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francesca2812

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76

lunedì, 26 ottobre 2009, 20:20

complimenti Pavely sei davvero brava,

hai mai scritto un libro?

Pavély

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lunedì, 26 ottobre 2009, 20:23

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pianista

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martedì, 27 ottobre 2009, 16:38

N. 26

Il vento soffia forte e … lui ha paura. Lui è terrorizzato anzi.
Le sta camminano quasi addosso, tutto chinato su lei … è tanto più alto quanto più spaventato.
Lei dovrebbe temere perché quando lui è spaventato può succedere di tutto. Può finire molto male.
Eppure lei è tutta eccitata, si sente viva ora, piena di entusiasmo e aspettativa. Succederà qualcosa.
Deve sempre succedere qualcosa perché se no la vita passa senza riuscire a coglierla e senza cogliere lui, la sua presenza, tanto difficile da sentire a volte, altre troppo pressante …
sempre agli eccessi.
Inizia …
ogni volta è diverso … stavolta la coglie proprio di sorpresa, lui che non sopporta baci, tenerezze, coccole e smancerie, lui sempre orgoglioso della sua indipendenza da qualsiasi cosa…
Le prende i seni con entrambe le mani e vi si accovaccia sopra. Più il vento si fa forte più la presa è decisa … poi cambia. Tiene solo un seno delicatamente e la guarda, mentre lei cambia colore di continuo. Inizia quel sorrisino malizioso, quello scherno sottile… la fissa negli occhi suoi belli, delicati e spalancati, increduli che non osano nemmeno guardare cosa succede. Rapita dagli occhi di lui che non la mollano un sol attimo, che rapiscono l’intero suo sguardo intrappolandolo senza via di scampo. Se appena lei trova la forza di divincolarsi da quegli occhi, lui presto le blocca il viso in modo da non perdere la presa.
Fino che il vento non riprende vigore e in lui riprende la fobia, sempre più grande, si accovaccia infilando il viso terrorizzato fra i seni morbidi di lei. Ci si struscia come volendo andare oltre… fuggire dalla realtà che lo mette in agitazione.
Lei non trova il coraggio e la capacità di reazione, perché non può allontanarlo, in quanto troppo tenero nella sua infantile e vistosa paura che lo blocca, lo accartoccia fisicamente e mentalmente.
Non può nemmeno concederglielo, perché non andrebbe bene, proprio no, non dovrebbe e in più anche per la sfrontatezza di lui, che emerge a ogni calare del vento.
È così che, finito il vento, la saluta con sguardo fiero e soddisfatto, vittorioso del suo bottino e certo di poter su di lei ogni cosa. Lei oggi è vinta e preda degli eventi e non riesce a salutarlo per l’elevato e immenso disorientamento che un cumulo di emozioni incoerenti e travolgenti le hanno lasciato.
Si allontanano fissandosi fino a quando i loro corpi scompaiono…
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Pavély

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martedì, 27 ottobre 2009, 17:34

:clap:

Brava!
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Pavély

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martedì, 27 ottobre 2009, 17:59

N.27

Arriverà tra qualche minuto.

Ha scelto, apposta, quella camicetta trasparente...

Sì, si vede il reggiseno di pizzo. E la lavatrice attende, tranquilla, nello sgabuzzino.

La gonna è particolarmente attraente. Ha uno spacco che rivela l'orlo della calza... fuori è un pomeriggio di agosto.

Le cicale friniscono in modo assordante. Solo una macchina, raramente, passa sullo sfondo di una musica urbana silenziosa e desiderata.

Eccolo. Il trillo del campanello la sorprende e le fà sussultare il cuore. Chiede il nome... (non è una sprovveduta), apre la porta, si salutano. Lui è sorpreso.

Non c'è altro modo di dirlo... è sorpreso, letteralmente. E' meravigliato, guarda con malizia la camicetta di cotone trasparente, segue le linee e le evoluzioni del pizzo.

Lei lo riporta alla realtà. E lo precede mentre, piano, cammina verso lo sgabuzzino. Lui non la può vedere ma lei, in questo istante, sorride. Sente i suoi occhi sul suo culo. (Perché negarlo...)

