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Pavély

Un uomo e il suo cuore hikikomori

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1

Tuesday, April 13th 2010, 12:05pm

Una malattia dei paesi industrializzati?

C'è una cosa che mi colpisce.

Perché nei paesi industrializzati la Depressione ha un'incidenza così alta?

Tento di spiegarmi: test molto seri spiegano che in Africa, in Asia, dove la povertà è diffusa, la Depressione non incide quasi mai in modo rilevante.

A riprova di ciò, è stata fatta un'analisi s t o r i c a della Depressione. E si è constato, analizzando ad esempio l'apparato iconografico e musicologico e artistico dell'Italia del Sud durante la società contadina (e quindi povera), che la Depressione aveva un'incidenza bassissima.

Anche nella parti più povere dell'India, la Depressione non incide. Ad esempio: i Diari di Santa Teresa di Calcutta spiegano come, anche davanti alla malattia più grave, le donne e gli uomini indiani mantenevano sempre una dignità ed una umanità bellissima.

Penso questo: se abbiamo tutto, perché siamo infelici?
Mein Herz, halt Dich an mir fest

geppo1983

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2

Tuesday, April 13th 2010, 12:13pm

a) Perchè in realtà abbiamo bisogno di POCHE cose per sopravvivere, quando ne hai troppe, diventa tutto più complesso
b) Perchè se non sai di poter avere, non desideri, e se non desideri, non soffri

eddie_vedder

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3

Tuesday, April 13th 2010, 12:18pm

Pavely tu riporti una statistica incontestabile.
Premetto che userò spesso un "noi" assolutamente impersonale. Non siamo io o te insomma. E' il mondo occidentale.
E poni una domanda a cui risponderei così: non abbiamo tutto, anzi, ci hanno portato via tutto.
Mi spiego: quando dici che abbiamo tutto ti riferisci probabilmente a beni strumentali ma anche, credo, a servizi che sono in grado di migliorare la qualità della vita.
Ecco, su quest'ultimi nulla da dire..i primi non sono nulla.
Io credo che siamo inseriti in un contesto che non può soddisfare i nostri bisogni più intimi, intendendo con quest'ultimi bisogni e desideri intrinseci della nostra natura.
Viviamo in un sistema che ci stritola: la parola d'ordine è produrre, produrre per consumare. Consumare è circondarci di un sacco di cose oggettivamente superflue, ci porta anche inevitabilmente a competere con gli altri. Questo credo ci renda infelici.
Rende anche tutti i nostri sentimenti molto più miseri. Tendiamo a valutare chi e cosa ci circonda sulla base di presupposti sbagliati (apparenza, patrimonio ecc). Ci svilisce nel profondo. E ci rende tristi.
Ci stritola perchè (parlo del lavoro..quello a cui tutti tendiamo) la nostra vita è dedicata al lavoro almeno 40 ore la settimana. Se ci aggiungiamo le ore di "contorno" che dedichiamo al lavoro (pausa pranzo, non far tardi la sera che devi lavorare ecc.) diventano molte di più. Quindi, gran parte della nostra vita per lavorare, giusto? Quanto valgono le ore della nostra vita dedicate al lavoro? 1500 euro (è una cifra a caso). No. La mia vita, la nostra vita, il nostro essere vale immensamente di più, anzi è inestimabile. Uguale infelicità.
Sono solo alcuni spunti.
La questione è molto affascinante e meriterebbe anche più tempo per essere sviscerata, ma al momento potevo "permettermi" questo.
I know i was born and I know that I'll die, the in between is mine. I am mine

geppo1983

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4

Tuesday, April 13th 2010, 12:21pm

? Quanto valgono le ore della nostra vita dedicate al lavoro? 1500 euro (è una cifra a caso). No. La mia vita, la nostra vita, il nostro essere vale immensamente di più, anzi è inestimabile.
sentiti il video youtube che ho nella firma.

eddie_vedder

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5

Tuesday, April 13th 2010, 12:26pm

grazie Geppo, appena posso lo guardo!
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Pavély

Un uomo e il suo cuore hikikomori

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6

Tuesday, April 13th 2010, 12:27pm

Vorrei davvero quotarti Eddie Vedder.

