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Tutti, chi più, chi meno, pensano al suicidio.
Il problema quindi non è se sia giusto parlarne o non parlarne.
Il problema è mettere l'istinto di suicidio nelle sue giuste proporzioni.
Non è sbagliato, secondo me, secondo la mia personalissima opinione, pensare di voler morire o altro... come tutti i pensieri può essere sia giusto che sbagliato... e sicuramente tutti, io, tu, noi, loro, hanno pensato, almeno una volta nella propria vita, di voler morire...
Il fatto è che l'istinto suicidario, secondo me, và ricondotto nelle giuste dimensioni.
E quì, mi appare un errore: non ti chiedere se sia giusto o no uccidersi o altro. Chiediti se sia giusto o no pensarci sempre.
This post has been edited 1 times, last edit by "Mario Baglivo" (Sep 18th 2009, 2:48pm)
Date of registration: Mar 28th 2009
Location: Italia
Occupation: Ex dirigente infermieristico, laureato in filosofia, counselor sociosanitario.
Ha senso parlare di suicidio con la psicologa? Dovrei dirle che ci penso tutti i giorni, soprattutto ultimamente? Secondo me nemmeno una psicologa può stabilire se il suicidio sia giusto o no.
Se la psicologa sapesse delle mie idee mi tratterebbe come un caso grave?? Oppure sottovaluterebbe la cosa? O cercherebbe di convincermi che la vita è bella e dura e va vissuta fino in fondo?
Quello che hai scritto Mario mi fà venire in mente De Sade.Tutti, chi più, chi meno, pensano al suicidio.
Il problema quindi non è se sia giusto parlarne o non parlarne.
Il problema è mettere l'istinto di suicidio nelle sue giuste proporzioni.
Non è sbagliato, secondo me, secondo la mia personalissima opinione, pensare di voler morire o altro... come tutti i pensieri può essere sia giusto che sbagliato... e sicuramente tutti, io, tu, noi, loro, hanno pensato, almeno una volta nella propria vita, di voler morire...
Il fatto è che l'istinto suicidario, secondo me, và ricondotto nelle giuste dimensioni.
E quì, mi appare un errore: non ti chiedere se sia giusto o no uccidersi o altro. Chiediti se sia giusto o no pensarci sempre.
concordo su alcune cose, sono in disaccordo su altre.
Vero, il pensiero di suicidarsi è molto più comune di quello che si pensa, non confondiamo però il pensiero con l'intenzionalità, nel primo caso può essere contemplata come "soluzione" o come "chissà cosa succederebbe se.." , nel secondo caso si va oltre il pensiero , si aggiunge una volontà ben definita. L'intenzione di suicidarsi fortunatamente non è così diffusa, la popolazione mondiale sarebbe decimata.
L'istinto del suicidio: sono in completo disaccordo. Non è naturale, non in senso evoluzionistico. E' un artificio dell'uomo come il polistirolo, il sudoku o i piercing genitali, nonostante queste cose possano avere utilità o intrattenere, non sono fornite dalla natura, l'uomo le ha create per soddisfare alcune necessità. In natura esiste il sacrificio a favore della propria specie, questo è coerente con il concetto di natura in senso evoluzionista. I soggetti più deboli o infermi, in alcune specie di scimmie, si lasciano deliberatamente catturare e divorare dai predatori per permettere al gruppo con i cuccioli di scappare. In alcune popolazioni umane di tipo tribale (osservate in diverse aree del globo) gli anziani abbandonavano la comunità per andare a morire in solitudine (non a suicidarsi!), per non mettere a repentaglio la sopravvivenza del gruppo, ma normalmente le condizioni ambientali di queste tribù erano estreme. Quindi qui mi collego al discorso delle proprozioni... nella nostra società il suicidio è sproporzionato, la nostra dipartita non porterebbe alcun vantaggio.
