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Automobilista, non spari!

category Atri argomenti 15 Marzo 2011 | |
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Quante volte ci è capitato, di incontrare sulla nostra strada, un’automobilista furioso, che impreca, sbraita, strombazza, offende, al punto da sembrare sul punto di perdere le staffe, fino ad arrivare alle mani. Sempre più persone, imbracciano il volante, circolando con questa modalità di guida e di relazione, sparando a destra e a manca.

Le strade dunque, sembrano tornate ad essere campi di battaglia, esattamente come succedeva secoli e secoli fa. Ed incontrare individui così furiosi, parabrezza a parabrezza, specchietto a specchietto, ci fa solo sperare e pregare che “non spari”: sentenze, parole, gesti o qualunque altra cosa si possa sputare addosso!

Se non bastasse, per quanto questa, sembri la descrizione perfetta di un automobilista uomo, in realtà non è proprio così. Sempre più donne, pari ai colleghi uomini, seguono questo modello di “guida aggressiva”. Sempre più membri del così detto “gentil sesso”, si accaniscono e incaniscono contro il primo mal capitato.

Questa condotta dunque, è sempre più frequente e generalizzata, al di là del sesso del guidatore, dell’età e della condizione socio-economica.

Si ha fretta, si deve correre, essere efficienti e veloci, non si tollerano lumache, dimenticanze, false manovre, imbranataggini e quant’altro può emergere nel corso del percorso, non si parli poi del dare la precedenza a chi in effetti non ce l’ha! E’ una gara a chi scatta più veloce al semaforo, chi si immette prima negli incroci, chi sorpassa più prontamente, ecc.

Quale sia il premio mi sfugge, ma non credo sia niente di buono. Eppure non se ne può fare a meno!

Non solo, vediamo sempre più spesso questi individui frenetici sulle nostre strade, ma sempre di più, anche nei nostri studi terapeutici. E’ interessante notare che questo comportamento, frequentemente emerge alla domanda: “Ma dove va a finire la sua rabbia?”. Allora, dopo vari “non so, non saprei, da nessuna parte, …..”, quasi per caso si fa riferimento alla propria intolleranza, al posto di guida.

( Continua … )

Solitudine di vita

category Disturbi e patologie 3 Marzo 2010 | |
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Solitudine di vita, suona come un abisso oscuro, misterioso e freddo, abisso in cui puoi cadere, perderti e rischiare di non tornare mai più. Una sorta di buco nero risucchiante, la cui forza centripeta supera ogni ferrea volontà!

La solitudine è un sentimento d’inquietudine forte, un senso di estraneità a sé, un disagio di fronte a noi stessi, un “dis-agio” non ben identificato, è un senso di tremolio e di indefinitezza sobbalzante allo stomaco, un senso di fragilità alle gambe e confusione alla testa. Non c’è nessuno intorno a noi, nessuno accanto a noi, non vediamo nessuno e non sentiamo nessuno, siamo completamente isolati in una piazza affollata, ci sentiamo incompresi in mezzo a tante orecchie, non sentiamo conforto di fronte a tante parole!

Non si sa bene cosa si sta sentendo, cosa pensare e come affrontare ciò che ci capita. E’ una condizione che alberga nelle nostre anime, ma difficile da afferrare e definire.

Nel mondo dell’arte si trovano sovente scritti ed opere che ne parlano, in modo più o meno  diretto. La ritroviamo sotto le vesti di una speranza ormai morta nella domenica del villaggio (Giacomo Leopardi), nel vuoto desolante del dopo bombe devastanti, di una guerra mondiale (Giuseppe Ungaretti), come nostalgia della terra natia (Ugo Foscolo), come costante ricerca di una musa ispiratrice alla stregua dell’amor cortese (Dante Alighieri). E non è forse la solitudine, l’orrore di un urlo muto, di una condizione angosciante, quella che s’intravede in modo inquietante, nella rappresentazione di Munch? Pensate poi alla solitudine kafkiana, di un uomo che si vede ridotto ad uno scarafaggio, relegato in un angolo della casa e della società, per poi essere spazzato via, proprio nel momento in cui smette di essere utile, produttivo e sfruttabile. Non resta più traccia di umanità!

( Continua … )

Mamma, mi compri i coniglietti suicidi?

category Disturbi e patologie 23 Febbraio 2009 | |
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“Mamma, mi compri i coniglietti suicidi?” è la richiesta di un bambino di 10 anni, con già profonde angosce di vita e di morte, rivolta alla propria madre, per poter avere questo nuovo libro.

Il bambino, che già da tempo è tormentato dal desiderio e dalla paura del suicidio, ha sentito tanto parlare di questo libro, dai compagni di scuola e incuriosito all’inverosimile, testa i confini della madre.

Da qui nasce la voglia di sapere di cosa si tratta, sia da parte della madre sia da parte della sottoscritta.

“I coniglietti suicidi” e “Il ritorno dei coniglietti suicidi”, sono due libri di Andy Riley, costituiti interamente da vignette illustrative, che rappresentano mille modi di attuare un suicidio da parte di un coniglietto, personaggio principale e quasi esclusivo.

Entrambe sono contraddistinti da una copertina lucida, vistosamente colorata, di arancio il primo e di verde, il secondo. Quindi vitali in modo stridente, rispetto al contenuto e alla rappresentazione di copertina. Questa profonda contraddizione, ne ridicolizza e sminuisce il significato e la violenza intrinseca, esattamente come spesso accade nelle scene di violenza televisiva, quale quelle dei cartoni animati. ( Continua … )

Cellulare e solitudine

category Psicologia 7 Luglio 2008 | |
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