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gloriasinegloria

Utente Avanzato

Posts: 956

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Data di registrazione: venerdì, 11 agosto 2017

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16

giovedì, 07 dicembre 2017, 06:41

In un rapporto, scegliere (consapevolmente) di stare a nudo emotivamente, oltre a dipendere da una profonda coscienza di stessi, dipende molto anche dalla conoscenza e fiducia che si ha dell'altro e dal tipo di rapporto.
È fondamentale capire: cosa ci fa sentire a nostro agio e cosa fa sentire a proprio agio l'altro; quali emozioni siamo disposti a condividere​ e quali invece è disposto a condividere il partner; e sopratutto capire i tempi di entrambi.

Una connessione così intima, tra due persone, non sarà possibile i primi tempi e non per forza potrà crearsi successivamente.
Resta comunque una libera scelta che non può ne essere pretesa, ne essere subita!

Più ci rifletto, Elettra , e più quella di aprirsi emotivamente non la definirei come scelta consapevole in funzione del rapporto, quanto piuttosto come esigenza propria.

Così come non sono affatto convinta che l'aprirsi emotivamente dipenda dalla conoscenza di se stessi. Anzi: penso che portare nel rapporto la "mappatura" di se stessi (che sempre resta una soggettivissima auto-mappatura, ma che vorrebbe avere la valenza di dato compiuto e acquisito) potrebbe essere la più robusta corazza del nudo emotivo (che appunto resta protetto dalla corazza). :thinking:

Come dire (secondo me) : X potrebbe viversi come il caos primordiale della confusione su se stesso, ma, se intuisce Y come il luogo in cui potersi spogliare di corazze, presso Y sentirà l'esigenza (propria) di portare le proprie nudità emotive, che saranno né più né meno che i frammenti del proprio caos primordiale e nudamente offerto alla vista di Y per quel che è e per come è vissuto da X.

Da quella intuizione (speranza) iniziale di X verso l'accoglienza di Y alla creazione di un rapporto di effettiva e reciproca intimità tra X e Y ...credo che tutto si giochi - anzitutto - sul piano dell'interazione emotiva tra X e Y, che da quel primo passo comunque si evolve, ma che può tranquillamente evolversi anche in senso contrario o diverso rispetto all'intuizione/speranza iniziale (sia di X che di Y).

Penso che questa sia una delle ragioni che rende molto più frequente l'intimità emotiva in amicizia piuttosto che in amore: in amicizia l'intimità emotiva resta l'unico oggetto (gratificante) dell'incontro umano, mentre nel rapporto sentimentale rischia di diventare strumento di diverse e ulteriori aspettative e ruoli reciproci, che possono risultare temibili sotto mille profili, e da cui, quindi, ci si protegge e ci si ritrae.

17

domenica, 10 dicembre 2017, 01:17


Io non mi riferivo alla sincerità, quella è fuori discussione è una delle cose fondamentali in un rapporto.
Io mi riferivo al fatto di riuscire a mostrare le nostre debolezze, le nostre fragilità e il nostro lato vulnerabile, senza averne paura. Mostrarsi senza alcuna difesa, o sovrasrtuttura.
Non è semplice e non credo voglia dire: non essere sinceri.





Certo che non è semplice : ti do pienamente ragione su questo.

Ma omettere,forse sbaglio parola e tu intendi diversamente questa tua parte del post, non equivale al non essere sinceri,cioè: al non mettersi a nudo emotivamente verso la persona per "noi" speciale?

Probabilmente sbaglio nell'interpretazione del tuo pensiero e vuoi esprimere altro che non ho capito ?

Kylo

Utente Attivo

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Data di registrazione: lunedì, 28 dicembre 2015

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18

sabato, 16 dicembre 2017, 18:26

Ad oggi, a trent'anni compiuti ormai da qualche mese, sono sempre più confuso su quell'inestricabile groviglio che chiamo "sfera sessuale-sentimentale", nel quale non riesco più in alcun modo a distinguere i fili legati alla sessualità ed alle sensazioni fisiche da quelli legati all'emotività ed ai sentimenti.
Probabilmente perché per me è tutt'altro che come dici tu, elettra7: per me non è per nulla "naturale" condividere un atto sessuale (di qualsiasi tipo) con una persona se non c'è almeno un minimo legame sentimentale (seppur con intensità variabile a seconda della persona e della situazione).

