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Sunday, December 6th 2009, 3:21pm

N. 65 (SELVAGGIA)

Soli fra i boschi selvaggi.
Non possono vedersi perché si è fatto tardi, non lo avevano immaginato che, a quell’ora, fra i boschi sarebbe diventato presto tutto buio.
Lei, la solita citrulla, inciampa subito, figuriamoci!!! Tutto il bosco la deride, per le rotolate che si susseguono fino a quando non termina la discesa. Come sempre, placidamente, si alza come se nulla fosse. In realtà non si sa, potrebbe essere anche tutta a pezzetti, ma sarebbe uguale il suo aspetto. Lei deve capire ancora cosa è successo, chi è, dove si trova, perché è tutto buio.
Nel frattempo lui la raggiunge ed è preoccupatissimo… dopo, visto lo smarrimento della stupida amica, la scrolla per capire come sta, se è intera. Poi la rimprovera: “te lo avevo detto che non dovevi lasciarmi la mano… è buio e non si vede la strada dove è”. Poi le afferra la mano e la stringe senza far caso ai lamenti, perché, anche se non sente tutto il resto del suo corpo ben ammaccato, però sente quella stretta, in quanto non vuole. Non volere le fa sentire qualsiasi tocco come dolore insopportabile, non volere può portarla a una rabbia improvvisa che la trasforma in un mostriciattolo di cui non si capisce il nesso con la dolce, paurosa, impacciatissima e timidissima persona nei quali si nascondeva.
Chi ha preso atto della metamorfosi, ha detto: sembra l’incredibile Hulk!!! I grandi aprono gli occhi, li spalancano, oppure la guardano sconvolti e attaccandola (come sentendosene minacciati). I più piccoli e le donne meno intraprendenti si spaventano.
In questo caso, nel bosco, non si sa quale sguardo preciso, perché i due non si vedono e lui non ha intenzione di fermarsi in nessun modo. Infatti è arrabbiato anche lui.
Lei inizia a colpire il braccio che la trascina. E lui la prende fra le braccia. Si sente la severità del suo sguardo anche nel buio. Poi a lei viene da ridere, come sempre quando si sente intimorita.
Cerca di allontanarlo, ma lui è fermo intransigente. Se la lasciasse, in realtà, lei piangerebbe perché non saprebbe come muoversi, ma lui non lo fa. La vuole e non intende che nulla di male possa accadergli, essendo uscita al bosco con lui. Lui ne è responsabile che lei lo voglia o no. Lei si sente adulta per poter, al limite, rovinarsi da sola (forse solo orgoglio, pure a costo di piangere). Inutile, non riesce a scappare. La stritola fra le sua braccia, il petto e la pianta che le sta dietro. Lei soffoca fino a far finta di cedere per poter ricominciare la sua lotta. Lui ogni volta aggiunge qualcosa fino a vedere quando la sua amata cavalla imbizzarrita potrà acquietarsi. Da un bacio a una sgridata, a uno schiaffo, a carezze sempre più audaci, che più si fanno dolci, persuasive, più lei urla e sbatte… fino a quando non si stanca da sola. Lui solo aspetta che la furia si calmi, per poi amarla e convincerla a seguirlo. Lei non è che ne abbia molta scelta, ma sa anche che vuole lui, che può avere solo così l’amore, può essere posseduta sola così, mentre non lo vuole. Avverte la persona che gli sta avanti senza sapere se vorrà scoraggiarla veramente o che l’altro non ceda alla provocazione e alla paura delle sue possibili reazioni. Solo così potrà essere amata:
è una condanna? È un privilegio? È normale?
Potrà mai sapere cosa vuole veramente? Gli è dato di saperlo?
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Friday, December 11th 2009, 8:43pm

