anomale rispetto al livello di sviluppo o all’età mentale del soggetto. Il Disturbo Autistico viene talvolta riportato come autismo infantile precoce, autismo infantile o autismo di Kanner. La compromissione dell’interazione sociale è il primo punto sul quale bisogna soffermarsi affinché si possa fare una  diagnosi accurata del disturbo Autistico.

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SoS StAlKiNg

category Atri argomenti 14 Marzo 2013 | |
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Lo stalking viene chiamato anche “sindrome del molestatore assillante” , si tratta di un fenomeno in crescente aumento nel nostro paese al punto che  nel 2009 con la legge 23 aprile 2009, n. 38 è stato dichiarato reato.  Lo stalking vede, nella maggior parte delle volte, donne vittime e uomini persecutori anche se non mancano casi inversi, riguarda individui che oltre l’80% dei casi si conoscevano in quanto ex partner , amici e/o colleghi di lavoro.  L’età delle vittime di stalking varia dai 14-16 anni fino all’età adulta, il fenomeno tende a diminuire dopo i 50 anni. In genere i singoli comportamenti dello stalker non sono ritenuti di per sé reato, lo rendono tale la modalità con cui vengono agiti e la reazione emotiva della vittima che non gradisce tali comportamenti al punto da esserne impaurita. E’ possibile confondere inizialmente un comportamento di stalking con il corteggiamento, ma nel momento in cui certi comportamenti  risultano inadeguati e non graditi siamo in presenza di uno stalker e non di un corteggiatore. In genere la vittima cerca sempre di far ragionare il proprio persecutore per cui lo incontra, risponde alle sue richieste…ciò la mette sempre più a correre un rischio perché lo stalker gioca proprio sull’ambivalenza. Certi comportamenti possono durare pochi mesi ma anche anni, di conseguenza la vita della vittima cambia radicalmente poiché aumenta la paura, si presenta ansia, insonnia e possibili flashback tipici del disturbo post traumatico da stress, tutto ciò va a ledere l’attività lavorativa e i rapporti sociali. Lo stalker agisce attraverso due tipologie di comportamento (Mullen P. E. & al., 2000):

–          Comunicazioni intrusive: manifesta le proprie emozioni, desideri, bisogni ed impulsi attraverso messaggi, lettere, sms, telefonate, ecc.

–          Contatti: controlla in modo diretto la vittima, attraverso pedinamenti, farle visita a casa o al lavoro, aggredendola.

Affinché si possa parlare di stalking occorre che:

  1. lo stalker, agisce nei confronti di una persona che è designata come vittima in virtù di un investimento ideo-affettivo, basato su una situazione relazionale reale oppure parzialmente o totalmente immaginata;
  2. lo stalking si manifesta attraverso una serie di comportamenti basati sulla comunicazione e/o sul contatto, ma in ogni caso connotati dalla ripetizione, insistenza e intrusività;
  3. la pressione psicologica legata alla coazione comportamentale dello stalker e al terrorismo psicologico effettuato, pongono la vittima in uno stato di allerta, di emergenza e di stress psicologico (Galeazzi G.M., Curci P., 2001).

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Riempirsi di cose : Hoarding – Disposofobia

category Disturbi e patologie 1 Marzo 2013 | |
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Il Feng Shui, teoria orientale sulla disposizione armonica degli oggetti nell’ambiente, sostiene che gli spazi riflettono il mondo psichico, parlano di noi stessi. Pertanto una casa sgombera e lineare rappresenterebbe chiarezza di pensiero e armonia interiore; vediamo insieme, invece, cosa significa avere una casa “piena”.

In genere tutti hanno la tendenza a non lasciare andare ciò che gli appartiene, ma c’è chi proprio non riesce a buttare via le cose al punto da risultare un vero e proprio problema; questo avviene poiché non si riesce a distinguere quel che è importante da quel che non lo è, questo tipo di disturbo viene definito: disposofobia o Hoarding. Con questi termini si fa riferimento ad un accaparramento compulsivo, cioè alla tendenza patologica di mettere da parte masse di oggetti inutili fino a rendere inabitabili intere aree della propria casa o comunque compromettendo fortemente il proprio stile di vita.