E' il motivo per cui mi sento dilaniato, specie ultimamente: spesso provo delle forti pulsioni verso ragazze che non mi dicono purtroppo granché a livello caratteriale o con le quali non riesco a creare una alchimia relazionale tale da sentirmi "libero" di potermi lasciare andare anche "solo" a livello sessuale, nemmeno quando più o meno dall'altro lato mi si fa intuire che non si ricerca un coinvolgimento "altro" o particolarmente profondo.

Detto in parole povere: per quanto mi attiri l'idea di divertirmi almeno ogni tanto con la classica "botta & via" (purché nel rispetto reciproco e senza prese in giro), le mie insicurezze legate al sesso (pochissima, quasi nulla esperienza, rispetto alla mia età) mi frenano anche solo dal provarci con qualcuna. L'assurdo è quando sono già oltre la fase del provarci, quando magari c'è già stato un bacio intenso o un'uscita: arrivo spesso ad un punto superato il quale non riesco più ad andare, poiché magari l'attrazione c'è ma non ho provato quel feeling giusto a livello emotivo e caratteriale tale da sentirmi "sicuro" di lasciarmi andare, e quindi... niente, nemmeno un po' di sana passione (che per me conta moltissimo).

Quindi per me il nudo emotivo equivale al nudo sessuale, anzi paradossalmente per me è più semplice lasciarmi andare a parole e confidarmi (purché trovi una persona della quale mi fidi sufficientemente), e questo può capitare con un'amica quanto con un amico; se entra in gioco invece la sfera passionale e sento che si potrebbe arrivare al sesso, bè, allora è difficilissimo che riesca ad aprirmi. Ho bisogno di una persona che mi aiuti a sentirmi a mio agio, il che purtroppo non m'è capitato molto spesso o comunque superata la fase iniziale (anche passionale) non ha portato ad una maturazione del rapporto.

Proprio ultimamente mi sento dilaniato tra tante forze: la tentazione di tornare con la mia ex (con la quale naturalmente avevo trovato un perfetto equilibrio tra nudo emotivo e sessuale, fisico, ma con la quale emergeva anche una assenza di stimoli a livello caratteriale); la curiosità di "insistere" con una (splendida) ragazza con la quale già si è manifestata quantomeno un'attrazione reciproca (con tanto di bacio), ma con la quale non mi sento del tutto "compatibile" o comunque "disinvolto"; infine, la tentazione (alla quale sto cedendo) di chiudermi in me, almeno per un po', senza voler osare nulla, per paura di scottarmi o, come ho involontariamente fatto lasciando la mia ex, di fare del male a mia volta.

E tutto perché non so distinguere tra i vari tipi di "nudo" né comportarmi di conseguenza: so solo che se mi fido di te con una chiacchierata davanti a una cioccolata calda posso dirti anche tutto ciò che c'è da dire, anche se siamo "solo" amici; se invece mi interessi e mi piaci, bè, i casi sono due: o mi fai sentire a mio agio (ed è rarissimo) o usciti dal bar probabilmente non riuscirò nemmeno a baciarti né ti proporrò più di rivederci, persino se il tuo viso mi fa impazzire.

Beato chi sa godersi un po' di sana passione senza tutte 'ste pippe mentali ;)

Ismaele

Utente Fedele

  • "Ismaele" è un uomo

Posts: 406

Activity points: 1.253

Data di registrazione: lunedì, 19 giugno 2017

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19

domenica, 17 dicembre 2017, 01:11

Penso che la risposta sia più semplice di quanto appaia. Il mettersi a nudo non può prescindere dalla percezione di sè, dalla volontà di dire di sè, da ciò che ci caratterizza e non conosciamo. Per dirla con un disegno:





Ora, ciò che trovo meraviglioso, è come questo disegno, in un rapporto dialettico tra due (o più) persone raddoppia (o si moltiplica esponenzialmente).


