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wavesequence

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136

venerdì, 20 novembre 2009, 13:49

... ma non sarà che il masochista cerca invece tanta dolcezza e coccole? E che si usa di tutti i mezzi di cui è capace per attirarsele?
(... devo dire che ha intenerito anche me questa scena ...)
Pianista, mi sembrava di averti inviato un'email qualche tempo fa, ma non credo tu l'abbia ricevuta...

Ti ringrazio per aver risposto

Non so come spiegare questa mia fantasia erotica, certo è che volutamente mescola un po' di feticismo al masochismo. E' qualcosa che desidero fortemente, da molto tempo, anche se non so davvero come reagirei se mi ci trovassi dentro... :S
Per un perverso gioco del destino, con la partner precedente ho la certezza che avrei potuto osare chiedendo questa tipologia di attenzioni, ma non l'ho mai fatto per timore di un rifiuto. Con la partner attuale invece, ho cercato di affrontare il problema con tutta la delicatezza possibile, ma ho ugualmente ricevuto un rifiutoi... ;(

Mi sono chiesto parecchie volte perché abbia questo tipo di pulsioni. Senza voler fare lo psicologo in erba (che l'ha appena fumata... :P ) posso dire che ho da sempre avuto l'impressione di dovermi conquistare l'affetto di chi mi sta accanto, specialmente in qualità di partner. E ricevere qualcosa gratuitamente, proprio come l'amore che è gratuito per definizione, non mi fa essere soddisfatto. Ecco perché desidero arrivare all'amore ed alla considerazione di chi mi sta accanto attraverso la sofferenza, sopratutto fisica.

Può sembrare contorto il ragionamento, ma a mio modesto avviso la vera "prova d'amore" consiste da una parte nell'essere capaci di sopportare le "particolari attenzioni", dall'altra di assecondare le richieste del proprio partner, trovando una via di equilibrio.
Quando ritorniamo sull'argomento, la mia partner sostiene che non si sente capace di farmi del male, perché mi ama.
Infatti quando si ama il proprio partner è più difficile fargli/le male che fargli/le del bene. Ma per me la vera prova d'amore consiste proprio nell'andare contro corrente.
Ohne Musik wäre das Leben ein Irrtum.
"Senza la musica, la vita sarebbe un errore"
-- F. Nietzsche

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Pavély

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137

venerdì, 20 novembre 2009, 14:07

:)

Wavesequence... grazie.

Semplicemente.

Ho sentito, ti giuro, i profumi, la tensione, l'atmosfera, l'amore nella tua fantasia.

(Ti posso chiedere però una cosa?)

(Per me sarebbe importante conoscere il titolo...).

(Tutto quì).

(Nella prima pagina stò mettendo il numero e il titolo...)

(Così, magari, nel futuro, metteremo dei link "diretti").
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wavesequence

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138

venerdì, 20 novembre 2009, 17:20

La doccia - fantasia erotica

51.

“La doccia”

Spossato dopo una giornata di lavoro che mi ha lasciato ben poche soddisfazioni sia umane che professionali, mi trovo sulla porta di casa, introduco la chiave nella serratura della porta blindata e mi accorgo da subito che la mia partner deve ancora arrivare.
“Molto bene, penso tra me e me, presumibilmente ho circa un’ora nella quale mi posso rilassare del tutto, senza dover subito renderle conto di cosa ho fatto o detto durante la giornata”.
Entro in casa e dopo aver appeso il soprabito sull’attaccapanni mi distendo sul divano come un cencio a brandelli, liso, vecchio ed impolverato. Socchiudo gli occhi e, tra me e me, godo del silenzio e della piacevole penombra che, discreti, mi avvolgono. Sono istanti di vera ed intensa piacevolezza, come il fine aroma di cioccolato che rimane in bocca dopo averlo degustato.
Non so quanto tempo sia passato, ad un tratto mi risveglio e capisco di essermi assopito. “Che male c’è’?” penso tra me e me, “Avevo bisogno di recuperare un poco di energie… Ed ora sarebbe meglio che vada a farmi una doccia per rendermi presentabile…”

