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filippide

Utente Attivo

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Data di registrazione: venerdì, 04 maggio 2018

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1

venerdì, 04 maggio 2018, 19:54

E se fosse una cosa normale?

Come tutti qui si potrebbe raccontare parecchio sulle proprie storie, ma per semplicità eviterò troppi dettagli.
Ho 40 anni, i primi ricordi di quando ero triste risalgono alle lementari, tendo a non avere ricordi felici ma ho fissi in mente pochi eventi della mia infanzia e nessuno piacevole. Per ricordare cose piacevoli spesso ho bisogno di parlarne con i fratelli altrimenti, spontaneamente, non mi vengono in mente. Non è che abbia avuto difficoltà di tipo economico o lutti particolari. Ho avuto qenitori severi, un padre che in alcune occasioni non è stato particolarmente delicato, bullismo ecc. penso di essere cresciuto senza che vi fosse qualcosa o qualcuno che mi permettesse di crescere comprendendo il propio carartere o sviluppando la propia autostima.
Alle medie i primi pensieri di morte, mal di testa, l'impossibilità di capire la ragione dietro alcuni comportamenti dei compagni e dei genitori. I pensieri di morte forse non avevano la maturità che hanno oggi ma in fondo seguivano una certa logica condivisa anche oggi. Alle superiori...... va beh diciamo che a 18 anni circa decisi di volerla far finita. lettera di addio, lamette ma.... mi mancò la forza. Pensai, forse a giustificarmi, che tutto sommato non fosse giusto far soffrire i genitori per la morte di un figlio, non è un evento naturale, non è un dolore che gli spetta. Comunque decisi di attendere la loro morte, per fortuna sono l'ultimo figlio e non mi hanno avuto proprio presto. Alle superiori scrivevo spesso sulla morte, lettere di addio, sfoghi e su altre cose.
Ora da dicembre ho una discreta "ansia-depressione" come non ne avevo dalle superiori, penso sia dovuto anche al fatto che il tempo di andarsene si avvicina e diventa un orizzonte temporale tale da lasciar stare hobby e altre attività non essenziali. Difficile fare qualche piano a medio termine con questa previsione. Ho definivamente abbandonato la palestra, la passione per l'informatica e sto sospendendo i piani di accantonamento. Da qualche tempo ho ripreso a scrivere lettere di addio, o comunque a riconcentrarmi molto sul pensiero della morte.
Diciamo che non sono mai stato fidanzato, mai fatto sesso, mai partecipato a competizioni, mai ... fatte tante cose. Per quanto mi riguarda potrei anche essere bisex. Anche se sembra brutto in fondo non ho nostalgia di cose che non ho mai vissuto e del passato.
Quando decisi di attendere la fine, naturale (meglio precisare), dei miei genitori decisi che avrei evitato di allacciare legami speciali con altre persone, se bene nell'attesa non si può evitare la conoscenza, la cordialità e l'amicizia, però certamente l'amore non era per me. Così allo stesso modo non ho mai avuto un progetto per la vita, uno scopo o un desiderio da esaudire, progetti a lungo termine tutto sommato che avrei abbandonato.
Oggi mi trovo a dimenticare gli anni che ho in alcune occasioni, ad avere qualche problema di memoria anche se da quando ho ricordi ho sempre avuto difficoltà nell'imparare le cose a memoria come poesie, i nomi e le date. Ancora oggi non ricordo i compleanni dei miei famigliari e da anni odio il mio compleanno che, come un supplizio, a volte mi obbligano a festeggiare; li lascio fare se non altro per non dar a vedere come sto veramente. L'altro giorno ero andato a donare il sangue ma non riuscii a ricordare l'età nè il peso, allora il medico mi ha mandato a fare una visita neurologica, da cui si evince che ho ansia. Eletroencefalogramma ok.
Questo mese poi è stato molto difficile, tutto ciò che mi riguarda, che richiede impegno, ed è per me o per il mio utile (tra cui il lavoro) mi riesce difficile da fare e nel farlo provo fastidio.
Diciamo che da 18 anni "non ho vissuto" nell'attesa di potermene andare, con momenti di spensieratezza ma senza dimenticare il fine che avevo. Visto che probabilmente non dovrebbe mancare troppo 5-7 anni sto iniziando a chiedermi che senso abbia continuare a "tirare avanti" se non altro forse per continuare ad avere quella maschera di normalità utile a non far soffrire chi non deve.
E se fosse una cosa normale? E se in fondo sia propio così che io debba essere e quella la fine per la quale sono ancora qui?

frili

giovane amica

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Data di registrazione: sabato, 21 aprile 2018