Sente il suo silenzio, sente il suo cuore di uomo battere forte. Ecco, entrano... lei si china e nel gesto, rivela l'orlo dell'elastico del reggicalze. Si rialza, si ricompone, alliscia il tessuto della gonna. E lui inizia a lavorare.

Ora, accanto allo sgabuzzino, quì, dove siamo ora, c'è l'anticucina. (Viene verso di noi, spostiamoci). Ecco... si siede. Accavalla le gambe e fuma una Pall Mall rossa. Lui suda. Si gira... la guarda per un istante, è emozionato, distratto, confuso.

Lei sorride.

Si aggiusta il trucco.

Passa la mano sul nylon.

Lui si alza. Si toglie il pezzo di sopra della salopette.

La maglietta... e il suo corpo appare nella sua pelle dorata.

Lei guarda i suoi pettorali. Lui passa il pollice sulle labbra... e fuori il mondo pare distante.

C'è, in questi istanti, il bisogno di misurare i passi. I suoi passi, ora, che si avvicina a Lei. Con quanta lentezza, con quanta misura, cammina? Non c'è fretta, non c'è passione, c'è attesa.

Si accosta, si abbassa, la bacia. L'alza, le tira su la gonna, le apre la camicetta, conquista il suo seno, sente il suo pene ergersi turgido sotto i jeans. E così si libera. Si libera, vuole conquistare la sua nudità, pretende di sentirsi spoglio d'ogni abito...

Le sfila le mutandine, afferra il suo cazzo, la penetra... Esce... scioglie il suo reggiseno. E guarda ammirato i suoi capezzoli. La gonna tirata sui fianchi, il rossetto, il rosso delle sue labbra, la luce dei suoi occhi. E con le dita sfiora le sue labbra di uomo. Le toglie il reggiseno. Le toglie la gonna... osserva le sue calze nere, rimane rapita dai suoi giochi di luce.

E la penetra ancora e l'alza, la tiene a sé, forte, i muscoli delineati... forti... e lei sfiora con le labbra il suo braccio. E gode di ogni istante, gode del piacere, gode di volare, gode dell'azzurro, del piacere, del momento, dell'istante, di quel secondo infinito che le dice della parola a m o r e. Mentre lei la scopa, lei accarezza il suo viso con le sue braccia ed è bellissima e si sente nuvola e acqua e vento...

Se Lui eiaculerà in Lei lo farà con tutta la forza dei suoi fianchi.

E il seme, il suo seme, rimarrà racchiuso come rugiada sul suo corpo di prato.

E sapete cos'è unico in questo rapporto amoroso? E unico un gioco di cui sappiamo il nome.

Lui e lei, ecco, sono marito e moglie.

Lo capiamo da questo sorriso che si scambiano in questo istante...
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Pavély

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81

martedì, 27 ottobre 2009, 18:00

RE: N. 26

Il vento soffia forte e … lui ha paura. Lui è terrorizzato anzi.
Le sta camminano quasi addosso, tutto chinato su lei … è tanto più alto quanto più spaventato.
Lei dovrebbe temere perché quando lui è spaventato può succedere di tutto. Può finire molto male.
Eppure lei è tutta eccitata, si sente viva ora, piena di entusiasmo e aspettativa. Succederà qualcosa.
Deve sempre succedere qualcosa perché se no la vita passa senza riuscire a coglierla e senza cogliere lui, la sua presenza, tanto difficile da sentire a volte, altre troppo pressante …
sempre agli eccessi.
Inizia …
ogni volta è diverso … stavolta la coglie proprio di sorpresa, lui che non sopporta baci, tenerezze, coccole e smancerie, lui sempre orgoglioso della sua indipendenza da qualsiasi cosa…
Le prende i seni con entrambe le mani e vi si accovaccia sopra. Più il vento si fa forte più la presa è decisa … poi cambia. Tiene solo un seno delicatamente e la guarda, mentre lei cambia colore di continuo. Inizia quel sorrisino malizioso, quello scherno sottile… la fissa negli occhi suoi belli, delicati e spalancati, increduli che non osano nemmeno guardare cosa succede. Rapita dagli occhi di lui che non la mollano un sol attimo, che rapiscono l’intero suo sguardo intrappolandolo senza via di scampo. Se appena lei trova la forza di divincolarsi da quegli occhi, lui presto le blocca il viso in modo da non perdere la presa.
Fino che il vento non riprende vigore e in lui riprende la fobia, sempre più grande, si accovaccia infilando il viso terrorizzato fra i seni morbidi di lei. Ci si struscia come volendo andare oltre… fuggire dalla realtà che lo mette in agitazione.
Lei non trova il coraggio e la capacità di reazione, perché non può allontanarlo, in quanto troppo tenero nella sua infantile e vistosa paura che lo blocca, lo accartoccia fisicamente e mentalmente.
Non può nemmeno concederglielo, perché non andrebbe bene, proprio no, non dovrebbe e in più anche per la sfrontatezza di lui, che emerge a ogni calare del vento.
È così che, finito il vento, la saluta con sguardo fiero e soddisfatto, vittorioso del suo bottino e certo di poter su di lei ogni cosa. Lei oggi è vinta e preda degli eventi e non riesce a salutarlo per l’elevato e immenso disorientamento che un cumulo di emozioni incoerenti e travolgenti le hanno lasciato.
Si allontanano fissandosi fino a quando i loro corpi scompaiono…
Pianista?