N. 66 (Neve e ghiaccio)

Rotolano, rotolano, girano su se stessi, l’uno avvinghiato all’altro, sguardo impietrito per magia sull’altro sguardo, braccia intorno al corpo dell’altro in un vortice di giravolte sul terreno in discesa, scivoloso per la neve ghiacciata, discesa dal cielo pochi giorno prima.
In questa sera, risplendente di neve e di luna piena, fra le piante del parco ampio che circonda il lago della grande fontana, in mezzo costruita e proiettata al cielo, col suo getto lunghissimo che sale, sale, alto.
Non sanno fermarsi, sono in balia del suolo candido e freddo, su cui sobbalzano ogni qual volta la pelle trova con esso contatto… pelle calda e bruciante di passione, che si accende ogni volta si sfiorano le labbra, e agni intensificarsi della loro fisicità nel reciproco sovrastarsi...a contrasto di quel che è lì sotto.
Si bloccano di colpo: lei sopra lui. Non sa muoversi da lì, ancora gli occhi, ancora il freddo, ancora quelle braccia che la avvolgono dalle quali non volere staccarsi in questo lungo, interminabile, istante. struscia il viso sul viso di lui.
Lui provoca, dopo un poco, un’altra serie di giravolte… voleva solo mettersi sopra, eventualmente alzarsi. Poi si fermano con lei sotto, ma nemmeno lui può distaccarsi… rimane lì sopra e con tutto quanto il peso la nasconde e la sovrasta. Struscia il suo corpo su lei. Lei ipnotizzata completamente quasi non respira. Chiede celatamente di non lasciarla, di non liberarla… non può ora… non è in grado di cavarsela da sola. Non lasciarla essere reale o irreale. Guardala, ti prego, abbine tenerezza e amala. Chiede di essere amata. Non come di solito si ama. La luna, chiede di essere la tua luna. Osservala, proteggila e accarezza l’intero suo essere. Scaldala.
Luna non lasciare l’essere, non ti stancare della sua cura, del suo amare. Fallo stare bene, scaldalo di quel lieve torpore di cui sei capace, elegante signora. Amalo e proteggilo ora.
Ricomincia il giro e non si ferma, danzano per tutto il parco che pare essere tutto in discesa… fino dove arrivare… non si può sapere. E ad un tratto PLOFFF!!!!!!! È il lago. L’acqua congela entrambi i corpi ora irreali, ora finti, ora persi, ora uniti a tutto il resto circostante: neve, ghiaccio, luce, aria… ma la terra è lontana… è sepolta… col loro amore.
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Sunday, December 13th 2009, 10:39am