Pensare di voler morire è un sacrosanto diritto, ma voler morire è un diritto in casi di estrema sofferenza cronica che azzera la qualità della vita, non voglio aprire qui discussioni a riguardo dell'eutanasia, ma a mio personale giudizio (non come psicologo sia ben chiaro, parlo come normale utente in questo caso) solo in tali condizioni è lecito voler morire.
Concordo al 100% sull'ultima frase citata. La domanda che ti poni è appunto mal posta, come giustamente dice Pavely, devi chiederti se è giusto o meno pensarci sempre. Potresti impiegare le tue risorse cognitive, la tua intelligenza (sono sicuro che non ti manca altrimenti non staresti partecipando a aquesto forum), materia preziosa al giorno d'oggi, a chiederti cosa fare della tua vita in positivo, a cercare di fare qualcosa che possa rendere questo mondo migliore o semplicemente aiutare qualcuno a stare meglio.
Concordo anche sul fatto che la tua psicologa possa aiutarti. Pavely giustamente parla di contenere, concetto mutuato da Donald Winnicott, parla con cognizione di causa e in questo caso è verosimilmente proprio quello di cui hai bisogno, qualcuno che "contenga" questi tuoi pensieri e non permetta che "travasino".
A me non risulta che in nessuna parte del globo ciò avvenga...
Quindi: vorrei chiederti... in quali tribù gli anziani (nell'ottocento, quando vuoi tu...) si allontanavano per morire?
A me non risulta che in nessuna parte del globo ciò avvenga...
Quindi: vorrei chiederti... in quali tribù gli anziani (nell'ottocento, quando vuoi tu...) si allontanavano per morire?
Al momento non ho sottomano i testi di antropologia che ho studiato all'università, e la mia memoria non è un database infallibile, mi verrebbe da citare le popolazioni Inuit ma non ci metterei la mano sul fuoco, di questo posso fare ammenda: non poter citare con precisione le fonti (ma mi chiedo quanti su forum possano citare esattamente i riferimenti bibliografici di ciò che affermano). Ad ogni modo il senso del discorso non cambia, il suicidio non è naturale, non è istintivo (quindi non è innato, nè frutto dell'evoluzione) ma si tratta di un fenomeno culturalmente determinato , quindi esclusivo della specie umana. e non mi risulta che in nessuna cultura venga considerato come un gesto utile alla persona o alla comunità. Nei film i samurai giapponesi si suicidano per onore, se ciò fosse vero (probabilmente lo è ma non ho conoscenze in tale ambito) è un ulteriore conferma che non è un istinto naturale ma regolato da codici ben precisi.
Quindi vorrei chiederti a mia volta, come puoi sostenere che sia un istinto naturale?
This post has been edited 1 times, last edit by "Mario Baglivo" (Sep 18th 2009, 11:59pm)
La discussione si sta facendo molto interessante e molto complessa rispondo ancora qui, ma proporrei un thread apposito su questo tema, per il semplice motivo che ci stiamo allontanando dal problema posto inizialmente da pw81, questi potrebbe essere disorientato dalla piega presa dalla discussione.
Ad ogni modo..
Faccio una premessa, Sorel lo conosco in maniera vaga per interesse personale verso le teorie politiche degli ultimi due secoli, so che è un socialista rivoluzionario, ma non molto di più; De Sade e Masoch non li conosco come autori ma solo come fonti di ispirazione per la definizione della parafilia nota come Sadomasochismo.