Mi reco in camera per prendere la biancheria intima pulita, mi spoglio, vado nell’altro bagno, prendo l’accappatoio di spugna e deposito i vestiti nel cestone della roba da lavare. Mi reco nell’altro bagno, adesso sono pronto per entrare nella cabina doccia.
Apro il miscelatore, l’acqua esce dal diffusore parecchio fredda, mi scanso per non raffreddarmi eccessivamente. L’acqua va dapprima sui piedi, poco alla volta si intiepidisce fino a raggiungere la temperatura ottimale.
È una sensazione splendida, sentire l’acqua calda che scorre sul proprio corpo più freddo, scaldandolo progressivamente.

Proseguo facendomi lo shampoo ai capelli e continuando ad insaponarmi tutto il corpo quando, all’improvviso, mi accorgo di un paio di mani ricoperte da guanti di gomma rossi che sono appoggiate al vetro traslucido del box doccia. Vederle è come un pugno allo stomaco… Tra me e me penso che cosa potrà mai succedere ora.
Non riesco a vedere oltre, ma percepisco con certezza l’ombra di una figura femminile.
C’è un istante di silenzio, poi vedo una delle mani guantate, strisciando sul vetro, dirigersi verso la maniglia di apertura del box doccia.
Quando quest’ultimo è aperto, mi trovo davanti una donna che indossa un camice bianco e sul viso porta una maschera bianca, statica e completamente inespressiva.
Portando sul viso in posizione verticale l’indice della mano guantata, mi fa cenno di non parlare.
Vedo le sue impietose mani guantate avvicinarsi al mio corpo nudo ed indifeso…
Prende la spugna, ancora umida ed insaponata e l’infila con decisione nella mia bocca, così facendo mi spinge verso il freddo fondo del box doccia, dove sa che non posso avere scampo.
Per sicurezza, appoggia una mano sulla mia bocca, con l’altra afferra il mio pene e inizia a masturbarlo con un movimento prima lento e profondo, poi sempre più rapido, mano a mano che lo sente inturgidirsi.
Quando capisce che comincio ad eccitarmi, ad arrivare al punto di non ritorno, la donna misteriosa mi libera dal bavaglio. In questo momento non sono capace di trattenere i gemiti di piacere, con voce fredda e distaccata dice: “Non ti do il permesso di eiaculare. Lo farai solo quando deciderò io…”
Ad un tratto dal culmine, proprio quando avevo la sensazione di esplodere in orgasmo senza pari, la donna misteriosa lascia la presa, allontanandosi e lasciandomi in una condizione a dir poco indescrivibile.
Il mio sesso è eretto, pieno, turgido, ad ogni battito cardiaco sussulta. Sono ancora ad un tratto dall’eiaculare, ma l’effetto della maschera indossata dalla donna misteriosa mi inibisce, le sue mani guantate che si contraggono mi intimoriscono, come se fossero pronte ad una violenta evirazione.

Il tutto, dopo pochi intensi istanti, si risolve quando la donna misteriosa toglie la maschera sotto la quale porta un passamontagna di colore nero che, nuovamente, la rende irriconoscibile.
Si avvicina ancora, pone una mano guantata sulla mia bocca, con l’altra riprende possesso del mio pene ed, in totale silenzio, mi conduce al tanto desiderato orgasmo, accompagnato da una copiosa fuoruscita.

Non appena l’ultimo grumo di sperma cade sul piatto doccia, vedo la donna misteriosa allontanarsi da me, sciacquare in fretta sotto il rubinetto le mani guantate e scomparire tanto velocemente come all’inizio era apparsa.
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pianista

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139

venerdì, 20 novembre 2009, 19:53

Non so come spiegare questa mia fantasia erotica, certo è che volutamente mescola un po' di feticismo al masochismo.