N. 67 (ANGELO-fantasia natalizia)

Un angelo appare fra le onde di un mare agitato. Emana luce splendente, pelle bianca e dorata, occhi cristallini, veste lampeggiante fino a metà coscia, con candide spalle scoperte ed anche la morbida cura dei seni abbondanti e ali immense, soffici e accoglienti. I capelli sono lunghi e d’oro giallo luccicante.
Il sopravvissuto e in balia delle onde e gli si pone questa celestiale visione. Ha con se un armonica a bocca, che non ha smesso di suonare da quando la barca si è ribaltata al largo, sta appoggiato su una tavola di legno.
I suoni si fanno acuti e sottili, svolazzanti e stranamente leggiadri, sereni, divertenti, per trovarsi in balia della tempesta, senza più altro che queste tre cose: un’armonica, una tavola di legno, un angelo.
L’angelo siede sulle tavola e fa ondeggiare le sue tornite gambe, cicciottelle e tenerissime, mandando i piedi avanti e indietro nell’acqua, in sintonia col movimento delle onde, or da lei addomesticate.
Lo guarda curioso… sembra cosa mai vista, un essere umano, uomo così in contrasto con la sua personale figura e il candido splendore a cui è abituata questa celestiale essenza. Infatti in lui è una figura terrestre, di fuoco che contrasta in quel mare pieno di agitata acqua che ancora non lo ha spento. Uomo resistente, che suona in balia dei venti e delle onde, anziché lamentarsi. Viso e sguardo duri e presenti, inquietanti e inquisitori. Sorriso appena accennato in un angolo della sua bocca. È un uomo, controllato e posato pur se di tutto intorno gli succede e dentro se anche vede la sua fragilità ora in quel mare, vede la visione di un contrasto forte davanti a se, che lo allibisce: aspetto leggero, celestiale, placido, ma delicatissimo tanto da avere paura di sfiorarlo, che l’angelo non si rompa e svanisca per sempre; interiorità che traspare come se il corpo celeste non sia in grado di nascondere ciò che è dentro, e forse così stanno le cose, un essenza che non può rompersi ne sparire… come se anche svanisse resterebbe sempre in realtà ovunque… spirito grandioso, infrangibile, intoccabile.
"Voglio"... dice l’uomo rivolgendo la parola e allungandosi verso l’angelo. L’angelo non può capire perché non conosce il pensiero umano e il suo sentimento, la sua emozione. Continua a guardarlo con un poco di timore, si nasconde fra le ali mentre lui, rinvigorito dalla visione, riesce a alzarsi sulla tavola tanto da poterci gattonare per cercare di raggiunger l’ospite della sua misera dimora. Molto lentamente, ma con tutto il suo coraggio, arriva alla sua visione e gli è ormai davanti sfiorandolo interamente col suo corpo. L’angelo brillante un poco apre le alette per la curiosità, nella dolce paura del nuovo e dell’incompreso, vuole capire la scintilla di quegli occhi vivi umani che scaldano il cristallo degli occhietti suoi. Vuol capire quell’odore di maschio caldo misto all’aroma forte marino. Vuole sentire il calore di tutto il suo corpo perché è cosa mai sentita. Ancora allarga le ali senza accorgersene e si lascia sfiorare lievemente. Per imitazione l’angelo fa lo stesso e sentendolo sobbalzare fa cenno di silenzio al mare, che finisce di acquietarsi. Ma l’uomo prende la mano dell’angelo e la riporta al suo corpo… mostrando cosa ha causato il suo sussulto. Il tocco dell’angelo è un tocco intensissimo e al tempo stesso tenerissimo, intimissimo… arriva da ogni parte del corpo fuori e dentro fino all’anima. Non c’è atto, nemmeno sessuale, più sentito, più vitale, più desiderabile e eccitabile e amorevole… non c’è amore paragonabile.
L’uomo cerca improvvisamente di catturarlo, non può farselo sfuggire ora, dopo aver provato tanto, l’istinto suo di uomo di tutto un pezzo e tanto maschio lo porta a voler possedere. Ma qui l’errore, l’angelo gli scompare tra le braccia forti. Invano lo richiama e ricerca ora.
Però gli lascia calma tra le acque e gli sospinge con gentil soffio la sua stessa barca, con la quale tornare al suo mondo da umano. Acquieta e riscalda il suo corpo stanco e spossato, con un tocco infinito che lo avvolge interamente, e che lui ora può riconoscere: è il tocco del suo angelo, la cui presenza impernia tutta l’aria di quella immensa notte… E NON LO LASCERà MAI…
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Pavély

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Sunday, December 13th 2009, 12:55pm

N.68. Gioielli.

Ciò che lo eccita sono i gioielli.

Le collane di pendenti sul suo seno.

Gli orecchini pesanti di filigrana d'oro di Sardegna.

E gli anelli con i cammei, i bracciali d'argento, le catene con opali e diaspro.

Si china, ai suoi piedi, e, nudo davanti alla sua nudita, le allaccia una leggerissima cavigliera indiana.

Piccoli anelli alle dita dei piedi che lui, avidamente, bacia. E la accarezza. Bacia i suoi capezzoli. E la pelle, umida del vapore del suo respiro, risplende di metallo e di luce.

"Ti prego cammina per me". Lei si alza e, con una lentezza piena di poesia, balla. Collanine, collari, bracciali, cavigliere, anelli e, fuori, la luce tropicale di questo angolo dei caraibi.

Si gira e la luce, vestita di lilium e bouganville, irradia i suoi capelli di purezza. L'Italia è distante, i corpi delle ragazze italiane sono distanti, è distante l'umidità e la nebbia di Milano, è lontana casa.

