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Guglielmo97

Utente Attivo

  • "Guglielmo97" ha iniziato questa discussione

Posts: 21

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Data di registrazione: domenica, 26 luglio 2015

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1

lunedì, 29 gennaio 2018, 15:24

Risposta ad una psicologa

Cara dottoressa, grazie per avermi risposto, mi ero promesso di risponderle il prima possibile ma ho potuto scriverle soltanto adesso. In tutta onesta io non credo che vi sia una soluzione per me, a volte mi chiedo cosa pretendo, cosa mi aspetto dalla mia vita? Non ho problemi con lo studio, sono circondato da persone che mi vogliono bene e che mi credono loro amico. Non sono asociale, non sono niente, materialmente non ho desiderioper nulla, ma allora cos'è? Sento di star vivendo il periodo più produttivo della mia vita eppure mi sento stanco, come se fossi sul punto di perderla. La realtà è che non ho idea di cosa pretendo dal mondo, da tutto per essere felice, è come se questa malinconia di cui lei parla io l'abbia dentro, scavata fin nelle radici del mio essere.Io non voglio essere vago, ma credo di essere insoddisfatto non della mia vita ma di qualcosa di più universale. Vivo da troppo tempo in questa condizione, non c'è più nulla che mi commuove, nulla che mi sorprende, è noia si, ma non quella che parla, ma quella che ti lascia muto, inerme. La realtà è che ho un anima inadeguata a ciò che la vita (per quanto ricca essa sia) abbia da offrirmi. A volte capita che quando c'è qualcosa di troppo emotivo che riguarda altre persone io scappo, così è stato con Francesca, (sebbene ritengo sia più complesso di così ). La vita di tutti i giorni non è emotiva. La vita di tutti i giorni è incontrare volti che non vedrai mai più (conosce la poesia: Le passanti?), parlare di cose che non ti importano, scherzare e ridere e dimenticarsi di cosa è stata la tua vita da così tanti anni, vi sono momenti in cui il mio passato ed il mio essere sembrano un sogno e questi momenti sono piacevoli. Io vorrei trovare un modo di contenere i miei crolli depressivi, che d'altra parte durano poco, e vivere della mia superficie. Se questo mi rende felice? No, ma il meglio che riesco a fare per me stesso. Io a Francesca le voglio veramente bene e nonostante tutto il tempo (più di un anno e mezzo) la penso spesso quando sono solo, non circondato dalle persone che mi permettono di vivere in superficie. Dopo una settimana ci risentimmo ed era come se non le avessi detto niente. Lei alla mia lettera rispose che dovevo fare tutto ciò che mi avrebbe reso felice e che se allontanandomi da tutti avrei raggiunto il mio scopo era ok, che lei mi voleva bene, che non dovevo pensare a quello che mi avrebbero detto gli altri e che lei ci sarebbe stata sempre per me. In ogni caso lentamente iniziai ad abbandonarla, lei mi cercò ancora ma non era più come prima, l'ultima volta che l'ho vista è stato a novembre ed era estranea, o forse lo ero io, non poteva più essere come prima . Probabilmente io l'amavo molto ed è per questo che sono scappato, se amare significa conoscersi profondamente quale parte di me le avrei mostrato? Quella paranoica, depressa, troppo emotiva? quella che non fa parte del mondo ? Non la potevo amare come si amano le altre persone, avrei dovuto negare il mio quotidiano, non potevo vivere con lei e con le altre 7 miliardi di persone. È come se io avessi tagliato le mie emozioni fuori dal mondo per permettere di farle vivere in un universo tutto mio, un universo soffocante. Francesca mi conosceva molto bene, ma quando lei mi disse che si stava sentendo con un ragazzo di mia conoscenza io non c'ero più, io ero le altre 7 miliardi di persone, non potevo più cullarmi nel sogno di un mondo nostro e fuori dal tempo. Quindi si, al centro della lettera che io scrissi lo riconosco, lo ammetto, vi fu gelosia. Ma era una gelosia diversa, io potevo stare con lei solo in quel modo, in cui due anime si avvicinano senza mai toccarsi. A volte provavo ad immaginare cosa poteva succedere se quel ragazzo fossi stato io, uscire, andare, ad esempio, dai miei genitori con lei,(come potevano mescolarsi le due cose?), io, lei ed il mondo.. L'idea stessa mi repelleva, mi repelleva profondamente. Avrei dovuto mantenere i due volti ed ingannare pure lei? Io con la mia insicurezza, con la mia incapacità di esprimermi con altri che con lei. Le due cose erano troppo in contrasto ed è per questo che le dissi addio. Fu una rinuncia, e non per una vita libera, aperta, come io ripeto nella mia lettera, è soltanto il mio sconforto ed il mio addio a lei, perché d'un tratto faceva parte degli "altri" ed è questo che dico nella mia lettera, o comunque era destinata a diventarlo. È una lettera di separazione da lei e dal mondo. Voglio infine dirle che la lettera la mandai via messaggi verso le due di notte. Ricordo di sentire il mio cuore pulsare convulsamente, poi ricordo che pensavo davvero che sarei cambiato, che tutto era finito ed era indietro. Il giorno dopo invece stavo male, malissimo, un senso infinito di disperazione.