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WildChild

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1

Tuesday, December 6th 2011, 12:44pm

Problemi nel rapporto psicologo-paziente

Riprendo un argomento di cui avevo iniziato a parlare in un altro thread dove sarebbe stato OT

Quoted

Fammi capire.
Se parli di copioni:

1) Hai letto qualcosa di berne.
2) Sei andata da un transazionalista

in caso di 2) se un transazionalista non si accorge che il suo paziente sta recitando copioni con lui nella parte di genitore normativo/autoritario (cosa che succede spessissimo), e soprattutto non sa disinnescarli, hai beccato il solito psyco AT "da CEPU".


Era un cognitivista. Il termine copione l'ho usato solo perchè mi sembrava adatto, di Berne ho letto solo A che gioco giochiamo?
Un'altro aspetto che mi ha segnata di quella terapia è stato l'impatto iniziale.

Da allora per me la prima seduta è diventata uno scoglio e come tale me la vivrò la prossima volta che intraprenderò una psicoterapia. Il motivo è che già la domanda: "Per quale motivo si è rivolta a me?" mi crea ansia perchè, non avendo una diagnosi che mi permetta di dire giusto i disturbi di cui soffro, non mi rimane altro che descrivere i sintomi e questo mi mette in difficoltà. Mi sento come se dovessi trovare le parole per descrivere tante cose tutte insieme e non riesco a trovarne di adatte per sintetizzare e fornire un quadro completo e soprattutto lucido.
Mi ero preparata comunque un discorsetto che comprendeva la breve descrizione dell'ansia , del disagio legato ai giudizi degli altri che condiziona negativamente i rapporti umani e del rapporto coi miei genitori che ha influito negativamente sulla mia personalità.
Dopo aver detto tutto questo, facendomi forza perchè non è stato facile, mi sentivo molto agitata e lo psicologo continuava a guardarmi in silezio, come se s'aspettasse che proseguissi il discorso e allora gli detto :- "Non so più cosa dire, mi faccia qualche domanda lei se vuole" e lui mi fa:- "Ha problemi della sfera sessuale?".
Sono rimasta così male che gli ho risposto d'istinto di no proprio per respingere quella domanda che non mi aspettavo e che mi ha messo a disagio. Ho avuto dei comportamenti autodistruttivi legati al sesso, ma è un argomento talmente difficile e doloroso che certo non mi sentivo di esporlo alla prima seduta e avrei aspettato che si creasse un rapporto di fiducia per parlarne.
Ma si svolgono sempre così le prime sedute? Da giovane sono stata seguita da una psicoterapeuta in un consultorio, ma lì era tutto molto informale e spontaneo, non ho avuto di questi problemi e certo non mi aspettavo che sarebbe stato ancora tutto così rose e viole, ma quell'atmosfera formale, quello sguardo che ti squadra senza parlare, il dover dire tutto io e la paura di non farcela e l'aspettativa di domande da cui debba difendermi, non so se avrò la forza di reggerlo ancora.
Scusate la lungaggine.

This post has been edited 1 times, last edit by "WildChild" (Dec 6th 2011, 1:20pm)


santomas

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2

Tuesday, December 6th 2011, 7:49pm

Riprendo un argomento di cui avevo iniziato a parlare in un altro thread dove sarebbe stato OT

Quoted

Fammi capire.
Se parli di copioni:

1) Hai letto qualcosa di berne.
2) Sei andata da un transazionalista

in caso di 2) se un transazionalista non si accorge che il suo paziente sta recitando copioni con lui nella parte di genitore normativo/autoritario (cosa che succede spessissimo), e soprattutto non sa disinnescarli, hai beccato il solito psyco AT "da CEPU".


Era un cognitivista. Il termine copione l'ho usato solo perchè mi sembrava adatto, di Berne ho letto solo A che gioco giochiamo?
Un'altro aspetto che mi ha segnata di quella terapia è stato l'impatto iniziale.

Da allora per me la prima seduta è diventata uno scoglio e come tale me la vivrò la prossima volta che intraprenderò una psicoterapia. Il motivo è che già la domanda: "Per quale motivo si è rivolta a me?" mi crea ansia perchè, non avendo una diagnosi che mi permetta di dire giusto i disturbi di cui soffro, non mi rimane altro che descrivere i sintomi e questo mi mette in difficoltà. Mi sento come se dovessi trovare le parole per descrivere tante cose tutte insieme e non riesco a trovarne di adatte per sintetizzare e fornire un quadro completo e soprattutto lucido.
Mi ero preparata comunque un discorsetto che comprendeva la breve descrizione dell'ansia , del disagio legato ai giudizi degli altri che condiziona negativamente i rapporti umani e del rapporto coi miei genitori che ha influito negativamente sulla mia personalità.
Dopo aver detto tutto questo, facendomi forza perchè non è stato facile, mi sentivo molto agitata e lo psicologo continuava a guardarmi in silezio, come se s'aspettasse che proseguissi il discorso e allora gli detto :- "Non so più cosa dire, mi faccia qualche domanda lei se vuole" e lui mi fa:- "Ha problemi della sfera sessuale?".
Sono rimasta così male che gli ho risposto d'istinto di no proprio per respingere quella domanda che non mi aspettavo e che mi ha messo a disagio. Ho avuto dei comportamenti autodistruttivi legati al sesso, ma è un argomento talmente difficile e doloroso che certo non mi sentivo di esporlo alla prima seduta e avrei aspettato che si creasse un rapporto di fiducia per parlarne.
Ma si svolgono sempre così le prime sedute? Da giovane sono stata seguita da una psicoterapeuta in un consultorio, ma lì era tutto molto informale e spontaneo, non ho avuto di questi problemi e certo non mi aspettavo che sarebbe stato ancora tutto così rose e viole, ma quell'atmosfera formale, quello sguardo che ti squadra senza parlare, il dover dire tutto io e la paura di non farcela e l'aspettativa di domande da cui debba difendermi, non so se avrò la forza di reggerlo ancora.
Scusate la lungaggine.
Ognuno ha il suo stile. Non sono tutti così.
Molti mettono perfettamente a loro agio. Altri un po' meno. E non impareranno mai a farlo.