C'è solo l'estate, Lei, il suo movimento, e la sua erezione. I gioelli. L'oro che pende su un seno florido, (avrà una quinta di seno?)... i fianchi snelli, leggeri, poetici. E la scena è troppo bella... Dio. Ci sono momenti della vita che esigono una masturbazione.

Esigono la certezza di darsi piacere. E il suo movimento, la sensualità del suo gesto, il profumo di cuoio e di tabacco conciato, di legno di ebano, di mare sospendono il tempo e il senso del Sé. Essere quì, in questo angolo di Paradiso, tra cascate di Fiori e di luci, ci dà un insegnamento.

Davanti a Lei, al suo pube depilato, al suo seno florido, davanti al suo gesto e al suo profumo, davanti ai suoi gioielli, comprendiamo che il sesso è una rinuncia.

Rinuncia a Sé, rinuncia a sentire il Tempo.
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Sunday, December 13th 2009, 1:09pm

CHE BELLA MUSICA......................
IL NATALE NELL'ARIA...................
:whistle:
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Sunday, December 13th 2009, 1:14pm

N.69. Una sauna russa.

Si spoglia.

Si apre piano la veste di cotone ucraino.

Si lega i capelli, biondi come il grano, dietro la nuca.

Con una piccola cordicella rossa. Fà scivolare la sottogonna di mussolina fino al pavimento di legno di cedro.

Non ha mutandine. Non ha reggiseno. Ha accanto a sé una brocca di ceramica bianca dipinta di un blù celeste colma d'acqua.

Una frasca di frassino piena di foglie è un corredo necessario. Lei lo stringe nella mano destra. Entra nella sauna. La porta si apre piano... e nuda come Eva nel parco del Paradiso, entra in un mondo prima del mondo.

Non è sola. Svetlana, sua compagna all'Istituto Tecnico di Stato per l'Ingegneria è con lei. Sdraiata, un telo di leggerissimo cotone indiano a coprirle il sesso. SI sdraia, senza coprirsi, sulla pancia. Svetlana si gira, le sorride, con gli occhi azzurri come il cielo di Bielorussia, colmi d'amore e d'amicizia.

Si alza. E il velo di cotone indiano cade... si siede accanto a Lei. Le bacia le spalle. Sorride. Scende baciandola lungo la spina dorsale... arriva alle Fossette di Venere. Quelle piccole fossette che le donne hanno sopra i glutei. Lei apre leggermente le gambe, rivelando il suo sesso. Svetlana bacia la sua amante. Prende, allora, la frasca di frassino, la immerge nell'acqua gelata della brocca di ceramica, e colpisce l'amica.

Che sorride... il gelo, il dolore, il vapore caldo della sauna, il momento, l'istante fuori dal tempo, congiurano per darle un piacere grandissimo, immagini di un godimento che non tarderà ad arrivare. E la colpisce ancora. Acqua sulla pelle, brillare di un corpo, attesa di un colpo... la bacia. La bacia. Le bacia piano le gambe e quando, accarezzandola dalle gambe in sù, giunge alla sua fica la trova dischiusa, come una rosa al cielo di Maggio. E' bello, allora, sfiorare le ninfe, le piccole labbra. Lei è completamente aperta... si gira, ora è sdraiata sulla sua schiena.

Il bacio sulle labbra, i baci sul viso, le carezze sulle guancie, i capelli che, umidi, aderiscono alla fronte, sono musica in questi istanti. Non parole, mai parole... e poi due sorrisi. Il sorriso di Svetlana è una domanda. (Sì... perché i sorrisi, vedete, possono esserlo, possono essere una domanda)... il suo sorriso, il sorriso di Lei, invece, è una risposta affermativa. Si alza... allora, prende la frasca e colpisce lì.... sul sesso. Immerge la frasca di foglie di frassino, profumo di tiglio arriva alla stanza, nell'acqua... l'alza e la colpisce lì, sulla fica. E sempre più forte e sempre più frequente... ma lei, invece di ritrarsi al dolore, divarica sempre di più le gambe ed esige colpi più frequenti.