Cos'è il feticismo? Vuol dire che in realtà non dovrebbe desiderare ciò il masochista, nei canoni "tradizionali"...?
Non, infatti non ho ricevuto nessuna mail da parte tua... Ti avrei risposto sicuramente. :)
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Nemes

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140

venerdì, 20 novembre 2009, 20:36

Ora metto il mio raccontino....non mi viene il titolo, se poteste metterlo voi alleviereste un po' dell'imbarazzo che ho. Grazie.
Le persone sane si innamorano follemente, amano ardentemente, si arrabbiano furentemente, possono provare gelosie violente, lottare per la propria realizzazione o sacrificare tutto, fino a consumarsi, per i valori in cui credono, e giungere alla battaglia. (C. Albasi)

Nemes

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141

venerdì, 20 novembre 2009, 20:38

(i miei soliti errorini tecnici)
Le persone sane si innamorano follemente, amano ardentemente, si arrabbiano furentemente, possono provare gelosie violente, lottare per la propria realizzazione o sacrificare tutto, fino a consumarsi, per i valori in cui credono, e giungere alla battaglia. (C. Albasi)

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142

venerdì, 20 novembre 2009, 20:43

52.



Lei è quasi all’estasi, l’abbandono anche nelle situazioni
più intime non se lo era mai concessa, ma con lui non c’è lotta, solo resa.
Lui che è due persone diverse, una attenta ad ogni sua più
piccola reazione di piacere, ad ogni suo punto erogeno e pensa prima al
godimento di lei che al proprio, l’altra che è priva di sentimenti e non le
concede neppure la più piccola illusione di amore.
Lei lo sta guardando con occhi imploranti perché quando il
piacere è così potente non si può fare altro che chiedere di più, che chiedere
l’orgasmo….ma lui attende, smette per un attimo, le sussurra che non è ancora il momento.
Ma non lo fa con dolcezza, lo fa con quello sguardo di
ghiaccio e quel sorriso perverso, e lei può solo obbedire e respingere
l’orgasmo, per provare subito dopo una nuova ondata, ancora più
incontrollabile. Lui lo sa e ne è
soddisfatto, ma di quella soddisfazione che non trapela se non da un
rapido scintillio nei suoi occhi freddi.

Qui non siamo nel bdsm, qui non ci sono catene di ferro e
lacci di cuoio, non c’è la frusta che taglia la carne né la mano pesante che
colora la pelle di rosso. Questo non è un gioco, ma una realtà quotidiana, qui
l’arma del torturatore si riduce allo sguardo, alla sua anima che viene
comunicata da quello sguardo, e tutto ciò è talmente reale, venale, che il
torturatore non conosce nemmeno il suo ruolo, perché parte dal suo istinto e
arriva all’istinto di lei, lasciando in pace la ragione.


Ed è invece proprio alla ragione che fa appello lei, per un

attimo, nel momento in cui lui con il linguaggio del corpo le da il via libera
all’abbandono, lei sa che tra un attimo perderà il controllo, lo vuole, ma ne
conosce anche il rischio. Lei sa che sospendendo il dominio sulle emozioni del
corpo lo farà anche su quelle dell’anima e sarà, come sempre, devastante.
Ma lei questo tacito accordo con se stessa lo ha già accettato, dal momento in cui i suoi occhi si sono incontrati con quelli di lui,
sapeva che sarebbe impazzita di dolore e passione, perché questo è il solo modo
in cui le è concesso di amare, amare attraverso il dolore.

Lasciamo all’immaginazione il modo in cui lui la porterà
all’orgasmo, perché questo è il racconto dell’erotismo di un’anima non quello
del suo corpo; nel crescendo di piacere lei diventa sempre più famelica,
l’istinto brama la soddisfazione, vuole di più, sempre di più. Ed ecco che
piacere ed emozioni si intrecciano, si sente invasa, e anche loro vogliono di
più, lo sguardo di lei cerca quello di lui, come se si aspettasse una parola
dolce che non riceverà. Ma lui ricambia il suo sguardo, capisce che lei ha bisogno di sentire
qualcosa e non si fa attendere “sei una porca” le dice; la delusione e il
dolore la infiammano ancora di più, raggiunge l’orgasmo, uno di quelli che non
si dimenticano, quelli con l’andrenalina che scorre e il respiro che si blocca
in gola. E mentre il piacere scende sale l’amarezza, scorrono le lacrime, la
invade la disperazione.