Per indicare l’ammasso di materiale conservato viene utilizzato il termine inglese: Clutter. Non tutte le case sono ordinate, soprattutto quelle in cui ci sono molti bambini ma ciò che differenzia il normale disordine da quello patologico è che gli oggetti ammassati non vengono mai messi da parte o buttati. Questi oggetti, definiti: Clot non vengono smaltiti in nessun modo. L’accumulo può essere ricondotto al collezionismo anche se quest’ultimo si differenzia per la settorializzazione del materiale conservato; il disturbo, invece, può focalizzarsi su oggetti diversi.

All’inizio l’individuo non vive il fenomeno come un problema, la patologia è ego sintonica, cioè non viene percepita come invalidante, ma con il passare del tempo il materiale accumulato provoca impedimenti e danni significativi ad attività essenziali quali muoversi, cucinare, fare le pulizie, lavarsi e dormire. La sindrome spesso inizia con la difficoltà a liberarsi di ricordi cari, acutizzata  da timori di genere finanziario (non si butta via nulla!), per poi precipitare in una vera e propria fobia di separazione dagli oggetti.

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Dipendenza affettiva

category Disturbi e patologie 25 Febbraio 2013 | |
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Quando parliamo di amore facciamo riferimento alla motivazione, al senso dell’esistenza, a ciò che rende l’essere umano nobile. Molti autori di letteratura e di filosofia hanno parlato di questo sentimento, lo hanno analizzato, definito, narrato e esaltato; eroine sofferenti, tradite, a volte persino suicide popolano le pagine dei testi classici. Tutti ricordiamo Penelope, che attese fiduciosa il ritorno del suo amato Ulisse, o Didone, innamorata tanto perdutamente di Enea che vedendolo partire si tolse la vita. Purtroppo questi finali tragici non si verificano solo nella tradizione classica, ma diventano sempre più frequenti anche nella nostra società attuale. Senza andare troppo lontano nel tempo, basti pensare al gesto folle e disperato di Matthias Kaspar Schepp, 44 anni, che, incapace di sopportare la separazione dalla moglie Irina decise di rapire le due figlie, Alessia e Livia e di farla finita gettandosi sotto le rotaie di un treno a Cerignola. Spesso a scrivere le storie sono proprio i sentimenti poiché l’essere umano prova sentimenti e instaura relazioni sulla base di essi. Molti autori hanno studiato il modo in cui i sentimenti si radicano nell’individuo.

Secondo i teorici dell’attaccamento, J. Bowlby e M. Ainsworth, i rapporti che il bambino instaura con le prime figure di accudimento getterebbero le basi relazionali future, con la costituzione del Modello Operativo Interno (una rappresentazione mentale di sé e della relazione con la madre). Con S. Freud e la psicanalisi si è ipotizzato, e poi teorizzato, che l’individuo investe sull’altro le proprie pulsioni, la propria energia primaria, lo trasforma in un oggetto della propria libido, alternando fasi di scissione, introiezione, fagocitazione ed infine una fase risolutiva di auspicabile integrazione armonica delle figure genitoriali, arrivando così alla fine del processo di maturazione personale ad interiorizzarle, secondo un processo di sviluppo stadiale che sfocia, nell’età adulta, nella fase della maturità genitale e affettiva. Così, in condizioni ottimali, l’individuo una volta cresciuto instaura relazioni amorose e sociali, sviluppa una competenza emotiva e impara a gestire il proprio stare con se stesso; impara a relazionarsi all’altro sapendo gestire la propria vita affettiva e le proprie emozioni in maniera appropriata. Purtroppo non sempre funziona così, molti disturbi dello spettro ansioso-depressivo nascono all’interno della storia famigliare e si rendono evidenti soprattutto nella relazione di coppia. Spesso bisogni di dipendenza non adeguatamente colmati durante l’infanzia, possono estrinsecarsi nel bisogno coatto di protezione e di attaccamento simbiotico nella vita adulta. Tipico esempio di ciò lo ritroviamo nella dipendenza d’amore, in cui l’altro, spesso sfuggente, diventa il nostro salvatore, la droga da cui dipende la nostra felicità, fino ad annullarci. Tale situazione indica una difficoltà a volersi bene, a prendersi cura di sé e a delegare l’altro della responsabilità del nostro benessere. Ciò può sfociare anche nella gelosia patologica che rivela una profonda insicurezza, il bisogno continuo di controllare e possedere l’altro, il quale diventa una nostra proprietà.

( Continua … )