Ma che titolo ha la tua fantasia?

:)

Hai un modo di scrivere...

Wow...

Molto Emily B r o n t e...

(Hai presente? Cime tempestose?).
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82

martedì, 27 ottobre 2009, 18:34

1000 e...

Pianista?

Ma che titolo ha la tua fantasia?



Hai un modo di scrivere...

Wow...

Molto Emily B r o n t e...

(Hai presente? Cime tempestose?).


Io vorrei titolarlo "Gli occhi", non so some entrare dove hai messo i titoli: come si fa così la prossima volta lo faccio io?
Gli occhi a volte sono la parte delle persone che mi suscitano più sensazioni e forse anche erotiche... ma non sono sicurissima di tutto quel vortice che mi assale e che a volte mi manda in crisi.. così con uno sguardo... però lo voglio vedere. (?)
I riferimenti che mi fai non li capisco tanto, ma continua, così un giorno capirò un poco i più...
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Pavély

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83

martedì, 27 ottobre 2009, 18:58

Avendo iniziato io il Post, solo io, penso, posso modificare il titolo...

:)

Ma lo faccio automaticamente... ecco.

Basta che chi scrive una fantasia poi dica il titolo. (Io vorrei mettere i titoli al primo post).
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84

martedì, 27 ottobre 2009, 19:26

1000 e...

Avendo iniziato io il Post, solo io, penso, posso modificare il titolo...



Ma lo faccio automaticamente... ecco.

Basta che chi scrive una fantasia poi dica il titolo. (Io vorrei mettere i titoli al primo post).


ok capo! :thumbsup:
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85

martedì, 27 ottobre 2009, 20:53

(Sono un uomo di 33 anni, Francesca).



