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lowbattery

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1

domenica, 24 giugno 2018, 11:28

Lettera di Michele

In questa discussione riporto la lettera, ripresa dai giornali, del ragazzo friulano suicidatosi l'anno scorso.
L'ho letta un sacco di volte. Tempo fa non capivo determinate cose. Ora sì. Nonostante la mia e la sua situazione siano molto diverse, certe cose esprimono perfettamente quello che sento. Scriveva piuttosto bene, secondo me.
Vorrei sapere cosa ne pensate voi, di quello che ha scritto. Privilegiando magari gli aspetti psicologici, piuttosto che quelli socio-economici.

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di MICHELE

Ho vissuto (male) per trent’anni, qualcuno dirà che è troppo poco. Quel qualcuno non è in grado di stabilire quali sono i limiti di sopportazione, perché sono soggettivi, non oggettivi.

Ho cercato di essere una brava persona, ho commessi molti errori, ho fatto molti tentativi, ho cercato di darmi un senso e uno scopo usando le mie risorse, di fare del malessere un’arte.

Ma le domande non finiscono mai, e io di sentirne sono stufo. E sono stufo anche di pormene. Sono stufo di fare sforzi senza ottenere risultati, stufo di critiche, stufo di colloqui di lavoro come grafico inutili, stufo di sprecare sentimenti e desideri per l’altro genere (che evidentemente non ha bisogno di me), stufo di invidiare, stufo di chiedermi cosa si prova a vincere, di dover giustificare la mia esistenza senza averla determinata, stufo di dover rispondere alle aspettative di tutti senza aver mai visto soddisfatte le mie, stufo di fare buon viso a pessima sorte, di fingere interesse, di illudermi, di essere preso in giro, di essere messo da parte e di sentirmi dire che la sensibilità è una grande qualità.

Tutte balle. Se la sensibilità fosse davvero una grande qualità, sarebbe oggetto di ricerca. Non lo è mai stata e mai lo sarà, perché questa è la realtà sbagliata, è una dimensione dove conta la praticità che non premia i talenti, le alternative, sbeffeggia le ambizioni, insulta i sogni e qualunque cosa non si possa inquadrare nella cosiddetta normalità. Non la posso riconoscere come mia.

Da questa realtà non si può pretendere niente. Non si può pretendere un lavoro, non si può pretendere di essere amati, non si possono pretendere riconoscimenti, non si può pretendere di pretendere la sicurezza, non si può pretendere un ambiente stabile.
A quest’ultimo proposito, le cose per voi si metteranno talmente male che tra un po’ non potrete pretendere nemmeno cibo, elettricità o acqua corrente, ma ovviamente non è più un mio problema. Il futuro sarà un disastro a cui non voglio assistere, e nemmeno partecipare. Buona fortuna a chi se la sente di affrontarlo.

Non è assolutamente questo il mondo che mi doveva essere consegnato, e nessuno mi può costringere a continuare a farne parte. È un incubo di problemi, privo di identità, privo di garanzie, privo di punti di riferimento, e privo ormai anche di prospettive.

Non ci sono le condizioni per impormi, e io non ho i poteri o i mezzi per crearle. Non sono rappresentato da niente di ciò che vedo e non gli attribuisco nessun senso: io non c’entro nulla con tutto questo. Non posso passare la vita a combattere solo per sopravvivere, per avere lo spazio che sarebbe dovuto, o quello che spetta di diritto, cercando di cavare il meglio dal peggio che si sia mai visto per avere il minimo possibile. Io non me ne faccio niente del minimo, volevo il massimo, ma il massimo non è a mia disposizione.

Di no come risposta non si vive, di no si muore, e non c’è mai stato posto qui per ciò che volevo, quindi in realtà, non sono mai esistito. Io non ho tradito, io mi sento tradito, da un’epoca che si permette di accantonarmi, invece di accogliermi come sarebbe suo dovere fare.

Lo stato generale delle cose per me è inaccettabile, non intendo più farmene carico e penso che sia giusto che ogni tanto qualcuno ricordi a tutti che siamo liberi, che esiste l’alternativa al soffrire: smettere. Se vivere non può essere un piacere, allora non può nemmeno diventare un obbligo, e io l’ho dimostrato. Mi rendo conto di fare del male e di darvi un enorme dolore, ma la mia rabbia ormai è tale che se non faccio questo, finirà ancora peggio, e di altro odio non c’è davvero bisogno.

Sono entrato in questo mondo da persona libera, e da persona libera ne sono uscito, perché non mi piaceva nemmeno un po’. Basta con le ipocrisie.