Si potrebbe giudicare l’insensibilità di quell’uomo, ma lui
sa esattamente, lo sa più di lei, che quello che davvero voleva sentire era
un’umiliazione, non la tenerezza, perché è l’unico modo in cui lei può restare,
può godere, può amare.
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AmeliePoulain

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143

venerdì, 20 novembre 2009, 20:51

Nemes, meno male che non eri bravissima a scrivere! A me è piaciuto molto..soprattutto il fatto che hai descritto emozioni, anima, spirito.. :thumbup:

Che dici di "Estasi e umiliazione" come titolo? Se non ti va penso a qualcosa d'altro intanto! ;)
"Vorresti una donna addomesticata e con le ali, invece io ho gli artigli. C’è una Lupa nell’armadio, apri e liberala, falla uscire così respirerà. C’è una Luna Piena che mangerò come un grande formaggio. Sono la Lupa e anche questa notte seguirò il mio istinto."
-C. P. Estes-

"Non rinnegate la zoccola che è in voi, un giorno potrebbe rivelarsi molto utile!"
-A. Girard-

Pavély

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144

sabato, 21 novembre 2009, 11:36

Sinceramente: grazie.

Soprattutto... grazie.

Non ho parole.

Veramente.

E' semplicemente bello il piacere che provo nell'ascoltare le vostre parole.

Non dico nulla.

Ascoltare, significa crescere.

E' questa la lezione che mi lasciate.
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Pavély

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145

sabato, 21 novembre 2009, 11:59

N°53 - Togliere la gonna in strada...

E' la sua fantasia.

Camminano vicini.

E' febbraio, lui ha una giacca di pelle.

Jeans scuri, quasi neri, stivali da cavaliere.

Ci colpisce il suo sguardo, così duro; gli occhi di azzurro quasi finlandese.

Lei, che gli cammina accanto, in questa mattina così fredda, ha un trench. Vediamo calze velate, cubane.

Ha dei sandali con il tacco alto (Cesare Paciotti...). Siamo in una strada molto frequentata. Lui le si avvicina all'orecchio e le sussurra qualcosa.

Siamo distanti, non possiamo ascoltare ciò che le dice. Lei ha una sguardo basso, umile. Nei suoi occhi castani, vediamo la luce e i tempo dei boschi d'autunno.

Apre il trench. Indossa un tailleur di Valentino con gonna alle ginocchia. Per strada, davanti a tutti, apre la lampo che ha sul fianco. E lascia scivolare la gonna lungo le sue lunghe gambe affusolate.

Calze velate Intimissimi. Uno slip leggerissimo e trasparente che chiaramente ci rivela che il suo pube è perfettamente depilato e, soprattutto, è indossato sopra gli elastici del reggicalze Jupiet. La giacca del tailleur non arriva a coprirla, il trench, aperto, regala alla gente che passa un dono malizioso e dolce.

La gente, chiaramente, si gira. La guarda. Comprende ciò che ha fatto ma non si ferma. Lei tiene lo sguardo chino. Nel suo sguardo cosa possiamo leggere... dedizione, amore, desiderio di umiliazione. Lui le si avvicina e noi guardiamo le sue labbra. Siamo leggermente distanti, appoggiati ad un lampione. Ed è strano comprendere le sue parole...

"Togliti le mutandine". Lei ubbidisce. Le sfila. Con un gesto tranquillo (come fà, ci chiediamo, a non tremare?) le fa scivolare lungo le calze e poi, davanti a tutti (perché nessuno si ferma) gliele consegna. "Chiudi il trench". E lei lo fà. Stringe la cintura di tessuto. E continuano a camminare... lei, come se niente fosse, tiene la sua gonna sul suo braccio. E ciò che ci chiediamo e cosa si possa provare.

Camminare... sentire il tessuto che sfiora il suo pube nudo. La consapevolezza che il trench, camminando, ondeggia, rivelando l'orlo delle calze, l'elastico. Li seguiamo. Ci avviciniamo all'entrata della Metropolitana di Viale Giulio Cesare a Roma. Li vediamo scendere. Ma, cosa strana, ci fermiamo. Ci fermiamo, sentendo la presenza della basilica Vaticana dietro le nostre spalle. Ci fermiamo, dubbiosi, accendendo una sigaretta.

