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Hikikomori nuovo stile di vita o nuova patologia?

category Disturbi e patologie 31 Gennaio 2014 | Stampa articolo |
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Dalla seconda metà degli anni “80 nel sol levante si è iniziato a parlare di Hikikomori, che letteralmente  significa: stare in disparte, con questa terminologia lo psichiatra giapponese direttore del Sofukai Sasaki Hospital che la coniò, Saito Tamaki , definì il comportamento osservato in diversi giovani che avevano scelto di ritirarsi dalla vita sociale. Gli Hikikomorian, ossia coloro che praticano l’Hikikomori, hanno la tendenza a ritirarsi nella propria stanza senza più uscirne per lunghi periodi di tempo, si tratta di un autoreclusione della durata superiore ai 6 mesi, in cui non si hanno contatti con l’esterno, vengono abbandonati gli amici e ogni forma di comunicazione con la famiglia.  Questo fenomeno coinvolge soprattutto i giovanissimi, infatti è stato riscontrato in ragazzi di 12 anni, non mancano casi di persone di un età maggiore come i 30 anni. Riguarda soprattutto soggetti di sesso maschile con un estrazione sociale medio-alta. Lo stile di vita del giovane hikikomorian si caratterizza da una vita sedentaria, dedica il proprio tempo ai fumetti e al pc, inverte il ritmo sonno-veglia, consuma il cibo in solitudine escludendo ogni contatto esterno.

Esistono differenze socio-culturali tra il fenomeno Hikikomori giapponese e quello europeo, poiché il fenomeno appare come una forma di ribellione contro il sistema sociale che si differenzia tra l’Occidente e l’Oriente. La cultura giapponese è caratterizzata dalla presenza di regole eccessivamente rigide ed i giovani si ribellano proprio a queste rifugiandosi nella propria abitazione, come forma di protesta silenziosa, in Occidente, invece, è proprio l’assenza di un sistema coerente e sistematico di regole sia sul piano sociale, relazionale che lavorativo a creare nel giovane la percezione di sentirsi incapace, inadeguato, a non saper trovare il proprio ruolo nel mondo, per cui tende a rifugiarsi nel mondo a lui più rassicurante. Un’altra differenza tra il fenomeno dell’Hikikomori in Oriente e quello Occidentale è che gli hikikomorian europei fanno un uso eccessivo delle nuove tecnologie, mantenendo un contatto con l’esterno tramite internet, per tale ragione questo fenomeno spesso viene associato e confuso con il disturbo da dipendenza da internet (IAD). La comunicazione virtuale per gli hikikomorian europei rappresenta l’unica forma di relazione. Alcuni medici hanno osservato che la mancanza di contatto sociale e la prolungata solitudine determinano nei giovani una perdita delle competenze sociali e comunicative. Purtroppo però le persone coinvolte in questo fenomeno non si rendono conto della gravità, per cui non sentono alcun bisogno di richiedere aiuto, proprio per tale ragione è importante che vi sia informazione in modo da aiutare chi è già coinvolto attraverso un aiuto psicoterapeutico o prevenire il fenomeno.

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Il “nuovo” ruolo dei nonni nella relazione con i nipoti

category Atri argomenti 9 Ottobre 2013 | Stampa articolo |
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“Nessuno può fare per i bambini quel che fanno i nonni: essi spargono polvere di stelle sulla vita dei più piccoli.” Alex Haley

In occasione del 2 Ottobre Festa dei Nonni, introdotta negli Stati Uniti nel 1978 e in Italia nel 1997 per volontà di Franco Locatelli (Presidente Unaflor) oggi parliamo dell’importanza della relazione tra nipoti e nonni, augurando a tutti i nonni tantissimi auguri!

Le esperienze positive vissute nella prima infanzia agiscono da fattore protettivo e permettono una crescita sana dal punto di vista psicologico. Il bambino che gode di sicurezza affettiva sviluppa fiducia in se stesso e nell’ambiente che lo circonda, il che rafforza la “resilienza”, ossia la capacità psichica di resistere agli eventi negativi e stressanti. Questo supporto psicologico viene offerto dalla figura dei Nonni e dai Genitori. L’intensità del legame che unisce nonni e nipoti nasce da una grande complicità, fatta di comprensione e tolleranza. I nonni sono dei costanti punti di riferimento con i quali potersi confrontare; danno sicurezza per la loro saggezza legata alle esperienze di vita vissute. È ovvio che l’amore dei nonni ed il rapporto speciale con i nipoti non potranno mai minacciare l’attaccamento del bambino verso i genitori che rimangono sempre le figure di riferimento più importanti a prescindere da tutto. I nonni possono essere più permissivi o autoritari dei genitori, ma se questi ultimi svolgono il loro ruolo nel modo dovuto il bambino capisce subito che con i genitori valgono certe regole e con i nonni altre.

