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[Citazione del momento]

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La depressione nella sua dimensione emotiva

category Disturbi e patologie 26 Dicembre 2008 | |
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Si parla spesso di depressione utilizzando e divulgando terminologie cliniche che spesso lasciano il lettore interdetto e confuso[1].  C’è chi sostiene che questa forma di “tristezza vitale” sia la manifestazione di cause organiche sebbene gli studi più moderni si focalizzano nella direzione multifattoriale che vede il biologico, lo psichico e l’ambiente come concause scatenanti.

Lutti, separazioni, relazioni affettive logoranti, dipendenza da farmaci, traumi passati o che perdurano, sono elementi che si incontrano circolarmente nel flusso della depressione. Spesso la mancanza di relazioni affettive stabili e durature influisce sull’umore creando sconforto e disistima.  Inoltre il moderno stile di vita concitato, algido e rispondente ad aspettative troppo alte da raggiungere, agisce sul nostro sistema immunitario rendendoci più deboli.

C’è da chiedersi cosa si nasconde dietro la cascata di sintomi  che connotano “il male oscuro”  e  se esiste una via d’accesso verso la guarigione. ( Continua … )

Considerazioni clinico descrittive dell’abbuffata compulsiva.

category Disturbi e patologie 2 Maggio 2008 | |
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L’abbuffata compulsiva o binge eating è stata descritta nel 1993 da Fairburn e Wilson come un episodio in cui il soggetto cade in trance, una situazione riportata in molti casi clinici in cui il paziente sente come se qualcuno stesse mangiando al suo posto. Durante queste fasi la persona avverte un forte disagio emotivo, accompagnato da agitazione, tremori e forti stati d’ansia.

Vi sono differenze tra chi soffre di bulimia nervosa e di abbuffate compulsive.

Nelle abbuffate sembra che non ci siano comportamenti compensatori che facciano pensare ad una bulimia nervosa; vengono così a mancare le pratiche classiche come il vomito o l’uso di lassativi. I teorici dell’ emotional eating, sostengono che in soggetti particolarmente sensibili alle emozioni e all’ansia che queste possono generare, è possibile diagnosticare una forte componente emotiva inerente a disturbi relazionali e affettivi e come conseguenza si “scoppia” in una sorta di “iperalimentazione emotiva”(Faccio, 1999).

Per quanto riguarda le caratteristiche dei cibi in questione si nota una marcata tendenza ad assumere dolciumi ad alto contenuto calorico, carboidrati e cibi grassi.

Fairburn elenca una serie di elementi scatenanti di ordine psicologico e sociale. ( Continua … )

Breve storia dell’angoscia secondo una prospettiva psicodinamica classica

category Psicologia 10 Aprile 2008 | |
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Si ritiene in psicopatologia che il sintomo “angoscia” vada a coesistere insieme ad altri sintomi all’interno di varie costellazioni nevrotiche nonchè nei disturbi di personalità, negli stati limite e nelle psicosi, dove l’angoscia è tale da scatenare il delirio come difesa di un Io destrutturato.E’ utile fare una distinzione tra ansia ed angoscia dal punto di vista clinico visto che spesso vengono associate in quanto presentano una sintomatologia fisica simile.

L’ansia è uno stato generale di costante attivazione psichica e preoccupazione eccessiva spesso accompagnata da disturbi neurovegetativi.

Pertanto l’ansia risulta essere fisiologica tanto quanto lo stress nella misura in cui non diventi eccessiva e sviluppi una cascata di sintomi fisici e psicosomatici tali da invalidare il corso normale della vita del soggetto L’angoscia si manifesta come uno stato affettivo spiacevole accompagnato da sintomi fisici caratteristici a carico dell’apparato e respiratorio(dispnea, pallore, accelerazione del polso e del battito cardiaco ecc.).. L’angoscia, dal punto di vista descrittivo è una costante sensazione di paura, spesso una sensazione catastrofica insensata che provoca seri ed importanti disturbi dell’adattamento. Essa si presenta subdolamente spesso in relazione ad un disturbo d’ansia generalizzato[1] o ad una sua espressione intensa .

Freud[2] inquadrò l’angoscia come “segnale di allarme” che metteva in guardia l’Io contro l’incedere di un pericolo, al fine di attivare le difese del soggetto.