Esempio veloce: in questo thread, ogni membro ha una zona inconscia. Però, quello che gli altri vedono di ognuno... non è comune. Insomma, "quello che gli altri sanno di me" cambia non solo - non tanto - a seconda di quanto dico ma più a seconda di come percepiscono.

Il nudo emotivo è indubbiamente uno spogliarsi di strutture e sovrastrutture, ma non dobbiamo dimenticare due cose: siamo fatti come di stanze, la 'favola' dei porcospini di schopenhauer.

La seconda: alcuni porcospini per il freddo si avvicinano per darsi calore ma tendono a pungersi e si allontanano, cercando una soluzione che possa risolvere il problema del freddo e quello degli aculei. È l'esempio della socializzazione: calibriamo costantemente le distanze per farci il meno male possibile. Quando è un rapporto sano, io credo, capita che ci si regola e ci si orienta nel rispetto dell'altro. Quando non c'è un rapporto sano, si tende in maniera distonica a 'costringere', 'pressare' l'altro. Un esempio molto stupido: in un fidanzamento la parte che preme per il matrimonio nonostante l'altra parte non si senta pronta. Manca di percezione, manca di sintonia e stringe a sè nonostante il dolore degli aculei sentito dall'altro.

Siamo fatti di stanze.

È a dir poco favolistico credere che in un rapporto, una relazione sincera, ci si possa scambiare tout court il proprio vissuto, l'intera storia di sè. Insomma, diciamo la verità: per logica ci vorrebbero due anni per raccontare ogni cinque anni del proprio vissuto. Quando le persone si confrontano e passano tempo insieme, nella naturalezza del rapporto, se c'è una sintonia - cioè entrambi vanno di pari passo e nessuno dei due tenta di scavalcare l'altro con le proprie prospettive e percezioni - allora si arriva senza neanche troppi fronzoli al nudo emotivo.

Molti qui lo hanno visto un po' come una chimera, ma lo è solo se lo confondiamo con la descrizione dello storico del proprio vissuto. Il che non è nudo emotivo. Così come non è il totale della nostra interiorità uno stato d'animo o una difficoltà transitoria. Un esempio semplice: lo sconforto dovuto ad una relazione, un rapporto andato male. Stato d'animo che porta a rimpiangere altri tempi. È comprensibile che dietro la "facciata" del dispiacere c'è un processo emotivo, logico e storico che non è condiviso e non è comprensibile.

Il punto?

La chiave è nella 'sintonia'. Il nudo emotivo già esiste, già è in essere quando due individui pongono delle premesse comuni parimenti riconosciute e date per certe, quali 'assiomi', in cui ci si spoglia lentamente nella verità. A questo punto, ad esempio, scelto un contesto ci si incammina insieme per una meta comune e si tende a tenere lo stesso passo.
Quindi, che sia una relazione di profonda amicizia, che sia una relazione puramente sessuale, che sia una relazione amorosa, l'importante è che entrambi vogliano la stessa cosa e la perseguano con stesso ritmo, cadenza di passo. Questo è il nudo emotivo.

Tutto il resto è violenza. Aspettarsi di poter conoscere tutto (?) di una persona in un'ora o tre mesi, è contrario a buon senso e intelligenza. Pensare che l'altra persona debba spogliarsi secondo il proprio punto di vista e non secondo il suo, è violenza. Aspettarsi da una persona qualsiasi altra cosa da ciò che era nell'intimità nato, è come pretenderlo ed è violenza. Su questo un esempio veloce: la persona che crede che da un'amicizia assodata possa nascere un amore. Mi piace molto questo esempio perchè spesso non consideriamo il peso - la violenza - che ha l'imposizione dei nostri 'sentimenti' sull'altro.

Cosa c'entra col nudo emotivo?

Quale contatto può esserci tra due persone in cui una si impone all'altra? Non c'è più parità.