Colpi più frequenti... fino ad un orgasmo che la lascia sfinita, sconfitta, amata.

Svetlana ama sempre vedere, in questi istanti, le contrazioni della vagina della sua amante. Quando sà che ciò accade, le appoggia il palmo della mano. Ecco... ciò che la stupisce e che la innamora. Sentire le pulsazioni di lei. Della sua ragazza... sentire come la sua fica pulsi nell'orgasmo, di come lei, pochi istanti prima, si costringa a trattenere tutto il suo corpo e il suo esserci...

E fuori dalla sua sauna, nella campagna di Mosca, il cielo regala una neve leggera e impalpabile. Violenta come una poesia di Puskin, cinematrografica come una poesia di Evtusenko.
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Wednesday, December 16th 2009, 1:25pm

N.70. Su di un cavallo.

Ama cavalcare.

Ad esempio: in certe giornate come questa...

In giornate, come questo Dicembre, così estivo, così in attesa.

Tutti sono in città, passeggiano lentamente tra negozi, parlano, pensano ai regali.

Lei no. In queste giornate di Dicembre ama cavalcare. Lanciarsi con il suo cavallo, Coolie, attraverso i boschi del Piemonte.

Non vuole andare a Torino. Non vuole tornare a casa. Vuole solo sentire il vento tra i capelli, sentire i pantaloni aderenti, stringere con le gambe Coolie...

La sua insegnante di equitazione glielo diceva sempre. Una buona cavallerizza tiene sempre i capelli in ordine, dentro il caschetto. E lei sorrideva e ubbidiva. Nei fatti, libera, nella sua terra, mentre sfreccia come un raggio di sole tra distanti foglie d'ontano, li libera.

Cavalca ed è felice. Sente il sudore sulla sua fronte, sente le sue gambe forti, sente di appartenere ad un mondo, il Bosco, che tanti non amano. E si ferma, allora, sul limitare dei campi di uva. I vigneti della sua terra... si ferma, rallenta, và piano. E' quasi l'una... respira e il vapore si cristallizza nell'aria gelida.

Noi siamo quì, raccogliamo l'uva... e lei è lì, sulla collina. Accanto alla Quercia. Si sbottona la giacca. Senza scendere da cavallo. Si sbottona la camicetta. Senza scendere da cavallo. Si slaccia il reggiseno. (Sì, senza scendere da cavallo). Si apre la patta degli aderenti pantaloni da cavallerizza. (Sempre senza scendere da cavallo). L'aria gelida le accarezza la pelle... si sposta un po' indietro e ammiriamo il pelo nero del suo pube.

Mette una mano in mezzo alle gambe. Su Coolie, il suo amato cavallo, si masturba. Ferma lì, sulla collina. Noi teniamo un grappolo di Recioto. Mangiamo i chicchi aspri... e vediamo come Lei si accarezza il sesso con la mano destra. Con la mano sinistra si titilla i capezzoli del suo seno bellissimo. E non scende, no, non scende da cavallo. Si alza allora sulle staffe. Appoggia la testa al collo forte del suo animale, ha il viso tra i suoi crini. In quella posizione, è naturale, può andare a fondo con la mano, penetrare nella parte più intima del suo sesso.

Si masturba così... forte, sulle sue gambe forti. E poi, d'improvviso, come l'arrivo all'orizzonte di nuvole desiderate, gode del suo orgasmo... sudata, felice, stringendo con un braccio il collo di Coolie. Si siede di nuovo. Libera... con i seni esposti al vento fresco di questa mattina d'inverno. Ora scende da cavallo, raccoglie gli abiti, si riveste. Dimenticando (volutamente?) il reggiseno.