Puoi laurearti, specializzarti, pubblicare, fare convegni, ma se non hai quel mix di empatia naturale e "magia" nella comunicazione avrai sempre pazienti
a disagio, ed in difensiva.

WildChild

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Wednesday, December 7th 2011, 2:04pm

Concordo con la tua conclusione e mi chiedo fino a che punto sia ammissibile accontentarsi o se valga la pena di sospendere la terapia a tempo indeterminato aspettando di trovare lo psicologo perfetto per noi, cosa che potrebbe anche non succedere.
Quando mi sono messa alla ricerca di uno psicologo, dopo l'esperienza positiva del consultorio, ho cercato quante più informazioni possibili anche se, più di qualche notizia generica sul tipo di indirizzo e problematiche di cui prevalentemente il dottore si occupa, non reperivo altro. Si trattava di pescare a caso un nome dall'elenco del telefono e avrei preferito sentire l'opinione di qualche paziente, pur sapendo che erano da prendere con le pinze. Alla fine attraverso amici che chiedevano ad amici di amici che erano in terapia, ho raccolto impressioni positive sullo psicologo a cui mi sono infine rivolta.
Pur non avendo ricevuto una prima impressione positiva ho continuato ad andarci pensando che ero io a sbagliare qualcosa: forse avevo aspettative irreali e le psicoterapie erano diverse da come me le immaginavo e da come era stato al consultorio, forse ero troppo chiusa e mi serviva più tempo per aprirmi, forse dovevo aspettare di acquistare lucidità. Me ne raccontavo tante, insomma, dato che ho la tendenza perenne a colpevolizzarmi.
Ne sono dovute succedere di cose prima che mi decidessi a interrompere, ho dovuto toccare il fondo e arrivare a stare peggio di prima prima.
Nemmeno il paragone con l'altra psicoterapeuta serviva a scuotermi , mi dicevo che le differenze erano dovute al fatto che si trattava di approcci diversi: psicoterapeuta lei/psicologo lui, junghiana lei/cognitivista lui, anziana lei, quindi più esperienza/ lui di mezza età. Alla fine è vero quello che dici, non basta la preparazione, è quel talento personale in più che fa la differenza.
Ad esempio riguardo alla comunicazione ricordo tante volte in cui arrivavo dalla psicoterapeuta già in lacrime ed incapace di esprimermi e lei mi diceva di raccontarle ciò che volevo, anche un fatto banale, così io iniziavo a parlare di cose semplici, dei miei amici, di qualcosa che era successo a scuola e da lì lei orientava il discorso in modo da farmi arrivare a cose che veramente mi toccavano. Il tutto accadeva in modo semplice e spontaneo, non avvertivo nessuna forzatura. A volte ho pensato si trattasse di una tecnica degli junghiani, ma alla fine credo fosse una sua abilità che probabilmente l'altro psicologo non aveva o non così spiccata. Probabilmente in pochi mestieri è così grande la differenza tra chi fa e chi è e penso ci siano molti che fanno gli psicologi senza essere psicologi.

doctor Faust

Azzeccagarbugli

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Occupation: Ex dirigente infermieristico, laureato in filosofia, counselor sociosanitario.

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Wednesday, December 7th 2011, 4:14pm

Questo succede quando lo psicologo si sente investito di un ruolo superiore e istaura il rapporto che tu hai descritto, cioe' da Genitore e Bambino, o da Salvatore a Vittima.

Il che denota una mancanza di sensibilità notevole quando si è in privato, dove la prima necessità non è portarsi avanti con la terapia, ma istaurare un rapporto di fiducia.

Mi meraviglio poi che si sia tuffato subito sull'aspettpo sessuale. Probabilmente ha letto troppo del Freud prima maniera, oppure tu sei una bonazza[e lui un pirla]

Credo che il primo incontro [non la prima seduta] sia interlocutoria e serva proprio per prendersi a vicenda le misure come esseri umani, prima che nei ruoli istituzionli. Inoltre il primo incontro potrebbe essere gratuito proprio per questo.

Ma poi ognuno fa come crede. Anche il cliente.

WildChild

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5

Wednesday, December 7th 2011, 10:59pm

Dal mio punto di vista l'ho percepito come un rapporto Salvatore-Vittima perchè mi dava l'idea che mi volesse insegnare delle cose per trasformarmi in ciò che lui riteneva meglio, mentre io volevo trovare me stessa, ci sono stati parecchi contrasti che rimanevano al punto di muro contro muro: rifiutavo di essere salvata da lui perchè volevo solo gli strumenti per riuscire a salvarmi seguendo la mia strada, non quella indicata da lui o altri.

Quoted

Il che denota una mancanza di sensibilità notevole quando si è in privato, dove la prima necessità non è portarsi avanti con la terapia, ma istaurare un rapporto di fiducia


Anche secondo me se non si instaura un'alleanza terapeutica basata sulla fiducia e sulla reciproca stima la terapia non decolla.
La prima seduta l'ho pagata anche se ho solo esposto la mia situazione senza che lui intervenisse e dato che in ogni caso si tratta di un incontro di presentazione, troverei giusto anch'io che fosse gratuita.