Non mi faccio ricattare dal fatto che è l’unico possibile, io modello unico non funziona. Siete voi che fate i conti con me, non io con voi. Io sono un anticonformista, da sempre, e ho il diritto di dire ciò che penso, di fare la mia scelta, a qualsiasi costo. Non esiste niente che non si possa separare, la morte è solo lo strumento. Il libero arbitrio obbedisce all’individuo, non ai comodi degli altri.

Io lo so che questa cosa vi sembra una follia, ma non lo è. È solo delusione. Mi è passata la voglia: non qui e non ora. Non posso imporre la mia essenza, ma la mia assenza si, e il nulla assoluto è sempre meglio di un tutto dove non puoi essere felice facendo il tuo destino.

Perdonatemi, mamma e papà, se potete, ma ora sono di nuovo a casa. Sto bene.

Dentro di me non c’era caos. Dentro di me c’era ordine. Questa generazione si vendica di un furto, il furto della felicità. Chiedo scusa a tutti i miei amici. Non odiatemi. Grazie per i bei momenti insieme, siete tutti migliori di me. Questo non è un insulto alle mie origini, ma un’accusa di alto tradimento.

P.S. Complimenti al ministro Poletti. Lui sì che ci valorizza a noi stronzi.

Ho resistito finché ho potuto.

2

domenica, 24 giugno 2018, 12:10

Ciò che ho sempre pensato, quel ragazzo stava male per altri motivi, l'incapacità di trovare un lavoro era solo un sintomo del suo disagio. Lo stesso afferma nella lettera di vivere male da 30 anni, cioè da quando è nato, di non essersi mai sentito a sua agio in questo mondo.

I media, come al solito, hanno strumentalizzato la vicenda, ma sono convinto che nell'estrema solitudine che doveva vivere, Michele non è stato compreso nemmeno dalla famiglia.

lowbattery

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3

domenica, 24 giugno 2018, 12:40

Anche io penso stesse male per motivi suoi.
Ma per quelli come me, e forse anche come lui, possono essere importanti le opportunità lavorative, per iniziare ad uscire dalla melma. Io di sbocchi non ne vedo, ad esempio. Forse se anche ci fossero non sarebbero sufficienti (la solitudine non la combatti con il solito tran tran).
Ma io credo che non vedere altro che fatica per sopravvivere favorisca la visione a tunnel. Sapere che per un posto di lavoro ci sono venti persone "in fila", ti fa pensare che il mondo può fare a meno di te, che vali poco, che devi solo adattarti e ringraziare. Se già hai l'acqua alla gola dal punto di vista affettivo/esistenziale è una conferma. Pensi "chi me lo fa fare?"
Detto ciò, mi riconosco in tanti accenni che fa, e non sono cose causate dalla mancanza di lavoro e stabilità economica.

fran235

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4

domenica, 24 giugno 2018, 20:43

Mi ricordo molto bene questa lettera. Mi colpì tremendamente e mi commosse. Quelle parole così disperatamente lucide mi rimasero impresse per giorni. Concordo con chi afferma che il ragazzo probabilmente avesse altre problematiche al di là del discorso lavorativo. Ciononostante credo che la mancanza di prospettive con un minimo di stabilità non possano non peggiorare un quadro già difficile. Si lo ammetto provo un senso di colpa nei confronti dei più giovani. So che questi se ne fanno un bel nulla, ma così è.
And if a ten-ton truck kills the both of us
To die by your side well, the pleasure - the privilege is mine

lowbattery

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5

lunedì, 25 giugno 2018, 14:05

Torno su questa discussione perchè, pensando a tutte le angosce e frustrazioni che mi aspettano da qui a pochi mesi ho ripensato alla mia risposta precedente. E da lì ritorno alla lettera di Michele.
Michele sicuramente aveva dei problemi nella sua vita che erano solo suoi.
Ma pezzi come questo non possono essermi estranei

"[...] Da questa realtà non si può pretendere niente. Non si può pretendere un lavoro, non si può pretendere di essere amati, non si possono pretendere riconoscimenti, non si può pretendere di pretendere la sicurezza, non si può pretendere un ambiente stabile.

[...] Non ci sono le condizioni per impormi, e io non ho i poteri o i mezzi per crearle. Non sono rappresentato da niente di ciò che vedo e non gli attribuisco nessun senso: io non c’entro nulla con tutto questo. Non posso passare la vita a combattere solo per sopravvivere, per avere lo spazio che sarebbe dovuto, o quello che spetta di diritto, cercando di cavare il meglio dal peggio che si sia mai visto per avere il minimo possibile. Io non me ne faccio niente del minimo, volevo il massimo, ma il massimo non è a mia disposizione."

[...] Lo stato generale delle cose per me è inaccettabile, non intendo più farmene carico e penso che sia giusto che ogni tanto qualcuno ricordi a tutti che siamo liberi, che esiste l’alternativa al soffrire: smettere. Se vivere non può essere un piacere, allora non può nemmeno diventare un obbligo, e io l’ho dimostrato. Mi rendo conto di fare del male e di darvi un enorme dolore, ma la mia rabbia ormai è tale che se non faccio questo, finirà ancora peggio, e di altro odio non c’è davvero bisogno.

