Provo a spiegarmi meglio, per coloro che volessero ancora aiutarmi.
Il punto cruciale del discorso è che la verginità
non è il (solo) problema: è l'emblema del problema, il culmine, ma il problema vero e proprio (o meglio l'insieme di problemi) è molto più ampio. Il problema è la
consapevolezza di aver passato gran parte della mia vita senza sperimentare quei passaggi-chiave che bene o male tutti dovrebbero vivere, in particolare in quella fascia d'età intorno all'adolescenza (per alcuni poco prima, per altri poco dopo, ma intorno a quel periodo della vita). Il primo bacio, la prima 'ragazzina' (che sia anche per 'gioco'), i tentativi di abbordaggio con gli amici, le prime delusioni, le prime esperienze sessuali (in senso lato), le prime relazioni (con tutto quello che ne consegue), eccetera.
Tutto questo io non l'ho vissuto e questo bagaglio di esperienze non-avute mi è insopportabile, poiché ne risento!
La mia unica storia, la mia unica ragazza l'ho avuta allo scoccare dei 22 anni compiuti, ed è un caso particolare poiché -per dirla molto in breve- fu lei a gettarsi praticamente tra le mie braccia, ed io seppure all'inizio non fossi attratto da lei (pur considerandola una grande amica) alla fine 'cedetti'. La nostra storia è stata seria, non un gioco, ed è durata quasi 2 anni, tuttavia s'è conclusa lasciandomi con alcune frustrazioni che avevo anche prima, ancora più 'potenziate': ad esempio perché in quasi 2 anni non siamo mai riusciti a "farlo" (in quelle poche occasioni che abbiamo avuto), e dunque mi pare ancora più assurdo riconoscere la mia verginità con circa due anni di relazione compiuti. Per carità, più tempo passa e più mi 'calmo' dicendomi che evidentemente non eravamo fatti per stare insieme neppure in quel senso (e difatti lei non mi aiutava particolarmente, evitando sempre l'argomento e facendo una tragedia quando "non ci riuscivamo": pensa che per 8 mesi di fila non abbiamo fatto alcunché di sessuale, e neppure ne abbiamo parlato!), e che ho fatto bene a chiudere una storia con una persona molto meno comunicativa di me.
Tuttavia resta il fatto che mi pare ancora più difficile da accettare la mia condizione, ma non parlo solo di verginità: se a 22 anni non avevo mai corteggiato una ragazza (eccetera eccetera), mi sono ritrovato -a storia con la mia ragazza conclusa- a 24 anni nella stessa identica situazione. Certo, qualche sicurezza l'ho acquisita (eccàcchio, sono pur sempre quasi 2 anni!), però nella sostanza certe cose mi risultano ancora estranee, innaturali: per me è 'innaturale' agganciare una ragazza, che sia in discoteca per una 'botta&via' (per dire, eh) o che sia in un pub o ad una festa o all'università, con intenti un po' più 'seri'.
Mi blocco, non credo in quello che faccio, ho paura delle conseguenze: se sono negative, bè, vado incontro all'ENNESIMO dolore da attrazione non corrisposta (ho avuto poche ma intense cotte e innamoramenti nella mia vita, e tutti rigorosamente
non corrisposti); ma anche se sono 'positive', io mi sento come il quattordicenne imbranato che pensa "oddio... ed ora dove la porto?! che devo fare?!", e questo già lì per lì, figuriamoci se immagino di uscirci o -potrebbe capitare- di farci qualcosa di più intimo... "Oddio, che dovrò fare?! La accompagno direttamente a casa? Provo a baciarla in auto? E se è troppo presto? E se non la bacio e pensa che non mi interessa?" ecc. E credetemi, sono solo alcuni esempi.
Anche i gesti più banali potrei 'sbagliare' (in senso lato), e dare l'idea di ciò che non sono (ad esempio disinteressato), oppure crearle disagi.