Non li seguiamo. E in questo febbraio... guardiamo il cielo così vero, freddo, presente. Esserci. Comprendere che la sensualità è fatta di istanti. Di scosse elettriche, di baci, di passione, di vicinanza...

Fumando, torniamo a casa.

Felici.
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Nemes

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146

sabato, 21 novembre 2009, 12:57

Grazie Amelie per l'apprezzamento e per il titolo, mi piace ^^ .

Grazie anche a te Pavely per aver creato un luogo qui dove possiamo mettere in parole la nostra fantasia.

Ieri mi è venuto un nuovo racconto, perdonate il tema un po' forte, ma l'ispirazione era quella.
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147

sabato, 21 novembre 2009, 13:03

54.
SCAMBIO DI RUOLI

In amore si può giocare, quei giochi che al di fuori
potrebbero far arricciare il naso ai benpensanti, ma quando c’è una grande
complicità unita alla voglia di scoprire le parti più nascoste e
inconfessabili, allora tutto è lecito.
Per cui, se volete scoprire il gioco di questi due amanti
sospendete il giudizio, altrimenti passate oltre, il mondo è pieno di racconti
bellissimi.

Lei entra in camera, è così affascinante in quel sobrio
tailleur grigio giacca e pantaloni, i capelli raccolti nel cilindro donano al
viso un’aria severa e mascolina, ma il sorriso malizioso tradisce la sua
femminilità. Per l’occasione ha tagliato le sue bellissime unghie e compresso i
seni in un reggiseno a fascia, quando gioca tiene molto ai particolari.
Lui la guarda ammirato e il pensiero di ciò che sta per
succedere lo intimorisce e lo eccita al tempo stesso; spera che lei abbia la
stessa delicatezza che lui usa in questi casi. Anche lui ha curato
l’abbigliamento allo stesso modo, per lui sono già iniziati i preliminari dal
momento in cui si è vestito: collant bianchi, reggicalze e body di pizzo rosa
antico; gli indumenti femminili sono sempre stati un suo oggetto di fantasia,
poterli indossare, masturbarcisi dentro, e lei, quella donna che sta per
realizzare la sua più nascosta fantasia, è l’unica testimone del suo intimo
segreto.
Quando lei poggia la mano sul suo cazzo lo sente già duro,
inizia dolcemente ad accarezzarlo da sopra il body, lui emette piccoli gemiti
acuti come una vergine al suo primo appuntamento fra le lenzuola, lei unisce il
suo tocco ad uno sguardo accattivante e rassicurante fino a che vede negli occhi
di lui la perdita di ogni inibizione. Allora si slaccia i pantaloni esibendo un
pene finto legato alla vita, e accompagna la sua bocca all’oggetto, lui
obbedisce fremendo e le fa un pompino.
Come cambia la percezione della realtà da sopra, pensa lei,
anche se fisicamente non ha stimoli può quasi arrivare a comprendere il fascino
del rapporto orale maschile, è qualcosa di mentalmente indescrivibile, pensa,
mentre sente l’eccitazione che sale.
Lo fa sdraiare e inizia a spogliarlo lentamente, lo bacia
prima sulla bocca, poi scende sui capezzoli fino ad arrivare al suo pene, più
giù verso il perineo per fermarsi e insistere all’entrata dell’ano. Inizia il
vero gioco: lo penetra con un dito, delicatamente, e lui impazzisce di piacere,
spinge, chiede di più; il solo afrodisiaco di lei è quello, essere per una
volta uomo con il proprio uomo, e decide di andare oltre, di esserlo del tutto.
Quando lo penetra lui forse capisce cosa significa essere
donna alla sua prima volta, la delicatezza di lei non gli impedisce una smorfia
di dolore, le chiede di fermarsi, poi di continuare, e poi ancora continuare e
continuare, fino a che lui può immergersi completamente nell’illusione di
essere donna con la propria donna.
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pianista

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sabato, 21 novembre 2009, 15:46

:alien: WAU! LA VITA DA QUESTE PARTI SI STA FACENDO INTERESSANTE... (LO SO CHE SONO STUPIDINA :D )
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pianista

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149

sabato, 21 novembre 2009, 15:50

Fumando, torniamo a casa.