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Come superare la paura di volare

category Disturbi e patologie 29 Maggio 2013 | Stampa articolo |
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L’Estate è alle porte e, per tutti coloro che non si riducono ai last-second, questo è il momento di prenotare il viaggio per le meritate vacanze. Esiste una vasta gamma di scelte: mete esotiche, capitali europee  e luoghi di culto, molte dei quali sono raggiungibili solo via aerea.  Ciò corrisponde ad un grosso limite per chi soffre di aerofobia o aviofobia, la comunissima paura di volare.

E’ comune in quanto affligge il 20 % della popolazione che vive con estrema angoscia l’arrivo delle vacanze, al punto di rinunciarle pur di non dover affrontare la situazione ansiogena.

L’aerofobia si manifesta con uno stato d’ansia presente da diversi giorni prima della partenza che poi aumenta nel momento del decollo, si presenta: tachicardia, vertigini, nausea, sudorazione ecc.

A questi sintomi somatici si associano quelli psicologici caratterizzati da: fantasie catastrofiche, sensazione di disastro incombente fino a sentirsi morire.

Questa fobia secondo molti studi, tra cui quello condotto dall’American Psychiatric Association, origina da esperienze  negative di viaggio, come l’aver incontrato in viaggio vuoti d’aria particolarmente rilevanti o aver affrontato atterraggi di emergenza. Quel che si nota in questi soggetti è l’incapacità di abbandonarsi, di affidarsi e di lasciarsi andare; hanno difficoltà a farsi guidare da altre persone e si sentono in trappola poiché non possono influire sul corso degli eventi ma solo subirli. Si tratta di individui che hanno la necessità di controllare tutto e tutti  in quanto sono abituati a contare sempre su se stessi, per tale ragione hanno difficoltà a fidarsi e ad affidarsi agli altri. Volare dunque corrisponde al doversi affidare al personale di volo e a un mezzo che non possono controllare, di cui non si ha fiducia.

Chi ha paura di volare asserisce che il proprio disagio risiede nella paura di trovare lungo il volo: turbolenze, guasti, fino a temere la caduta del aeromobile; quindi anche semplici inconvenienti come un ritardo del decollo, il maltempo ecc. possono scatenare una crisi d’ansia nel passeggero.

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Riparare i cuori infranti (SEPARAZIONE – Fine di una storia d’amore)

category Atri argomenti 23 Maggio 2013 | Stampa articolo |
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“L’amore quando è finito lascia un cratere nell’anima, lo puoi riempire delle emozioni più vili o più sagge, è che se lo riempi di dolore… ti lacera da dentro. Allora piano piano, riempilo con gocce di speranza e sul terreno incolto, lacerato, vedrai nascere un giardino”. Stephen Littleword

Quando finisce una relazione, sia che sia stata una conoscenza intima, l’amore della propria vita, la convivenza o il matrimonio, è sempre un’esperienza dolorosa, che mette alla prova chiunque si trovi ad affrontarla. Infatti, la fine di una relazione è un processo doloroso anche per chi prende la decisione di lasciare; ma per chi viene lasciato lo è molto di più. Il dolore della separazione può comportare cambiamenti repentini dell’umore, causare spossatezza, provare un forte senso di colpa e pensare, in maniera ossessiva, a cosa si sarebbe potuto fare per evitare la separazione. Quindi si presentano sintomi a livello cognitivo, emozionale, comportamentale, somatico e relazionale.

  • A livello cognitivo: riscontriamo difficoltà di concentrazione, lievi stati confusionali, disorientamento, illusioni sensoriali, idee suicidarie transitorie, pensieri ricorrenti relativi al proprio ex.
  • A livello emozionale: si presenta la paura, rabbia, solitudine, tristezza, disperazione e stordimento.
  • A livello comportamentale: vengono manifestati il pianto, disturbi del sonno, diminuzione delle attività quotidiane, isolamento, disturbi del comportamento alimentare, dipendenza dagli altri.
  • A livello somatico: si nota una diminuzione dell’energia, dolori muscolari, sintomi somatici d’ansia (tachicardia, vertigini, cefalea, ecc.), alterazioni dell’attività neuroendocrina e immunitaria;
  • A livello relazionale:  coinvolto a seguito di tutte le manifestazioni elencate, in quanto l’individuo si muove in un contesto sociale che è composto dalla famiglia, dai colleghi, dagli amici e anche in base alle risposte degli altri ai sintomi si profilerà l’intero percorso del lutto.
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Paura di guidare: Amaxofobia

category Disturbi e patologie 27 Aprile 2013 | Stampa articolo |
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Oggi l’auto è simbolo di indipendenza, in quanto consente gli spostamenti con comodità ed autonomia. Guidare, però, per quanto si tratti di un’attività presente nella vita quotidiana, rappresenta, per alcune persone, fonte di ansia, agitazione e paura. La fobia di guidare prende il nome di Amaxofobia, il termine indica l’avversione per uno specifico oggetto “amax” che significa carro (automobile).