M. Klein[3] successivamente, da un punto di vista strettamente psicanalitico,cercò di dare una distinzione tra l’angoscia persecutoria e quella depressiva. La prima è in relazione ad un senso di annullamento del proprio Sé; la seconda rappresenta la fantasia del danno inflitto agli oggetti interni ed esterni dagli impulsi distruttivi del soggetto.

Secondo Waldhorn[4] l’angoscia è una delle tante variabili dell’ansia. L’autore sostiene che diversi tipi di ansia producano risposte complesse e differenti da individuo a individuo.

( Continua … )

Principi di Ecobiopsicologia

category Psicologia 12 Marzo 2008 | |
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La nostalgia della bellezza e dell’armonia che vincola in legami indissolubili, ancorché di difficile interpretazione, il rapporto mente/corpo dell’uomo, la sua anima e le relazioni che essa intrattiene con la natura, sono il campo di studio dell’Ecobiopsicologia; una disciplina che si situa come sviluppo della psicoanalisi e della psicologia analitica junghiana in accordo con le più recenti acquisizioni delle scienze delle complessità, e studia l’archetipo del Sé come dimensione unificante la materia e la psiche, sia che riguardi l’uomo che la natura. 1

Col tempo la psicologia classica e la psicanalisi hanno dovuto inevitabilmente fare i conti con la riattualizzazione della attività arcaiche, la mitologia, la filogenesi, l’ontogenesi e il concetto più ampio di evoluzione.

L’ecobiopsicologia parte dal principio basilare junghiano sull’implicazione di un vero e proprio Inconscio Collettivo. Esso “è più antico della coscienza e consta di contenuti che rappresentano il modo di reagire dell’umanità fin dai suoi inizi, indipendentemente da differenziazioni storiche, etniche o di altro genere – in situazioni di natura genericamente umana, quali la paura, il pericolo, le lotte contro le forze superiori, le relazioni fra i sessi o fra i figli e i genitori, le figure del padre e della madre, il comportamento di fronte all’odio o all’amore, alla nascita e alla morte, la potenza dei principi dell’oscurità e della luce, ecc” 2.
( Continua … )

Da Jung all’olismo moderno

category Psicologia 12 Marzo 2008 | |
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Il fattore arcaico, i modelli mitologici greci e romani portano Jung a pensare soprattutto in termini finalistici chiedendosi quali sia lo scopo delle manifestazioni psichiche. In una delle sue opere egli ci introduce all’importantissimo concetto della complessità mitologica e dei suoi meccanismi come fulcro delle fantasie inconsce e oniriche dell’individuo e delle comunità. L’arcaicità della struttura psichica fa si che nell’anima si possa identificare una stratificazione storica “in cui gli strati più antichi corrisponderebbero all’inconscio. Se ne dovrebbe dedurre che un’introversione verificatasi nella vita successiva (secondo la teoria freudiana) si impadronisce regressivamente di reminiscenze infantili (tratte dal passato individuale) nelle quali si manifestano, dapprima vaghi ma poi sempre più spiccati con l’accentuarsi dell’introversione e della regressione, tratti di mentalità arcaica, i quali potrebbero eventualmente giungere fino a far rivivere prodotti dello spirito manifestamente arcaici.” 1

Se è vero che il linguaggio è rappresentato da una serie di simboli caratteristici di una razza evoluta, dice Jung, non è altrettanto vero che la saggezza si sia maturata con i millenni, semplicemente abbiamo maggior sapere su cui indagare. Nonostante tutti gli illuminismi la tendenza a prendere in considerazione i fenomeni spirituali e religiosi come pietre fondanti del pensiero non va a spegnersi. Se da un lato la psicologia sperimentale di Wundt e il senso dell’empirico danno ragione al positivismo ottocentesco è pur vero che Jung e i suoi seguaci, la scuola ecobiopsicologica e in genere l’olismo moderno mettono un parallelo tra pensiero mitico religioso e l’analogo modo di pensare dei bambini. “Questo ragionamento non ci è estraneo ma ben noto dall’anatomia comparata e dalla storia dell’evoluzione che ci mostrano come la struttura e le funzioni del corpo umano si sviluppano attraverso una serie di trasformazioni dell’embrione, che corrispondono ad analoghe trasformazioni nella storia della specie. L’ipotesi che anche nella psicologia, l’ontogenesi corrisponde alla filogenesi è perciò giustificata quindi anche lo stato del pensare infantile che una ripetizione della preistoria e dell’antichità. 2 ( Continua … )