Sono entrato in questo mondo da persona libera, e da persona libera ne sono uscito, perché non mi piaceva nemmeno un po’. Basta con le ipocrisie.

Non mi faccio ricattare dal fatto che è l’unico possibile, io modello unico non funziona. Siete voi che fate i conti con me, non io con voi. Io sono un anticonformista, da sempre, e ho il diritto di dire ciò che penso, di fare la mia scelta, a qualsiasi costo. Non esiste niente che non si possa separare, la morte è solo lo strumento. Il libero arbitrio obbedisce all’individuo, non ai comodi degli altri.

Io lo so che questa cosa vi sembra una follia, ma non lo è. È solo delusione. Mi è passata la voglia: non qui e non ora. Non posso imporre la mia essenza, ma la mia assenza si, e il nulla assoluto è sempre meglio di un tutto dove non puoi essere felice facendo il tuo destino."


Più vado avanti e più metto a fuoco che sono stufo, stufo, stufo marcio, di dover fare i conti con una realtà che non mi ha dato NIENTE e che NIENTE ha in serbo per me.

Non mi piace il me stesso che traspare da questo mio sfogo.
Michele era una persona migliore di me. Spero ora stia bene, ovunque sia.

Questo post è stato modificato 1 volta(e), ultima modifica di "lowbattery" (25/06/2018, 14:16)


lowbattery

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domenica, 08 luglio 2018, 20:03

L'altro giorno sono andato a trovare mio papà in ospedale (ha avuto un attacco ischemico quattro giorni fa, fortunatamente mia madre era presente e lo hanno preso in carico subito, ora sta abbastanza bene, parla si muove, ragiona normalmente). Tornavo dall'ospedale alla macchina, ed ero spaventato, ma provavo comunque a vedere la mia vita tra qualche mese/anno. "Anche se penso ogni giorno al sucidio DEVO trovare il modo di lavorare, anche tramite categorie protette. Perchè? Perchè se no a mio padre viene un altro ictus."
Pensavo queste cose e al futuro che è senza speranze anche per la brava e operosa gente comune, figurarsi per i soggetti più deboli come me. In quel momento è passata una ragazza (mai avuta una). Ho pensato a tutto quello che mi sono perso nella vita. E a quello che nel migliore dei casi mi aspetta, una vita ad alzarsi ogni mattina senza un valido perchè.
"Qualcuno le cose belle di sto mondo se le godrà pure. E a me cosa e chi rimane a tenermi compagnia dopo tutto quello che ho passato?"
Senza nemmeno pensarci su immediatamente mi sono risposto da solo. "La mia tristezza".
So che sembra una roba inventata, ma è successo davvero in modo spontaneo. Ha stupito pure me.

Sono stufo di venire giudicato, sono stufo di dover risponedere alle aspettative e ai bisogni del "mondo" (mio padre incluso).
Quando mai I MIEI, di bisogni e aspettative, sono stati soddisfatti?
In questi giorni, come nelle settimane passate, ho pensato molto a quello che scriveva Michele.

Questo post è stato modificato 1 volta(e), ultima modifica di "lowbattery" (08/07/2018, 21:10)


Ansios01

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lunedì, 09 luglio 2018, 20:06

Mi ritrovo nel racconto di Michele; ogni giorno che passa la mia situazione peggiora perché non me ne va una bene nè nel lavoro nè con le donne: non progredisco.depresso al massimo che mi sembra di impazzire, invalido mentale. Credo fermamente che Michele sia stato migliore di me,il suo coraggio così lucido è da invidiare.credo che in situazioni come la mia la scelta di Michele non sia che una dignitosa via d uscita Delle situazioni che non riusciamo a cambiare.non è il solito lamento ma ho davvero l intento di farlo io che 5 anni fa giá ci ho provato .fa schifo,lo so, meritarlo e poi non farlo.vogliocredere che questa sia una Delle tante idee distorte che ho in testa.diversamente ditemelo,che ho già pensato come attuare sto gesto.sono davvero stanco :(

lowbattery

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sabato, 13 ottobre 2018, 14:01

"Ho cercato di essere una brava persona, ho commessi molti errori, ho fatto molti tentativi, ho cercato di darmi un senso e uno scopo usando le mie risorse, di fare del malessere un’arte."

Oggi mi sono tornate in mente queste parole.
Potrebbero essere la sintesi della mia vita.

Quando stai male da sempre ti adegui e tiri avanti, anche se sciancato, col fiatone e ridotto ad un'imitazione di essere umano.