E' chiaro che tutto questo si amplifica se contemplo l'atto sessuale, che naturalmente non è che succeda al primo appuntamento, tuttavia prima o poi si suppone accada (e, cacchio, voglio che accada altrimenti diventa un'altra storia frustrata e "non consumata" come quella che ho già avuto!): mi 'spaventano' gli aspetti più pratici e pragmatici, da "Oddio, dove potremmo farlo?" [altro punto dolente: vivo con i miei -genitori e sorelle- e avere casa libera è sempre più un'utopia, di conseguenza con la mia ipotetica ragazza, così come con quella che ho avuto, diventa un problema anche solo trovare un luogo dove poterci lasciare andare; e non possiamo affittare una stanza di motel ogni volta che ci va, non sono Rockefeller...] al momento in cui devo infilarmi il preservativo (...che, nei 2-3 tentativi fatti, ha rappresentato il momento in cui si spezza ogni magia, in cui si rompe l'armonia e la passione 'bestiale' del momento per fare un'operazione tutt'altro che naturale), fino al momento in cui non saprei neppure... come 'fare' di preciso la 'cosa' in sé...
...Ma io posso aspettare di trovare una ragazza in grado di avere tutta questa pazienza? Non fraintendetemi: non "pazienza" nel senso di "sopportazione", ma nel senso di comprensione, di superamento del disagio: perché pure la mia ipotetica lei potrebbe sentirsi dannatamente a disagio, magari perché abituata a farlo con persone che sanno cosa fare e totalmente impreparata agli... impreparati.
Ma... pure nel caso che
un giorno io trovi questa santa... nel frattempo? Io non ne posso più, io voglio 'divertirmi' un po', lasciarmi andare alle mie dannate passioni, alle mie attrazioni, e quel che succede succede.
Non ci riesco.
Sapete perché mi innamoro sempre di persone che non mi corrispondono? Secondo me proprio perché non riesco a provare attrattiva (se non meramente sessuale) verso una estranea, per cui va a finire che quando entra una nuova ragazza nella mia vita (per università, amicizie comuni o altro), la quale già da subito desta un po' del mio interesse, io più la conosco e più me ne invaghisco, solo che nel frattempo per lei divento "cosa nota", e mi ritrovo in zona amici. E' un paradosso: se l'ho appena conosciuta, magari neppure mi attrae ancora, e comunque mi è 'estranea' quindi ho tutti i disagi di cui vi ho parlato (e che potrei superare solo con una ragazza in grado di mettermi a mio agio); se invece la conosco, magari sono a mio agio con lei ecc., allora è perché lei ormai mi conosce, e, ahimé, nel frattempo ho avuto modo di appurare che non vi è alcun segno di interesse nei miei riguardi. Siamo sempre lì: paradossi, serpenti che si mordono la coda, cani che si rincorrono, cause che diventano effetti che diventano cause, ecc.
L'unico modo di uscirne è appunto trovare una ragazza che mi faccia sentire talmente bene con lei (anche subito, all'impronta) da sbloccarmi in tutti i sensi, da farmi uscire naturale invitarla per una birretta o un caffè, da farmi immaginare con serenità (e senza ansia) l'ipotesi di atto sessuale. Tuttavia, per quanto non sia impossibile, è comunque un'attesa idealistica e soggetta a tempi potenzialmente infiniti: io nel frattempo continuo a provare pulsioni che non riesco più a contenere, se non in modo temporaneo e per nulla appagante. Forse un giorno incontrerò la mia Lois Lane, ma intanto continuo a invaghirmi di questa o quella Lana Lang, che seppure non saranno "la donna della mia vita" quantomeno mi intrigano e mi fanno innamorare, al punto da desiderare stare con loro ma con le quali però non riesco a sentirmi a mio agio, o comunque non al punto da dimenticare tutti questi miei impedimenti mentali.
Ecco perché ho aperto questo post: niente sesso in passato, niente sesso nel presente, poca o nessuna aspettativa di sesso nel prossimo futuro... ergo: in attesa di risolvere i miei problemi affettivo-emotivo-mentali con me stesso e con l'altro sesso, come diamine posso contenere i miei battiti cardiaci?