Secondo il DSM-IV-R l’amaxofobia rientra nella categoria delle Fobie Specifiche; si tratta di una marcata e persistente paura dovuta all’esposizione allo stimolo fobico. Tale paura è eccessiva e irragionevole, essa è provocata dalla presenza o dall’attesa di un oggetto o situazione specifica. Nel momento in cui la persona si trova a contatto con lo stimolo fobico entra subito in un forte ed incontrollabile stato di ansia fino a sfociare in un attacco di panico. L’amaxofobia, è una forma di fobia specifica stimolo correlata di tipo situazionale che determina stati ansiosi e di panico per la paura marcata e persistente di guidare un autoveicolo. Per i soggetti, affetti da tale disturbo, mettersi alla guida provoca invariabilmente un’immediata risposta ansiosa, per cui tendono ad avvertire un gran disagio quando devono guidare, quindi tendono ad effettuare spostamenti molto ridotti, a richiedere la presenza di una persona accanto durante le uscite in macchina o, in molti casi, a decidere di non mettersi più al volante. L’attacco di panico emerge soprattutto in circostanze in cui risulta complicato dover fermare l’automobile, ad esempio in galleria o in autostrada. L’ansia si manifesta anche nelle ore precedenti e persino di fronte alla sola idea di dover guidare (ansia anticipatoria). Il timore è quello di perdere il controllo del veicolo e provocare incidenti con altre vetture, oppure investire i pedoni. All’ansia si riscontrano anche: sbalzi d’umore, rabbia, nervosismo, panico, tachicardia, spossatezza, sudorazione diffusa, tremori e difficoltà respiratorie. Questi sintomi causano un limite per la persona con amaxofobia che inizialmente tende a evitare qualsiasi situazione che possa stimolare la reazione ansiogena finché diviene costretta a cambiare le proprie abitudini, poiché condizionata dalla paura. L’evitamento non rappresenta una soluzione ma un meccanismo dettato dal bisogno di evitare la reazione ansiosa.

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Stop al fumo

category Psicologia 11 Aprile 2013 | Stampa articolo |
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“La sigaretta è un tubicino, che ha ad una estremità una brace ed all’altra un aspirante suicida.”
Honoré de Balzac (1799-1850)

Nonostante le campagne anti-fumo la dipendenza dal fumo risulta, purtroppo, ancora molto diffusa. Molti fumatori desiderano smettere ma uscire dalla dipendenza dal fumo non è una cosa facile. Ci sono dei meccanismi emotivi e comportamentali che favoriscono l’abitudine all’uso della sigaretta, inoltre,  la nicotina in essa contenuta induce una dipendenza farmacologica, al pari di altre sostanze psicotrope. Il fumo viene visto dagli esperti come un sintomo, ossia l’espressione di un disagio o una forma di strategia per affrontare situazioni di difficile gestione, quali elevati livelli di conflittualità interiore o relazionale. Si riscontrano negli accaniti fumatori disagi simili, quali disturbi d’ansia, depressione, bassa autostima e minore capacità di coping rispetto ai non fumatori. Le motivazioni che portano a fumare sono differenti da soggetto a soggetto e vanno ricercate nella storia di ciascuno ma in genere si riscontrano:

–          senso di gratificazione, fumare ha una funzione di rassicurazione ed autoconsolatoria, di autoregolazione cioè nei confronti dell’ansia e delle difficoltà percepite dalla persona nel fronteggiare la vita;

–          fumare genera l’instaurarsi di una serie di gesti e piccoli rituali che hanno la funzione di scandire la vita quotidiana, tanto da divenire un gesto abitudinario. Esempio:la sigaretta dopo il caffè o in macchina, il fumare in determinate circostanze divengono abitudini comportamentali che contribuiscono a conferire alla vita quotidiana attributi di familiarità e consuetudine che in quanto tali forniscono un senso di sicurezza rispetto alla propria vita;

–          Il fumare dà alla persona la percezione di avere una via d’uscita nei momenti di particolare ansia e tensione; un fumatore si sente più tranquillo se sa che in un momento di tensione potrà fumare una sigaretta, e soprattutto si sente protetto ed al sicuro se sa di avere le sigarette con sé. In tal senso fumare contribuisce a fornire un illusione di controllo e di padronanza di se stessi nei confronti degli imprevisti della vita;

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