Quindi... secondo il mio punto di vista è più facile il nudo emotivo che il sesso fine a sè stesso. Il nudo emotivo è una verità che si mette in gioco con tutti: solo chi lo fa davvero capisce che per sua natura si fa a gradi. Invece il sesso è molto difficile perchè le persone hanno sempre difficoltà a dare il giusto valore a questa pratica. Mi riferisco al nostro amico Kylo che ha espresso la difficoltà a dare alla sessualità il valore che merita: un valore mobile e variabile, a seconda del caso. Questa rigidità nella sessualità si riversa anche nelle relazioni - la difficoltà a lasciarsi andare e vivere la bellezze delle cose. Una cosa, perdonatemi la franchezza, un po' - inconsciamente - ipocrita se fa uso di pornografia o continua a masturbarsi insistentemente sulle persone che non apprezza caratterialmente.

Perchè, a riguardo, è importante solo una cosa: che entrambi vogliano la stessa cosa e sia chiaro per tutti. Nudo emotivo è anche mettersi in gioco 'per una botta e via'. Nudo emotivo è anche il matrimonio. La differenza? Si sceglie insieme l'ambito e il grado di nudo emotivo da cui COMINCIARE. Il resto vien da sè e va meritato.

Elettra7

Super Moderatore

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Data di registrazione: venerdì, 14 ottobre 2016

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20

domenica, 17 dicembre 2017, 18:43

Ciao Ismaele,
Ti ringrazio per essere intervenuto.
Condivido la maggior parte delle cose che hai scritto, cose che spero tu stesso metterai in atto nei rapporti (amicizia, amore, ecc ecc).
Non frammentero' il tuo msg per risponderti per non alterarne la bellezza, è bello così come l'hai scritto e non potrei aggiungere altro.

Quello che hai scritto risponde alla domanda chi mi ha fatto Taigi, a cui non riuscivo a trovare le parole per esprimere il mio pensiero, sono sensazioni che non riesco a descrivere e che tu hai magnificamente espresso.
Posso solo dirti di averle provate, una sola volta, e forse lo avrà compreso chi era con me.
Uso le tue parole:
«Il nudo emotivo è indubbiamente uno spogliarsi di strutture e sovrastrutture»
Non è semplice, e dipende anche da chi hai di fronte. Tutto questo, come dicevo prima, a me è successo in modo spontaneo e inaspettato.
Tutto il resto è violenza. Aspettarsi di poter conoscere tutto (?) di una persona in un'ora o tre mesi, è contrario a buon senso e intelligenza. Pensare che l'altra persona debba spogliarsi secondo il proprio punto di vista e non secondo il suo, è violenza. Aspettarsi da una persona qualsiasi altra cosa da ciò che era nell'intimità nato, è come pretenderlo ed è violenza

Hai perfettamente ragione, infatti anche io ho scritto che non è una cosa che va pretesa o "aspettata", è una libera scelta e pretenderlo equivale a una violenza!
Mi riferisco al nostro amico Kylo che ha espresso la difficoltà a dare alla sessualità il valore che merita: un valore mobile e variabile, a seconda del caso. Questa rigidità nella sessualità si riversa anche nelle relazioni - la difficoltà a lasciarsi andare e vivere la bellezze delle cose.

Non è facile lasciarsi andare, sentirsi a proprio agio, fidarsi dell'altro.
E non dipende solo da noi, ma anche dalla persona con cui si interagisce. Ed è per questo che comprendo le parole di Kylo:
«se entra in gioco invece la sfera passionale e sento che si potrebbe arrivare al sesso, bè, allora è difficilissimo che riesca ad aprirmi. Ho bisogno di una persona che mi aiuti a sentirmi a mio agio, il che purtroppo non m'è capitato molto spesso o comunque superata la fase iniziale (anche passionale) non ha portato ad una maturazione del rapporto.»

Probabilmente perché per me è tutt'altro che come dici tu, elettra7: per me non è per nulla "naturale" condividere un atto sessuale (di qualsiasi tipo) con una persona se non c'è almeno un minimo legame sentimentale (seppur con intensità variabile a seconda della persona e della situazione).


Non intendevo dire che per me è così, anche io la penso come te, (purtroppo) per molti risulta naturale.