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2

sabato, 05 maggio 2018, 16:12

caro filippide, la tua vita sembra una rinuncia a tutto e la morte l'unica cosa certa, per cui è la sola cosa che ti aspetti (per te e per gli altri, tipo i tuoi genitori)....viene spontaneo dire che dovresti farti aiutare, ma temo fortemente che troveresti pure questo inutile. Tuttavia una cosa mi colpisce: perché dici che potresti anche essere bisex? se esprimi questo, qualche curiosità dovresti averla pure avuta: ti sei mai interrogato su ciò? non penso tu l'abbia detto per apatia, altrimenti avresti semplicemente detto che il sesso non ti interessa, non ti fanno alcun effetto le donne quanto gli uomini (e per alcuni è davvero così)....non sono assolutamente un'esperta, ho una marea di problemi e la mia vita è un casino, per cui sono l'ultima persona che può dare consigli, però il richiamo alla possibile bisessualità è l'unico sprazzo di vitalità che trovo tra le tue parole, prova a interrogarti su questo, a cercare di capire meglio perché esprimi questo pensiero....
Altre due domande: prendi farmaci per questo tuo stato così da "non vivente"?
Se hai 40 anni perché dici che ne mancano 5-7 alla fine?
Dimmi pure che non ho capito niente, che sono una cretina e che il mio messaggio è inutile, però ti prego reagisci e rispondimi.....
Anche se non ti conosco ti mando un forte abbraccio

windrew

La vita è attaccata ad un filo sottile che va tenuto stretto.

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3

domenica, 06 maggio 2018, 01:07

Ciao. Mica tutto semplice. Devi tirare avanti. Stai seguendo psicoterapia?
se vi è un problema, in quanto tale, ha una soluzione, altrimenti è un dato di fatto con cui convivere

Questo post è stato modificato 1 volta(e), ultima modifica di "windrew" (06/05/2018, 01:39)


filippide

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4

lunedì, 07 maggio 2018, 14:53

Avevo scritto tutto ma il forum mi ha "sloggato".... ok riproviamo, quindi
Buongiorno

Frili si è vero la mia vita sembra una rinuncia a tutto, da un lato per volere dall'altro per la mia tendenza a dare la precendenza ad altre persone sia nelle situazioni che nella ragione, in po per insicurezza un po per "non necessità". Se dovessi fare una conta delle cose che ho o che faccio potrei farla senza molti sforzi.
Quando incontro belle ragazze o bei ragazzi, che tali ritengo, in effetti provo qualche sensazione, spesso imbarazzo e risulto impacciato, non sempre ovviamente, ma capita. Non mi lascia indifferente l'aspetto estetico o caratteriale, è che ho sempre evitato di approfondire questi aspetti. Non so cosa ci si attenda che una persona pensi quando si sente attratta da un'altra, ma nel mio caso non ho pensieri "diretti" o non provo eccitazione. Non che sia impotente, tanto per precisare, ma non ho l'abitudine di trattare le persone da un punto di vista "sessuale". Non mi piace per esempio fare commenti come si usa spesso tra amici. Posso solo dedurre dalle sensazione che, se avessi voluto, avrei potuto avere relazioni con ambo i sessi, ma non avendolo fatto lo lascio nell'ambito delle ipotesi. E' pur vero che un bel fisico è comunque una bella cosa come può esserlo una bella statua o un bel quadro e non mi sono mai spinto oltre questo tipo di apprezzamento. Forse la mancanza di termini di paragone delle sensazioni mi rende difficile qualificare le mie.
Considerando che i miei genitori hanno ragiunto e superato la loro aspettativa di vita penso sia realistico porsi un orizzonte temporale di 5-7 anni oltre il quale non proiettare previsioni e pianificazioni.
Non ho mai assunto farmaci specifici, mai fatti uso di alcol (semi astemio) e mai fatto uso di droghe. Ho fatto un ciclo e mezzo di psicoterapia, ma era un periodo in cui stavo bene e persino avevo qualche volgia di costruirmi qualcosa, è durato qualche mese, poi ho interrotto le sedute più che altro perchè non sono riuscito ad aprirmi.
Poi non penso che il tuo messaggio sia inutile, sentirsi fare delle domande su questi argomenti aiuta ad approfondirli.
Windrew, per carità nessuno dice che la vita sia semplice ma... diciamo che per risolvere i problemi bisognerebbe volerlo o trovare qualche sprono. Per ora i problemi li affronto compatibilmente con la scadenza che mi sono proposto.
Grazie ad entrambi.

5

martedì, 08 maggio 2018, 15:40

la prima impressione, il mio primo pensiero leggendo il tuo primo messaggio è stato: giocare con la morte per esorcizzare la vita.
nell'adolescenza, chi più e chi meno, soprattutto chi consapevolmente e chi inconsapevolmente, ha sperimentato i limiti della vita, ha quasi giocato con la morte per capire fino a che punto potesse spingersi.
con l'età adulta, prese le misure (se così si può dire) ci si impegna in qualche cosa, si cerca una qualche realizzazione di un desiderio. cadendo, sbagliando, facendosi del male ma tentando di arrivare ad ottenere ciò che si desidera o si pensa di desiderare. con un doveroso rovescio della medaglio: l'obbligo di assumersi la responsabilità delle proprie scelte. non più i genitori che ti mandano a scuola ma tu che scegli...dalla scarpa che ti compri al non avvicinare la donna che ti interessa.