Sono completamente d'accordo con te, dici cose verissime.
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LunaX

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7

Tuesday, April 13th 2010, 1:51pm

Esatto: produci, consuma, crepa. cosa può esistere di più deprimente?
[...]

Kublai

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Tuesday, April 13th 2010, 2:05pm

La colpa di tutto è la fretta. La nostra è una società frenetica, dove manca il tempo per fermarsi e chiedersi cosa conta veramente e cosa no. Si deve correre di continuo e si perde di vista ciò che ci serve veramente, che generalmente non è il denaro e gli oggetti. E poi ci si ammala di frustrazione, solitudine, depressione.
E' il tuo comportamento a qualificarti, non ciò che possiedi o dici di essere...

Kiki la strega

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Tuesday, April 13th 2010, 6:35pm

Mi sembra che identificare la depressione con l'infelicità sia impreciso. Ci sono molti altri modi per essere infelici... Parte della mia famiglia viene proprio dal sud rurale di cui parli, erano contadini con un po' di terra, piccoli artigiani che facevano fatica a mettere un piatto in tavola tutti i giorni. Depressione non ce n'era, ma tanti altri problemi psichiatrici sì: c'era la prozia "matta" (ora è troppo tardi per sapere se le era stata fatta una qualche diagnosi) che aveva le allucinazioni ed è finita in manicomio negli anni '40. C'era il bisnonno alcolista. C'erano bambine che si rifiutavano di mangiare, senza apparenti motivi, anche negli anni '20 quando la parola anoressia probabilmente non era stata inventata.

Diverso

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10

Tuesday, April 13th 2010, 6:44pm

Questo e' quello che penso:
La depressione e' una abitudine a manifestare in modo malsano e passivo i sentimenti negativi. Nei paesi poveri, oppure anni e anni fa anche qui in occidente, le persone venivano abituate a reagire. In un paese povero, se non reagisci, se non lotti, se non lavori... muori. In quei contesti non c'e' neanche tempo di stare li a deprimersi, non c'e' tempo, bisogna solo reagire, lavorare, andare in guerra, stare attenti a non farsi ammazzare, costruire case, pozzi... ma non devi timbrare il cartellino. Invece qui da noi ora tutto e' diventato parte della societa' comoda con bisogni artificiali. Non devi piu' preoccuparti di morire a causa di una febbre, non devi piu' preoccuparti dell'acqua e del cibo, e non siamo in guerra. Basta andare al supermercato e trovi tutto. Pero'... qualcuno ci ha insegnato a preoccuparci lo stesso. Bisogna preoccuparsi di trovare un lavoro, prendere piu' soldi possibile, avere una macchina bella e possibilmente sempre pulita e lavata nei fine settimana, trovare una ragazza/o con un fisico mozzafiato, essere in forma, essere abbronzati, fare piu' viaggi dei tuoi colleghi di lavoro... fino a cose insignificanti come "avere tanti amici su facebook". Ovvio che una societa' del genere porta ad essere costantemente in ansia, COMODAMENTE in ansia. Si perche' tali bisogni artificiali sono cosi' artificiali che non si sa neanche da dove partire per ottenerli... cosi' si corre e basta, e si e' piu' portati a stancarsi e non reagire piu'.
Piacere, sono un troll. Meta' di quello che dico e' vero, l'altra meta' e' falso. Io stesso non so distinguere le due meta'.