Felici.


FUMERAI TE!!!
(questa frase te la potevi risparimare......però!!! :wacko: )
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Pavély

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domenica, 22 novembre 2009, 09:32

55.

Al centro della stanza.

L'odore dei colori è penetrante.

Mentre passeggiamo tra le allieve, osserviamo distrattamente il suo corpo.

Un corpo meraviglioso, bellissimo nei suo venti anni. La nudità, effettivamente, ha sempre un valore diverso per ogni età.

Il ragazzo al centro della stanza è un modello. Accanto a noi, con le mani sporche di carboncino e di sanguigna, ci sono le studentesse del primo corso di nudo artistico.

Ci fermiamo. In questa stanza, si ripropone un rito di secoli. Uomini e donne che ritraggono uomini e donne nudi. E' emozionante, affascinante. Ciò che osserviamo sono le mani delle nostre ragazze.

La linea di una spalla, i fianchi, una sfumatura per il pene, la luce negli occhi. Ecco Chiara, Giovanna, Lucia... passeggiamo e diamo consigli, sottolineamo errori percettivi, accenniamo alla prospettiva, alla ragione di un colore o di una nuànce.

Il tempo vola, semplicemente, e il silenzio e rotto solo dalla nostra voce. La campanella... (Driinn driinn) le ragazze escono. Vartàn, il nostro modello, prende un telo, si copre i fianchi e và verso lo spogliatoio. Invisibili, gli siamo accanto. Alle spalle, di fianco, vicini.

Entra nello spogliatoio e quì c'è lei. Senza nome, una studentessa. Un sorriso. Una gonna troppo corta, una maglietta troppo trasparente in questo giugno assolato. Le mani sporche di carboncino. Si avvicina. I sorrisi. La sua mano sul suo petto, il suo sguardo interrogatvo... ("Cosa?").

Accarezza i suoi pettorali. Accarezza le sue spalle. E sulla pelle di lui traccia idiogrammi di desiderio, sfumature di piacere. Nel corridoio, fuori dalla spogliatoio, si sentono le risate delle altre ragazze che tornano a casa... porte che aprono e che chiudono passaggi. Parole sussurrate, gridate, amate, taciute, urlate. E invece quì, in questa invisibilità, solo la ragione di un silenzio.

"Via questo telo..." Lui ubbidsce. Lei si gira, accarezza il culo di lui con le sue mani leggere. Parole di carboncino, profumo di terra, di fumo, di nero. Dal culo si vedono pendere i suo testicoli. "Sei la mia tela... lo sai?". Lui sorride, silenzioso. "Vieni quì". Un bacio. L'eccitazione di lui. La solleva, la stringe, e con passi decisi vanno verso il muro. E in questi passi si afferma la sua eccitazione...

La cosa più importante, per lei, ora, è afferrare il suo cazzo di modello. Lo fa. Lo stringe. Lo stringe e lui sorride e forte, con le spalle larghe, raggiunge il muro e... pumm... le spalle. "Fottimi... scopami...". Lui le sfila brutalmente le mutandine, prende il suo cazzo e la penetra. E la scopa. Nei rumori delle studentesse, nel rumore di campanelli, nel rumore di automobili che passano veloci sul corso.

La scopa... sente il godimento, le stringe i capelli, viene in lei. E lei lo morde... lo morde con dolcezza sul collo. Morde, nell'orgasmo, la sua carne, la sua pelle, la sua esistenza. E lui fà uscire il cazzo da lei. E lei si sente mancare e lui la sorregge... cadono a terra...

Lui appoggia il viso sulla mano. Nudo. (Potrebbe entrare chiunque in questo momento... ma la cosa non spaventa gli amanti). La guarda... lei lo bacia, chiude gli occhi.

E appoggia il suo viso alla guancia del ragazzo.

Semplicemente innamorata.
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