Cultura narcisistica: dalle ecografie in 3D ai selfie

L’AUTORE

Il Dott. Marco Santini – Psicologo Sesto San Giovanni – esercita l’attività di psicologo, psicoterapeuta e sessuologo a Sesto San Giovanni, in provincia di Milano, ed è il responsabile dell’area clinica dello studio di psicologia Percorsi Psicologici, con sedi a Sesto San Giovanni e Seregno (MB).

Negli ultimi anni si sta ponendo attenzione sull’uso che i giovani fanno dei social network, in particolare su quei social che si caratterizzano per porre al centro dell’attenzione le immagini (come Instagram, Tik Tok per citare i più in voga tra i giovani).

Ultimamente i genitori, gli insegnanti e gli adulti, in generale, si preoccupano molto per il massiccio impiego di questi strumenti da parte dei giovani e ci si chiede come regolamentare questo frequente uso.

Credo che per trattare l’argomento in maniera più completa, si debba fare, però, un passo indietro.

La nostra cultura sta diventando sempre più narcisistica

L’uso spasmodico delle immagini interessa i nostri figli ancora prima della loro nascita.

Da alcuni anni, infatti, i genitori iniziano a “fotografarli” ancora in utero con le ecografie in 3D.
Si scattano istantanee del nascituro prima della sua nascita e si continua a farlo in ogni ricorrenza possibile: la nascita, il primo bagnetto, la prima recita ecc…

Si creano storie (vedi Instagram), veri e propri reportage sulla crescita del proprio figlio, che devono essere condivise sulla propria bacheca virtuale, in bella mostra per amici, parenti ma anche estranei interessati al lieto evento.

Si è più interessati a fare lo scatto migliore, trovare l’inquadratura più idonea, e meno a vivere l’evento che si sta svolgendo, nel condividerlo nel hic et nunc.

Gli adolescenti di oggi sono cresciuti in questi contesti e con questi genitori.
Ora che iniziano loro stessi ad utilizzare questi strumenti glieli vogliamo togliere?
Mission impossible, per citare un famoso film!
E toglierli agli stessi genitori diviene un seguito della Mission Impossible di cui sopra!

Credo, invece, che si debba regolamentare questo uso a partire dagli stessi adulti.

Sono, infatti, i primi ad abusarne in ogni dove (su ogni mezzo di trasporto si vedono i passeggeri intenti a leggere notizie sul cellulare, a guardare i profili social di colleghi e conoscenti, a consultarlo come se fosse un oracolo, dimenticando l’importanza delle relazioni umane, reali).

Fino a qualche anno fa, invece, era il libro e la lettura il mezzo più usato sui mezzi di trasporto.

È bene precisare che nessuno è contro l’uso dei social e della tecnologia, più in generale.
L’avvento della tecnologia non è il male della società, ne tanto meno degli adolescenti, ma deve essere regolamentata ed usata nel miglior modo possibile.

E per fare questo non si può prescindere da un suo uso corretto da parte degli stessi adulti.

Purtroppo, troppo spesso, invece, i primi a farne un uso improprio sono gli stessi genitori, come nelle situazioni pubbliche dove si fanno vedere video sul cellulare ai bambini pur di farli stare calmi o gli si insegna a giocare ai giochi sul telefono, così i genitori possono terminare quello che stavano facendo e magari in santa pace!

Questo comportamento, però, rischia di autorizzare l’uso della tecnologia in ogni dove e poi non ci si può lamentare quando da adolescenti non si riescono più a staccare dalle varie console dove passano diverse ore al giorno (e sempre più spesso anche di notte), con il rischio di sviluppare un ritiro sociale e una dipendenza da videogames.

Il bisogno di regole è una richiesta implicita che gli adolescenti ci chiedono nella loro crescita (tumultuosa) e noi come adulti non possiamo non rispondere a questa chiamata.