Pavély

Un uomo e il suo cuore hikikomori

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11

Tuesday, April 13th 2010, 9:36pm

Mi sembra che identificare la depressione con l'infelicità sia impreciso. Ci sono molti altri modi per essere infelici... Parte della mia famiglia viene proprio dal sud rurale di cui parli, erano contadini con un po' di terra, piccoli artigiani che facevano fatica a mettere un piatto in tavola tutti i giorni. Depressione non ce n'era, ma tanti altri problemi psichiatrici sì: c'era la prozia "matta" (ora è troppo tardi per sapere se le era stata fatta una qualche diagnosi) che aveva le allucinazioni ed è finita in manicomio negli anni '40. C'era il bisnonno alcolista. C'erano bambine che si rifiutavano di mangiare, senza apparenti motivi, anche negli anni '20 quando la parola anoressia probabilmente non era stata inventata.
:|

Vorrei precisare: io non ho detto che non si soffrisse...

Ho detto che, secondo me, non c'era la Depressione profonda.

Provo a spiegarmi: per me, la Depressione è, prima di tutto, una condizione di Solitudine.

Di solitudine profonda.

In Africa, in Asia, nel Sud rurale si avevano e si hanno famiglie più diffuse, più grandi, più numerose.

Essere una famiglia numerosa, infatti, permette di avere più persone a cui chiedere aiuto (penso) nel momento del bisogno.

E ciò anche per una semplice legge di probabilità. Più si è, più la "disgrazia" (la carestia, gli incidenti sul lavoro, la povertà e così via) poteva essere affrontata con più risorse.

Ad esempio: se un papà beveva (e nel Sud succedeva spesso di avere genitori alcolisti), un bambino poteva avere come figura di riferimento preziosa e positiva, non so, un fratello maggiore. Un fratello maggiore che, nei fatti, lo proteggeva dal padre violento.

E se non c'era un fratello maggiore, magari, c'era uno zio o un cugino... oggi, invece, attenti come siamo alla ricchezza materiale, non coltiviamo la ricchezza umana. Attenti come siamo al Quoziente d'intelligenza non stiamo attenti al Quoziente emotivo. Il quale, si noti, è parimenti importante...

Io penso questo: oggi, nelle nostre società, se un genitore stà male, non c'è nessuno che aiuti i bambini. Non ci sono cugini, fratelli, parenti che possono "sostituire" un genitore in difficoltà. Fino a pochissimo tempo fà, lo Stato faceva molto. Ma poi, essendo costretto in un Debito permanente, è tecnicamente fallito. Avere un aiuto dallo Stato, a tutt'oggi, non è possibile...

Ecco: siamo più Intelligenti scientificamente ma terribilmente più stupidi emozionalmente.

Io mi chiedo: cos'è l'intelligenza senza l'emozione?

Cos'è, in pratica, il cervello senza il cuore?

Ciò che volevo dire, in pratica, è questo: siamo un mondo tutto cervello e nessun cuore.

La gente ha fame di emozioni.

La fame di emozioni è così forte che la gente si è ridotta a guardare i Realities in televisione.

La gente è ridotta a guardare le emozioni in Tv perché la Scuola pubblica non mette al centro dell'Istruzione le emozioni.

Che scuola è, vi chiedo, quella in cui non si insegna ad Amare?

O a pensare?

In cui non si insegnano le emozioni?

L'Istruzione di massa ha creato una società m o s t r u o s a.

E lo aveva capito Mark Knopfler quando scrisse "The Wall".

:|
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ilprofeta1

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Tuesday, April 13th 2010, 10:52pm

Va bene, ammettiamo che tutto quello che avete detto sia vero: ma qual'è il perchè?

eddie_vedder

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13

Wednesday, April 14th 2010, 12:39pm

Ciò che volevo dire, in pratica, è questo: siamo un mondo tutto cervello e nessun cuore.

La gente ha fame di emozioni.

La fame di emozioni è così forte che la gente si è ridotta a guardare i Realities in televisione.

La gente è ridotta a guardare le emozioni in Tv perché la Scuola pubblica non mette al centro dell'Istruzione le emozioni.

Che scuola è, vi chiedo, quella in cui non si insegna ad Amare?

O a pensare?

In cui non si insegnano le emozioni?