scusa

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86

mercoledì, 28 ottobre 2009, 10:01

N. 28 (Fuoco e fiamme)

Girano su loro stessi, ruotano nell’aria corpo a corpo, mani su mani, distese, non si afferrano sono appoggiate l’uno all’altro e si sfidano.
Non vuole farlo andare, vuole che rimanga lì perché conosce le sue intenzioni e lo deve fermare.
Riesce in qualche attimo, rubato al tempo di quei momenti, ad afferrare il suo colletto e tirarlo a terra, sul tappeto dei loro giochi.
L’aria è tesa, di fuoco e fiamme dai colori accesi che circondano i loro corpi brucianti e frementi nell’autodisciplina che s’impongono entrambi, altrimenti avverrebbe uno scoppio feroce, mai visto.
La contro attacca, lei se lo dovrebbe aspettare sempre, ma le risulta ogni volta più improvvisa, talmente diversa e inimmaginabile… ogni volta ne è sopraffatta fino a che non tocca a lei la mossa seguente… ancora più sorprendente perché da lei stessa viene ciò che mai lei penserebbe, prima ancora che da lui: specchio incredibile, inverosimile di se.
Lui l’aveva spinta con una sola mano, dal tappeto dove l’aveva costretto, da seduti fianco a fianco, l’aveva spinta con troppa facilità e velocità fino a giù, atterrandola al tappeto blu in quella stanza, la stanza degli scontri e degl’incontri, la stanza delle distruzioni, degli amori, delle opere d’arte che lì prendono vita, di ogni natura e dimensione. La stanza dei suoni e dei sogni, la stanza di loro due… prima che di altri… principalmente appartiene a loro, ma allo stesso tempo è la stanza di tutti.
Lei non può muoversi perché la mano la tiene bloccata a terra, basta una sola mano per coprirle tutto il torace, se appena prova a fare sforzo per alzarsi, la mano diventa dura, pressante e la soffoca.
Lei si arrende e accascia, allora lui la guarda addolcito da quella tenerezza e lascia la presa dicendole piano: “vieni”. La prende con le sue grandi braccia da sotto quelle piccole di lei e la solleva, piano, piano. Si alzano insieme molto lentamente, sembra che le loro gambe non vogliano ubbidire a quel comando. Le gambe non sanno più come ci si alza.
Giunti in piedi lui riprende la direzione sbagliata e lei allora corpo a corpo, riprende la sua carica dal momento in cui non più costretta, si sente appena, appena più libera.
E di nuovo corpo appoggiato al corpo, occhi appoggiati sugli occhi, le bocche che si sfiorano. Visi freddi, glaciali, surreali. Lui la fa ruotare per avvicinarla alla porta, lei capisce l’intenzione e, sentitasi incapace di fermarlo all’in piedi, si getta sui piedi di lui. Si aggrappa ad essi e cerca di prenderlo da dietro le ginocchia per farlo cadere. Lui si china fino alla sua faccina piccola con dolcezza… incredibilmente non si arrabbia. Forse le fa davvero troppa tenerezza.
La prende di nuovo da sotto le braccine e la rimette in piedi, stavolta reggendola lui a se.
Decide di proseguire il suo progetto, ma di portarla con lui, con la forza.
Inizia la corsa in tutto il suo vigore, mentre se la tiene ben stretta, apre la porta schiacciandola sull’uscio e strappandole un urlo. Poi sparisce con lei e nessuno sa, a parte lei stessa, cosa potrà fare e cosa farà a lei, dopo…
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Pavély

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87

mercoledì, 28 ottobre 2009, 18:33

N. 28 (Fuoco e fiamme)

Girano su loro stessi, ruotano nell’aria corpo a corpo, mani su mani, distese, non si afferrano sono appoggiate l’uno all’altro e si sfidano.
Non vuole farlo andare, vuole che rimanga lì perché conosce le sue intenzioni e lo deve fermare.
Riesce in qualche attimo, rubato al tempo di quei momenti, ad afferrare il suo colletto e tirarlo a terra, sul tappeto dei loro giochi.
L’aria è tesa, di fuoco e fiamme dai colori accesi che circondano i loro corpi brucianti e frementi nell’autodisciplina che s’impongono entrambi, altrimenti avverrebbe uno scoppio feroce, mai visto.
La contro attacca, lei se lo dovrebbe aspettare sempre, ma le risulta ogni volta più improvvisa, talmente diversa e inimmaginabile… ogni volta ne è sopraffatta fino a che non tocca a lei la mossa seguente… ancora più sorprendente perché da lei stessa viene ciò che mai lei penserebbe, prima ancora che da lui: specchio incredibile, inverosimile di se.
Lui l’aveva spinta con una sola mano, dal tappeto dove l’aveva costretto, da seduti fianco a fianco, l’aveva spinta con troppa facilità e velocità fino a giù, atterrandola al tappeto blu in quella stanza, la stanza degli scontri e degl’incontri, la stanza delle distruzioni, degli amori, delle opere d’arte che lì prendono vita, di ogni natura e dimensione. La stanza dei suoni e dei sogni, la stanza di loro due… prima che di altri… principalmente appartiene a loro, ma allo stesso tempo è la stanza di tutti.
Lei non può muoversi perché la mano la tiene bloccata a terra, basta una sola mano per coprirle tutto il torace, se appena prova a fare sforzo per alzarsi, la mano diventa dura, pressante e la soffoca.
Lei si arrende e accascia, allora lui la guarda addolcito da quella tenerezza e lascia la presa dicendole piano: “vieni”. La prende con le sue grandi braccia da sotto quelle piccole di lei e la solleva, piano, piano. Si alzano insieme molto lentamente, sembra che le loro gambe non vogliano ubbidire a quel comando. Le gambe non sanno più come ci si alza.
Giunti in piedi lui riprende la direzione sbagliata e lei allora corpo a corpo, riprende la sua carica dal momento in cui non più costretta, si sente appena, appena più libera.
E di nuovo corpo appoggiato al corpo, occhi appoggiati sugli occhi, le bocche che si sfiorano. Visi freddi, glaciali, surreali. Lui la fa ruotare per avvicinarla alla porta, lei capisce l’intenzione e, sentitasi incapace di fermarlo all’in piedi, si getta sui piedi di lui. Si aggrappa ad essi e cerca di prenderlo da dietro le ginocchia per farlo cadere. Lui si china fino alla sua faccina piccola con dolcezza… incredibilmente non si arrabbia. Forse le fa davvero troppa tenerezza.
La prende di nuovo da sotto le braccine e la rimette in piedi, stavolta reggendola lui a se.
Decide di proseguire il suo progetto, ma di portarla con lui, con la forza.
Inizia la corsa in tutto il suo vigore, mentre se la tiene ben stretta, apre la porta schiacciandola sull’uscio e strappandole un urlo. Poi sparisce con lei e nessuno sa, a parte lei stessa, cosa potrà fare e cosa farà a lei, dopo…
Leggendo questo racconto, l'ho immaginato sulle assi di un palcoscenico.