Quando risale sul suo amato cavallo per allontanarsi ci rimmarrà sempre, quì, nel cuore, il ricordo dei suoi occhi. Occhi colmi di stelle e di notte.
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Wednesday, December 16th 2009, 7:46pm

Cavoli Pavèly!!!!!!!!!
Mi hai fatto tornare la voglia di cavalcare adesso....
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Thursday, December 17th 2009, 7:23pm

N. 71 (Nascosta nel Bosco)

Il bosco, il profumo delle foglie, del muschio, della sua freschezza
e tanti cespugli in cui nascondersi per scrutare chi può passare lì di nascosto,
per ascoltare la voce degli abitanti invisibili… che nel silenzio e nel vuoto iniziano a svelarsi.
Gli occhietti suoi brillano fra i rametti e il fogliame fresco, il suo corpo ne è circondato fino al collo e tutto nudo, per sentire a pelle il contatto dell’incanto…
…regno ancora abbastanza presente, ma pure che pare sconosciuto agli uomini e alle donne della civiltà moderna. Sembra altro mondo, altra realtà, dove può sentirsi elfo a pieni diritti, essenza che non può negare in se, o nascondere, nemmeno nel più trafficato quartiere della più caotica città… come così ne ha vedute molte, viaggiando…
In quei viaggi, chiunque l’abbia conosciuta lo dice e lo conferma: è diversa, viene sicuramente da un altro mondo… dalle favole, dalle nuvole, dalla magia di un qualche sogno… misteriosa, essere non comune, ma chi è? Ma chi sei? Si sente chiedere…
Eppure è qualcosa della natura, troppo naturale per capirla in un mondo volto al paranormale se non al futuristico e moderno pensiero, sentimento, modo di vivere e di concretizzare la vita.
Ma in questo incontro non le si può restare indifferenti: o evitare tanto insolito imbarazzo, di chi proprio non ci è abituato e non sa cogliere l’inaspettato, oppure rimanere lì a contemplare senza vergognarsi di mostrare lo stupore e l’attrazione verso l’ignoto, meraviglioso ed estraneo mondo che lei pone in un semplice istante, in uno sguardo.
Qualcuno è andato a cercarla fra i boschi, come si cerca una specie rara e l’ha trovata.
Un principe, forse di qualche altra favola della vita stessa, non si è dimenticato e non si è accontentato di perdere quel sogno.
Alto, forte e intraprendente si è affidato al suo istinto, ne ha captato l’odore, diverso e insolito, fatto di freschezze e di tutto quanto c’è di buono in natura, lontano dalla chimica e artificiosità umana…
Il principe giunge proprio a lei, che ancora sta lì nuda e immobile, trattiene anche il respiro per non farsi vedere. Eppure il luccichio degli occhi la tradisce e l’eccitamento che la fa sciogliere e odorare ora più intensamente e… non vuole con la mente, non vuole con gli occhi, ma il corpo fa diverso, il corpo la tradisce come un animale in gabbia che brama la liberazione. Lo chiama, il corpo lo chiama quel principe e… lei prova a zittirlo mettendosi le mani fra le gambe e premendo forte, forte, ma è peggio. Così la trova in un istante mentre, tutta nuda, sta cercando di farsi violenza da sola, di impedirsi… si morde le labbra sue stesse e gli occhi sono ormai alle lacrime perché, nemmeno lei sa perché… nel suo bosco, nel suo mondo nascosto ora c’è lui e… si fa male, vuole e sente di doversi fare del male, da sola.

(…MI PIACEREBBE CHE CHI LEGGE QUESTA STORIA POSSA DARLE ANCHE UN FINALE… E SE Più DI UNO MI PIACEREBBE VEDERE QUANTI POSSIBILI FINALI DI QUESTO MIO RACCONTO…)
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Pavély

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Thursday, December 17th 2009, 9:23pm

(Pianista...)

(Cavolo).

(La creatura naturale dei boschi che si morde il labbro...)

(Onirica...)

(Bella).

(:))
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Thursday, December 17th 2009, 9:35pm

(Pianista...)

(Cavolo).

(La creatura naturale dei boschi che si morde il labbro...)

(Onirica...)

(Bella).