L'Istruzione di massa ha creato una società m o s t r u o s a.

E lo aveva capito Mark Knopfler quando scrisse "The Wall".

:|


Pavely hai individuato uno dei fattori: l'istruzione.
Non trovi che anche nella scuola si applichi, con le dovute proporzioni, lo schema del mondo del lavoro? Se ci rifletti c'è competizione, non c'è tempo per recuperare chi è in difficoltà. Al limite lo si boccia e che si recuperi da solo!
Interessante anche la TV. Non concordo sui Realities però: la gente cerca le emozioni in TV, le cercava nelle telenovelas e nei film. Le cerca in quello che propina la TV, perchè è tragicamente diventata la nostra guida suprema. L'oppio del popolo occidentale sicuramente.
Ne esce il quadro di un circolo vizioso a mio avviso. Il vero dramma è non essere in grado di sovvertire questo ordine di cose.

Infine, perdonami ma devo evidenziare un piccolo lapsus che ti ha colto sulla citazione musicale: Roger Waters ha scritto The wall ;)
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Pavély

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14

Wednesday, April 14th 2010, 6:41pm

Hai ragione riguardo la Scuola.

Effettivamente: la Scuola è divenuta Istruzione e non più Educazione.

La differenza, quì, è fondamentale. L'istruzione è ciò che prepara al Lavoro, l'educazione è ciò che prepara alla Vita.

Una volta, ad esempio, nel Lavoro contavano equalmente sia l'istruzione, cioè la perizia tecnica, sia l'educazione, ad esempio l'arte di trattare con i clienti, di essere una persona ammirata e responsabile nella comunità.

Oggi, nel mondo dell'Economia, si è abbandonata l'Educazione.

Così siamo diventati estremamente intelligenti e scientifici nel lavoro e nel commercio ma abbiamo perso, di base, il contattto umano, i valori, le emozioni.

Eddie, mi fai pensare che la Depressione, in parte, deriva proprio da un meccanismo di "alienazione". Alienazione che subentra, come scrisse il Gramsci, proprio dalle Sovrastrutture economiche.

....

MI trovi, allora, d'accordo sì sì...

....

Riguardo a "The Wall".... accidenti...... effettivamente è stato un lapsus incredibile.

Non correggo il mio post perché è vero... ho sbagliato.

(Quand'è l'ultima volta che è accaduto?).

:)

E' bello sbagliare.

E grazie per la correzione.
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eddie_vedder

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15

Wednesday, April 14th 2010, 7:01pm

Eddie, mi fai pensare che la Depressione, in parte, deriva proprio da un meccanismo di "alienazione". Alienazione che subentra, come scrisse il Gramsci, proprio dalle Sovrastrutture economiche.

....

MI trovi, allora, d'accordo sì sì...

....

Riguardo a "The Wall".... accidenti...... effettivamente è stato un lapsus incredibile.

Non correggo il mio post perché è vero... ho sbagliato.

(Quand'è l'ultima volta che è accaduto?).

:)

E' bello sbagliare.

E grazie per la correzione.


Mi piace il concetto di alienazione. Spiega molto di più di qualsiasi perifrasi.
Credo, appunto, che il collegamento della grande diffusione, statisticamente parlando, della Depressione con la struttura della nostra società sia proprio dovuto ad una generalizzata e ripetuta frustrazione di quelle che sono e restano esigenze intime dell'essere umano che il nostro modus vivendi comporta.
Un pochino semplicistico forse, ma penso ci sia del vero..
Quanto al lapsus, non era mia intenzione bacchettarti..era proprio evidente ai miei occhi che s'è trattato di un lapsus (nome e cognome maiuscoli, eri assolutamente convinto, pur sapendo benissimo che non era, che fosse lui..la mente gioca volentieri questi scherzi) e non di un errore pacchiano.
Però concordo, almeno su questioni come queste sbagliare può anche essere bello..o anche solo divertente.. :)
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