Pianista: tu sei una regista e, penso, una coreografa.

Di ciò che scrivi: amo la tua capacità di tracciare i movimenti del corpo.

E nei movimenti, scorgi i meccanismi di potere tra uomo e donna.

(Brava).
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88

mercoledì, 28 ottobre 2009, 18:54

N.29

E' legno di pino.

Alle luci di queste fiamme, c'è un profumo d'ambra.

In sottofondo, c'è Bjoern Torske. Una musica low mood, ambientale, rythmin' fool...

Entrano in scena. Il suo corpo è bellissimo. Linee scolpite di muscoli, luci sulla pelle, la sua nudità.

Il corpo, perfettamente glabro, è scolpito dalla danza classica. Nei suoi occhi troviamo tutte le luci delle notti di città distanti, di una Oslo sconosciuta e amata.

Lui ha capelli biondi bellissimi (movimenti delle mani, mani che divengono voli, linee, arresti, velocità, frequenze, passioni, archi, musica, armonie...). Danza e il suo pene, libero dal costume, ci regala il vello ricciuto del suo pube.

Ciò che ammiriamo, ora, seduti nella platea, è il suo sorriso bellissimo. I suoi denti, bianchi e forti. E le sue spalle... Spalle che vorremmo abbracciare, stringere, accarezzare, possedere. Spalle capaci di alzare corpi, di reggere cieli, di costruire montagne...

Lei, ferma fino a questo istante, muove una mano. Novella Eva che porge ad un Demone nascosto una nascosta mela. Vorrei davvero essere capace di fotografare, la violenza di questo gesto. Lui si ferma... in ginocchio... la sua schiena arcuata e bella, prona sulle assi profumate del palcoscenico. E lei inizia... Dio... è corsa di lupi, fremere di foglie, onde di fiumi, è la luce negli occhi di cani liberi nella notte.

C'è un momento esatto in cui i suoi gesti raggiungono un confine. E in quel confine, lei è capace di fotografare stelle. Stelle che rimangono in questo teatro. Stelle che bruciano la pelle, stelle che arrivano al cuore, stelle che sono distanti e vicine alle nostre emozioni. E non ci accorgiamo che anche Lui ha ripreso la sua danza. La afferra, la fà volare, si fermano, e noi emozionati guardiamo i loro occhi incontrarsi, guardiamo gli occhi di lui incontrare il desiderio di lei. Guardiamo i loro petti ansimare per lo sforzo fisico, per i gesti, per le corse, per i voli...