(:))


((grazie...))
((trovami un finale...))
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Friday, December 18th 2009, 2:14pm

(Segue 71).

E' lì.

Si morde il labbro.

Vuole nascondersi.

Si gira, d'improvviso.

E scopre gli uomini del principe.

Contadini che trattengono i cani...

E che la guardano curiosi, bramosi... lei, così bella nella sua nudità.

Sono a piedi. (Non possono permettersi dei cavalli...). E quando arriva il principe (così bello) si scostano.

E' alto nel suo cavallo nero... (La cinepresa fà dei primi piani sui visi degli uomini... visi forti, scolpiti dal sole).

(Visi dagli occhi neri neri come antracite, visi dagli occhi pieni di stelle e di mattini, visi con la barba, baffi, spalle quadrate... forti, virili).

Il principe scende da cavallo. Lei non può fuggire. A terra, si libera della giubba cremisi. Si toglie la camica a sbuffi, larghissima, facendola scivolare sulla schiena.

Ed è bellissimo. Occhi di un azzurro chiaro, belli come il cielo del Mediterraneo. Si apre il primo bottone dei pantaloni e un Rottweiler ringhia e latra... e lei, impaurita, cerca una via di fuga, quella via di fuga che le è impedita.

E lui le prende le mani. Così, nelle sue. Le prende le mani nelle sue, mani grandi, calde. E lei non può più nascondersi, non può più nascondere la sua nudità, non può nascondere i suoi capezzoli, il suo seno, i fianchi, l'interno delle cosce, il pube.

Nuda tra venti e più contadini con cani rabbiosi alla catena. Nuda accanto al principe che bacia le sue mani con delicatezza mentre venti e più cani da caccia, sbavando, ringhiando, latrano fuoriosi grida infernali. Lei, terrorizzata, si avvica al principe, che le concede di appoggiare il viso sulla sua spalla.

La stringe. La fà sentire protetta. Dopo di che si abbassa, la stende sull'erba, si denuda. la bacia. E' sopra di lei, imponente presenza di desiderata protezione. E gli uomini, i contadini guardano bramosi. Guardano il loro principe scopare, senza riserve, la ragazza, la creatura, dei boschi. E quì, succede, un miracolo.

Osserviamo bene: mentre Lui nudo, eccitato, stà per penetrarla, i cani, rabbiosi, tacciono. Tacciono. Non abbaiano, non latrano, non ringhiano. Ansimando si accoccolano al suolo. Guardano la natura del bosco. E mentre Lui, il Principe, l'ama, i contadini si sdraiano accanto ai cani e si sentono i pettirossi, le cinciallegre, i cardellini cantare.

Mentre lui la scopa, mentre lui la penetra, il bosco, silenzioso tace... misterioso accanto a qualcosa di atteso.

Ammirato dall'energia degli amanti. Perché il sesso ha questo segreto.

Dà pace al mondo.
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208

Friday, December 18th 2009, 3:32pm

Waaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa...

(o) :rolleyes:
judging a person does not define who they are, it defines who you are