mi sembra che tu abbia semplicemente rinunciato a decidere per te, capire ciò che ti piace, capire chi sei, cosa vuoi fare. hai spinto la responsabilità nell'angolo senza nemmeno provarci a capire qualcosa del gioco, sollevandoti così da ogni responsabilità. così leggo anche la volontà di aspettare i tuoi genitori; viceversa avresti dovuto assumerti la responsabilità della tua scelta.
namasté

filippide

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6

martedì, 08 maggio 2018, 18:05

Non saprei. Qualcosa in quello che dici lo condivido e mi ci riconosco, in qualcosa non esattamente.
Probabilmente voglio giocare con la morte, mi “piace” da un lato ma non è un gioco adolescenziale come magari saltare da un balcone in una piscina… “mica sono matto” :).
Mai ho messo a rischio la mia o la vita di altri con bravate che potessero avere conseguenze immediate. Anzi alle superiori avevo difficoltà a capire perché si arrivasse a certe cose. Questo è un punto fermo nel mio carattere.
Non ho paura del fallimento in se, quello che mi preoccupa e mi da ansia è lo sbagliare, il danneggiare direttamente od indirettamente gli altri e deluderli. Questo non mi porta a rinunciare a fare le cose; le rende più difficili ed ogni azione sempre soggetta a critica, dubbio e quindi a riverifica (per il lavoro un problema di resa ma una garanzia di sicurezza anche considerando una memoria pessima).
Ma tutto questo non per ottenere io qualcosa, ma per il dovere di dover rispondere correttamente alle necessità altrui. Dovere… forse dovrei distinguere tra dovere, volere e responsabilità. I doveri li seguo così come le leggi, che essi siano a mio favore o mio discapito, non manco di assumermi le responsabilità (o colpe) mai tentato di scaricarne su altri, al contrario, a volte prendendole quando non mi spettavo, figurati che non so mentire, non so copiare, quando prendo qualcosa da internet che sia una sola foto ne chiedo il permesso per il suo riuso.
Ma si, ho rinunciato a decidere per me, ho rinunciato più che a capire chi sono, a capire cosa o chi voglio diventare.
Ho fatto diversi lavori e nessuno mi è mai dispiaciuto. Un lavoro bello è quando lo si può far bene, indipendentemente da quale sia. Dal portiere di notte (ma solo per una stagione), idraulico (3 mesi), libero professionista, giardiniere, insegnante, nessuno interrotto per disinteresse o perché io sia stato “cacciato”. Alcuni semplicemente finiscono perché temporanei altri perché non pagano ecc. Comunque a pensarci non tutti presi con personale e motivato spirito di iniziativa.

Tuttavia è proprio quando mi dicono che sono bravo che sbaglio (ansia, fastidio nel sentilo dire), è quando vedo l’avvicinarsi di un risultato personale che mi disaffeziono. Al rovescio quando sto conseguendo un risultato perché lo faccio con altri, e che porterà un risultato condiviso mi impegno di più. Rinuncio magari ad apparire nei risultati ma per i risultati mi impegno. Forse mi manca un’autonomia, ma fare le cose con altri mi rende più facile agire.

Non voglio dire che non fuggo dalle mie responsabilità ma forse devo vedere queste responsabilità da cui sfuggo con uno sguardo più ampio e importante, come farsi una famiglia o meglio pianificare un futuro, ecc. Ma se lo avessi già pianificato?
Nel post di bruce0wayne (che non so citare) circa la gratificazione istantanea, nella discussione sul ministero della solitudine un po mi ci riconosco. Ma non sono abituato a gratificazioni istantanee, forse neanche alle gratificazioni in genere (<<quello che fai è un dovere non meriti premi>>), da 5 anni sto cercando di sviluppare un’attività da libero professionista ma non voglio farlo in modo individuale.
Vedi, non ho mai amato vedere soffrire le persone, quando ero in convitto del”nonnismo” c’era, oggi lo si chiamerebbe bullismo. Non potevo sopportare che altri “dominassero” i più piccoli, mai sopportato. D'altro canto io ero uno tra i deboli, anche alla elementari e alle medie. Quando uno di quelli che avevano il problema di essere “bulli” ebbe un lutto, ebbi la strana idea di avvicinarmi a lui e fargli le condoglianze, da bravo cattolico di pregare per lui, mi abbracciò ma poi vista la mia timidezza non continuai ad avere contatti. E tutto riprese come prima. Poi arrivato io in 5° con i miei coetanei fu pace per tutti, ma questa è un’altra storia. Mi è capitato di guardare negli occhi un padre che piangeva la morte di un figlio e di passare ore in pronto soccorso a vedere madri che... insomma, forse una scusa ma di dar dolore ai miei, più di quanto sia evitabile, non mi va. Per i fratelli è un altro discorso, prima o poi a qualcuno tocca.

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depressione, morire, rabbia