E piangiamo felici... E' un momento magico, due danzatori sono solo per noi, quì, in questa notte di Oslo. Danzano, volano, corrono, muovono, gettano, raccolgono, cercano, pèrdono, lanciano, stringono, scrivono musica, urlano passi, gridano felicità, sussurrano desiderio, afferrano luci, nascondono luminosità, i loro passi scrivono la loro bellezza in questo tessuto di legno, noi accostiamo le nostre mani e, rapiti, le avviciniamo alla bocca.

La sensualità può essere allora velocità, elettricità, prima di oggi non lo avevamo mai notato... E ci sorprende l'odore e il brillare del loro sudore. Ci sorprende la loro gioia, ci sorprende la sua eccitazione. Ballare nudo... ballare davanti a noi.. ci regala la sua eccitazione e, d'improvviso, immobilità. Immobilità... una immobilità che ci ferisce.

Cerchiamo disperatamente di ripercorrere i momenti... cerchiamo di t r a t t e n e r e ciò che è accaduto. Cerchiamo disperatamente di non dimenticare. Felici, i due Amanti, sono seduti sul palcoscenico. Sulle loro ginocchia. Lui la guarda, Lei lo guarda.

Lei si distende, lui con dolcezza, (in sottofondo parte Filemone e Bauci degli Amour Fou) si distende accanto a lei.

E usciamo. Usciamo comprendendo come siamo distanti da tante piccole cose...
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giovedì, 29 ottobre 2009, 10:05

N. 30 (Pugni e passione)

Sente un dito tirarle su il viso. Lo tiene lievemente , come per ripararsi, per proteggersi.
Non guarda, non osa fronteggiare, chiarire chi è davanti, come guarda, cosa guarda. Ha paura.
Un pugno sulla testa, appena appoggiato in tono di sfida, ma non guarda ancora, non il viso, non la persona… solo quelle mani strette in pugno forte e deciso come lo sguardo, che non vede, ma sente su di se. Occhi intensi di un rosso acceso che non si può fronteggiare, altrimenti ti brucerai all’istante.
Lei prende i pugni delicata e li striscia sul viso, come desiderandoli su di se a ogni costo. Come una gattina ci si struscia tutto il viso, poi il collo, poi le labbra calde e morbidamente tenere.
Gli occhi suoi ora hanno lo stesso colore, lo stesso bruciore, la stessa intensità… è di una brama forte, imponente, irresistibile. Non può accontentarsi di semplici baci e carezze, sdolcinatezze e amoreggiamenti. Non sono sufficienti a scaricare l’energia della passione incontenibile, incontentabile.
Intorno è tetro, paese spettrale, lì morì la sua bambina un giorno, lì carico di inquietudini, in un autunno di pioggia e nebbia. Attorno un parco isolato, solitario, pieno di alberi e un grande lago… il rumore delle anatre che avvisano di non dormire, non indugiare a lungo in quel luogo che può ghiacciare l’anima la mente e il corpo… e fare emergere i lati più oscuri, eclissati delle persone che spesso devono nascondere…
La afferra forte e improvviso sollevandola un poco da terra, ma ancora non guarda, non vuol farsi vedere, non vuol dichiarare con gli occhi che non le sanno mentire e che parlano troppo, dicono i segreti.
Un dito s’insinua sotto, la sostiene insieme al braccio che circonda la vita e lei non guarda ancora… può solo sentire… non può guardare e sentire insieme… sono già troppe cose da capire, da reggere, da sopportare… basta un dito è già troppo… il suo corpo non può sentire oltre altrimenti si dovrebbe difendere inconsciamente

(bloccando le reazioni date da troppi stimoli in una sorta di paralisi o al contrario esplodendo in una scarica di sfogo dove emerge la violenza di un’elevata ipersensorialità non rispettata… forse sarebbe meglio ricevere quei pugni… forse… aiuto, cosa succede…?)

bisogna fermarsi… non è più possibile!

Forse per alcuni il sesso è come la violenza… la stessa cosa. (?)
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90

venerdì, 30 ottobre 2009, 16:09

FORSE HO SCRITTO COSì PERCHè è COLLEGATO AI PUGNI CHE MI SONO DATA IN TESTA LUNEDì (DA SOLA) :huh:
SONO UN Pò PROVATA EVIDENTEMENTE... PIù IRREQUIETA DEL SOLITO ?(
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