La distruttività è si connaturata all'essere umano, molti pensatori hanno trattato questo tema, dal mio bagaglio culturale posso estrarre il pensiero di Sigmund Freud, il quale riteneva l'Es, la parte più primitiva della personalità (tripartita in Es, Io, Super-Io) un calderone di pulsioni, a fianco di quelle sessuali si accompagnano le pulsioni di morte, Eros e Tanatos. Quindi l'agire umano è mosso si dalla libido (da non considerarsi solo come pulsione sessuale, ma in maniera più ampia come pulsione vitale) ma anche da istanze violente, distruttive. L'Es è regolato dal principio del piacere, piacere di amare, sessualmente e non, piacere di distruggere, annientare. Nel teatro dell'Io, l'interfaccia con il mondo, si scontrano l'Es e il Super-Io (le regole interiorizzate, il padre interiore, il censore, il repressore), da questo scontro ne risulta il comportamento manifesto. nell'ottica di Freud la distruttività è una condizione ineliminabile, connaturata all'essere umano. Ma è regolata, perchè funzionale alla specie. Ma la distruttività verso sè stessi si distacca dalla distruttività dell'Es, è un'anomalia. L'Es non può essere considerato patologico in sè, il suicidio, per la Psicoanalisi, devia dalla naturale aggressività umana. La patologia porta a rivolgere la distruttività verso se stessi. Limito la digressione a Freud, ma altri Psicoanalisti hanno trattato il tema, M. Klein, W. Bion e altri ancora.
Per quel che riguarda il discorso fascismo, guerra, nazismo:
E' interessante la visione della guerra come suicidio, altri pensatori la interpretano invece come una lotta tra generazioni, i padri che mandano a morire i figli come soluzione unilaterale del complesso di Edipo, altri lo paragonano a una sublimazione sociale del complesso di Crono, che divorò i propri figli.
Io preferisco tenermi a un livello più basso, la guerra è un modo per far si che i poveri restino tali e non avanzino pretese verso la classe dominante, che ne trae profitto mascherando il tutto dietro ideali quali nazione, religione, giustizia, democrazia. Solo denaro, questa è la causa di ogni guerra. Con questo non voglio negare la validità delle astrazioni filosofiche precedentemente fatte.
Che tutti siamo fascisti è vero. Mi spiego meglio. Gli studi sulla personalità hanno cercato di misurarne tutti gli aspetti creandi indici più o meno validi. Un esempio molto criticato è la scala F (elaborata da Adorno se non ricordo male) dove F sta per fascismo. Non misura quanto uno sia di destra, ma quanto uno sia assoggettato all'autorità, quanta tendenza abbia alla prevaricazione e in genreale ad attuare comportamenti autoritari, indipendentemente dal proprio orientamento politico. La teoria di fondo è che tutti più o meno abbiamo un tratto di personalità fascista, ma ovviamente non tutti arriviamo a fondoscala, la maggioranza si limita a totalizzare i pochi punti necessari a condurre una vita normale. Anche qui però vi sta la non normalità del fascismo, un punteggio alto è spesso accompagnato da tratti patologici.
Sul Nazismo concordo appieno, non c'è stato nulla di più suicida del nazismo. Un regime che in undici anni ha preparato la più grande carnficina a memoria d'uomo, distruggendo e autodistruggendosi. Il suicidio è si connaturato al nazismo, ne sono espressione i vari simboli di morte utilizzati, su tutti il teschio delle SS. Per quanto uno possa trovare inquietante una falce e martello incrociati, essi rappresentano strumenti per coltivare e produrre, un teschio rimanda solo alla morte.
Ora penso di avere annoiato abbastanza.
In sintesi, Pavely, concordo sul fatto che la violenza, la distruttività siano umane, ma espressioni di queste quali il suicidio sono comunque deviate, una evoluzione "patologica" .
Visto il tuo interessante punto di vista, rinnovo l'invito ad aprire un thread apposito, il tema ha un certo rilievo e sentire più opinioni può aiutare chi si trova a confrontarsi con questi pensieri. Come hai detto tu stesso:
"Quindi: bisogna chiedersi perché il suicida non attui altri comportamenti.
Bisogna portare il suicida a capire la propria umanità...
Portarlo a DIFFERENZIARE I PROPRI COMPORTAMENTI.
Non negare i suoi sentimenti o altro...
Spiegare che sono umani.
Che tutti li hanno
E tutti li mettono entro giusti limiti."
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