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pianista

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209

Sunday, December 27th 2009, 12:22pm

N. 72 (Culla di luna)

Salta sui tetti in una grande città.
Nuda ovviamente, in piena notte di mezza luna, che la culla scintillante. La osserva e si dondola con tutto il suo se, riuscendosi così a scaldare, in una notte di pien dicembre, da quel lieve terpore che un pezzetto di luna le può donare…
E lei si lascia andare mentre un raggio di luna raggiunge il suo centro sensuale e così un dolce sorriso sul viso le dipinge. Notte di artisti, notte di libertà, notte di poesie e d’incanto per tutta la città….
La città si sveglia per vedere, per raggiungere quella sirena… si… deve appartenere al mare, con tutto il suo ondeggiare… per poi la notte salire in alto, acquistare le gambe, donare quel che c’è al loro interno… alla loro vista, alla loro sensazione, fino a lì da troppo lontano. Allora si alzano le mani quasi a invocarla sotto. Dalla visuale in fondo, sulla strada, la si vede lassù su tetti di enormi case così grandi da elevarla la cielo nero, dove la si percepisce di un chiarore irreale per via di quel raggio di luna, che non la vuol lasciare.
Scendono le forze dell’ordine e iniziano a gridare… sono arrabbiati ora laggiù, perché non intende nascondere nulla di quel che ha, “se”, no, non intende coprire, vestire di nullità che non hanno senso in quella notte. Non vuole e cerca di fuggire, saltando talvolta a rischio della stessa vita, ma questo non fa nulla per quelli di laggiù… quelli arrabbiati…. L’importante per loro è che copra, che l’apparenza sia come deve essere, per loro.
Ecco la fuga e il gioco, che la diverte un poco e un altro la fa tremar….
Poi scorge da lontano, la luna si è chinata… è giù che la attende con braccia stese e calde per rassicurar.
La luna si fa uomo, per poterla aiutare, abbastanza grande da poterla nascondere se da lui si fa abbracciare.
Scende allora piano, piano, da un tetto a un altro sempre più in discesa, passando per case più nascoste e sempre un pò più basse, che la portano da lui a rallegrar.
Si lancia allora in lungo salto, con urla che ancora la inseguono da lontano,
ma prende le mira bene e così, presto, lei sparisce interamente…
perché meglio non esserci li, fra quella gente, se poi non la si vuol vedere (realmente).
Lui la porta via con se e non la lascia più un secondo… lei non deve più esser sirena e lui non più rimanere luna, perché loro si vogliono guardare e vedere bene… e prendere e nascondere o giocare al loro gioco: difficile, birichino, nudo, spoglio e che qualsiasi cosa voglion, tra di loro la devono fare…

pur se facendosi anche un pò male…
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Luca Canetti

Pace e bene!

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210

Saturday, January 2nd 2010, 3:05pm

Prima di tutto vorrei fare una domanda: le fantasie erotiche che vanno postate in questo topic possono essere anche raccontate alla prima persona, cioè dicendo: "Io sono in muta da sub e lei mi è venuta a cercare" oppure alla terza persona, cioè dicendo: "Lui era e lei..........."? Grazie.
Ma bando alle ciance:

n. 73

Lui sub, lei cantante lirica; si incontrano in un parco alla periferia sud di Washington e decidono di uscire insieme quella notte. Lei è bella come al solito e quella sera sfoggia uno straordinario body a balconcino; i loro nomi sono Antonio e Deborah. Decidono di andare nel locale più esclusivo e rinomato della città; e lì, proprio sul più bello, qualcuno li interrompe. E si tratta di una ragazza che né Antonio né Deborah avevano visto prima. E dopo essersi scusata, questa ragazza dice loro che c'è qualcosa che non va con sua sorella. Quando Antonio e Deborah arrivano al tavolo dove queste ragazze erano sedute, i due ragazzi si siedon o e cercono di capire cosa c'è che non va. Ma si trova davanti ad un muro, nel senso che si sente dire dalla sorella della ragazza che è venuta al loro tavolo: "Io mi chiama Lara e lei è mia sorella Francesca. Devo dire che è veremtne vergognoso avere una sorella che se la spassa con tutti i ragazzi che incontra. Sai se l'è spassata anche col tuo ragazzo Deborah; io penso che ce ne sia a sufficienza. Mia sorella è una putt...!". Ma Deborah, invece di accettare la provocazione restava seduta e soprattutto restava impassibile; sapeva che tutto quello che quella ragazza diceva non era vero; infatti dopo qualche minuto Antonio e Deborah si sono alzati dal tavolo e se ne sono andati. Prima di andarsene, Deborah ha detto ad Antonio: "Andiamocene: questa ragazza è solo invidiosa del nostro amore e del nostro rapporto". Una volta usciti dal locale, i due decidono di andare su un battello per godersi il panorama della città by night. E lì Deborah si sveste tutta fino a rimanere solo in reggiseno e mutande e Antonio le rovescia un secchio d'acqua sul reggiseno.