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TERAPIA COGNITIVO-COMPORTAMENTALE

La storia della psicoterapia cognitivo-comportamentale è molto lunga; infatti non è nata come orientamento teorico a sé stante, ma ha fatto propri concetti eterogenei fra loro provenienti da approcci diversi appartenenti a periodi storici differenti. La seconda parte del nome (comportamentale) deriva dal comportamentismo, una prospettiva teorica sviluppata agli inizi del ventesimo secolo grazie agli studi di John B. Watson e I.P. Pavlov. Tale disciplina studiava il comportamento osservabile, ovvero le risposte delle persone a determinati stimoli ambientali, e come tali risposte potevano essere modificate introducendo dei condizionamenti (vedi glossario). Gli studi svolti in questo ambito si sono rivelati particolarmente fruttuosi nel campo delle fobie, introducendo tecniche molto efficaci per desensibilizzare un individuo verso un oggetto o una situazione temuti.

Il cognitivismo, da cui deriva la prima parte del nome, si è invece sviluppato negli anni sessanta, e il suo interesse è rivolto ai processi mentali che permettono di strutturare le proprie esperienze, di dare loro un senso e di metterle in relazione le une con le altre. Secondo tale prospettiva alla base di ogni disturbo psichico vi sono delle distorsioni di pensiero, le quali generano assunti sbagliati e convinzioni irrazionali. Tali distorsioni si trasformano nel tempo in veri e propri schemi di pensiero relativamente stabili, che portano l'individuo ad entrare in un circolo vizioso che si autoalimenta. Per esempio, una persona che creda di dover essere perfetta in tutto ciò che fa, tenderà a provare sentimenti estremamente negativi ogni volta che commette un errore.

Albert EllisAlla base di queste emozioni negative c'è un errore di pensiero, di interpretazione. Albert Ellis, negli anni sessanta, ha sviluppato un tipo di terapia, definita terapia razionale-emotiva, che si occupa proprio di questi pensieri distorti, aiutando il paziente a metterli in discussione e a sostituirli con altre idee, come: <<Anche se sarebbe stupendo non commettere mai errori, ciò non significa che devo essere perfetto>>. In questo modo, la persona che fino a quel momento vedeva le cose da un solo punto di vista, quello disadattivo, impara lentamente a fare uso di ragionamenti diversi che si basano su interpretazioni differenti delle esperienze.

Altro aspetto fondamentale di questo approccio terapico è il lavoro sulle emozioni che viene svolto dal paziente con l'aiuto del terapeuta, attraverso il quale la persona impara a riconoscere e controllare le proprie emozioni. Infatti le emozioni vengono considerate come il prodotto delle cognizioni dell'individuo e della sua interpretazione della realtà. Allo stesso tempo, la terapia cognitivo-comportamentale va ad agire direttamente sul comportamento; ai nuovi pensieri, rielaborati e resi più funzionali, vengono accompagnati comportamenti coerenti. Diviene così possibile per la persona costruire
nuovi paradigmi di interpretazione e di comportamento che si mantengono nel tempo, poiché con la pratica divengono loro stessi degli schemi di pensiero e di comportamento consolidati. Un'altra terapia efficace è quella di A.T. Beck.
Riassumendo, è possibile schematizzare le caratteristiche della terapia cognitivo-comportamentale nei seguenti punti:


Psicologia e psicoterapia
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Terapia cognitivo-comportamentale contro ansia e stress
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